Potpourri magazine online N.13 - maggio 2010 - May
Fotografia contemporanea e d’epoca, arte e cultura, storia e attualità, galleria fotografica collettiva. La rivista mensile online e trimestrale stampata. Tutti i lettori sono invitati a partecipare alla galleria fotografica collettiva, seguendo le istruzioni riportate nella guida pratica in homepage.
Contemporary photography and vintage, art and culture, history and current. The online monthly magazine and quarterly printed. All readers are invited to participate following the instructions in the user’s guide in homepage
Introduzione di Flavio Vicari
Ormai i lettori più affezionati conoscono la nostra linea editoriale
ma “repetita iuvant”: l'intento della nostra testata è favorire lo
scambio di idee, esperienze e tecniche fra tutti coloro che si
interessano al mondo dell'ar te e della cultura in generale e della
fotografia in par ticolare. L'interazione fra persone con storie e
culture diverse genera inevitabilmente una rielaborazione creativa,
necessaria per comprendere il prossimo, con risultati a volte
imprevedibili. Per agevolare l'incontro dei vari punti di vista
abbiamo organizzato , una rassegna fotografica a
Palazzo Fatta; la terza mostra in programma è “Death Sleeps Red”
di Mario Conti, presentata da Maria Teresa Prestigiacomo, che avrà
luogo giorno 18 maggio alle ore 21.30.Abbiamo scelto di esprimerci tramite le immagini perché la
fotografia è un'arte dinamica e dalle mille potenzialità, con
l’indubbio pregio di poter rappresentare sinteticamente un gran
numero di dettagli pur rimanendo comprensibile. Tuttavia non
siamo insensibili alle altre forme d’arte: avrete già notato il nostro
costante interesse per la musica e le illustrazioni; presto avremo
anche rubriche di letteratura, e nulla ci vieta di espandere ancora i
nostri orizzonti.
Sono già in corso collaborazioni stabili con altre due note città
d’arte, Roma e Napoli, ma ripetiamo il nostro appello a tutti i
giovani dotati d’entusiasmo e passione per le arti: in qualsiasi città
abitiate, qualsiasi linguaggio usiate, non esitate ad inviarci le
vostre proposte a redazione@potpourrimensile.com:
potreste diventare parte integrante di Potpourri.
Infine ringrazio tutto lo staff, gli amatori che continuano a inviarci
materiale di prima qualità e i lettori che ci seguono. A presto con
una nuova, ricca, pubblicazione in collaborazione con voi!
Our most aficionados already know our editorial style
but as latins used to say: “repetita iuvant”. We wish to
build up a community devoted to idea sharing, where
people coming from dif ferent ar t background, with
par ticular care to photography, could create a common
ground. Mixing up people from different culture and life
experiences inevitably generate a creative power where
understanding of the diverse would make the difference,
sometimes with unpredictable results. To help your
brainshock experience, we are going to organize
, an event which included four photographic
exhibitions; the third of them will be “Death Sleeps Red”
by Mario Conti, with Maria Teresa Prestigiacomo.Currently we are searching for cooperation from foreign
countries; it doesn't matter where do you come from and
what you do: if you are motivated and gifted by a strong
love for Arts, don't hesitate to send us your proposes
at redazione@potpourrimensile.com
Last but not least, a special thanks to all the staff and
to the readers who follow us and give their precious
contribution. See you soon, with a new, rich number,
written in direct cooperation with you!
Editoriale di Anna Fici - Il ruolo dell'editoria
Risale ai primi anni Sessanta del Novecento il saggio del filosofo e
sociologo Jurgen Habermas dal titolo “Storia e critica dell'opinione
pubblica”. Qui l'autore ricostruiva i fattori che hanno contribuito alla
nascita di un'opinione pubblica borghese, ossia dell'abitudine a
dibattere pubblicamente i temi d'interesse collettivo da par te di un
ceto medio via via sempre più colto e più informato, anche o soprattutto
grazie al ruolo del nascente pluralismo della stampa del XVIII secolo. È
da allora che stampa ed editoria rappresentano l'irrinunciabile alter
ego del potere politico, il principale strumento di controllo della qualità delle scelte messe in atto da chi occupa posizioni di responsabilità nei confronti della cittadinanza. In par ticolare, con la nascita e la dif fusione della fotografia, all'informazione per immagini è stata attribuita la capacità di un ultimo verdetto sulla veridicità dei fatti presentati come notizia. L'industria culturale dell'era mass mediatica ha vissuto e vive ancora il problema della dipendenza dal consenso. Nel tempo, all'editoria sono state rivolte critiche di vario genere ma le sono state anche attribuite aspettative di tipo pedagogico. Resta il fatto che
l'editoria in generale, ma soprattutto quella indipendente, costituiscono il termometro della democrazia. Le piccole testate come le grandi contribuiscono a formare il gusto, educano le sensibilità del pubblico ed assolvono così un compito di grande responsabilità anche in quest'epoca, in cui l'avvento di Internet aveva creato l'illusione dell'inutilità della mediazione rappresentata da stampa ed editoria. In realtà la loro funzione è oggi ancor più importante che in passato: il sovraccarico informativo a cui siamo sottoposti e le infinite possibilità manipolatorie dell'informazione, sia essa testuale o iconica, fanno dell'editoria un indispensabile strumento di orientamento e supporto per la cosiddetta gente comune. Ad essa, il grande e difficile compito di mantenersi credibile e indipendente.
Role of publishing
“Storia e critica dell'opinione pubblica (Ed: History
and criticism of public opinion)” it's the title of an
essay written by the philosopher and sociologist
Jurgen Habermas about the factors which have
contributed to the born of bourgeois public opinion,
that is the habit of publicly debating on themes of
collective interest. But only a middle class more and
more cultured and informed can debate like this,
and that's linked with the borning press pluralism of
the XVII centur y: press and publishing quickly
became an overseer of political power, the main
medium to control the quality of the choices made
by the politicians. In particular, after the spreading
of photography, images became the main information
medium, with the last word on truth. Cultural
industry of the mass media's era has lived and still
lives the problem of consensus. During the years,
publishing has been criticized but also loaded with
pedagogical expectations, but it's a fact that
publishing (especially non par tisan one) is a
thermometer of democracy. Press contributes to
shape taste and public sensitivity, per forming a
task of great importance notwithstanding the born
of web has created the illusion of its uselessness.
