Potpourri magazine online N.17 - settembre 2010 - September
Fotografia contemporanea e d’epoca, arte e cultura, storia e attualità, galleria fotografica collettiva. La rivista mensile online e trimestrale stampata. Tutti i lettori sono invitati a partecipare alla galleria fotografica collettiva, seguendo le istruzioni riportate nella guida pratica in homepage.
Contemporary photography and vintage, art and culture, history and current. The online monthly magazine and quarterly printed. All readers are invited to participate following the instructions in the user’s guide in homepage
Introduzione di Flavio Vicari
Grazie all'impegno di chi ha voluto e vuole portare avanti questo Potpourri di linguaggi e soggetti, con entusiasmo, energia e voglia di fare bene, continuiamo ad indagare con aspirazione il mondo del creativo fatto dei nostri sogni mescolati al nostro vissuto, di diverse sfumature che toccano e risvegliano l'intelletto attraverso lo scambio. Condividiamo queste pagine riempite di desideri e speriamo di dividere insieme a quanti più possibili la differenza che ci divide dal trend alterato e desaturato di quest'era di cambiamento. In questo numero di settembre incontriamo insieme: la ricerca di Damiano Andreotti attraverso una danza espressiva sul filo conduttore della tormentata diversità, Tre allegri ragazzi morti che si raccontano e ancora la nostra rubrica grafica Hot pot che in questo numero si colora di rosso e non morte. Fra le novità di questo numero la nuova personalità di redazione quale la nostra coraggiosissima copywriter Claudia Zanotti, che audacemente siede in plancia insieme a noi per scoprire nuovi mondi, verso l'infinito e...
Thank to all the ones who wanted to pursue this “potpourri” of languages and subjects with dedication, enthusiasm, excitement, and professionalism. We explore the world of creativity, made of our dreams combined with our experiences, made of all the different shades that inspire and awake our mind through exchange of ideas. We share these pages fulfilled with desire. We hope to convey the feeling of difference from this unstable era's sense of void and alteration. We hope to give inspiration, to the highest number of people. September's edition features: the insight of Damiano Andreotti, through a communicative dance revealing a sense of anguished diversity, Tre allegri ragazzi morti exclusive interview, our graphic column Hot Pot, in this number red (not death) coloured. This edition hot news include: our latest editorial staff member, the hyper courageous copywriter Claudia Zanotti, who fearlessly pilots with us to unveil new worlds. To infinity... and beyond !
"Parlare" le immagini - Talk photography - di Giuseppe Sinatra
Stiamo ancora viaggiando. Quello di POTPOURRI è un viaggio, un'esperienza che cresce grazie alle strade percorse, che si arricchisce per essere sfogliata sul web e sulla carta stampata. Tutte le introduzioni alla fotografia e alle fotografie possono ingannare, costringendoci a dare delle regole sintattiche precise a quelle famose “finestre” ricche di fantasia e immagine. Io ho bisogno di viaggiare, come POTPOURRI, per allontanarmi da questi schemi, per divertirmi e distrarmi anche se il mio lavoro è “parlare” la fotografia. In letteratura: se scriverei così, tutti storceressero il naso. Invece un orizzonte inclinato in una fotografia, forse potrebbe dare l'impressione di un mondo in salita o in discesa, ma è solo un segno, una parola o una frase fotografica degna di esistere, di essere creata, rappresentata e interpretata. Ieri ho trovato delle fotografie nel mio archivio, dei negativi, ritratti di quando andavo alle scuole elementari: teste tagliate a metà, piedi mozzati, braccia monche, soggetti umani poco riconoscibili; tutti segni che adesso mi danno un senso di libertà creativa, di composizione e di piacere, al solo tocco dello sguardo. In quel periodo mi vergognavo di farle vedere e le scartavo, invece oggi voglio ingrandirle per la prima volta in stampe giganti. A cinque anni non sapevo di “parlare” la fotografia così bene, addirittura meglio di quanto non lo faccia ora. Dovremmo avere tutti cinque anni una seconda volta: riusciremmo realmente a “parlare” la fotografia, e parlare di fotografia senza liti stereotipate, e gli orizzonti inclinati non farebbero storcere il naso a nessuno.
We are still traveling. POTPOURRI is a journey, an experience that is growing thanks to the traveled roads, which is enriched to be browsed on the web and in print. Any introductions to photography can be deceptive, forcing us to give precise syntactic rules to those famous "windows" full of images and imagination. I need to travel, as well as POTPOURRI, to get away from these schemes, for the fun even if my work is: to "talk" the photography. A tilted horizon in a photograph, perhaps could give the idea of a world uphill or downhill, but it's just a sign, worthy of existence, to be created, represented, and interpreted. Yesterday I found some pictures in my archives, portraits of the time when I was in primary school: heads cut in half, feet cut off, mutilated arms, unidentifiable human subjects; all mistakes that now give me a sense of creative freedom, and a pleasure at the touch of the gaze. At the time I was ashamed to show them, and I discarded them, but now I want to revalue them in giant prints. At age five I didn't know of to "talk" photography so well, even better than I do now. We should have the age of five years for a second time, then we could really "talk" the photography, and talk about photography without stereotyped quarrels, and we could understand better the tilted horizons.
