Fotografia - Autore: Davide Monteleone - Descrizione: Soldato, ritratto, guerra, occhio - Stile: Colori

Ombre di guerra

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Il critico e curatore John Szarcovski scriveva nel 1974: “Sembra che la fotografia sia idealmente deputata ad avere a che fare con la definizione di cambiamenti rivoluzionari”. Non v'è dubbio che la fotografia possegga un'eloquenza ben maggiore della parola, dunque sia strumento privilegiato per raccontare e documentare. Il Museo dell’Ara Pacis a Roma ospita fino al 5 febbraio la mostra fotografica Ombre di Guerra, novanta fotografie sui più importanti conflitti avvenuti nel mondo negli ultimi settant'anni: dalla guerra civile spagnola, con cui ebbe inizio l'era del fotogiornalismo moderno, fino all'Iraq del 2007. Novanta icone dal valore fortemente simbolico firmate da fotografi come Robert Capa, Eugene Smith, Don Mc Cullin, James Nachtwey, Sebastiao Salgano, ed altri. L’evento, a cura dell’agenzia fotografica Contrasto che ha pubblicato anche il catalogo della mostra in vendita presso il bookshop del museo, fa parte delle iniziative promosse dalla Fondazione Veronesi nell'ambito del progetto Science for Peace, creato con lo scopo di promuovere la cultura della non violenza, la risoluzione pacifica dei conflitti e la riduzione degl’investimenti militari.

Il potere di mostrare la realtà in maniera oggettiva rende la fotografia potenzialmente pericolosa, per questo sui campi di battaglia è stata regolarmente sottoposta a censura o usata al fine di diffondere una verità di comodo. Nella guerra coloniale algerina (1954-62), l'esercito francese censurò qualunque tipo di foto compromettente, e così la feroce campagna terroristica contro la popolazione civile è stata rimossa. Durante la guerra del Vietnam (1960-75), il Pentagono commise l’errore di confidare nello spontaneo allineamento ideologico dei media e non praticò nessun tipo di censura; per questo si dice che è stata la guerra vinta dai fotografi, in quanto consegnarono alla storia una scrupolosa documentazione. La prima guerra del Golfo (1990-91) è stata definita prima guerra del villaggio globale per l’abbondanza di immagini diffuse, in cui però si mostrava una guerra chirurgica, breve e indolore; mentre le zone di combattimento furono interdette ai fotografi. La fotografia di guerra è un genere controverso: c'è chi dice che bisogna mettere da parte l'obiettivo di fronte a situazioni così drammatiche, e c'è chi afferma che il fotografo di guerra deve documentare quale che sia lo scenario. Di fronte ai cadaveri e alla sofferenza dei sopravvissuti di Buchenwald, la fotografa Margaret Bourke-White scrisse: “Registrare adesso, riflettere poi: la Storia giudicherà”. Se al fotografo spetta il compito di testimoniare, allo spettatore tocca invece riflettere e meditare, affinché la storia si radichi nella memoria per diventare coscienza civile.

 

Annarita Curcio

 

[Fotografie di

Davide Monteleone,

Henri Bureau,

Lynsey Addario,

Paolo Pellegrin]

 

Fotografia - Autore: Henri Bureau - Descrizione: Uomo, soldanto, guerra, pozzi, petrolio, fiamme, fumo, cielo, paesaggio, testa, mitragliatore, man, soldanto - Stile: Colori

Fotografia - Autore: Lynsey Addario - Descrizione: Liberazione, Sudan, tempesta, sabbia - Stile: Colori

Fotografia - Autore: Paolo Pellegrin - Descrizione: Uomini, guerra, palazzi, fumo - Stile: Bianco nero