In reality, it's more useful than ever: we are overloaded
by information, with the risk of being
manipulated; so publishing is a necessar y
instrument to guide and support people, with the
big task to still non par tisan and trustwor thy
Recherche di Thomas Pagani Roberto - Presenze
La città chiude gli occhi, non sente.
Negazione, rigetto, apatia. Non
conosce ciò che si muove sotto la
sua pelle, o non lo vuole sapere, così
come i suoi per fetti cittadini,
intrappolati in un fittizio benessere
televisivo d'appartamento, quando
fuori, sotto casa, è malessere. I
margini della società, un concetto
chiaro a tutti, che definisce luoghi,
persone, atteggiamenti ben precisi,
ma troppo spesso idealizzati e
mitizzati; zone aventi una concreta
forza d'attrazione per coloro che
vivono ai limiti di quel reale messo in
piedi dalla nostra società, disperati
metropolitani, i nemici della città,
che trovano la propria culla dove
l'esclusione urbana incontra
l'esclusione sociale. Tragici spazi di
una metropoli che rinnega, espelle e
colloca ai confini uomini, le cui vite di
passaggio, di sottopassaggio,
vagano erranti, esiliate dal mondo
che transita sopra le loro teste. Sono
ormai presenze, senza distinzione
né forma, creature prive di
un'identità, negata dalle fantasie
della gente “comune”, che durante
le ore diurne, percorre e condivide
quelle vie, quei sottopassaggi, ma
che di notte li rifiuta e disdegna,
rendendoli luoghi inaccessibili,
d'emarginazione e rifugio. Ecco così
il duplice volto di questi angoli avvolti
nel cemento, che parlano di vite
ignorate, di rinuncia a comprendere
e comunicare. Qui entra in gioco la
fotografia, che vuole dare forma alle
visioni astratte delle masse,
consegnando concretezza a quegli
spazi, pur mantenendo il lato onirico
e suggestivo che tali posti evocano:
il fascino dell'abisso, l'inquieto, il
disagio e le sue presenze
City closes her eyes, she doesn't feel anything. Negation, rejection, apathy. She doesn't know what's moving under her skin, or
she doesn't want to know it, like her perfect citizens, trapped under a fake apartment of television well-being, when outside, under
they're home, it's malaise. Society's limits, a clear concept to everybody, defines locations, people, exact attitudes, but so many
times idealized and mythized; neighbourhoods that has a concrete attraction power for who lives on the limit of that " real " that our
society says belongs us, metropolitan desperates, city's enemies, that find they're cradle where the urban exclusion meets social
exclusion. Tragic spaces of a denying metropolis, ejects and puts men to the limits, where they're passenger livings, underpass
livings, goes wandering, exiled by that world that float over they're heads. They're presences yet, without distinctions or forms,
identity-less creatures, denied by the imagination of " common " people, that usually walk along and share that roads, that
underpasses, during the morning, while in the evening they rejects it, making that like inaccessible places, of marginalization and
shelter. Here it is the double face of this corners dip into cement, that talks about ignored lives, about the resign of the communication,
to the comprehension, as photography role, that wants to give form to masses' abstract visions, giving concreteness to that
spaces, but maintaining the dream and evocative side that this places summons: the fascination of the abyss, the worry, the
discomfort and his presences.
Speciale di Giorgia Sorrisi - fotografie di Alberto Romano - Successo dei Les Spritz all’Italia Wave Band
Non capita spesso di salire su un palco prestigioso
come quello dell'Italia Wave Love Festival,
soprattutto se sei un ar tista emergente. Ma la
Fondazione di Arezzo Wave, ente che organizza la
celeberrima manifestazione, lancia l'oppor tunità
con l'Italia Wave Band, contest che coinvolge tutte le
regioni italiane per scegliere una band che, al fianco
di ar tisti nazionali ed internazionali, rappresenti la
propria terra alla kermesse che si terrà a Livorno dal
21 al 25 luglio. In Sicilia sono stati i messinesi Les
Spritz ad aggiudicarsi il titolo. La loro ultima esibizione,
svoltasi al Teatro Montevergini di Palermo il 16
aprile scorso, ha convinto la giuria, sbaragliando
così gli altri finalisti: Lalla into the garden (Palermo),
Oratio (Messina), Ipercussonici (Catania) e
Ultravixen (Catania). I Les Spritz sono Gaetano
Sciacca (batteria), Francesco Giordano (basso) e
Giuseppe Candiano (chitarra), tre ragazzi sulla
trentina che tra studio e lavoro tentano di dedicarsi
alla loro più grande passione, la musica. La band che
nasce nel 2006, nel circolo CinqueQuar ti a
Messina, è il prodotto di una rinascita culturale e
musicale della città: «Messina in quegli anni ha dato
la possibilità a noi e a molte altre band di esibirsi, di
incontrarsi e coltivare interessi e passioni. Questa
fase si è momentaneamente chiusa ma ha lasciato,
oltre che un ottimo ricordo, molte testimonianze
attive di cui forse i Les Spritz rappresentano quella
più vivida e consolidata» dichiara a proposito del
gruppo Giuseppe Candiano. Il loro nome d'ar te
nasce per caso e non ha nulla a che vedere né con
l'aperitivo veneto, né con i biscotti alsaziani tipici di
Natale, è semplicemente un nome creato dal loro
«delirio alcolico», come precisano loro stessi. I Les
Spritz, cresciuti a pane e Melvins, hanno attinto
anche dai Minutemen ed i Lightning Bol, per produrre
un sound originale. La loro musica vanta un suono
minimale e potente, senza testi e senza parole, retta
da uno stile che graffia e stride, con riferimenti al
post punk: «Puntiamo soprattutto a una complessità
delle strutture ritmiche che nasce dalla necessità di
esprimerci liberamente e di discostarci dalla musica
mainstream che impazza in Italia e che pur troppo
non è altro che la riproduzione di un contesto sociale
e culturale sempre più super ficiale e scontato». I Les
Spritz, con le idee chiare e con un'energia innegabile,
a Livorno por teranno alto l'onore della musica
siciliana. Dunque cosa si aspettano da questa
impor tante esperienza? A risponderci è ancora
Giuseppe: «L'Italia Wave Love Festival è un ottima
vetrina, ma una band come la nostra ha bisogno di
costruirsi una credibilità suonando incessantemente
dal vivo, venendo a contatto con nuove scene e
con tante band, e ciò implica un lavoro di preparazione
e dedizione verso la musica che spero vada solo
aumentando negli anni per consentirci di dedicarci a
quello che amiamo di più nella nostra vita».