Speciale Tre allegri ragazzi morti - estratto dall'intervista di Sergio Algozzino
Il primo album ufficiale dei Tre allegri ragazzi morti è “Piccolo intervento a vivo” del 1997, seguito poi da “Mostri e normali” fino ad arrivare all'attuale “Primitivi del futuro”: è cambiata la musica, sono cambiati i testi. Iniziamo da questi ultimi, cosa è cambiato nel metodo di scrittura? Niente! Io non sono uno scrittore di musica nel senso tradizionale del termine, credo di scrivere come un disegnatore. Non sto delle ore a cercare di capire come funziona un testo. La nostra formula è un cortocircuito a tre e ogni volta che abbiamo fatto un disco abbiamo parlato del nostro vissuto di quel periodo; perciò quello che al pubblico può sembrare un salto, per noi è una specie di continuità. Tornando alla musica anche quella è cambiata, spaziando nei generi. Come avete maturato la scelta dell'ultimo album? In partenza direi che c'è stata una buona dose di incoscienza! Questo è un disco che va sentito dall'inizio alla fine: si apre con un brano che trasporta l'ascoltatore tipo dei TARM da una sonorità più rock, al reggae, al dub. Per quanto riguarda le motivazioni di un disco reggae, ognuno ha la sua. Quello che posso dirti è che è stato un viaggio forte, imparare a suonare in battere è stato difficile anche tecnicamente. Parliamo del disco in sé: c'è un filo conduttore tematico, oltre quello musicale? Si chiama “Primitivi del futuro”, la condizione in cui abbiamo fatto questo disco è stata nuova: ci siamo trasferiti in campagna dopo anni di vagabondaggio per l' Italia. Abbiamo vissuto in uno spazio comune, con aspettative idilliache subito minate dalla realtà della campagna delle nostre parti, che ha reso il nostro soggiorno simile al vivere in una fabbrica. Questo ha fomentato alcuni temi del disco: un'attenzione ecologista, in un presente orrendo e un futuro che noi prevediamo come un ritorno a un certo tipo di primitivismo; siamo un gruppo dalle tematiche forti, sempre però digerite attraverso una dimensione intima e sentimentale. La tempesta è una realtà consolidata, com'è nata e come procede questo progetto? E' nata nel 2000 per esigenze personali, per pubblicare i nostri dischi. Una volta che abbiamo capito come muoversi in questo mondo abbiamo aperto le porte a persone che ritenevamo a noi affini sia musicalmente che umanamente. Adesso pubblichiamo quasi un disco al mese, per molti è una follia. Alcuni brani dell'album sono stati scritti a Palermo. Com'è andata? Dovevo scrivere delle canzoni era il mio momento, o scrivevo o il disco andava a puttane;Di Palermo conosco poco, mi piace molto ma non so se quello che ho scritto ha attinenze con la città, sicuramente ha un' attinenza emotiva per me. Siete soddisfatti del vostro percorso? Libertà! L'abbiamo sempre sostenuta... Adesso con i social network ne abbiamo sempre meno, ma bisogna fare i conti con quello che c'è.
Godrano: presenza e territorio - di Matteo Cannella
Da diversi anni il piccolo comune montano di Godrano vanta un patrimonio culturale
di buon livello, grazie al contributo di artisti del territorio appartenenti a discipline quali pittura, scultura, poesia e teatro. La presenza di personaggi come Giacomo Giardina, poeta pecoraio, e Francesco Carbone, critico d'arte, ideatore e creatore del museo etnoantropologico “Godranopoli”, ha fomentato movimenti artistici come la land-art (1), l'eco-art,il teatro“antu” (2), insomma un susseguirsi di attività atte a formare ed affermare un processo di crescita socioculturale. Lo scorso Maggio il mio mandato da primo cittadino è stato riconfermato per i prossimi cinque anni e, seppur con tempi brevissimi, siamo riusciti ancora una volta a dare un contributo alle nuove esigenze artistiche con il primo concorso fotografico “Godrano: presenza e territorio”. La Commissione giudicatrice composta da Vincenzo Deguardi, direttore artistico della Pinacoteca d' arte contemporanea Francesco Carbone, Flavio Vicari, editore di POTPOURRI, Mario Conti, fotografo, e dal sottoscritto in qualità di Sindaco ha ritenuto opportuno premiare due opere che hanno mostrato i lati nascosti e rappresentativi della provincia. Le nove fotografie scelte per la selezione finale saranno esposte permanentemente alla pinacoteca di Godrano e le stesse potranno essere visibili a breve nel sito pinacotecafrancescocarbone.it (1) Corrente artistica che nasce negli anni '70 che prevede l'intervento artistico sul paesaggio. (2) “[...]Antu è la versione dialettale di "ante", pilastri posti ai lati delle porte nelle facciate degli edifici, che perciò si dicevano in antis. Figurativamente l'antu è quindi la soglia o il luogo di lavoro: il feudo ,la campagna, il bosco. Il luogo collettivo della fatica e dello sfruttamento da parte del padrone (privato o pubblico che sia), e dunque il luogo dell'ira e della rabbia, del conflitto, della lotta, dell'ironia, dell'arguzia, del sarcasmo, della facezia, della reinvenzione diretta (non più finta) di vicende sia personali che sociali, nell'ignoranza totale di ogni teoria e tecnica teatrali.”Francesco Carbone
La danza della mente - Testo di Roberta Gaito, fotografie di Damiano Andreotti
