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Potpourri magazine online N.15 - luglio 2010 - July

Fotografia contemporanea e d’epoca, arte e cultura, storia e attualità, galleria fotografica collettiva. La rivista mensile online e trimestrale stampata. Tutti i lettori sono invitati a partecipare alla galleria fotografica collettiva, seguendo le istruzioni riportate nella guida pratica in homepage.

Contemporary photography and vintage, art and culture, history and current. The online monthly magazine and quarterly printed. All readers are invited to participate following the instructions in the user’s guide in homepage



Apertura di Flavio Vicari
Reduci dalla pubblicazione del trimestrale numero 3, all’interno del quale abbiamo raccolto le opere di artisti del calibro di Maurizio Galimberti, Antoine Giacomi e Franco Donarelli, ecco pronto per voi un nuovo mensile. In occasione dell’estate abbiamo deciso di realizzare un numero immaginifico, con due nuove rubriche fotografiche ed un’estesa galleria collettiva, spaziando dal cinema ai fumetti, dagli artisti nostrani al compianto maestro Cappellani, passando per contaminazioni, eventi e molto altro. Abbiamo scelto di dare spazio ai contributi del pubblico perché il linguaggio vivo è quello in uso, non esitate ad inviarci le vostre opere.

Opening by Flavio Vicari We have chosen to give space to contributions from the audience because the alive language is just what you are using. We repeat our appeal to those who have enthusiasm and passion for the arts. In any city, in any language, don't hesitate to send your works. After the publishing of the third printed quarterly magazine, where you can find works of great artists like Maurizio Galimberti, Antoine Giacomoni and Franco Donarelli, here we are with a new monthly issue. Because of summer we decided to realize a decidedly visual issue, with two new photographic columns and a wide collective gallery, spacing from cinema to comics, from local artists to the late master Giuseppe Cappellani, with a lot of contaminations, events and much more.

Editoriale di Roberta Puglisi - La cultura sopravvive «Una terra indicibilmente bella». Definita così da Goethe, la Sicilia, isola di contrasti, di vividi colori, di forti passioni, di disinteresse istituzionale, esprime comunque una ricchezza ambientale e culturale straordinaria. Quella cultura che permette all'uomo di relazionarsi con se stesso, che consente di esprimersi attraverso la ricerca della propria coscienza per dare vita alla creazione. Terra di nessuno, terra difficile, terra di amore e di odio, di mafia e di comitati che si battono contro il sistema, di omertà e di denuncia, la Sicilia, negli ultimi anni, sta tentando di girare pagina per lasciare spazio alla meritocrazia. Un cammino lungo, tortuoso e difficile ma che trova già il consenso soprattutto delle nuove generazioni. E così, in barba alla mafia, al Gattopardo e a Danilo Dolci, che con le sue pubblicazioni ha messo la gente siciliana tra la più arretrata e miserabile del mondo, la Sicilia rimane una grande e splendida Isola con il suo popolo, intelligente, generoso e buono. Nonostante l'indolenza della classe politica, che si ostina a non dare valore e risalto alla cultura, infatti è notizia dei giorni scorsi che alcuni degli emendamenti del consiglio comunale hanno pesantemente colpito, in modo indebito, i capitoli dedicati ai beni culturali decurtando più della metà dei fondi ad essi destinati, la cultura sopravvive e le iniziative, seppur con difficoltà notevoli, decollano. Sono i giovani a non arrendersi al collasso culturale, sgomitando e proponendo l'arte come espressività dell'anima, a dispetto degli amministratori politici. Ed è altrettanto giovane POTPOURRI che, in una miscela di creatività e fantasia, di genialità ed estro, continua ad offrire ai lettori la possibilità di fare ascoltare la propria voce attraverso il linguaggio artistico: sono gli scatti fotografici a parlare, sono i reportage e le rubriche a denunciare, tra il serio e il faceto, quello che accade in questa nostra terra. Chiudo con le parole di Gesualdo Bufalino: «Tante Sicilie perchè? Perchè la Sicilia ha avuto la sorte di ritrovarsi a far da cerniera nei secoli fra la grande cultura occidentale e le tentazioni del deserto e del sole, tra la ragione e la magia, le temperie del sentimento e le canicole della passione. Soffre la Sicilia di un eccesso d'identità, né so se sia un bene o sia un male, Certo per chi ci è nato dura poco l'allegria di sentirsi seduto sull'ombelico del mondo, subentra presto la sofferenza di non sapere districare fra mille curve e intrecci di sangue il filo del proprio destino».
Culture survives
«Unspeakably beautiful»: that’s what Goethe said about Sicily, its colours, its passions, its environmental and cultural richness. Here there is that kind of culture which enables to express own consciousness through oeuvre. Sicily is a complex land, rich of contrasts, love and hate, Mafia and people who fight against the system, conspiracy of silence and reporting, and it’s slowly trying to turn over a new leaf. It’s a long, hard path but the youngs are ready to engage, in spite of Danilo Dolci’s writings which describe the Sicilians like backward, wretched people. Instead, the Sicilians are good, smart, generous people who live in a wonderful land… notwithstanding their politicians persist in underestimate culture: some days ago, the town council decreed to halve the funds for cultural heritage. But, thanks to all that youngs who don’t give up and are still proposing Art as soul’s expression, culture could survive a little more longer. POTPOURRI is on their side, offering them the chance to report, half joking, through their pictures, in a mix of creativity, imagination, brilliance and talent. I want to say goodbye to you with the words of the Sicilian writer Gesualdo Bufalino: «Why are there so many Sicilies? It’s because Sicily was always an hinge between the great west culture and the temptations of desert and sun, between reason and magic, between the tempest of feelings and the scorching heat of passions. Sicily suffers for an excess of identity, I don’t know if it’s good or not, but for sure who born here quickly became aching of can’t find his own future».


Artuindanfair - Contaminiamoci - 365 Gradi
Se tu hai un'idea ed io ho un'idea, e decidiamo di scambiarcele, dopo ognuno di noi avrà due idee. Se io ho un dollaro, e tu hai un dollaro, e ce li scambiamo, dopo lo scambio abbiamo sempre un dollaro a testa. Mai come in questo periodo storico l'essere umano è considerato più un consumatore che un umano. Si vive di scambi economici, di scambi di coppie, di scambi di files e software ma lo “scambio” per la propria ed altrui crescita sembra ormai una pratica desueta. Il piacere del dare e avere sempre più spesso viene equivocato con il dare meno possible per ricevere il massimo, come si fa in una compravendita di cosiddetti “beni” materiali. Noi non siamo solo materia, donare il corpo e la mente all'altro significa dargli massima fiducia, significa mettere ogni giorno il cuore davanti all'illusione di una difesa ad oltranza del proprio giardino, che spesso va in malora per mancanza di “concimi” esterni. La nostra città continua a pagare questo atteggiamento di chiusura anche lì dove, inequivocabilmente, si crea valore. Numerose sono le realtà che creano valore: cosa possiamo fare?
Let's contaminate each other
If I have an idea and you have an idea, and we decide to share them, both will have two ideas apiece. If I have one dollar and you have one dollar, even if we share them, we'll have just one dollar per head. Nowadays people are considered more as consumers than human beings. All is founded on trades, swing couples, data's or software's exchanges, but the real exchange in order to widen own horizons are obsolete. The pleasure of giving and taking is confused with “give the less, take the most”, like a trade. But we aren't only matter: donate ourselves means trust the others, prioritise, stop stupidly isolate our own backyard. Palermo is still paying for this closing, even where are valuable realities. What can we do about it?