Per avere maggiori informazioni su di loro potete
visitare la loro pagina myspace all'indirizzo
www.myspace.com/lesspritz
speciale
You don't often get the chance to perform on a prestigious stage like the stage of Italia Wave Love Festival,
especially if you are an emerging ar tist. But the foundation of Arezzo Wave, organizer of this famous
event, gives the opportunity through Italia Wave Band, a contest involving all Italian regions in order to choose
one band, which will represent his own land beside national and international artists by the fair in Livorno from
st th the 21 to the 25 of July. In Sicily Les Spritz from Messina won. Their last performance in April in the theater
Montevergini in Palermo convinced the jur y smiting therefore all other finalists: Lalla into the garden (Palermo),
Oratio (Messina), Ipercussonici (Catania) and Ultravixen (Catania). The Les Spritz - Gaetano Sciacca (drums),
Francesco Giordano (bass) and Giuseppe Candiano (guitar) - are three boys about 30 years old, who tr y to
dedicate themselves, between study and work, to their biggest passion, i.e. music. This band born 2006 in the
club CinqueQuarti in Messina is the product of a musical and cultural rebir th of the city, Giuseppe Candiano
explains: «Messina gave us and some other bands at that time the possibility to perform, to meet each other
and to share the same interests and passions. This period came to an end, but we remember it ver y well and
don't forget all the active testimonies. Les Spritz are probably the most vivid and consolidated testimony of that
rebirth's time in Messina». The name Les Spritz was given in an offhand way and it is concerned neither with the
aperitif from the Veneto nor with the Alsatian Christmas-cookies, it is only a name originated from their “alcoholic
delirium” as they uninhibitedly confess. The Les Spritz grew up with bread and Melvins learning from the
Minutemen and the Lightning Bol in order to produce an original sound. Their sound is minimal but strong
without texts and words; the scratched and strident style remembers the post punk music: «We mainly rely on
the complexity of the rhythmical structures because of our necessity to express ourselves freely and dissociate
from the current mainstream developing in Italy within a super ficial and expected socio-cultural context». The
Les Spritz will hold high the pride of Sicilian music in Livorno with their demanding ideas and their undeniable
energy. Well, what do you expect from this experience? Giuseppe answers again: «Italia Wave Love Festival is a
ver y good showcase, but our band has to make up his credibility performing always live, coming in contact with
different stages and some other bands, devoting our life more and more intensively to music, which is the most
important thing for us». www.myspace.com/lesspritz
Hot-Pot di Giusto lo Bocchiaro e Daniele Messineo con Dario Balletta
Nello scorso numero ho pubblicato una ricetta trovata su internet, Braciole
di San Bernardo dello Xhiang, postata sul sito www.ciao.it
dall'utente feyfey; in questa ricetta la carne di San Bernardo era
l'ingrediente principale. Personalmente non mangio carne di cane ma
mangio moltissimi altri animali mor ti (agnelli, maiali, vitelli, galline, piccioni,
qualche altro uccello e quasi tutti i pesci), rispettando in ogni caso la cultura
e la religione della zona del mondo in cui mi trovo; quindi, in India niente
hamburger di vitello, in Inghilterra nessuna costata di cavallo si presenterà
mai sul mio piatto, in Cina ed in Giappone consumerò un po' di tutto, tra
balene, cavallette e cani. La ricetta del San Bernardo era accompagnata
dall'illustrazione di un cane con i tagli di carne che se ne possono ricavare. Il
tutto NON era un'incitazione al consumo di carne canina ma non posso
condannare chi, per cultura e tradizione, decide di farne uso.
On the past issue, I published a recipe found
on web, St. Bernard of Xhiang dog chops, posted
on www.ciao.it by feyfey; St. Bernard meat was
the main ingredient. Personally, I don't eat dog's
meat but eat many other animals (lambs, pigs,
veals, chickens, pidgeons, some other birds
and nearly all kind of fish), respecting culture
and religion of the countr y where I am; so, no
veal hamburgers in India, no horse steaks in
England, but probably I'll eat whales, dogs and
grasshoppers in China or Japan. St. Bernard's
recipe was put side by side with an illustration of
a dog and the possible carves. But I didn't want
to incite to eat dog's meat neither to condemn
who, following its uses and costumes, eat it
Pasolini Pasolini
la ricetta
P: Il successo è l'altra faccia della persecuzione, non so come dire… e poi il successo è sempre
una cosa brutta per un uomo; può esaltare, al primo momento, può dare delle piccole
soddisfazioni e cer te vanità, ma in realtà appena ottenuto si capisce che è una cosa brutta per un
uomo. Per esempio il fatto di avere trovato i miei amici qui, alla televisione, non è bello. Per fortuna
noi siamo riusciti ad andare al di là dei microfoni e del video, e a ricostituire qualcosa di reale, di
sincero; ma come posizione, la posizione è brutta, è falsa.
B: Perché? Cosa ci trova di così anormale?
P: La televisione è un medium di massa, che non può che mercificarci e alienarci.
B: Ma oltre ai formaggini e al resto, come lei ha scritto una volta, questo mezzo che porta
soprattutto dei formaggini in casa, porta adesso le sue parole. Noi stiamo discutendo
adesso tutti con grande libertà, senza alcuna inibizione. O no?
P: No, non è vero.
B: Si che è vero, lei non può dire tutto quello che vuole? Lo dica.
P: No, non lo potrei, perché sarei accusato di vilipendio del codice fascista italiano. In realtà non
posso dire tutto. E poi a parte questo, oggettivamente, di fronte all'ingenuità o alla
sprovvedutezza di certi ascoltatori, io stesso non le vorrei dire certe cose. Quindi mi autocensuro.
Ma a parte questo, non è tanto questo, è proprio il medium di massa in sé: dal momento in cui
qualcuno ti ascolta dal video, ha verso di noi un rapporto da inferiore a superiore, che è un
rapporto spaventosamente antidemocratico. […]
Ammettiamo che invece di essere noi, qui, ci sia anche una persona assolutamente umile, un
analfabeta, interrogato dall'intervistatore: l'insieme della cosa, vista dal video, acquista sempre
un'aria autoritaria… fatalmente, perché viene sempre data come da una cattedra. E parlare dal
video è sempre parlare ex cathedra, anche quando questo è mascherato da democraticità.
