Fotografia - Autore: Mathia Coco - Descrizione: Castelbuono, castello, paese, città, campagna, alberi, antico, rurale - Stile: colori

Castelli di Sicilia

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Il medioevo, nella nostra cultura scolastica, è un millennio di decadenza della civiltà umana, che segue la caduta dell'Impero Romano e si conclude intorno al 1500 con la scoperta dell'America e la definitiva cacciata degli arabi dall'Europa. Intorno all'anno mille, nel bel mezzo di questa oscura epoca, prima la civiltà araba e poi quella normanna portarono invece in Sicilia un rigoglioso periodo di prosperità e progresso. Fino al 1250 la capitale del Regno di Sicilia, Palermo, era una delle più importanti città del mondo insieme ad Alessandria d'Egitto e Costantinopoli. Il Palazzo dei Normanni era sede della Scuola Poetica Siciliana, la prima scuola letteraria laica in Italia da cui la lingua italiana mosse i primi passi, e della prima scuola di geografia moderna. A testimoniare la grandezza di questo periodo storico, restano in Sicilia i castelli.

Il 14 maggio del 1860, giunto a Salemi dopo tre giorni dal suo sbarco e acclamato dal popolo, Giuseppe Garibaldi decretava la dittatura in nome dell'unità d'Italia e chiamava alle armi i cittadini. Sulla torre circolare del castello sventolò il primo tricolore ufficiale in Sicilia. Dopo il lungo restauro in seguito al terremoto del '68, la possente fortezza medievale che sovrasta il centro abitato è divenuta di recente uno dei più importanti siti nazionali dedicati alla cultura e all'arte.

A tre chilometri da Ribera si trovano le rovine del Castello di Poggiodiana, che domina la profonda valle dove il fiume Verdura scorre in una gola incisa nella roccia. Edificato prima dell'anno mille dagli arabi con il nome di Misilcassino, ossia luogo di discesa a cavallo, e poi fortificato dai normanni, il castello prese l'attuale nome dalla sua signora Diana Moncada agl'inizi del '500. Tra le suggestive rovine spicca una torre merlata circolare alta 25 metri, che si trova raffigurata nello stemma del comune.

Il nucleo più antico del Comune di Palazzo Adriano si sviluppò nei primi del '400 attorno a un torrione normanno, quando una colonia di profughi albanesi vi si stabilì. Nel '700 i Borbone edificarono il castello che accorpò il torrione e che fu una delle residenze di caccia del capriccioso Re Ferdinando. Nella scalinata della chiesa il re fece inserire dei gradini in conci di tufo per evitare che il cavallo scivolasse, visto che era sua abitudine scendere dal destriero solo davanti la porta della chiesa. Questo accorgimento è tuttora visibile.

Antiche leggende avvolgono il Castello di Mussomeli, mirabile esempio di arte gotica edificato nella seconda metà del '300. Pervenuto a oggi nella sua originaria forgia, si presenta al visitatore in tutta la sua superbia e maestosità: un gioiello architettonico incastonato sopra uno sperone di roccia calcarea alto circa 80 metri, simbolo del potere dei baroni feudali. Si narra che i visitatori abbiano visto materializzarsi personaggi del passato legati al castello da tragici avvenimenti.

Il Castello di Montalbano Elicona fu edificato intorno all'anno 1210 su preesistenti costruzioni arabe, per volere del re Federico II di Svevia che poi lo fece radere al suolo a seguito di una rivolta popolare; si salvò la muratura perimetrale merlata, considerata la configurazione difensiva “a saettiere” più importante e meglio conservata della Sicilia. Venne ricostruito nel '300 dal re Federico II d'Aragona, che trasformò il corpo svevo da fortezza a reggia, donandogli quell'imponenza elegante e composta che ne fa un unicum.

Il Castello di Giuliana è un'eccezione tra i castelli svevi di Sicilia, quasi tutti di forma poligonale con torri ai vertici. La fortezza è costituita da due corpi rettangolari che formano un angolo al cui vertice è incastonata la torre, priva di fortificazione sul lato sud che si trova a strapiombo sulla valle del fiume Malotempo. È la stessa rupe decritta da Tomasi di Lampedusa nel secondo capitolo del Gattopardo, a proposito del faticoso viaggio in carrozza del principe don Fabrizio Salina da Palermo a Donnafugata.

Sopra una massiccia rupe basaltica, solo la chiesetta di S.Anna impera sulle rovine del Castello di Geraci, probabilmente costruito dai bizantini, poi appartenuto ai musulmani e poi ai normanni, e infine elevato al rango di sede baronale sotto la dominazione spagnola. I lavori di scavo e pulitura eseguiti nel 2005, hanno evidenziato le strutture sopravvissute, ridisegnando per la prima volta l'intero perimetro dell'antica rocca. Nel sito non rivive il fasto del castello medievale ma le pietre continuano a raccontarne la storia e le leggende.