Giuseppe Cappellani: maestro amico e galantuomo - di Attilio Albergoni
Una trentina di anni fa ho avuto la fortuna ed il piacere di conoscere da vicino, per poi diventarne anche amico, Giuseppe Cappellani o Peppino come lo chiamavano coloro che lo frequentavano assiduamente. Si sarebbe potuto definire lo stereotipo del "galantuomo", una persona dai modi garbati, sempre sorridente, gentile, onesto oltre ogni limite umano, non attaccato al denaro, eccellente professionista della ripresa e della stampa fotografica che eseguiva ancora secondo gli antichi dettami. La sua recente e prematura scomparsa ritengo segni la fine di un modo di fare fotografia, intesa nella sua globalità, cioè dall'inizio dell'inquadratura sino a quando l'immagine non resta fissata sulla carta sensibile. Il suo studio, situato a Palermo nel sotterraneo di un edificio di via Leonardo da Vinci, attivo dal 1969, divenne per me un atelier d'altri tempi, dove tra una sosta in camera oscura e una sigaretta, Peppino ed io sedevamo a chiacchierare delle cose più svariate, dalla politica nazionale e locale, all'andamento della nostra città. Spesso, personaggi di un certo rilievo quali Annamaria Ruta, Enzo Sellerio, Melo Minnella, Franco Mannino o Franco D'Angelo (tutti molto legati a Peppino), venivano a cercare negativi per le loro pubblicazioni, a farsi stampare su carta i propri negativi, oppure più semplicemente a scambiare quattro chiacchiere e impressioni su arte, cultura e fotografia. Quando Peppino aveva particolari lavori da consegnare in tempi brevi, richiedendogli un impegno sino a notte tarda, nel silenzio dello studio l'unico rumore che si ascoltava era quello dell'acqua delle vasche di lavaggio della carta sensibile o delle pellicole; scorreva ricreando sonorità di antiche vasche ornamentali in ville settecentesche dove lui aveva fotografato ogni piccolo particolare per questo o quell'editore. In tutta onestà, questa città non ha voluto molto bene né a Peppino né a suo padre Dante, che pure hanno lasciato un immenso patrimonio storico-fotografico immortalato nelle loro lastre di vetro e celluloide. Niente mostre, niente onori di cronaca, nonostante gli amici si siano sempre prodigati affinché fosse riconosciuta loro la giusta visibilità per aver ritratto e conservato fotografie di una Palermo che lentamente scivolava, e scivola – diceva Sciascia – verso una connotazione aeroportuale anonima, con gente che va e viene senza sostare e rendersi conto di ciò che la circonda e che accade. Durante la guerra, precisamente nel 1943, l'archivio delle lastre fu danneggiato da un bombardamento su Palermo; per fortuna il danno fu marginale, e al ritorno dallo sfollamento fiorentino Dante poté riprendere il lavoro, coadiuvato dal 1948 anche dal giovane Giuseppe. Le atmosfere delle inquadrature e degli scatti di Peppino hanno sempre avuto un taglio diverso da quelle del padre, d'altronde i tempi e la vita erano diversi, però una certa aria di famiglia resta nelle sue riprese, che a volte svelano anche un non so che di malinconico e solitario. Ricordo di non aver mai visto Peppino arrabbiarsi, al massimo pronunciava una o due parole secche all'interlocutore che troncavano subito il discorso e dopo poco ritornava tutto normale. I trascorsi della sua gioventù o le passate esperienze lavorative fotografiche ricorrevano spesso nelle conversazioni, uniti alle dissertazioni sull'inevitabile tramonto della fotografia tradizionale, quella delle camere reflex, a vantaggio delle più moderne digitali emergenti; ciò lo faceva sentire quasi come un signore d'altri tempi che ancora girava in landò convinto che le rombanti vetture che muovevano i primi passi lo avrebbero inesorabilmente messo da par te. E non bastava ricordargli che la reflex a pellicola e la stampa manuale avrebbero sempre dato risultati diversi e impareggiabili rispetto alle stampe digitali, tutta questa automazione del processo fotografico proprio non riusciva a digerirla. A tal proposito, ho negli occhi le montagne di carta sensibile che stampava, asciugava e metteva da parte, soltanto perché le gradazioni di neri, grigi o bianchi, non erano quelle che lui aveva immaginato e voleva, anche se per me erano fotografie perfette che ogni tanto, rispettosamente e timidamente, chiedevo di poter avere come ricordo. Sempre generoso con i clienti e anche con gli amici, tante volte, salutato cordialmente, non prendeva una lira nemmeno dietro ferma insistenza. Le tante lastre paterne erano per lui degli strumenti di lavoro, bellissime ma strumenti, che servivano per accontentare i numerosi studiosi che sistematicamente bussavano alla sua porta e che lui con disponibilità e garbo faceva entrare nel suo laboratorio-studio, non dando mai un giusto valore venale a quei rettangoli di vetro neri che magicamente si trasformavano in impareggiabili stampe. Ciao Peppino, maestro, amico e galantuomo, possa essere finalmente tranquillo e felice assieme a coloro che hanno fatto grande l'arte del fotografare.

Giuseppe Cappellani: maestro, friend and gentleman - By Attilio Albergoni
Thirty years ago, I had the pleasure to meet Giuseppe Cappellani, also known as Peppino, and become his friend. He was the stereotype of gentleman, wellbehaved, kind, always smiling, honest, not nearly stingy, an old school's professional of photography. I believe his recent and premature decease puts end to a way of thinking photography, from framing to printing. In those days I used to hang out at his studio, opened on 1969 in Palermo. There, between a break and a cigarette, we sit chatting about disparate themes, included national and local politics. Often, personalities in an esteemed position such as Enzo Sellerio, Annamaria Ruta, Melo Minnella, Franco Mannino, came looking for pictures for their publications, to printing their own negative films, or just to have a good chat on art, culture and photography. But neither Peppino nor his father Dante got the recognition they deserved for the huge historic and photographic legacy they left on their plates; No exhibitions, no headlines, not withstanding their friends' efforts to give them the right visibility as observers of Sicilian transition – as Sciascia said – towards anonymity, made of people passing through without understand what surround them. During the Second World War, to be more precise on 1943, their plates' archive were damaged by a wild bombing. Thankfully, the damages were moderate so, when they came back in Palermo from their evacuation in Florence, Dante can resume his job, and on 1948 Giuseppe began to help him. Peppino's frames and photographs had a peculiar under tone, at the same time familiar and alien to his father's ones, which reveals a melancholic and lonely certain something. I never saw him irate, at the most he uttered two curt words interrupting the conversation and the he resumed his kindness. He often talked about his youth or past works' experiences but there was a theme very important to him: the inevitable decline of traditional photography and reflex cameras, to advantage of the emerging digital technologies. He was like a lord of times gone by who go round in carriage among the newborn rumbling cars, which will surely surpass him. Peppino didn't digest the automation of photographic process and nothing could change his mind: so he continued to use reflex cameras and hand-print, discarding tons of photographs just because they wasn't as he wanted to; sometimes, I timidly and respectfully asked him to keep them as memento, because they were however beautiful. He was always generous with friends and with customers: he often refused the payment, even if the customer begged him to accept it. There were several scholars who visited his studio to see Dante's plates, and Giuseppe kindly received them, never asking a return for his availability. Goodbye Peppino, master, friend and gentleman; I hope you can finally be calm and happy among who made great the art of photography.