P. Pasolini (1971)
P: Success is the other side of persecution, I mean, success is always a bad thing for a man; at first it can be
exciting, can give some little satisfaction and conceit, but it won't be long to become a bad thing.
For example, meeting again my friends here, on television, it isn't a good thing. Luckily we were able to go
further the microphones and the screen, and to create something real and sincere; but, the situation in itself,
it's disagreeable, false.
B: Why? What's so abnormal, according to you?
P: Television is a mass medium: it inevitably commercializes and depersonalizes us.
B: But, besides the pieces of processed cheese, as you wrote once, it popularizes also your words.
We are freely debating, without any inhibition. Or not?
P: It's false.
B: How can be false? You can say everything you want to, can't you? Speak freely.
P: No, I can't, because I could be charged of contempt of Italian fascist code. I can't tell all I want to. And,
objectively, I have to pay attention to my words because of the possible ingenuousness of the watchers. So,
I have to self-censor me.
But the problem is the mass medium in itself: who's watching right now, it's on a lower condition. This is a
terrifyingly undemocratic relation. Even if one of us would be an illiterate, thanks to the screen his words
would take an autocratic attitude. Talking through the television is like talking ex cathedra, even if disguised
as democratic debate.
Dario Balletta nasce a Palermo il 25/05/1981.
Intraprende gli studi al Liceo Scientifico Cannizzaro di
Palermo, diplomandosi nell'anno 1999. Già allora si
avver te una for te predisposizione per l'ar te, in
par ticolar modo per il fumetto. Subito dopo la maturità
collabora con il quotidiano L'Ora come vignettista. Nel
2002 si iscrive al corso di arti sequenziali, che darà
vita alla filiale di Palermo della Scuola del fumetto di
Milano. Per due anni consecutivi par tecipa al
concorso Arena del fumetto di Bologna, presentando
tavole a fumetti di storie autoconclusive. Il corso
termina con la realizzazione di un libro che raccoglie
storie brevi realizzate dai corsisti, presentato alla
Fiera del fumetto di Torino. Nel 2005 si iscrive
all'Accademia di Belle Arti di Palermo, nella sezione
pittura. Ha curato la grafica di due album del gruppo
esordiente Brainkills, recensito da riviste del settore.
Partecipa al Premio nazionale delle arti 2008 presso
Le Ciminiere di Catania, presentando tre tavole in
linoleumgrafia. Successivamente realizza un libro
d'arte con la tecnica xilografica esposto alla mostra
Libridine svoltasi all'Archivio storico di Palermo.
Partecipa alla performance I guru di dio, finalizzata
alla presentazione della mostra-evento Esperimento
000 organizzata da Skip La Comune a Palermo. Nel
2009 espone presso il Lulù pub di Palermo una storia
a fumetti di sua realizzazione, Ombre, disegnata
interamente coi pantoni. Nell'anno 2010 insegna in
un corso sulla prevenzione dalle dipendenze,
impiegando il fumetto come mezzo espressivo per la
produzione di un volume ad opera dei ragazzi delle
scuole medie di Misilmeri. Attualmente Dario Balletta
continua gli studi accademici.
Dario Balletta was born in Palermo, on
25/05/1981. He attended Cannizzaro
Institute of Palermo, a secondary school with
an emphasis on sciences, and graduated on
1999. In those days, he felt an aptitude for arts
and comics, and began to work as cartoonist
for the daily magazine “L'Ora”. On 2002 he
attended class of Sequential Ar ts (web,
comics and animated car toons) which gave
life to Palermo's branch of Scuola del fumetto
of Milan. For two years in a row, he par ticipated
to the contest “Arena del fumetto” of Bologna,
presenting boards with self-concluding
stories. His class ended with the production of
a book of short stories drawn by the students,
showed on the occasion of Torino's “Fiera del
fumetto”. On 2005, Dario attended painting
class at Palermo's Accademia delle Belle Arti
(Ar t Accademy). He design two covers for the
emerging band Brainkills. He took par t at
“Premio nazionale delle arti 2008”, organized
by Le Ciminiere of Catania, with three linoleum
graphic works. Then, he realized an ar t book
with xylographic technique, exposed on
occasion of the show Libridine, at Palermo's
Historical Archive. He worked with the ar t
gallery Skip La Comune to organize the show
Esperimento 000, performing in I guru di dio.
On 2009 set an exhibition a his work Ombre,
drawn entirely with felt-tip pens. Since 2010,
he's the teacher of a course about addiction's
prevention, using comics as expressive
medium and involving the pupils of secondary
schools of Misilmeri. He continues his
academic studies.
Speciale Editoria di Ornella Camarda - Intervento di Franco Nicastro (presidente Ordine giornalisti sicilia)
In un'epoca in cui la globalizzazione riversa sempre di più i propri modelli nella
nostra vita sociale ed economica, diventa di grande attualità concentrare la propria
riflessione sulle azioni concrete che lo Stato attua in difesa dei comparti produttivi
meno sviluppati; ancor più in Italia, con maggiore riferimento al Meridione, dove il
grado di sottosviluppo economico e culturale tocca a volte vette preoccupanti. Non
sarebbe da considerarsi nostalgica la visione rivisitata in tempi moderni di una
questione meridionale mai risolta che si gioca soprattutto in campo culturale. Il
sapere, la cultura, l'informazione sono infatti condizioni necessarie per lo sviluppo
di un territorio. La Sicilia risponde a questa sfida con quattro disegni di legge
presentati al governo regionale (157 On. Aricò, 369 On. Caputo e On. Lupo, 428 On.
Brendi, 535 On. Raia) che dovrebbe sostituire la precedente normativa nazionale sui
prodotti editoriali (legge Bonfiglio, mai applicata in Sicilia) e le successive direttive
comunitarie. Una legge sull'editoria che avrebbe lo scopo di arginare il nocumento
economico prodotto sia dalla crisi del settore, causata dal progresso tecnologico
che renderà a breve obsoleta la comunicazione in cartaceo, sia a causa delle ultime
direttive finanziarie che prevedono l'abolizione della franchigia postale per gli editori.
L'editoria, declinata in ogni sua forma (quotidiani, settimanali, libri, periodici etc.) è
di fronte ad un arduo giro di boa.Difficile reggere il confronto con le nuove tecnologie che vedono ogni giorno la rete
arricchirsi di 1.5 milioni di pagine ed il conseguente investimento pubblicitario nel
settore multimediale decisamente più concorrenziale della car ta stampata e del
canale televisivo. Paesi come la Francia hanno risposto con finanziamenti triennali di
200 milioni di euro ed a bene osservare l'Italia è sempre stata sensibile al problema se
consideriamo i 667 milioni di euro stanziati nel 2001 a favore del suddetto settore.