“Per realizzare “La danza della mente” ho cambiato modo di creare, avevo così chiaro in testa quello che volevo, da essere sufficiente un solo scatto, buona la prima”. Così dice Damiano, e la forza che emana dalle sue immagini lo conferma. Il progetto fotografico La danza della mente di Damiano Andreotti, nasce dalla sollecitazione di Patrizia Tempia e Beppe Tibaldi, psicoterapeuti della Fondazione Lomonaco di Torino e autori del concorso letterario nazionale Storie di Guarigione, in cui più di 600 persone da tutta Italia hanno offerto una testimonianza scritta dei propri percorsi: racconti di vite spezzate da lunghi momenti di buio della mente, di lotta tra il desiderio di abbandonarsi alla propria psicosi e la volontà di uscire dall'isolamento e trovare un posto nella società. Per spiegare ciò che per lo più non ha spiegazione, per sintetizzare in poche istantanee un tema così complesso, Damiano ha voluto e dovuto confrontarsi con la fragilità di queste persone. Dall'incontro con pazienti e operatori delle strutture che trattano patologie psichiatriche sul territorio biellese, ha cercato di capire come un individuo possa improvvisamente trovarsi catapultato in una dimensione di terrore, disperazione, inadeguatezza, a causa di un trauma o di una sensibilità violata. L'incontro con una donna che ha affrontato e superato un lungo percorso di guarigione, è stato la chiave di lettura tanto attesa; il titolo “Terra Sole” di uno degli scatti della serie gli è stato suggerito da alcune righe scritte da lei: “Volevo essere la terra per essere calpestata, volevo essere il sole per essere amata”. La danza della mente è un lavoro che non ha bisogno di troppe spiegazioni, 16 immagini, 16 racconti, 16 viaggi nella psiche. Il bosco simboleggia la società in cui la persona con questo tipo di disturbi tenta di mimetizzarsi, di sembrare normale, di nascondersi; abiti da lavoro a sottolineare la fatica di vivere, il quotidiano sforzo per integrarsi nella società nonostante la consapevolezza della propria diversità. Sono figure tormentate, che urlano, lottano, si disperano, scappano; il soggetto viene replicato più volte per rendere l'idea della schizofrenia e della lotta tra normalità e malattia. Le scarpette rosse, o con i lacci rossi, sono immediato rimando all'omonima fiaba di Andersen, in cui la protagonista non poteva fare a meno di desiderare quelle scarpette diaboliche e le sentiva parte di sé nonostante non potesse controllarle. Allo stesso modo queste persone, da una parte si sentono irresistibilmente attratte dal loro isolamento e tendono ad abbandonarsi al completo oblio della mente, dall'altra “danzano” faticosamente per ritrovare il ritmo della realtà.
The project “The dance of the mind” arises from the stress of the Foundation Lomonaco of Turin, in the persons of Patricia Tempia and Beppe Tibaldi, psychotherapists. Damiano says that " to realize The dance of the mind I changed my way of creating, I had so clear in mind what I was expecting from my photographs that I practically made just one click each time". To be able to explain what mostly has no explanation, Damiano chose to and had to deal personally with the fragility of these people. A several weeks journey into residential and diurnal structures of the area of Biella dealing with psychiatric disorders, a confrontation with patients and professionals. “Terra Sole”, the title of one of the shots of this series, was taken from some lines written by a woman, who has faced and overcome a long path to recovery, 'I wanted to be the Earth to be trampled on, I wanted to be the Sun to be loved'. The dance of the mind is a work of such an immediacy that does needs just some elements to facilitate the interpretation. The set is a forest, a representation of the society in which a person with this kind of disorders try to blend in, to seem normal, to hide. The protagonists wear working clothes, to underline their efforts to live, their daily work to integrate into society. Damiano makes them differently transparent, varying their transparency accordingly to how much they succeed or not in blending themselves with the others. In each photograph the same subject appears several times, to give the idea of schizophrenia. And finally, the element that repeats most frequently in The dance of the mind is the red shoes, an immediate reference to one of Andersen's fairy tales and its protagonist, who could not live without those diabolic shoes felt like part of her although she could not control them. Similarly, these people feel on one hand irresistibly attracted by their isolation and tend to indulge in a complete oblivion of the mind, on the other hand they hardly dance to find the rhythm of reality.
Approfondimento di Patrizia Tempia e Giuseppe Tibaldi
Sono passati più di trent'anni dall'approvazione della così-detta “legge Basaglia” che ha sancito la chiusura definitiva degli ospedali psichiatrici, e anche la scomparsa del concetto di pericolosità per sé e per gli altri quale motivo plausibile di ricovero a tempo indeterminato. L'ospedale psichiatrico come espresso nella poesia di Alda Merini, che vi ha trascorso dieci anni, è anche abolizione della possibilità di movimento, ammalati inchiodati alle panche o ai pavimenti. “La danza della mente” è una metafora della necessità di movimento anche quando sembra prevalere la dimensione della paralisi. Molti dei disturbi mentali più gravi, come la depressione e la schizofrenia, possono essere descritti come esperienze di paralisi, di assenza di movimento, che si manifesta a vari livelli. A livello interiore, attraverso il dominio dispotico di una parte di sé, a livello esteriore nella spinta all'isolamento e al disinvestimento dalle relazioni e dalle attività personali e sociali. L'ospedale psichiatrico sanciva una separazione netta tra chi poteva “muoversi” e chi doveva essere “fermato”. Le possibilità di guarigione, di un recupero della propria possibilità di muoversi, di danzare dentro e fuori di sé, sono molto più frequenti di quanto siamo disposti ad ammettere; lo dicono le tante esperienze personali, ma lo dicono anche i risultati di rigorose ricerche scientifiche condotte negli ultimi trent'anni. Anche se è stato fondamentale abolire l'istituzione che le traduceva in realtà, queste sollecitazioni paralizzanti non sono venute completamente meno.
