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Potpourri magazine online N.13 - maggio 2010 - May

Fotografia contemporanea e d’epoca, arte e cultura, storia e attualità, galleria fotografica collettiva. La rivista mensile online e trimestrale stampata. Tutti i lettori sono invitati a partecipare alla galleria fotografica collettiva, seguendo le istruzioni riportate nella guida pratica in homepage.

Contemporary photography and vintage, art and culture, history and current. The online monthly magazine and quarterly printed. All readers are invited to participate following the instructions in the user’s guide in homepage



Introduzione di Flavio Vicari
Ormai i lettori più affezionati conoscono la nostra linea editoriale ma “repetita iuvant”: l'intento della nostra testata è favorire lo scambio di idee, esperienze e tecniche fra tutti coloro che si interessano al mondo dell'ar te e della cultura in generale e della fotografia in par ticolare. L'interazione fra persone con storie e culture diverse genera inevitabilmente una rielaborazione creativa, necessaria per comprendere il prossimo, con risultati a volte imprevedibili. Per agevolare l'incontro dei vari punti di vista abbiamo organizzato , una rassegna fotografica a Palazzo Fatta; la terza mostra in programma è “Death Sleeps Red” di Mario Conti, presentata da Maria Teresa Prestigiacomo, che avrà luogo giorno 18 maggio alle ore 21.30.Abbiamo scelto di esprimerci tramite le immagini perché la fotografia è un'arte dinamica e dalle mille potenzialità, con l’indubbio pregio di poter rappresentare sinteticamente un gran numero di dettagli pur rimanendo comprensibile. Tuttavia non siamo insensibili alle altre forme d’arte: avrete già notato il nostro costante interesse per la musica e le illustrazioni; presto avremo anche rubriche di letteratura, e nulla ci vieta di espandere ancora i nostri orizzonti. Sono già in corso collaborazioni stabili con altre due note città d’arte, Roma e Napoli, ma ripetiamo il nostro appello a tutti i giovani dotati d’entusiasmo e passione per le arti: in qualsiasi città abitiate, qualsiasi linguaggio usiate, non esitate ad inviarci le vostre proposte a redazione@potpourrimensile.com: potreste diventare parte integrante di Potpourri. Infine ringrazio tutto lo staff, gli amatori che continuano a inviarci materiale di prima qualità e i lettori che ci seguono. A presto con una nuova, ricca, pubblicazione in collaborazione con voi!
Our most aficionados already know our editorial style but as latins used to say: “repetita iuvant”. We wish to build up a community devoted to idea sharing, where people coming from dif ferent ar t background, with par ticular care to photography, could create a common ground. Mixing up people from different culture and life experiences inevitably generate a creative power where understanding of the diverse would make the difference, sometimes with unpredictable results. To help your brainshock experience, we are going to organize , an event which included four photographic exhibitions; the third of them will be “Death Sleeps Red” by Mario Conti, with Maria Teresa Prestigiacomo.Currently we are searching for cooperation from foreign countries; it doesn't matter where do you come from and what you do: if you are motivated and gifted by a strong love for Arts, don't hesitate to send us your proposes at redazione@potpourrimensile.com Last but not least, a special thanks to all the staff and to the readers who follow us and give their precious contribution. See you soon, with a new, rich number, written in direct cooperation with you!