Occorre tuttavia osservare, in riferimento alle proposte di legge della regione Sicilia ed
ai tagli operati dallo Stato Italiano, le modalità di attribuzione delle incentivazioni e gli
sprechi che talvolta una tale politica ha posto in essere, non basandosi sulla
meritocrazia. Sarebbe auspicabile prevedere un meccanismo di sostegno finanziario
alle imprese che svolgono un'attività realmente qualificata e degna di nota; a maggior
ragione, dovrebbero essere privilegiate quelle imprese, cooperative o associazioni che
investono in occupazione; premiare lo sforzo di chi limita al minimo la presenza
pubblicitaria, la lungimiranza di chi si avvale di mezzi e linguaggi adatti ad una diffusione
internazionale, l'impegno di chi tratta con semplicità e chiarezza argomenti di stampo
culturale, nonché gli editori che non abusano di contratti di lavoro a progetto. Criteri
differenti, sicuramente utili per il mantenimento degli attuali operatori del settore,
creerebbero un'inammissibile parzialità a svantaggio delle nuove imprese e dei giovani
imprenditori. Non dovrebbero nemmeno essere sottovalutati, in special modo in una
regione come la Sicilia, tutti gli editori che, attraverso le proprie opere, propongono una
visione diversa di una terra che vede la sua ingiusta nomea come il maggior fardello che
rallenta lo sviluppo del proprio turismo e del proprio apprezzamento all'estero. Le
biblioteche potrebbero giocare un ruolo essenziale nella divulgazione culturale,
sarebbe auspicabile prevederle come punto d'arrivo di una più ampia riforma degli
strumenti divulgativi e di conoscenza: un luogo che vesta i veri panni di Tempio
Culturale, un grande contenitore informatizzato a cui tutti possono accedere
comodamente dalla propria postazione internet.La realtà è che il car taceo volge al tramonto ed ogni inter vento finanziario deve
necessariamente essere strumentale alla transizione verso i nuovi modi di
comunicazione globale; diversamente resteranno contributi infruttuosi, semplice
assistenzialismo.Se un determinato approccio venisse meno, risulterebbe difficile
l'allineamento ai dettati normativi CE come l'ar t 87 che, pur limitando molto la
possibilità di intervento statale a favore delle imprese, tendono a promuovere lo
sviluppo economico, occupazionale e culturale, prescindendo dai quali un territorio
rischia di essere tagliato fuori dal mercato.Credo che oggi la situazione dell'editoria giornalistica siciliana sia par ticolarmente
appesantita da una serie di voci negative, che vanno dalla caduta del mercato
pubblicitario alla riduzione delle copie diffuse; ma c'è anche una linea degli editori che
non può essere condivisa, che è quella dei tagli indiscriminati che non tengono conto
della necessità di salvaguardare il livello della qualità del prodotto in grado poi di
competere col mercato. Quindi una sfida al mercato, questo è il primo problema. L'altra
questione che vorrei sottolineare riguarda il modo con cui è possibile intervenire per
rimettere in piedi queste aziende. Certamente non con i contributi a fondo perduto,
perché spesso veniamo da esperienze molto negative di iniziative che sono fiorite e che
hanno avuto soltanto il compito di drenare risorse e di sottrarle alla produzione. Allora
una ricostruzione della dimensione imprenditoriale delle imprese passa anche
attraverso il controllo dei criteri con cui i soldi pubblici vengono impiegati, che siano
quantomeno coerenti con le finalità delle norme che prevedono questi incentivi.
Dove andrà a finire l’editoria?
Nowadays globalization pours its patterns in our
social and financial lives, so it's fundamental to
think about concrete actions, planned by the State,
to defend the production divisions less developed;
especially in South Italy, where financial and cultural
underdevelopment can reach alarming levels. In fact,
the Southern question (Ed: that is the cultural and
social discrepancy between Nor th and South of Italy,
underlined after the 1860) has always been based on
culture and it's still unresolved. Knowledge, culture
and information are necessar y factors of development
and Sicilian parliament are working on four
proposes to support them, starting from publishing
products. It isn't an easy task, because there are
already Italian and European acts with a lot of
guidelines, and because the publishing world is going
through a crisis, caused non only by the new technologies,
with the flourishing of web magazine and the
closure of printed ones, but also by Italian government
which has recently decreed the abolition of tax
breaks on postal shipping. Grand final: the collapse of
adver tising market, that used to be the main source of
incomes. The debate about how to react involves all
the publishers (radio, TV, books and newspapers
ones); in French, where they have similar troubles, the
government has allocate a three-years grants of 200
millions of euro. In the past, Italian government has
tried the same way, allocating up to 667 millions every
year, but the criteria of allocation are not ver y
meritocratic, so they have sometimes caused
influence peddling and wasting of public money.
Maybe it would was better to allocate grants only to
enterprises with qualified skills, privileging the ones
which respect the national employment contracts'
rates, which limit the presence of adver tising, which
use media and languages well-suited to an international
circulation, which are dedicated to cultural
themes, described with clarity. Any different criterion,
useful for the sur vival of publishing's present
employees, will be unfair and disadvantageous
toward new enterprises and young businessmen. In
Sicily should be a good idea to reward the magazines
proposing a sidelight for a land braked by a wrongful
reputation, which discourages tourism and curtails
its foreign appreciation. A complete reform of the
system would be include also a reorganization of
libraries, enriching them with internet stations. It's
the end of the printed newspapers' era and any
financial suppor t should facilitate the transition
toward a new technological way to communicate.
Otherwise it will be fruitless, simple abuse of the
welfare state, and we shouldn't forget the European
guidelines, which even limiting the possibility of state
interventions in favor of the enterprise, promote the
financial, cultural and occupational development
needed to stay on the market.