Poesia di Alda Merini
Viene il mattino azzurro,
nel nostro padiglione:
sulle panche di sole
e di crudissimo legno
siedono gli ammalati,
non hanno nulla da dire,
odorano anch'essi di legno,
non hanno ossa né vita,
stan lì con le mani
inchiodate nel grembo
a guardare fissi la terra
I think magazine - Verso un mondo pulsante d'arte - Towards a button world of art - di Antonella Fucilli
É stata la necessità di scoprire e stimolare ogni possibile forma d'arte, troppo spesso repressa da
istituzioni non sempre presenti o facili da raggiungere, a spingerci a mettersi in gioco in prima persona, facendo da tramite tra i giovani artisti alla ricerca di spazi in cui esibirsi e l'offerta di eventi in grado di sviluppare tali "vetrine". Stanchi di osservare le nostre idee nascere, crescere e morire fra gli anfratti dei pensieri, ci siamo uniti nel progetto I Think, per vedere questo sogno trasmutare in una nuova realtà. Permettere alla bellezza delle varie arti di superare il confine locale, è per noi uno degli scopi principali. Poichè non di solo pane vive l'uomo, noi vogliamo rendere l'arte non solo un bene facilmente fruibile, ma anche compreso, valorizzato e rispettato. L'arte è lo strumento attraverso cui allenare la propria sensibilità e la propria consapevolezza del mondo, un vero banco di prova per il personale senso critico ma anche per un'introspezione profonda. Per realizzare tutto questo bisogna, tuttavia, avere idee chiare, voglia di fare, cercare sempre nuova gente disposta a lottare per gli stessi ideali e ad avere coraggio. Forse perchè siamo ancora idealisti, queste prospettive non ci spaventano ma stimolano a metterci sempre più alla prova. Crediamo, perciò, nelle collaborazioni, linfa vitale per le idee ambiziose e siamo felici quando troviamo altre realtà, come POTPOURRI, che inseguono come noi lo stesso sogno: l'unione fa la forza!
The need to discover and encourage all forms of art, that frequently are repressed by the absence of the institutions or
by their distance from the people, has generated a great desire to get in a first person game as intermediaries between young artists, who are searching for places in which they can perform their arts, and the supply of events that can develop these kind of expects. Tired of just stay looking our ideas growing up and then die quickly on the recesses of our thoughts, we joined I think project to make our dream come true. Fundamental for arts is to cross the local border, and this is one of our main purposes. As the humans do not live only for the bread, we want to let art easily approachable and well understood, valued and respected. To reach our aims we must have plain ideas, enthusiasm, just searching for new people who are fighting for our same ideas. Maybe because we are still idealists, this perspective does not scare us but rather encourage us to test ourselves over and over. We trust in partnerships as lifeblood of ambitious ideas, and we are happy to have found POTPOURRI chasing for the same dream: together we can reach everything!
Speciale Shanghai - di Claudia Zanotti
Un ponte concreto tra la giovane creatività e il sistema delle imprese: è questo il motivo ispiratore del progetto “City Limits”, portato a Shangai dal gruppo di comunicazione Industree e Artegiovane.it (1) alla Tongji University, prestigiosa istituzione culturale della metropoli cinese. “Ideare e organizzare questo progetto espositivo in un contesto come quello dell'Expo di Shanghai - spiega il project manager di Artegiovane Letizia de Felice- rafforza la nostra convinzione che l'arte contemporanea sia destinata sempre più ad affermarsi come luogo per un'etica dell'integrazione e dello sviluppo sostenibile”. La creatività, l'arte e la cultura sono valori aggiunti per le aziende e possono essere fattori di crescita anche nelle delicate sfide competitive internazionali e nel confronto con il mercato e la realtà culturale cinese. Laddove il fulmineo progresso tecnologico e il melting pot culturale rendono sempre più necessarie dinamiche di dialogo e confronto, la creatività può correre in aiuto come linguaggio universale, anche per le imprese. Nasce da qui il progetto “City Limits”, il cui concetto di “limite” emana tutta la sua forza dirompente, funzionando da stimolo per andare oltre, immaginare, interrogarsi, mettere in discussione quindi concorrere a un progresso sostenibile. La valorizzazione dei giovani creativi è un impegno quasi naturale per le imprese costituite nell'ATI ItalyChinaCom,(2) aziende che partendo dal loro territorio di riferimento, oggi avvertono l'esigenza di confrontarsi con Shanghai e la Cina, facendo leva appunto sulla creatività e sull'innovazione. “City Limits” però, non è una meta, quanto piuttosto un punto di partenza per costruire una piattaforma di dialogo e scambio tra le eccellenze creative della Regione Emilia-Romagna e italiane in generale, con quelle cinesi, oltrepassando i confini e i limiti di culture solo apparentemente così lontane. In accordo al tema dell'Expo 2010 di Shanghai, “Better City, Better Life”, la mostra offre una visione onirica dei confini reali e immaginari rintracciabili nelle città contemporanee, attraverso l'interpretazione di cinque artisti attivi nel campo della videoarte e della fotografia. La mostra si apre idealmente con un'opera di Guido Meschiari, “Ascolta i pixel” (2010), una serie di ritratti fotografici realizzati a soggetti con gli occhi chiusi, condizione di straniamento dal contesto urbano, finalizzata ad approdare alla dimensione del sogno. A seguire una sequenza di città reali “intrappolate” all'interno di uno spazio di finzione: in questa serie fotografica di Davide Tranchina, “Through the globe” (2003), osserviamo il mondo attraverso delle sfere di vetro, souvenir di un luogo visitato in passato. La dimensione del viaggio ad occhi chiusi prosegue nelle aree extra-urbane, dove la presenza della civiltà è deducibile da pochi elementi. Nel video di Cristian Chironi, “Le petit” (2006), l'azione è congelata come accade in fotografia, solamente la natura continua a fare il proprio corso creando un'atmosfera surreale. La computer grafica del video “3000 esposizioni ultrarapide” (2002), di Diego Zuelli propone una visione differente, matematica e distillata di uno dei più tipici paesaggi dell'Emilia Romagna, uno spazio familiare all'artista ma che a un occhio esterno può apparire come alieno. L'acqua, elemento vitale per ogni civiltà, è protagonista dell'opera che chiude l'esposizione. Con il video “Dance dance dance” (2007), Silvia Camporesi riporta il nostro breve viaggio onirico in un contesto urbano: in una piscina una nuotatrice intraprende un lento percorso di ricerca che corrisponde al superamento di un limite, al tempo stesso fisico e spirituale. “Chiudi gli occhi e sogna”: la mostra suggerisce metaforicamente di annullare la propria percezione visiva, allontanandosi mentalmente dalla civiltà urbana pur restandone ai confini. Questa momentanea deprivazione sensoriale può consentire all'uomo di sostare in una zona limite, dalla quale è più facile vedere la strada da percorrere per il aggiungimento di una “città migliore” e di una “vita migliore”.