Speciale Musica - Marta sui tubi raccontano - di Sergio Petrona Baviera
Torniamo in Sicilia sempre volentieri, suoneremmo qui 300 giorni l'anno ma purtroppo non è possibile. Tre di noi sono siciliani anche se il gruppo è nato, quasi per caso, a Bologna. Non avevamo una lira e suonare era proprio quello che volevamo fare. È difficile immaginare una vita diversa da quella che abbiamo, forse avremmo fatto gli assicuratori o i papponi. Lo scorso anno abbiamo partecipato al disco “Il paese è reale” ed in generale ci piace lavorare con quegli artisti che sentiamo vicini al nostro percorso ma che possono darci anche qualcosa di diverso, per crescere insieme. Forse in Italia si fanno pochi progetti di questo tipo ma noi facciamo il nostro, abbiamo collaborato con una marea di gente. Abbiamo anche sponsorizzato il progetto “Arte sui tubi” dove suonavamo in mezzo ad artisti diversi: pittori, fotografi. Quest'anno è uscito un singolo, “Senza rete”, e se tutto va bene entro il 2011 dovremmo riuscire a scrivere un nuovo disco, ci stiamo lavorando. Intanto giriamo con i concerti: a Roma ci accolgono sempre con grandissimo calore ma anche a Macerata e in giro per l'Italia. A Bologna l'ultima volta ci hanno fermato due ragazzi di Marsala, la città di Giovanni e Carmelo. Ci hanno chiesto perché non abbiamo mai suonato là: ce lo chiediamo anche noi. Forse qualcuno pensa che sia strano chiamare un gruppo che ha origini marsalesi ma è un vero peccato. Certo, ci sono pochi soldi, la gente ci pensa due volte prima di venire ai concerti e forse questo è più vero al Sud. Ma anche al Nord stanno rovinando tutto, c'è questo problema del volume. Troppo spesso non è possibile parlare durante un concerto rock perché il volume è basso e si rischia di non sentire la musica. È incredibile. Da qualche anno organizziamo i “secret concerts”: è una cosa che c'è da sempre negli Stati Uniti. Attraverso la rete e il passaparola ci diamo appuntamento con i fan in posti che sono tenuti segreti fino al giorno del concerto. È una bella esperienza. Ma è un brutto momento anche per i locali per suonare dal vivo: a Milano, Bologna, Palermo si stanno riducendo sempre di più. Non è facile avere il polso della situazione siciliana da Bologna, ma vediamo un po' di gruppi che si stanno facendo notare anche nel resto del paese: noi abbiamo lavorato con i Waines e i Pan del diavolo, e li abbiamo trovati davvero fantastici. Ma essendo anche siciliani conosciamo figure storiche come Marco Monterosso, gli Air fish e Mezz Cagano.

“Marta sui tubi” is the name of a national-famous Italian band; three of them are from Sicily but they begin to play together by accident during a trip in Bologna: «At that time, we were down and out but playing is exactly what we wanted to. It would be hard imagining a different life, we'd probably ended up as insurance agents. Last year we played in “Il paese è reale” (Ed: a project to promote the Italians groups, inviting them to be more creative and productive), we like to collaborate with other artists in order to learn and grow. Italy is still a bit “slug” but there are some interesting project now, like our “Arte sui tubi” where we cooperated with photographers and painters. We are working on a new album, it would be ready on 2011, but in the meanwhile we have made a new single (“Senza rete”) and we are in tour along Italy. Some time ago, two fans asked us why we don't play in Marsala (where two of us, Giovanni and Carmelo, are born). We also are wandering why, probably South Italy was heavily hit by the financial crisis, so no one hire us. But also on the North of the country there are a lot of problems. Moreover, it's really a bad time for live concerts. Anyway, we are proud to heard of emerging Sicilian artists who are nationally known: Waines and Pan del diavolo, Marco Monterosso, Air fish and Mezz Cagano are just few examples. Lately we are trying a new experience, the secret concerts: we organize all through the web but no one knows the location until the day of the concerts; it's like a game».

Hotpot - di Daniele Messineo e Giusto Lo Bocchiaro, con Dario Balletta
Lasciatemi iniziare con un ringraziamento speciale rivolto a tutti i lettori di questa rubrica. Grazie, anche se c'è poco da leggere da queste par ti. Hot Pot è soprattutto dedicata a tutti quei "guardoni", divoratori di grafiche e analfabeti, che non riescono mai a saziarsi di immagini. So che sono in molti lì fuori, sudanti e sbavanti come zombi in attesa del prossimo numero online, Aaaaaarrrrhhhhhhhhh, passivi davanti ad un monitor tra chat e facebook. Bene, È ORA DI SMUOVERSI! Rovistate tra i vostri disegni e spediteci tutto quello che ritenete interessante, abbiamo sempre bisogno di nuovi ingredienti! hotpot@potpourrimensile.com

Let me begin with a special thank to all readers of this column. Thanks, even if there is few to read around here. Hot Pot is mainly dedicated to voyeurs, graphics’ eaters and illiterates, never sated of images. I know there are a lot of you guys out there, sweating and smudging like zombies waiting for the next online issue, Aaaaaarrrrhhhhhhhhh, passive in front of a computer monitor chating and facebooking. Well, IT'S TIME HURRY UP! Root around among your illustrations and send us whatever you think could be juicy, we always need new ingredients! hotpot@potpourrimensile.com

Abbiamo già conosciuto Dario Balletta nel numero 13 di POTPOURRI mensile, siamo felici di riproporlo questo mese con una nuova introspettiva ed oscura opera che verrà pubblicata nei sei mesi più caldi dell'anno! Buona lettura! We already met Dario Balletta on 13th issue of POTPOURRI monthly. This month we are glad to re-propose him with a new introspective and dark comic-book work that will be published in the most hot month of this year! Enjoy you reading!