Devo anche sottolineare il dif ferente
approccio che c'è stato da par te della politica
rispetto a questo problema serissimo: mentre
la Regione, in qualche modo, manifesta un
interesse che noi vorremmo stimolare ed
apprezzare, dall'altro lato invece c'è un
governo nazionale che è intervenuto soltanto
con dei tagli di risorse, come quelle previste
dal decreto Mille Proroghe che abolisce per
esempio le agevolazione per le spedizioni
postali. Ora, tutto questo cer tamente non
corrisponde al modo più giusto e più corretto di
intervenire su quelli che a mio giudizio sono i
problemi strutturali. Una volta tanto vorrei
sottolineare anche la convergenza di interessi
fra gli editori ed i giornalisti ad avere degli
editori veri, che stiano in piedi e che stiano sul
mercato. Perché un giornalista che ha la tutela
e la garanzia, non solo della condizione di
lavoro ma anche della propria funzione e della
propria indipendenza, è in grado di produrre
meglio e di essere più credibile.
Where will it end publishing?
Condition of Sicilian journalistic publishing is
overburdened by a series of negative data, such as
the slump of adver tising market or the decrease of
distribution network. Moreover, publishers'
choices can't be shared: they are indiscriminately
cut down without taking in account the need to
safeguard product's quality in order to be competitive.
We should challenge the market. But how can
we intervene to set on foot the companies? Surely
not by free grants or we'll have again several
flourishing companies with no-accounts, which will
consume resources, detracting them from the real
production. So we have to arrange the criteria about
how to assign the funds, following the guidelines of
the law. We have to point out the different approach
followed by the politics: Regional government (Ed:
Sicily has either local and national political organs,
including an own Parliament) demonstrates an
interest to discuss and solve this serious problem,
while the National one cut down the resources, for
example abolishing tax breaks on postal shipping;
that's a big damage for publishers and, in my
opinion, isn't the right way to cope with these
structural problems. Ever y so often there is a
meeting of interests between publishers and
journalists, in order to obtain competitive publishing
companies and assure security and independence
to every journalist, fundamental elements to
produce to the best of their abilities.
Potfolio di Livio Catalano - Giancarlo Marcocchi
Livio Catalano nasce a Palermo nel 1975. Un'infanzia
priva di “esplosioni” ar tistiche, una vita ordinaria
imperniata sulla scuola dell'obbligo fino alla maturità
classica. Intraprende gli studi universitari nel ramo
giuridico, senza ottenere le soddisfazioni pensate.
Approda allora al DAMS e qui troviamo Livio a respirare
un'aria che fino a quel momento non aveva assaporato,
come un neonato al quale viene reciso il cordone
ombelicale e deve vivere contando solo sul proprio respiro.
La storia dell'ar te lo por ta a conoscere le varie discipline e
si innamora del cinema, tanto da tentare i corsi di
formazione di Milano e di Roma. Si mette a dipingere e trova
la pace interiore da tanto ricercata. Un giorno decide di
intraprendere un viaggio lungo e faticoso per arrivare a
Santiago di Compostela, armato di una Nikon Coolpix. Al
ritorno espone le sue opere, realizzate con tanta fatica ma
anche con tanto amore. Il risultato è palese, la fotografia gli
entra nel sangue e decide di iscriversi ad un corso regionale
per il restauro dei materiali fotografici. La fotografia, ormai
infiltratasi nel suo DNA, lo spinge a frequentare negli anni
2007-2009 la Scuola Romana di Fotografia. Ho conosciuto
Livio in un mercoledì dedicato alla lettura por tfolio che
tengo presso l'Associazione Culturale Malausséne. Già la
presentazione delle opere indicava la professionalità
dell'autore, ogni fotografia era montata su passepartout e
realizzata in un ottimo bianco e nero. Le immagini proposte,
distese sui tavoli, vibravano di una propria sensibilità. Ogni
immagine poteva essere “opera finita”, “unica”, non
necessitava di un por tfolio per sviscerare il contenuto
magico. Sarebbe praticamente inutile descriverle, basta
guardarle, ma due cosette le voglio dire: la bellezza di
queste immagini fatte ad Assisi, in cui vengono ritratti gli
studenti, futuri frati, nella loro quotidianità, deriva dal fatto
che, a prescindere dalle ottime composizioni, Livio ha
saputo cogliere l'essenzialità degli sguardi, dei giochi e
dell'impegno giornaliero. Le sue opere mi hanno fatto
pensare ai “Pretini” di Giacomelli.
Livio Catalano was born in Palermo in 1975. His childhood had
no "explosion" artistic but it was centered mainly on a "normal"
life focused on school until he obtained school leaving cer tificate.
He undertook university studies in the legal branch, without
getting the rewards he thought. Then he joined the DAMS and
here, breathing air that until that he didn't tasted, he felt himself
like a baby to which the umbilical cord was cut and must live
relying only on his own breath. The histor y of ar t led him to
understand the various disciplines and he felt in love with cinema
so much he trained some training courses in Milan and Rome. He
started to paint and found inner peace sought so much. One day
he decided to begin a long and arduous journey to get to Santiago
de Compostela, armed with a Nikon Coolpix. In return he
exhibited his works realized hard but with love. The result is clear,
the photo is inside his blood and he decided to join a regional
course for the restoration of photographic materials. The
photograph, now in its DNA infiltrated, urged him to attend in the
years 2007-2009 the Scuola Romana di Fotografia (Ed: Roman
School of Photography). I met Livio in a Wednesday spent reading
por tfolios at the Cultural Association Malaussène. Even the
presentation of the works indicated the author's professionalism,
each photo was mounted on a passe-partout and made in
great black and white. The images presented, lay on the table,
vibrated in its own sensitivity. Each image could be "finished
work", did not require a por tfolio for dissecting the magical
content. It would be vir tually useless to describe, just watch
them, but I want to say: the beauty of these images done in Assisi
where students, prospective monks, are por traited in their daily
life, stems from the fact that, apart from good works, Livio was
able to grasp the essence of looks, games and daily commitment.
His works make me think to Giacomelli's "Pretini (Ed: Little
priests)”.