the Industree communication group and Artegiovane.it are taking to Shanghai the City Limits exhibit at Tongji University, the
prestigious cultural institution of the Chinese metropolis. A tangible bridge between young creativity and the enterprise system. This is the moving spirit of the City Limits project, in line with the mission that ten years ago led to the creation of the www.artegiovane.it portal, now a thriving virtual gallery and a vital incubator of business projects centred on the talent of emerging artists. “Designing and organizing this exhibition project in such a context as the Shanghai Expo – explains the project manager of Artegiovane Letizia de Felice – strengthens our belief that contemporary art is destined to become an increasingly significant area for the ethics of integration and sustainable development, contributing to the creation of added value for the world of enterprises that believe and invest in young creativity”. Creativity, art and culture are an added value for companies and may be factors of growth when facing delicate international competitive challenges, among other things, and in dealing with the Chinese market and the Chinese cultural scene. Conceiving and organising this exhibition project in a context such as the Shanghai Expo strengthens our conviction that contemporary art is destined to become an increasingly powerful area to deal with the ethics of integration and of sustainable development. Wherever sudden technological changes and cultural melting pots increasingly require dynamic tools of dialogue and discussion, creativity can come to our aid as a universal language. This also holds true for enterprises. The City Limits project stems from this idea, where the concept of “limit” unleashes all its explosive power, acting as a stimulus to go beyond, to imagine, to inquire into and question things, thus contributing to sustainable progress. Treating creative young people as a valuable asset is an almost natural commitment for the prestigious enterprises from the communication and design sector participating in the ATI ItalyChinaCom joint venture. These companies started out by doing business in their traditional markets and now feel strongly the need to become involved in Shanghai and China, using the power of creativity and innovation to this end. Five young artists, selected by Luca Panaro, tacked the theme of the Expo “Better city, better life”, through photography and video art. The artists invited to contribute to the exhibit are Silvia Camporesi, Cristian Chironi, Guido Meschiari, Davide Tranchina and Diego Zuelli. Connecting with the theme of the Shaghai Expo 2010 “Better City, Better Life”, the exhibit offers an oneiric vision of the real and imaginary boundaries found in contemporary cities, presented through the interpretation of five artists living in Emilia Romagna and working in the field of video art and photography. The work by Guido Meschiari entitled Ascolta i pixel (Listen to the pixels) (2010) provides an ideal opening to the exhibit. It consists of a series of photographic portraits of individuals taken strictly with their eyes closed, as a necessary condition to ensure their estrangement from the urban context and useful to achieve the dimension of dreams. This is followed by the photographic series by Davide Tranchina entitled Through the globe (2003), a sequence of real cities “trapped” inside a fictitious space in which we can observe the world through the glass-globes collected as souvenirs of places visited in the past. The dimension of travelling with our eyes closed continues, taking us to areas outside the city boundary where only a few elements suggest the presence of civilization. In Cristian Chironi's video entitled Le petit (2006), action is frozen as in a photograph, and only nature continues to follow its course creating a surreal atmosphere. In his video entitled 3000 esposizioni ultrarapide (3000 ultra-rapid exposures) (2002), Diego Zuelli uses computer graphics to offer a different, mathematical and distilled vision of one of the most typical landscapes in Emilia Romagna; a space familiar to the artist but which may seem alien to a foreign eye. Water, the source of every civilization, is the key feature in the work that closes the exhibit. With her video entitled Dance dance dance (2007), Silvia Camporesi brings our brief oneiric journey to a close, taking us back to an urban context. Inside a swimming pool, a swimmer embarks on a slow investigation process, striving to overcome a limit at once physical and spiritual. “Close your eyes and dream”: the exhibit suggests to us metaphorically that we blot out our visual perception, mentally distancing ourselves from urban civilization while remaining within its boundaries. This temporary sensory privation can enable man to place himself in a boundary zone from which it is easier to see the path to follow in order to achieve a “better city” and a “better life”.