Ore diciotto in punto: progetto cinematografico di Giuseppe Gigliorosso - di Anna Fici
La crisi economica che stiamo attraversando rende più difficile il salto verso le passioni culturali ed estetiche, in quanto – come già Aristotele aveva sottolineato all'interno della propria “Poetica” – per potersi dedicare serenamente alle cose astratte occorre aver già risolto quelle concrete. Ma se da una parte serenità e stabilità ci consentono di programmare ed organizzare le attività, di razionalizzare il rapporto tra tempo lavorativo e tempo libero, tra doveri e piaceri, dall'altro crisi ed incertezza hanno la straordinaria capacità di costringerci ad atti di fede nei confronti della fantasia, di obbligarci a rimettere tutto in discussione. Non è certo un caso che il decimo Festival della Filosofia che si terrà a settembre tra Modena, Carpi e Sassuolo, sia dedicato alla Fortuna, nelle tante accezioni che il concetto può avere. In una fase come quella attuale, in cui la capacità d'analisi e la capacità critica dei saperi umanistici non sono particolarmente valorizzate, gli organizzatori lo hanno considerato di buon auspicio. Ma questo è solo uno dei tanti indicatori del clima che stiamo vivendo, fatto di Win for life e di Superenalotto: quando non è più possibile prevedere e organizzare alcunché, lo scommettere o il giocare sono strategie più razionali del non far nulla. Proprio in questo clima, mentre gli operatori culturali ed il mondo dello spettacolo lamentano sonoramente e legittimamente i ridimensionamenti, qualcuno sta provando a rilanciare. Il regista palermitano Giuseppe Gigliorosso (di cui la nostra testata si è già occupata nel n. 3 del mensile online) ha deciso di darsi una svolta: scuotendo innanzi tutto se stesso e secondariamente tutti coloro che nei lavori fin qui realizzati hanno collaborato con lui, dall'illusione che l'industria cinematografica fosse ancora capace di fare scelte dettate da quella sana propensione al rischio che dovrebbe distinguere l'attività imprenditoriale. Oggi si accinge a realizzare come sceneggiatore e regista il suo primo lungometraggio, “Ore diciotto in punto”, avvalendosi di una particolare formula produttiva: una compartecipazione per quote che intende coinvolgere in primo luogo tutti i componenti del cast e della troupe che rinunceranno ad una parte dei loro cachet per reinvestirla nella produzione. Parallelamente, è partita la “caccia” a tutti gli uomini di buona volontà e di naso, siano essi privati o imprenditori, che possano prendere parte alla produzione, intestandosi delle quote. Un decreto interministeriale del 05/07/2009 consente alle imprese che decidono di contribuire alla produzione di un film considerato a basso costo ma di riconosciuto valore culturale, di acquisire un credito d'imposta di ben il 40% delle spese di produzione sostenute. Ciò costituisce un'opportunità, se non di sicuro guadagno, almeno di risparmio che i curiosi potrebbero valutare. Ma si sa, ad operazioni di questo genere raramente si partecipa solo con la testa: il cuore, la sensibilità, il gusto, sono gli ingredienti fondamentali. Il film, la cui sceneggiatura sarà messa a disposizione di chiunque volesse prendere in considerazione la propria partecipazione, affronta temi universali con il piglio e il ritmo della commedia ma, al contempo, una grande profondità drammatica. La storia, su cui non farò anticipazioni in questa sede, è una risposta a tutte le crisi, perché tutte le crisi, pur presentandosi caso per caso come economiche, politiche, professionali, finiscono col diventare crisi dell'anima. Partecipare ad un progetto come questo è qualcosa che tutte le realtà che hanno creduto nel sogno di fare cultura possono intestarsi, ciascuna a proprio modo. POTPOURRI lo fa con questo affettuoso spot alla passione, all'entusiasmo e alla tenacia di Giuseppe Gigliorosso e di tutto il suo staff. Per visionare la sceneggiatura o per ogni altra informazione, contattate g.gigliorosso@alice.it.

The present financial crisis maks harder the path towards cultural and aesthetic passions because – as Aristotle wrote on his “Poetics” – to care about abstract things we have first to care about concrete ones. If serenity and tranquillity allow us to plan and organize, to rationalize work and free time, on other hand crisis and uncertainty force us to acts of faith towards imagination, to call into question. It's not just chance that tenth Festival of Philosophy is dedicated to luck. This is just a symptom of these times we are living in, among lotteries and “Win for life”: when rational organization is impossible, bets are more rational strategies than doing nothing. However there is someone who try his luck with an innovative project: the Sicilian director Giuseppe Gigliorosso decided to impart a deep change to his work and involve his collaborators with the healthy inclination to risk which is essential for every entrepreneur. Now he's about to script and direct his first fulllength movie. “Ore diciotto in punto”, using a unusual production's concept: sharing. Many of the actors of this movie decided to invest part of their fee in it. But it also open the hunt to anyone, also private citizen, who wants a share. Moreover, thanks to a recent Italian decree, all the firms which decide to fund a low-budget cultural movie will receive a tax credit equal to 40% of the grant. But the choice to participate or not is more about sensitivity rather than taxation. The script faces the dramatic theme of crisis, every kind of it, financial, political or professional, which is also a crisis of soul, with the comedy's touch. It is already available for everyone interested to fund, just ask it at g.gigliorosso@alice.it. I want to close thanking Giuseppe Gigliorosso, his passion, his enthusiasm and tenacity, and off course his staff.