Entourage del Prof. Mogol - testo di Mauro Maraschi - Fotografie di Manuela Morgia
La Roma di William Klein: 50 anni dopo
William Klein, in compagnia della moglie Jeanne, arrivò a Roma nel 1956 su invito di Federico Fellini. Il visionario regista,
affascinato dal lavoro del fotografo americano, gli aveva infatti chiesto di improvvisarsi aiuto regista sul set di Le notti di
Cabiria. Klein, suo estimatore, per quanto non avesse alcune esperienza nell'ambito, non se l'era fatto dire due volte. L'ex
pittore newyorkese, allora ventottenne, aveva appena presentato Life is good and good for you in New York. Si trattava di un
intenso diario visivo, commissionato originariamente da Vogue ma, a lavoro ultimato, incompatibile con una rivista di
moda. La critica americana inizialmente lo stroncò, definendolo crudo, rozzo e quindi impubblicabile. L'aver trascorso
cinque anni in Europa aveva probabilmente spinto il fotografo a un'affettuosa inclemenza nei confronti della propria città
natale. La sua rappresentazione della Grande Mela era infatti una sequela di immagini mosse e sgranate, spesso rubate a
passanti con un approccio da paparazzo: «Mi sono goduto New York come se fossi un finto antropologo, trattando i newyorkesi
come se fossero degli Zulu», dichiarò ironicamente. Eppure, attraverso la lente deformante della sua Leica, Klein era
riuscito a ritrarre la frenesia della metropoli del dopoguerra senza cristallizzarla. La sua tecnica, che si poneva come un
netto rifiuto dell'accademismo, segnò un punto di rottura con l'estetica formale imperante, al tempo dettata da Car tier-
Bresson. New York diventò presto una pietra miliare della fotografia, tanto che avrebbe vinto l'anno dopo il Premio Nadar,
regalando a Klein la fama mondiale e consacrandolo uno dei fotografi più influenti di sempre.A Roma Klein adottò lo stesso approccio vitalista. La strada fu nuovamente il set ideale e la
gente in movimento la preda per fetta: «Ben presto scoprii che davanti alla macchina
fotografica i romani avevano un atteggiamento molto simile a quello dei newyorchesi: tutti
pensavano di meritare di essere immor talati, di poter essere degni protagonisti di una
fotografia». Approfittando dei lunghi ritardi che caratterizzarono le riprese del film, Klein ebbe
il tempo di narrare fotograficamente l'anima della Città Eterna. Non gli mancarono occasioni
curiose, come quando ci fu bisogno di comparse per completare il cast: «Per trovare delle
prostitute disposte ad apparire nel film feci un giro con Fellini nei luoghi in cui solitamente
offrivano i loro ser vizi. Il mio compito era di fotografare le possibili candidate mentre qualcun
altro prendeva i nomi e numeri di telefono. E poi si era già sparsa la voce. L'ufficio era pieno di
puttane e magnaccia». Oltre che da Fellini, nelle sue esplorazioni fu accompagnato da altri
colossi della cultura italiana: Moravia e Flaiano gli fecero da ciceroni, mentre Pasolini gli
scrisse alcuni testi per corredare le foto. Anche stavolta, come in precedenza a New York e in
seguito a Mosca, Tokyo e Parigi, Klein realizzò un corpus coerente e originale, vor ticoso
quanto preciso. Alla pubblicazione del lavoro compiuto, lo stesso Fellini dichiarò: «Roma è un
film e Klein lo ha girato». Non è un caso che in seguito Klein si sia dato alla regia. Oggi, per i
cinquant'anni di Roma, l'agenzia Contrasto ne pubblica una riedizione aggiornata e rivista.
Inoltre, in collaborazione con Zètema, organizza la mostra William Klein, Roma - fotografie
1956 – 1960, aperta al pubblico dal 14 aprile al 25 luglio 2010. Il luogo dell'appuntamento
con questa pagina di storia italiana è il Museo dei Fori Imperiali, all'interno dei Mercati di
Traiano, un complesso archeologico che, dall'antichità a oggi, ha subito infinite
trasformazioni: da centro amministrativo strategico a residenza nobiliare, da for tezza
militare a sede di un convento. Si tratta di una location straordinaria, nuovamente accessibile
dal 2007 dopo un'attenta attività di restauro e l'allestimento del Museo stesso.
Klein
ndr
Klein, ebreo cresciuto in un quartiere irlandese, dopo gli studi di sociologia si arruola e visita
l'Europa. Al congedo si stabilisce a Parigi, lavorando come pittore. Sperimenterà con
successo anche le arti plastiche, la fotografia e la cinematografia, adoperando un approccio
originale ed anticonformista.
William Klein arrived in Rome with his wife Jeanne in 1956 upon Federico Fellini's invitation. The visionary director, fascinated by the
American photographer's work, suggested that he test his skills as an assistant director on the set of Le Notti di Cabiria. Klein greatly
admired Fellini, and regardless of his lack of any experience whatsoever in the field, didn't need to be asked twice. The former New York
painter was then 28 and had just presented Life is good and good for you in New York, an intense visual journal, originally commissioned
by Vogue but, once completed, unfit for a fashion review. American critics at first tore his work to shreds, defining it raw, gross and thus
unpublishable. His five years in Europe had very likely lulled the photographer into a affectionate harshness towards his hometown. His
portrait of the Big Apple was indeed a string of blurred grainy pictures, often stolen paparazzi-style shots of the man on the street: «I
appreciated New York like a fake anthropologist, treating New Yorkers like Zulus», he said ironically. And yet, through the deforming lens
of his Leica, Klein had succeeded in portraying the frenzied post-war metropolis without freezing it. His technique, which was founded on
a trenchant refusal of academics, represented a breakthrough with respect to the aesthetic formalism of the time, embodied by Cartier-
Bresson. New York was soon recognized as a milestone in photography; upon winning the Nadar Prize, Klein gained international
acknowledgment as one of the most influential photographers in history. In Rome Klein chose the same vitalist approach. Once again,
the street was a perfect set, moving crowds a perfect prey: «I soon found out that the Romans reacted to the camera much like New
Yorkers. Everyone felt they deserved to be photographed, immortalized». Making the most of the frequent delays on the set, Klein found
the time to create a visual narration of the soul of the Enternal City. Many peculiar situations were to arise, such as coming up with walkon
actors to fill out the cast: «To find whores who wanted to be in the film, I went with Fellini to cruise the usual brothels. My job was to
photograph the likely candidates, while someone else took their names and phone numbers. Soon, the word was out. Whores and
pimps crowded the office». Besides Fellini, other titans of Italian culture happened to join his expeditions: Moravia and Flaiano acted as
guides for him, whilst Pasolini wrote a number of texts to accompany the photographs. Once again, as it had been for New York and as it
was going to be later on in Moscow, Tokyo and Paris, Klein came up with a coherent and innovative body of work, as chaotic as it was
precise. Once it was published, Fellini stated: «Rome is a film and Klein shot it». It is no accident that Klein would subsequently delve into
directing. Today, celebrating Roma's fiftieth anniversary, the agency Contrasto has released an updated and abridged edition and has
organized, in collaboration with Zètema, an exhibit called William Klein, Roma - fotografie 1956 – 1960 (Rome, 14 April – 25 July 2010).