Polaroiders - Per una nuova oggettività contemporanea: Testolin e Parrini - For a new contemporary objectivity - di Alice Zannoni
La Polaroid conserva tra i polimeri della sua pellicola una potenza che evoca il passato; forse chi usa queste macchine cerca proprio un risultato fotografico che richiami gli effetti dei tempi andati, quando l'era del digitale era lontana e le conquiste della luce sulla carta assumevano una patina già vissuta, prima di invecchiare. A prescindere dalle emozioni che un mezzo tecnicamente può aiutare a esprimere, trovo interessante che la visione nostalgica non riguardi solo l'estetica del risultato ma sia motivo radicato di ricerca poetica: per ben spiegare questo giudizio critico, pongo a confronto storico le opere di Riccardo Testolin e Stefano Parrini. Entrambi gli artisti ricordano la “fatale obiettività”(1) del Realismo Magico o della così detta Neue Sachlichkeit (2) tedesca, quando la creazione artistica segnalò il bisogno di ritorno al classicismo e di richiamo all'ordine dopo le sperimentazioni delle avanguardie. Come negli anni Venti del Novecento, la visione attonita del reale e le suggestioni metafisiche permeano le istantanee di Riccardo Testolin che in opere come “Cubik”, “Forme Organiche”, “Magic Bus” (già il titolo dell'opera ne declama la natura!), esprimono quel senso stilistico straniante che Massimo Bontempelli ha teorizzato parlando di “epifanie misteriose del reale attraverso la loro immobilizzazione ed eternazione, vale a dire, mediante il congelamento di un attimo di vita che, proprio perché fermato, diventa vero, mitico, irripetibile”. La sperimentazione di Stefano Parrini invece, pur avendo una propria autonomia stilistica, è un omaggio al padre della Nuova Oggettività tedesca Karl Blossfeldt che, con la sua visione frontale, isola l'oggetto mettendo in luce l'architettura formale della cosa, anima di valori estetici l'essenza del soggetto fotografato facendo della bellezza il motivo straniante di un'organica e asettica rappresentazione d'archivio. E così anche Parrini nelle sue “Px 100”, resta fedele al mondo visibile cercando l'affinità intrinseca delle cose ordinarie, sotto la pelle, ma con la pellicola fotografica. (1) Pier Francesco Frillici “Una fatale obiettività", in Aa.Vv, Il battito della fotografia, Clueb, Bologna 2000. (2) Nuova Oggettività, corrente artistica nata in Germania alla fine della prima guerra mondiale.
Polaroid preserves, among the chemical polymers in its film, a power arousing the Past; maybe, who keeps using these cameras is looking for a result that calls to mind the effects of olden times, when the digital era was far and the conquest of light on paper had a coating already old before aging. But, apart from the emotions that a medium can help to express, I think it's interesting that the nostalgic vision doesn't concern only about the aesthetics of the results but is a deep-seated reason to make a poetic research: to explain this critical opinion I will put in a hystorical comparison the works of Riccardo Testolin and Stefano Parrini. Both of them remember us the “fatal objectivity” of the Magical Realism, or the so-called German Neue Sachlichkeit, when the artistic creation announced the need to come back to the Classicism and the call to order after the experimentations of the avanguard; like in the 20's, the astonished vision of Real end the metaphysical influences permeate the instant shots of Riccardo Testolin that in the works like “Cubik”, “Forme Organiche”, “Magic Bus” (even the title declaims its nature!) express the estranging stylistic sense that Massimo Bontempelli theorized speaking about “mysterious Epiphanies of Real through their immobilization and eternally or rather through the freezing of an instant of Life that, just because it's stopped, it becomes true, mythical and unrepeatable”. Instead, Parrini's experimentation, also with its own stylistic autonomy, is a tribute to the father of the German “New Objectivity” Karl Blossfeldt that with its frontal vision isolates the object highlighting its formal architecture. The bright and clear absence of the photographed subject becomes animated by aesthetic values making the Beauty in the astonished reason of an organic and aseptic archive representation, in the same way does Parrini too: in his “Px100” he sticks to the visible world, looking for the intrinsic affinity of ordinary things under the skin but with instant film.
Il mito alla tonnara Florio - Claudi Zanotti
Una costruzione neogotica, incastonata in un porticciolo che sembra essere fuori dal tempo, costruita su quello che è stato per lungo tempo scenario di una cruenta lotta tra l'uomo e il mare. Nella borgata marinara dell'Arenella, un complesso architettonico carico del fascino delicato e trasognante degli opposti che si incontrano: la violenta tonnara risalente al XIV secolo e l'elegante palazzina voluta dai Florio nel 1844. Il complesso industriale nel 1838 diviene interamente proprietà dei Florio che già da anni ne avevano acquisite alcune quote; pochi anni dopo Vincenzo commissiona all'amico Carlo Giachery la conversione di parte della tonnara ancora attiva, in edificio abitativo.Inizialmente la parte adibita ad abitazione era utilizzata solo nei fine settimana, in cui diveniva sede d'incontri con ospiti illustri; uno per tutti con la zarina di Russia che rimasta affascinata dai cosiddetti “quattro pizzi” (le quattro guglie della palazzina), volle un'identica costruzione a San Pietroburgo che chiamò Rinella dal nome della borgata. Divenne sede della famiglia solo nel 1912 quando la tonnara fu dismessa. L'attività dei Florio nell'arco di un secolo spazia dalla produzione del famoso vino Marsala, all'industria metallurgica (la Fonderia Orotea), alla fondazione della prima compagnia di navigazione; le loro industrie erano dotate di servizi per gli operai, Ignazio fondò un istituto d'assistenza per i ciechi e si prese carico della costruzione del teatro Massimo. Gli eredi non furono da meno: nel 1900 fondarono il quotidiano L'Ora come mezzo d'informazione sul programma del Consorzio Agrario Siciliano. Erano insomma attivi nel campo economico, quanto impegnati nel sociale, frequentatori dei migliori salotti italiani ed europei della belle époque, punto di riferimento di una Sicilia fiorente e centro di cultura. Ad oggi la tonnara Florio è di proprietà di Silvana Paladino: moglie di Cecè, l'amministra così come ha sempre fatto anche quando il marito era in vita, presente ma lontano per la sua passione per la pesca subacquea che lo aveva spinto, un giorno e per trent'anni, a vivere in Madagascar. La stessa, ha di recente rilasciato un'intervista (1) in cui parla proprio del mare tanto amato dal marito, dello stato in cui versa la nostra costa, della preoccupazione che nutre per le sue sorti, continuando una tradizione tutta Florio del vivere immersi e con interesse attivo nella società del proprio tempo. Scegliere la tonnara Florio oggi come ambientazione per la rassegna “Il mito in Jazz & Blues”, è sia un modo per riportarla ai fasti di un tempo, grazie a un momento di alta espressione artistica e di forte aggregazione, sia modo di rivalutare i siti storici attraverso performance artistiche, allo scopo di valorizzare le risorse turistiche del territorio.