Mare Nostrum - Fotografie e testo di Dario Bruno
Se guardi con attenzione il mare c’è. “Mare Nostrum” è il primo progetto fotografico di Dario Bruno che non vede la presenza della figura umana. Un lavoro di reportage rapido, eseguito volutamente in un solo giorno, per raccontare la visione immediata di un viaggiatore che (per sua sfortuna) percorre la costa da Punta Raisi a Palermo. Le fotografie sono riprese dal punto di vista di un osservatore che si sforza di guardare il mare ma viene continuamente ostacolato. Una ricerca che trova il suo triste epilogo in un oggetto, una valigia (trovata realmente lì e in quella posizione), che sembra suggerirgli di ripartire e di cercare il mare altrove, lontano dalla Sicilia. Estratto dal Gattopardo: «Il sonno, caro Chevalley, il sonno è ciò che i Siciliani vogliono, ed essi odieranno sempre chi li vorrà svegliare, sia pure per portar loro i più bei regali; e, sia detto fra noi, ho i miei forti dubbi che il nuovo regno abbia molti regali per noi nel bagagliaio. Tutte le manifestazioni siciliane sono manifestazioni oniriche, anche le più violente: la nostra sensualità è desiderio di oblio, le schioppettate e le coltellate desiderio di morte; desiderio di immobilità voluttuosa, cioè ancora di morte, la nostra pigrizia e i nostri sorbetti di cannella; il nostro aspetto meditativo è quello del nulla che voglia scrutare gli enigmi del nirvana. Da ciò proviene il prepotere di certe persone, di coloro che sono semidesti; da ciò il famoso ritardo di un secolo delle manifestazioni artistiche ed intellettuali siciliane: le novità ci attraggono soltanto quando le sentiamo defunte, incapaci di dar luogo a correnti vitali; da ciò l'incredibile fenomeno della formazione attuale di miti che sarebbero venerabili se fossero antichi sul serio, ma che non sono altro che sinistri tentativi di rituffarsi in un passato che ci attrae appunto perché è morto.» Il mare non bagna la città. Chi l'ha visto mai il mare nella città? Percorrendo tutta la costa da sud-est a nord-ovest, partendo da Mongerbino fino ad arrivare quasi a Punta Raisi, senza escludere la costa strettamente cittadina, provando a percorrerla tenendosi il più vicini al mare, fermandosi ogni volta che sembra di vederlo o di poterlo raggiungere, verreste ostacolati da un continuum di muri, reti, staccionate, fili spinati, case, ville di lusso, palazzine, scheletri di quest'ultime spesso incompiute e da decenni lasciate li a farsi logorare dal tempo. Il fatto che i “punti a mare” non siano visibili è anche meglio, si scoprirebbe il degrado e l'abbandono che mostra come i siciliani vogliano il sonno e non vogliano svegliarsi, vivendo un oblio che ci porta ad adattarci, raggirando con lo sguardo questi ostacoli, circondandoci di quel degrado che fingiamo di non vedere. Illudendoci come in un sonno meditativo che tutto sia perfetto, raccontiamo la nostra Sicilia a chi viene da fuori, ma ci ammorbiamo di lamentele prive di potere risolutivo quando invece parliamo fra di noi. Gli abitanti della città rinunziano a cuor leggero alla tentazione di un panorama azzurro, il mare si sente e si presuppone, ma non si vede quasi da nessuna parte, né si vuole vederlo. Il mare è un lusso per pochi eletti, per chi ha il “castello” adagiato sulle scogliere, costruzioni abusive magari sanate che impediscono la visuale a chi va da Punta Raisi verso la città, come all'Addaura o sulla costa di Mongerbino e Capo Zafferano. Questo è il nostro mare.

If you look carefully, you’ll see the sea. “Mare Nostrum” is the first Dario Bruno's project without human beings. It was conceived as a quick reportage to illustrate the ugly vision of a tourist who lands in Siciliy and goes from Punta Raisi (the airport) to Palermo; along his path, he can't see the sea, even if it's really near: unauthorized buildings and rubbish constantly obstruct his visual. There is even a suitcase, as it would suggest him to come back home. There are two short excerpts to support the pictures. The first one is from “The Leopard”, the masterpiece of G. Tomasi di Lampedusa, which describes the social paralysis of the Sicilian people after the Italian unification, their incapability of modify themselves despite their skills to adapt to every conqueror. The second excerpt is from a contemporary book, “Palermo è una cipolla” (Palermo is an onion), by Roberto Alajmo: the author focuses his attention on the strange relation between Palermo's people and the sea, listing a lot of near localities (Addaura, Capo Zafferano, Mongerbino) full of unauthorized buildings, fences, walls, mansions, abandoned constructions and so on. All these obstacles encumber the sight. The sea, instead of being a common goods, became a luxury available only for who owns a seashore house or a boat. It's surely wrongful but no one makes himself indignant anymore. Palermo's people have renounced to their sea.

Pot Pola di Alan Marcheselli e Carmen Palermo
«Papà, papà, perché quando facciamo le fotografie dobbiamo aspettare a vederle?» Così nasce la leggenda della Polaroid, non ci è dato sapere se fu Jennifer o Valerie a porre la fatidica domanda al padre Edwin Herbert Land, ma nel 1937 questo quesito si insinuò nella fertile mente del grande inventore e nel 1948 la Polaroid presentò al mondo la prima macchina fotografica a sviluppo istantaneo ( Polaroid Land Camera Model 95 ). Il seguito è storia, la Polaroid è entrata in ogni casa, diventata simbolo del POP e del DADA grazie a grandi artisti da Andy Warhol e Mappelthorpe, passando per Nobuyoshi Araky fino agli italiani Ghirri, Fontana e Galimberti. L'avvento del digitale sembrava volere scrivere la parola fine alla fotografia istantanea, una nuova risposta nasceva per quella domanda vecchia di ormai 50 anni, invece, la passione e il legame che ormai si era instaurato tra la Polaroid e la fantasia del mondo fotografico hanno creato nuove realtà. Da questa passione nasce la voglia di condividere le proprie esperienze e di divulgare la nostra arte analogica, attraverso il neonato network www.polaroiders.it, interamente dedicato alla fotografia istantanea italiana contemporanea, ancora oggi nel 2010, decine di artisti, professionisti della fotografia e neofiti stanno tuttora mantenendo in vita il sogno di Edwin Land e di sua figlia. L'istantanea è una visione fotografica, poesia di immagini.
«daddy, daddy, why when we take pictures we have to wait to see them?» This was the beginning of Polaroid's legend: we don't know if was Jennifer or Valerie to ask it to their father Edwin Herbert Land, but on 1937 he started to think it out and on 1948 he created the first instant film camera, the Polaroid Land Camera Model 95. The rest is history: Polaroid became symbol of POP and DADA, thanks to great artists like Warhol and Mapplethorpe, Araky or the Italian Ghirri, Fontana e Galimberti. The arrival of digital photography seemed to put an end to the fifty year old instant one; but the link between Polaroid and the imagination of photographic world is strong and is still creating new facts. We want to share our passion and experiences through the new born network www.polaroiders.it, entirely dedicated to contemporary instant photography. Because there are still tens of artists, professional photographers and novices, who keep alive the dream of Edwin Land and his daughter. Snapshot is a photographic vision, poetry made by images.

Sicilian Gay Pride - di Giorgio Menallo
Piume multicolori, trasgressione e sregolatezza, sono solo alcuni dei termini che, tradizionalmente sono associati con il Gay Pride. In passato, proprio l'imprevedibilità di questa manifestazione è stata la principale argomentazione di chi la contestava o addirittura voleva vietarla. Talvolta è affettivamente accaduto che, in qualche capitale nord europea, giovani manifestanti euforici ed un po' alticci abbiano creato disagi… ma non si può certo paragonare la società danese (per esempio) a quella italiana: nel nostro paese alcune dinamiche socioculturali sono particolarmente sfavorevoli per la comunità LGBT, quindi già il fatto di poter manifestare liberamente la propria identità è una conquista significativa. L'evento narrato in questa galleria collettiva ha un'ulteriore particolarità: si è tenuto in Sicilia, regione spesso sbeffeggiata per gli stereotipi del virile uomo d'onore e della pudica fanciulla illibata, una società dinamica eppure tradizionalista e conservatrice. Certo, non sono mancate le contestazioni pacate e civili di chi è contrario all'adozione ed al matrimonio per le coppie omosessuali, ma l'atmosfera era tutto sommato “sobria”, confermando che i diritti degli omosessuali e la lotta all'omofobia sono battaglie di civiltà largamente condivise, non una questione politica. In proposito è stata sottoposta all'ARS una proposta di legge antiomofobia, la cui approvazione farebbe aumentare a tre il numero di regioni con normativa in materia. Madrina dell'evento Vladimir Luxuria, che si è dichiarata speranzosa per il futuro.