The meeting place for this piece of Italian history is the Museo dei Fori Imperiali, inside the Mercati di Traiano, an archaeological complex
which has gone through several transformations over the centuries: from an imperial administrative and strategic headquarters, to a
military fortress, and finally a convent. This location itself is extraordinary, and has been visitable since the 2007 restoration works and
the establishment of the museum itself.
Ed.
Klein, Jew grown up in a Irish district, after his studies in sociology, enlist and visit Europe. After his
discharge, he settled in Paris, working as painter. He tried also plastic art, photography and cinematography,
with an original and nonconformist approach.
Eventi - Events
FRANCO BATTIATO - PROVE D’AUTORE
7 maggio - 11 luglio
Bipielle Arte, via Polenghi Lombardo, 13 - Lodi
Presso Bipielle Arte, sede espositiva della Banca Popolare di Lodi, apre l'esposizione
curata da Elisa Gradi: "Franco Battiato. Prove d'Autore" - in collaborazione con
l'associazione culturale La Bezuga e patrocinata da Comune e Provincia - dedicata
all'opera pittorica del musicista: 25 tele dagli anni '90 ad oggi (tra cui un trittico inedito), il
primo libro d'artista “Gilgamesh” e il mediometraggio, diretto da Battiato, su Gesualdo
Bufalino.
At Bipielle Arte, exhibition space of Banca Popolare di Lodi, opens the exhibition “Franco Battito.
Prove d'Autore”, edited by Elisa Gradi, in cooperation with the cultural association La Bezuga and
sponsored by Municipality and Province. On show 25 canvass made by the great musician, beginning
from the 90s, an unpublished triptych, the first book of the artist “Gilgamesh” and a medium film
about Gesualdo Bufalino, directed by Battiato.
AQUILONI I COLORI DEL VENTO
15 - 29 maggio
Via Savoia, San Vito Lo Capo, Trapani
Un viaggio inedito nel mondo degli aquiloni, oggetti che abitano il cielo e i sogni, che
attraversano tempi, tradizioni e sfide tecnologiche. Mostra fotografica itinerante per le
vetrine dei negozi di via Savoia, organizzata in concomitanza con il 2° Festival
Internazionale degli Aquiloni.
Fotografie sono: Antonella Messina, Nicola Mistretta, Nicolò Gianno, Agostino Parisi, Vito
Candela, Giulia Giacalone, Arturo Safina.
A journey on the world of kites, objects that live on sky and dreams, go through the time, tradition and
nd technological challenges. A touring show organized in conjunction with the 2 International Festival
of Kites. Photos by: Antonella Messina, Nicola Mistretta, Nicolò Gianno, Agostino Parisi, Vito
Candela, Giulia Giacalone, Arturo Safina.
SEMINARIO DEDICATO AL RITRATTO
22 - 23 maggio
Seminario dedicato al ritratto condotto da (Marigò), con il patrocinio
del Nikon Club Italia e la collaborazione di ; un percorso che, partendo dalla
luce, attraverso i vari passaggi porterà a quello che dovrebbe essere l'atto finale della
fotografia la stampa. Il seminario è riservato ad un massimo di 10 partecipanti ed avrà
luogo se si raggiungerà un minimo di 6 iscritti. Il costo è di euro 100,00 €.
Il programma completo su: www.nikonclubitalia.com/test/i-giorni-22-e-23-maggio-con-ilpatrocinio-
del-nikon-club-italia-si-terra-un-seminario-dedicato-al-ritratto.htm
Seminar about portrait, leaded by Marco Maria D'Ottavi (Marigò), sponsored by Nikon Club Italia and
in cooperation with EurossModels; starting from light, ending with printing. Seminar costs 100,00 €
and is reserved to only 10 partecipants, with a minimum of 6. Details (italian only) on
www.nikonclubitalia.com/test/i-giorni-22-e-23-maggio-con-il-patrocinio-del-nikon-club-italia-si-terraun-
seminario-dedicato-al-ritratto.htm
Concorsi fotografici on line. Ogni mese quattro contest individuali ed uno a squadre.
Pertecipa, condividi la esperienze e migliora la tua tecnica!
www.fotocontest.it
Chiusura - Closing di Giorgio Menallo
Nonostante il periodo par ticolarmente difficile per l'editoria
italiana, la redazione di Potpourri non demorde, orgogliosa di
svolgere il lavoro al meglio delle proprie possibilità e sempre
puntando sui giovani. Nei prossimi numeri, forse proprio dal
prossimo, speriamo di poter dare visibilità anche agli scrittori
emergenti, proponendo una rubrica che ospiti racconti brevi e/o
composizioni poetiche. Comunque, nell'attesa di questa ed altre
numerose possibili novità, spero continuerete a leggerci e a
partecipare con l'affetto e la costanza che ci avete dimostrato
finora. Al prossimo appuntamento.
Notwithstanding the heavy period of the italian publishing,
Potpourri's Staff is still in the field, proud to do its work at its best and
th always betting on youth. On next issues, maybe from the 14 , we'll try
to give visibility also to emerging writers, proposing a column full of
shor t stories and/or poems. However, waiting for this and many
other possible novelties, we hope you keep to read and participate
with the affection and constancy you show until now. Goodbye to the
next appointment
Aforisma - Aphorism
Marco Travaglio (1964)
Giornalista e scrittore italiano
Italian writer and investigative journalist
“Le vittime della censura non sono
soltanto i personaggi imbavagliati per
evitare che parlino. Sono anche, e
soprattutto, milioni di cittadini che non
possono più sentire la loro voce per
evitare che sappino”
“The characters muffled to
prevent them to talk aren't
the only victims of censorship.
There are also millions of
citizens who can't no longer
hear their voices, to prevent
from knowledge”
Autori pubblicati
Antoine Giacomoni, Franco Nicastro, Giorgia Sorrisi, Vania Paganelli, Graziano Panfili, Daniele Bettazzi, Giuseppe Circhetta, Salvatore Desiato, Fabio Itri, Daniele Bradolini, Thomas Pagani Roberto, Massimiliano Gaglio, Alessandro Fontana, Cetti Anello, Dario Pacetta, Livio Catalano, Herr Benini, Sabrina Giordano, Tea Shafie, Alberto Casini, Manuela Morgia, William Klein, Marco Travaglio, Zioseb, Beatrix, Solarixx
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