Jazz & Blues a Casa Florio - di Carlo Alberto Sausa
Un tocco leggero al piatto, alla membrana del rullante, un gioco di armonie che sprizzanti, raccolgono l'istante prima dell'applauso: la musica cattura i sentimenti che travolgono la platea in un mix di suoni accordati dalla magia delle note che suscitano emozioni. Il Jazz a Casa Florio per la rassegna “Il Mito in Jazz & Blues” è tutto questo, poesia scritta dalle lucide trombe, narrata dalla ritmica del basso, accompagnata dalle armoniche corde delle chitarre. La rassegna ha saputo raccontare la capacità di far musica di altissimo profilo in Sicilia, grazie anche alla direzione artistica di Flora Faja che ha dato spazio ai diversi stili jazz: Gaetano Riccobono 4tet around midnight, i Bonanova, Francesco Buzzurro trio “Naxos”, Swing in duo, Gabriella Portallo & B - soul project, Soemin Brass, Sebastiano Alioto trio, Anita Vitale Smooth jazz, The Genius Blues Band, Chiara Minaldi 4tet, Diego Spitaleri in Evolving trio, Delirio Sugar Band, Flora Faja & friends, Giuseppe Milici from New York to Rio, Tony Piscopo tribute to Frank Sinatra, Anna Bonomolo & Jazz in progress, Riccardo Randisi 4tet, Beppe Vella 4tet, Vito Giordano 4tet, Sergio Munafò Jazz and beyond, ecco i nomi di chi ha dosato sapientemente tutti gli ingredienti per insaporire ed esaltare i profumi musicali che hanno regalato incanto e sogno in queste notti estive palermitane. “Il Mito in Jazz & Blues” è inserito nel Circuito del Mito, iniziativa voluta dall'Assessorato al Turismo, Sport e Spettacolo della Regione Siciliana, prodotta da E.N.D.A.S. SICILIA, ideata e coordinata da Carlo Alberto Sausa, che ha visto alternarsi sul palco di CASA FLORIO ben 20 appuntamenti musicali a tracciare le notti estive di una città che si racconta anche attraverso la creatività artistica e musicale; una città viva e palpitante che profuma d' arte, solca le sonorità jazz & blues, per arrivare dritto al serbatoio delle sensibilità collettive e far vivere emozioni che solo il pentagramma musicale sa regalare. Un' iniziativa che ha saputo dare la giusta e dovuta attenzione alle performance artistiche locali che raccolgono scroscianti applausi e consensi anche nei palcoscenici nazionali ed internazionali, risorse artistiche che hanno trovato nella rassegna un forte momento di narrazione dell'affascinante
mondo culturale siciliano.
Chiusura di Claudia Zanotti
Titoli d'aper tura, assolvenza dal nero, assolvenza audio: Ella Fitzgerald. Carrellata laterale da sinistra verso destra a inquadrare: dei piedi, la poltrona, la coda del gatto e ancora verso destra, salendo, a seguire il profilo della scrivania che gira tutt'intorno alla stanza. Ella canta più for te adesso. La camera continua la sua carrellata in un piano sequenza; ora si sentono chiaramente i clic del mouse e il ticchettio delle dita rapide sui tasti. Dettaglio delle dita sulla tastiera. Adesso la camera a mano, in una soggettiva dal basso verso l'alto, inquadra le spalle in penombra di un uomo, cambia il fuoco, dalle spalle passa su una grande foto appesa alla parete. Ella continua a cantare, ticchettio dei tasti, clic del mouse, il gatto miagola. Ora la camera segue il gatto, che dalla poltrona salta sulla scrivania e si frappone tra la tastiera e l'uomo, si distende sotto le sue braccia che continuano a ticchettare. La macchina da presa si sofferma sulla coda dai movimenti voluttuosi, a fuoco solo il dettaglio della coda. Camera a mano, soggettiva. Sono in redazione, appena arrivata, i titoli di coda li elimino, lascio una lunga lunghissima dissolvenza. Vi auguro una buona visione.