Coloured feathers, transgression and dissipation, are just few examples of the terms traditionally linked with Gay Pride. In the past the unpredictability of this demonstration was the main point to contest it or even prohibit it. Sometimes it really happened that, in some North European capital, elated and slightly drunk youngs played up… but we can't make a comparison between Danish (e.g.) and Italian society: here we have some social and cultural dynamics really unfavourable for LGBT people. The possibility of express own identity is already a great conquest. This time the demonstration was in Sicily, an area often described as dynamic but conservative, so it's more than expected. There were some protests but everything went smoothly, confirming the fight for homosexuals' rights isn't just a political position, even if there is a bill against homophobia which seems to be checked by the Sicilian Parliament.

De André: il poeta, il suo tempo, la mostra - di Luciano Vicari
“La guerra di Piero” pubblicata nel '66 non viene trasmessa ne in televisione ne in radio, perché antimilitarista in piena Guerra del Vietnam (1960-75), ma i dischi si vendono. Nel '67 “Bocca di rosa” viene censurata, perché narra che «spesso gli sbirri e i carabinieri al loro dovere vengono meno», e diventa: «il cuore tenero non è una dote di cui sian colmi i carabinieri ». Nel '70 è censurata “Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers”, scritta con l'amico Paolo Villaggio, al censore non piace che si apostrofi il re Carlo “faccia di culo”. Passa invece inosservata nel '68 “Il gorilla”, in cui un magistrato viene preferito ad una vecchia e sodomizzato da un gorilla in mezzo a un prato. Il sessantotto non è un anno come tanti, scoppia la contestazione giovanile, e non solo in Italia. Oggi, dopo i fatti del '92 di Capaci e via D'Amelio, e in pieno conflitto nazionale tra magistratura e corruzione politica, forse sotto il gorilla sarebbe finito qualcun altro, e forse un brano come “Un giudice”, pubblicato nel '71 nell'album “Non al denaro, non all'amore né al cielo”, oggi si sarebbe intitolato … “Un ministro”, ogni riferimento è puramente casuale. In Italia sono anche gli anni di piombo, delle stragi, delle bombe, del terrorismo di destra, di sinistra, e di stato. Un misterioso colpo di stato fallito o interrotto nel '71, detto “golpe Borghese”. La misteriosa e segreta loggia P2 onnipresente, alla quale era iscritto anche l'attuale premier. Bombe in piazza rivendicate da fantomatici terroristi, la prima nel '69 a Piazza Fontana a Milano con 17 morti, la più grave nell'80 alla stazione di Bologna con 85 morti e 200 feriti. E le Brigate rosse: un manipolo di ragazzi italiani esaltati che escono fuori dal profilo culturale cui appartengono, si armano clandestinamente come talebani, per anni feriscono e uccidono barbaramente personaggi pubblici di vari settori, e nel '78 Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana e già premier, rivale storico di Andreotti. Lo sequestrano con una perfetta azione militare da commando israeliano, massacrando la scorta, lo tengono prigioniero in un loro carcere per 55 giorni, lo processano, registrano l'evento e diramano immagini e testi, lo condannano a morte, lo fucilano e consegnano il cadavere, tutto in pieno centro a Roma. Li prenderanno dopo, col tempo. Sembra un film scritto con sapiente regia, ma è cronaca di quegli anni. Presidente del consiglio era Andreotti, e ministro degli interni Cossiga, che dopo la morte di Moro si dimette perché sospettato di essere stato l'informatore delle BR, ma poi viene eletto (dal Parlamento) presidente del consiglio e poi persino della Repubblica. Si scoprirà che molti funzionari al vertice delle forze dell'ordine e dei servizi segreti, nominati da Andreotti e Cossiga prima e durante il “caso Moro”, i quali gestirono la ricerca di Moro in modo inconcludente, erano iscritti alla P2 e Andreotti lo sapeva. Dalle indagini sul fallito “golpe Borghese”, risulta che proprio Andreotti, allora ministro degli interni, avrebbe “secretato” e non trasmesso alla magistratura parte di verbali e intercettazioni, coprendo sia l'esistenza stessa della P2, sia il nome del gran maestro Licio Gelli e di iscritti che avrebbe in seguito nominato. Subito dopo Moro: muore assassinato l'intraprendente giornalista d'inchiesta Mino Pecorelli, grande accusatore di Andreotti anche sul “caso Moro”, poco dopo nell'80 il presidente della regione siciliana Piersanti Mattarella, discepolo di Moro che voleva ripulire la DC siciliana dall'infiltrazione mafiosa, dopo qualche anno il generale Dalla Chiesa che sapeva troppo sul “caso Moro” e sul terrorismo italiano, e Salvo Lima, andreottiano numero uno in Sicilia che sapeva troppo sui legami tra mafia e DC. Andreotti, sette volte presidente del consiglio e quasi sempre tra i ministri dal '72 al '92, verrà condannato in primo grado a 27 anni di carcere come mandante dell'omicidio Pecorelli, ma poi assolto in appello, e assolto in prescrizione per associazione mafiosa. Dopo gli anni settanta di piombo, di Andreotti, vengono quelli ottanta d'argento di Craxi e Andreotti, la tangentopoli. Nel '92, dopo le dimissioni dell'ultimo governo Andreotti, e del presidente della Repubblica Cossiga, mentre monta la bufera giudiziaria dell'inchiesta “Mani pulite”, l'eliminazione dei giudici Falcone e Borsellino, che più di tutti sapevano troppo, mette un tappo sui mandanti di quegli anni, e la strage di stato si ferma. Craxi, coinvolto nello scandalo delle tangenti, fugge latitante all'estero, viene condannato per corruzione, in seguito muore per motivi di salute e i processi a suo carico vengono per tanto archiviati. Andreotti e Cossiga invece restano senatori a vita della Repubblica italiana, e vista l'età c'è il rischio che ora qualche verità ogni tanto la dicano. Dal '94 sbocciano gli anni d'oro di Silvio, si realizzano i progetti eversivi di Licio Gelli e della loggia P2, dal monopolio televisivo alla sottomissione della magistratura, e “Mani pulite” si dimostra un antibiotico inefficace che ha selezionato il virus. Tra servizi segreti deviati, stragi e omicidi politici senza colpevoli, partiti politici corrotti e monopolio dell'informazione, l'Italia è sempre più fuori legge, la democrazia è solo apparente, alla faccia della costituzione e dei padri fondatori. Politici, giornalisti, imprenditori, carabinieri poliziotti e magistrati, gli uomini migliori sono stati soppressi, lunga è la lista, ora tocca accontentarsi di quello che resta. La storia d'Italia si è fermata agli anni'70. A schiarire la mente dei giovani e meno giovani, nella nebbia del potere, più che i telegiornali di regime, erano i testi della musica che ascoltavamo. Superando ogni censura, la poesia musicale e verbale di testi come: «…anche se il fuoco ha risparmiato le vostre mille e cento… perché avete votato ancora la sicurezza la disciplina… convinti che fosse un gioco a cui avete giocato poco… anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti», suona come una chiara denuncia delle contraddizioni borghesi di allora e di oggi, un populismo che avvolge e coinvolge tutti in gravi responsabilità collettive. Ascoltando De André si percepisce la spaccatura sociale tra il potere e il popolo, in una sfaccettatura di personaggi che diventano commedie di miseria umana e di vita quotidiana. Voglio citare infine un brano che suona molto attuale, e direi profetico, “Sogno numero due”: «Imputato ascolta, noi ti abbiamo ascoltato (intercettazioni), tu non sapevi di avere una coscienza al fosforo piantata tra l'aorta e l'intenzione… tu sei il potere, vuoi essere giudicato? (lodo Alfano) Vuoi essere assolto o condannato?… Una volta un giudice come me giudicò chi gli aveva dettato la legge: prima cambiarono il giudice, e subito dopo la legge (com'è successo di recente). Oggi un giudice come me lo chiede al potere se può giudicare». Dall'album “Storia di un impiegato” del '73, proprio quanto prevedeva il Piano di rinascita democratica, programma eversivo segreto della loggia P2 sequestrato nell'82 alla figlia di Gelli, in cui si parla anche di bipolarismo, di controllo della stampa, di monopolio televisivo, e persino di scudo fiscale. Solo di recente Licio Gelli ultranovantenne ha dichiarato, dalla sua villa dove sconta felicemente gli arresti domiciliari, che in fine si è realizzato tutto quello che lui aveva scritto. Umberto Bossi, in “Tutta la verità” (Sperling & Kupfer 1995), scrive: «Berlusconi è la materializzazione di un sogno antico, accarezzato da quel tale Licio Gelli... Andate a leggervi il Piano di rinascita... Forza Italia è un partito tutt'altro che nuovo... una creatura costruita in laboratorio e messa in circolo attraverso il monopolio televisivo privato... nasce allo scopo di perseverare il potere politico-affaristico del gruppo Fininvest e delle "entità" che lo hanno generato». Bossi ed altri dimenticano, ma noi no, certe canzoni restano impresse nel cuore e nella mente. Sulla vasta e suggestiva produzione, e geniale personalità del poeta, sociologo, musicista e voce solista (in una parola cantautore), è stata progettata e istallata questa mostra interattiva multimediale, itinerante nelle principali città italiane. Attualmente a Palermo fino al 10 ottobre nella prestigiosa location dell'Ex deposito di locomotive Sant'Erasmo, stupisce il visitatore anche per le tecnologie multimediali sapientemente applicate. Aperta dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 23, vale la pena visitarla e ci si possono piacevolmente passare delle ore. Unico difetto è l'ingresso a pagamento, che costa solo otto euro ma a volte scoraggia, un patrimonio come questo dovrebbe essere fruibile gratuitamente a tutti. Grazie Fabrizio per la letteratura che ci hai trasmesso insieme alla musica, e per aver coniugato in modo così sublime arte e cultura. Spesso l'arte ha saputo comunicare ciò che la cronaca e la storia non hanno voluto scrivere. De André ed artisti come Dario Fo, Giorgio Gaber e altri (anche Beppe Grillo), ognuno con la sua personalità ma tutti autentici, sono solo alcuni esempi moderni, fanno parte di quel patrimonio popolare collettivo che ha antiche radici nella Commedia dell'Arte e nella Satira, e che non andrebbe mai censurato, in democrazia. Segnaliamo ai docenti delle scuole medie e superiori il biglietto ridotto per le scuole (3.50 euro), da utilizzare entro il 10 ottobre per organizzare la visita degli studenti, perché un pezzo significativo della cultura e della memoria di quegli anni del secondo novecento sia tramandato alle nuove generazioni.