Del Castello di Cammarata resta oggi soltanto una torre circolare inserita nel contesto del centro abitato, restaurata e adibita a sala esposizioni. Da fonti storiche risulta che fosse imponente e inespugnabile con le sue sette torri già prima della conquista dei normanni. La possibile causa della sua scomparsa si può attribuire a un terremoto che nel 1537 fece franare la collina dove risiedeva.

Il Castello di S. Benedetto nel Comune di Monreale, chiamato Castellaccio, domina la città di Palermo, la Conca d'oro e il mare. Il suo aspetto esterno con sei torri perimetrali è quello di una fortezza militare arabo-normanna, mentre all'interno ha più le caratteristiche di un monastero. Fu acquistato dal Club Alpino Siciliano nel 1899, a più riprese restaurato e destinato a stazione alpina. È aperto al pubblico tutte le domeniche e con una modica spesa si può usufruire del servizio di ristorazione.

In posizione dominante sul territorio di Carini, sorge il Castello La Grua Talamanca, edificato come fortezza militare normanna su un precedente edificio arabo, e poi trasformato in residenza baronale. Oggi sede congressuale e di manifestazioni culturali, la sua fama è legata alla vicenda della Baronessa di Carini, donna Laura Lanza uccisa dal padre nel 1563 insieme al presunto amante. La leggenda narra che ogni anno, nell'anniversario del delitto, comparirebbe sul muro della stanza l'impronta della mano insanguinata della baronessa.

Del Castello di Caltabellotta restano solo i suggestivi ruderi, sul pizzo che domina il paesaggio. Nel suo Decamerone, il Boccaccio narra che attorno al 1282 la giovane Lisa Puccini, perdutamente innamorata di re Pietro d'Aragona, pregò un valente trovatore di raccontare al sire in versi la sua pena. Il sovrano, commosso da tanto amore, le avrebbe dato in sposo il giovane nobile Perdicone e in dote il castello e le terre di Caltabellotta.

Circondato dai torrenti Garella e Tina, che anticamente fungevano da fossato, il castello di Burgio di epoca normanna si è conservato nelle sue parti principali ed è attualmente usato come spazio espositivo. Esso sovrasta il nucleo dell'antico borgo medievale, tipicamente arabo con i suoi vicoli tortuosi, eccelso per la produzione di campane in bronzo, unica in Sicilia e tra le poche in Italia.

Su un promontorio a picco sul mare, nel comune di Butera, sorge il Castello di Falconara. Il nucleo originario è costituito da un'imponente torre di epoca araba, attorno alla quale si articolano le successive edificazioni di epoca normanna e spagnola. Il complesso, restaurato nel '97, dispone di 16 camere con bagno e ampi saloni, e ospita un acquarium di archeologia, trofei di caccia, dipinti, ceramiche, e una ricca pinacoteca. Può essere affittato per eventi o soggiorni.

Su una gigantesca mole d'arenaria s'innalza imponente il Castello di Sperlinga. In parte scavato nella roccia dai Siculi e poi fabbricato intorno all'anno mille, nasconde al suo interno numerosi ambienti rupestri. Nel 1282, durante la ribellione dei Vespri Siciliani contro la dominazione angioina, una guarnigione francese si asserragliò all'interno del castello dove resistette all'assedio per quasi un anno, come immortalato dal Tasso nella sua Gerusalemme Conquistata.

Fondata come polis greca col nome di Akrai, l'odierna Palazzolo Acreide vanta una storia millenaria documentata dai suoi prestigiosi siti archeologici. Fu rasa al suolo una prima volta nell'827 dall'avanzata degli arabi, e una seconda volta dal terribile terremoto del 1693, in cui fu distrutto il castello normanno di cui rimangono ancora i ruderi. Nella successiva ricostruzione sorsero dei gioielli di architettura barocca che ne fanno uno degli otto comuni siciliani dichiarati dall'Unesco patrimonio dell'umanità.

A strapiombo sulla città di Trapani e sulla visuale del mare, la città di Erice mantiene pressoché intatto il suo aspetto medievale. Nell'antichità si affermò il culto della Venere ericina grazie alle bellissime Ierodule, giovani prostitute consacrate alla dea. Sconfitti i cartaginesi, i romani si appropriarono del culto e ricostruirono il tempio sulle rovine lasciate dalla guerra. Sui resti del santuario, i normanni edificarono il loro castello. Alcune iscrizioni ritrovate fra le rovine, una dedica in fenicio ad Astarte, una in lingua greca ad Afrodite e alcuni frammenti in latino riferiti a Venere, testimoniano una continuità di culto.

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Luciano Vicari

 

[Fotografie di

Mathia Coco]

 

Fotografia - Autore: Archivio Associazione Castelli di Sicilia - Descrizione: Castello, montagna, campagna, medievale, antico, rurale - Stile: colori

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Fotografia - Autore: Mathia Coco - Descrizione: Castello, mediavale, antico, rurale, cielo, montagna - Stile: colori