Main titles, fade out from black, audio fade out: Ella Fitzgerald. Crab shot from the left to the right shooting feet, an armchair, the cat's tail and once more to the right up until the desk profile. Ella sings louder. Now we can hear mouse clicking and quickly hands ticking on the keyboard. Hand held camera, a subjective on a man shoulders, the focus changes and goes from the shoulders to a picture on the wall. Ella is still singing, we hear ticking on the keyboard , clicking the mouse, and the cat is mewing. The camera stay upon the cat's tail , focus on an extreme close up of it. Hand held camera, subjective. I'm in the editorial office, I'm still arrived, I scrap the end titles and choose a very long fade in. I
wish you a good vision.
Aforisma - Aphorism
Federico Fellini (1920 - 1993) - Regista e sceneggiatore - Film director and scriptwriter
“Un linguaggio diverso è una diversa visione della vita”
“A different language is a different vision of life”
Autori pubblicati
Alda Merini, Azzurra Piccardi, Celia Ovejero Gómes, Frank Morris, Geppi Monte, Antonio Del Sesto, Lucia Pulvirenti, Nicola D. Castaldo, Matteo Cannella, Giovanna Del Bufalo, Giuseppe Polizzi, Damiano Andreotti, Patrizia Tempia, Giuseppe Tibaldi, Roberta Gaita, Elisa Cucchetto, Donatella Loi, Corrado Catania, Stefano Dell'Aria, Dario Balletta, Guido Meschiari, Cristian Chironi, Silvia Camporesi, Davide Tranchina, Diego Zuelli, Riccardo Testolin, Stefano Parrini, Antonella Fucilli, Alice Zannoni, Sergio Algozzino
Fotografie d’autore
Uomo, immersione, di Dodo Veneziano - pg. 5/7
Donna, spalle, braccia, mani, gambe, di Azzurra Piccardi - pg. 10
Donna nuda, di Celia Ovejero Gomez - pg. 11
Donna nuda, di Frank Morris - pg. 12/13
Ragazzi africani, facce, di Geppi Monte - pg. 14/15
Bambina allo specchio, di Antonio Del Sesto - pg. 16/17
Tre allegri ragazzi, light painting - di Flavio Vicari - pg. 22/23
Uomo, teschio, composizione, di Maurizio Galimberti - pg. 25
Vecchio, ceste, impagliatore, di Giovanna Del Bufalo - pg. 26/27
Mare, spiaggia, Isola delle Femmine, di Giuseppe Polizzi - pg. 28/29
La danza della mente, di Damiano Andreotti - pg. 30/41
Flora Faja, ritratto, di Flavio Vicari - pg. 80
S. Paladino, D. Spitalieri, G. Costa, G. milici, di Flavio Vicari - pg. 81
Anita Vitale, ritratto, di Flavio Vicari - pg. 82/83
Chiara Minardi, ritratto, di Flavio Vicari - pg. 84/85
Fabrizio Bianbanco alla batteria, di Flavio Vicari - pg. 86/87
Sebastiano Alito, ritratto, di Flavio Vicari - pg. 88/89
Illustrazioni
Zom bie bon, horror, di Giusto Lo Bocchiaro - pg. 50/57
Ombre, graphic novel, di Dario Balletta - pg. 58/63
Lego, di Vira-lata - pg. 76/77
Link
PRINTANDGO ;
LAPIS PALERMO ;
BALARM ;
ROSALIO ;
ZANTELIER ;
LIBERA-MENTE sito d'informazione liberamente ;
VIVAPALERMO sito d'informazione vivapalermo.it ;
BELLAPALERMOONLINE sito d'informazione bellapalermonline ;
RETEITALIANAWEB sito d'informazione reteitalanaweb ;
FASCIOEMARTELLO sito d'informazione fascioemartello ;
CONCORSI FOTOGRAFICI sito di fotografia concorsifotografici ;
IMAGO associazione fotografica imago ;
INPUNTADIPIEDI scuola di danza inpuntadipiedi ;
CITTADUEPUNTOZERO sito d'informazione cittaduepuntozero ;
PHOTOCHEPASSINE sito di fotografia fotohepassione ;
PHOTONATURE sito di fotografia photonature ;
BLOGSICILIA blog rivista blogsicilia ;
PALERMOITALYBLOG blog palermoitalyblog ;
REFLEXITALIA sito reflex italia ;
ARTUINDENFAIR rivista on-line artuindenfair ;
OCCHIVIVO sito di fotografia occhiovivo ;
ACCADEMIA CLARA SCHUMANN ;
DITUFOSUONONUDO blog di fotografia ditufosuononudo ;
BISPENSIERO sito d'informazione bispensiero ;
DIRITTINEGATI sito d'informazione dirittinegati ;
MOBILITAPALERMO sito d'informazione Mobilita Palermo ;
OKO agenzia di moda e fotografia ;
LOUDVISION portale d'informazione ;
PHOTOAREA sito di fotografia ;
PHOTOLANDIA sito di fotografia ;
ASRLIFE sito d'informazione e cultura ;
ACCADEMIAMOSAICO sito di fotografia;
LANTERNAMAGICA e-shop libri ed edizioni ;
ITALIANPHOTOGALLERY sito di fotografia ;
PHOTOREVOLT sito di fotografia ;
FULLFRAME sito di fotografia ;
ALLINFOsito d'arte e cultura ;
BLIPOINT sito di fotografia illustrazioni e arte ;
ANTICA STAZIONE Turismo ;
ABATTOIR cultura e società ;
PALERMOIN Cultura e società ;
POLAROIDERS il network degli artisti istant italiani