De André: the poet, his time, the exhibition - by Luciano Vicari
Fabrizio De André, who died in 1999, was an Italian songwriter singer of great importance. His lyrics have an high poetic content, but also a deep political and social profile, so that some of them are in school anthologies. In his songs he talks about subjects at the margins of the society, such as prostitutes, a terrorist, a suicide, but also about the political power, the war, the freedom. His success began in the '70s, when in Italy run the years of lead, the state terrorism put in place by the occult power in order to block the growing success of the political left. Political power in Italy today is exactly the result of those years. De André complaint the bourgeois contradictions of then and now, a populism that surrounds and affects us in serious collective responsibilities. In his lyrics is perceived the social rift between power and people, in a range of characters who become comedy of human misery and of everyday life. Often the artists have been able to communicate what journalism and history haven't wanted to write. De André, and other artists like him, are part of that collective folk heritage which has ancient roots in the Commedia dell'Arte and in the Satire, wich never should be censored in a democracy. About the vast and impressive production, and genial personality of the poet, sociologist, composer and vocalist, was designed and installed a multimedia interactive exhibition, touring in the major Italian cities. Currently in Palermo until October 10th, it amazes the visitor for multimedia technologies wisely applied. Open from Tuesday to Sunday, it's worth visit and you can spend some pleasant hours.


SICILIARTE 1 - 5 SETTEMBRE 2010 Centro Fisioterapetico Etnaexpo (CT) Un osservatorio attento e sensibile all'evoluzione artistica siciliana e alla sua dinamicità stilistica. É una vetrina per le gallerie d'arte moderna e contemporanea, con l'obiettivo di divenire luogo d'incontro privilegiato per gli appassionati d'arte, i galleristi, gli artisti, i collezionisti e i visitatori. A tal proposito, SiciliAr te punta sulla molteplicità dell'offerta, sulla riconoscibilità e sull'originalità della formula. Durante l'evento, infatti, sarà possibile prendere parte a convegni e seminari d'arte, alla presentazione di cataloghi e monografie e verrà realizzato un apposito Annullo Postale Filatelico, dedicato a SiciliAr te 2010. A careful and sensitive obser vatory of Sicilian artistic progress and its stylistic dynanism . It's a window for modern and contemporary art, meeting point for collectors, artists, art dealers and visitors. SiciliArte bets on multiplicity and originality. During the event, will be organized some congress and seminar, displays of art catalogues and monographs, and also a stamp dedicated to SiciliArte 2010.

DIVERSO NECESSARIO LUGLIO - SETTEMBRE 2010 Parco Nazionale d’Abruzzo La mostra nasce dall'idea di esaltare l'importanza e la necessità dell'essere diversi. Per tutto il periodo estivo si potranno osservare le opere di Annalisa Picchioni e Fabio Mariani nel cuore del Parco Nazionale d'Abruzzo per presentare un progetto itinerante di due ristoranti tipici della zona: il Ristorante La Madonnina nel Comune di Opi (AQ) e l'Hostaria A Cavùt nel Comune di Pescasseroli (AQ), luoghi solitamente deputati allo svago che diventano spazi dedicati all'arte, in uno scambio di idee che rimanda alle atmosfere dei caffè letterari di un tempo. L'arte esce dalle gallerie e si scontra frontalmente col pubblico. This exhibition take inspiration from the idea of underline the importance of being different. During this summer you can see the works of Annalisa Picchioni and Fabio Mariani, exposed on two restaurants in Abruzzo: Ristorante La Madonnina on Opi (AQ) and l'Hostaria A Cavùt on Pescasseroli (AQ). Art comes out from art galleries and faces the public.

INFINITI RICORDI 9 OTTOBRE - 27 NOVEMBRE 2010 Attic Studio Contemporary Art (Pr) Il fotografo Ophrys compie in bicicletta mediamente 3.200 Km all'anno, realizzando nello stesso tempo circa 6.600 fotografie. Il suo lavoro si potrebbe considerare una vera e propria per formance, un'azione che possiede valore e significato ancora prima del risultato oggettivo. La fotografia per Ophrys è come un rituale che si compie ogni sabato mattina, unendosi alla sua passione per le escursioni all'aria aperta e l'amore per la natura. Sono fotografie che emozionano lo spettatore con la poesia che contengono e per la loro densità di sostanza filosofica. Ogni immagine di Ophrys rappresenta un'estensione del suo paesaggio interiore e ci parla del mistero dell'animo umano. Ophrys cycle about 3.200 km/year, and at the same time he take about 6.600 pictures. His work is a valuable per formance, leaving aside the beautiful result. His photograph is a ritual repeated every week, combining his passion for open air and a his love for nature. His pictures excites the spectators with their poetry and their filosofical density. Each shoot is an extension of Ophrys's inner world and narrates the mysteries of human soul.



Chiusura - Closing di Giorgio Menallo
Con questo mensile si è appena concluso il mio primo anno di collaborazioni con POTPOURRI. Un percorso denso di avvenimenti, non sempre pianeggiante ma comunque pieno di esperienze af fascinanti. Mi fa par ticolar mente piacere che questo anniversario coincida con un numero speciale, ad altissimo contenuto fotografico. Spero l’abbiate gradito e rinnovo l’appuntamento al prossimo numero per inaugurare un altro entusiasmante anno insieme. With this issue, I celebrate my first year of collaboration with POTPOURRI, a path rich of happenigs, sometimes not really level but always full of fascinating experiences. I’m par ticularly glad of the concurrance of this anniversar y with a special issue, with a lot of photographic contents. I hope you enjoyed it and renew our appointment to the next monthly, to begin a new year together.


Aforisma - Aphorism
Edwin H. Land (1909 - 1991)
Scienziato e inventore americano
American scientist and inventor
"L’aspetto essenziale della creatività è non spaventarsi di nulla"
American scientist and inventor “The essential part of creativity is not being afraid at all”

Prossimamente - next
Arrivederci ad agosto Goodbye to August Aspettiamo come sempre le vostre opere per la galleria fotografica collettiva, mensile on-line, da inviare seguendo le istruzioni della GUIDA PRATICA We wait your works for the collective photo gallery online, to be sent following the instructions of the USER'S GUIDE Ogni mese on-line ! La galleria fotografica collettiva dei nostri lettori Un portfolio scelto e letto da Giancarlo Marcocchi Sconsigli per gli acquisti di Max Aquila Illustrazioni di Giusto Lo Bocchiaro e Daniele Messineo, con un ospite differente ogni mese Una nuova rubrica fotografica a cura di Artuindenfair Le fotografie d'epoca del cavaliere Incorpora Serena Lao ci presenterà un nuovo collega artista Un evento visitato dal prof. Mogol Uno Speciale su arte cultura e società E sempre tanta fotografia, in collaborazione con voi ! Monthly online ! The collective photogallery of our readers A portfolio chosen and read by Giancarlo Marcocchi Councils against purchases by Max Aquila Cartoon by Giusto Lo Bocchiaro and Daniele Messineo, with a different guest every month New photographic column by Artuindenfair Vintage photographs of photographers Incorpora An artist narrated by Serena Lao An event visited by prof. Mogol A special article on art, culture and society And always many photography, in cooperation with you ! Ogni trimestre la rivista stampata ! Tutte le fotografie pubblicate on-line e il meglio delle rubriche mensili Every three months the printed magazine ! All the photographs published online and the best editorial monthly articles La rivista trimestrale stampata è disponibile per spedizione postale, utilizzando il pulsante ORDINA in home-page To request the postal sending of the printed magazine, use the BUY button in home-page.



Autori pubblicati
Giuseppe Cappellani, Alex Tibaldo, Aldo Feroce, Ilenia Rubino, Gianni Ragazzi, Lino Rusciano, Davide Currao, Fabiola Abiron, Vincenzo Pioggia, Arturo Safina, Ankor Massi, Costanza Farina, Luca Cassarà, Simona Scaduto, Antonio Polizzi, Dario feo, Alessandra Leone, Alberto Mineo, Marco Basciano, Daniele Teresi, Dario Balletta, Menico Snider, Franco Mammana, Francesco Capponi, Alan Marcheselli, Luca Poli, Francesco Bicchieri, Christian Ghisellini, Carmen Palermo, Ale Di Gangi, Beatrice Bruni, Cristina Strologo, Stefano Parrini, Dario Bruno, Sergio Patrona Baviera

Fotografie - Photographs:
Mondello, spiaggia, Monte Gallo, di Salvo Veneziano - pg. 5
Mare, onde, windsurf, di Salvo Veneziano - pg. 7
Donna, nudo, posteriore, di Gianni Ragazzi - pg. 11
Donna, nudo, posteriore, sangue, di Alex Tibaldo - pg. 12/13
Duomo di Monreale, di Giuseppe Cappellani - pg. 28/29
Anfiteatro romano, di Giuseppe Cappellani - pg. 30/31
Isola, veduta aerea, di Giuseppe Cappellani - pg. 32/33
Fuoco selettivo, di Luca Cassarà - pg. 38/39
Marta sui tubi in concerto, di Flavio Vicari - pg. 40/41
Collage fotografico, di Maurizio Galimberti - pg. 43
Ritratto di Giuseppe Gigliorosso, di Anna Fici - pg. 54
Degrado coste marittime di Palermo, di Dario Bruno - pg. 58/75
Polaroiders selection - pg. 76/81
Sicilian Gay Pride - pg. 82/100
De André, mostra itinerante - pg. 102/106
Graphic novel, di Dario Balletta - pg. 46/51



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