Editoriale di Anna Fici - Il ruolo dell'editoria
Risale ai primi anni Sessanta del Novecento il saggio del filosofo e sociologo Jurgen Habermas dal titolo “Storia e critica dell'opinione pubblica”. Qui l'autore ricostruiva i fattori che hanno contribuito alla nascita di un'opinione pubblica borghese, ossia dell'abitudine a dibattere pubblicamente i temi d'interesse collettivo da par te di un ceto medio via via sempre più colto e più informato, anche o soprattutto grazie al ruolo del nascente pluralismo della stampa del XVIII secolo. È da allora che stampa ed editoria rappresentano l'irrinunciabile alter ego del potere politico, il principale strumento di controllo della qualità delle scelte messe in atto da chi occupa posizioni di responsabilità nei confronti della cittadinanza. In par ticolare, con la nascita e la dif fusione della fotografia, all'informazione per immagini è stata attribuita la capacità di un ultimo verdetto sulla veridicità dei fatti presentati come notizia. L'industria culturale dell'era mass mediatica ha vissuto e vive ancora il problema della dipendenza dal consenso. Nel tempo, all'editoria sono state rivolte critiche di vario genere ma le sono state anche attribuite aspettative di tipo pedagogico. Resta il fatto che l'editoria in generale, ma soprattutto quella indipendente, costituiscono il termometro della democrazia. Le piccole testate come le grandi contribuiscono a formare il gusto, educano le sensibilità del pubblico ed assolvono così un compito di grande responsabilità anche in quest'epoca, in cui l'avvento di Internet aveva creato l'illusione dell'inutilità della mediazione rappresentata da stampa ed editoria. In realtà la loro funzione è oggi ancor più importante che in passato: il sovraccarico informativo a cui siamo sottoposti e le infinite possibilità manipolatorie dell'informazione, sia essa testuale o iconica, fanno dell'editoria un indispensabile strumento di orientamento e supporto per la cosiddetta gente comune. Ad essa, il grande e difficile compito di mantenersi credibile e indipendente.
Role of publishing
“Storia e critica dell'opinione pubblica (Ed: History and criticism of public opinion)” it's the title of an essay written by the philosopher and sociologist Jurgen Habermas about the factors which have contributed to the born of bourgeois public opinion, that is the habit of publicly debating on themes of collective interest. But only a middle class more and more cultured and informed can debate like this, and that's linked with the borning press pluralism of the XVII centur y: press and publishing quickly became an overseer of political power, the main medium to control the quality of the choices made by the politicians. In particular, after the spreading of photography, images became the main information medium, with the last word on truth. Cultural industry of the mass media's era has lived and still lives the problem of consensus. During the years, publishing has been criticized but also loaded with pedagogical expectations, but it's a fact that publishing (especially non par tisan one) is a thermometer of democracy. Press contributes to shape taste and public sensitivity, per forming a task of great importance notwithstanding the born of web has created the illusion of its uselessness. In reality, it's more useful than ever: we are overloaded by information, with the risk of being manipulated; so publishing is a necessar y instrument to guide and support people, with the big task to still non par tisan and trustwor thy

Recherche di Thomas Pagani Roberto - Presenze
La città chiude gli occhi, non sente. Negazione, rigetto, apatia. Non conosce ciò che si muove sotto la sua pelle, o non lo vuole sapere, così come i suoi per fetti cittadini, intrappolati in un fittizio benessere televisivo d'appartamento, quando fuori, sotto casa, è malessere. I margini della società, un concetto chiaro a tutti, che definisce luoghi, persone, atteggiamenti ben precisi, ma troppo spesso idealizzati e mitizzati; zone aventi una concreta forza d'attrazione per coloro che vivono ai limiti di quel reale messo in piedi dalla nostra società, disperati metropolitani, i nemici della città, che trovano la propria culla dove l'esclusione urbana incontra l'esclusione sociale. Tragici spazi di una metropoli che rinnega, espelle e colloca ai confini uomini, le cui vite di passaggio, di sottopassaggio, vagano erranti, esiliate dal mondo che transita sopra le loro teste. Sono ormai presenze, senza distinzione né forma, creature prive di un'identità, negata dalle fantasie della gente “comune”, che durante le ore diurne, percorre e condivide quelle vie, quei sottopassaggi, ma che di notte li rifiuta e disdegna, rendendoli luoghi inaccessibili, d'emarginazione e rifugio. Ecco così il duplice volto di questi angoli avvolti nel cemento, che parlano di vite ignorate, di rinuncia a comprendere e comunicare. Qui entra in gioco la fotografia, che vuole dare forma alle visioni astratte delle masse, consegnando concretezza a quegli spazi, pur mantenendo il lato onirico e suggestivo che tali posti evocano: il fascino dell'abisso, l'inquieto, il disagio e le sue presenze

City closes her eyes, she doesn't feel anything. Negation, rejection, apathy. She doesn't know what's moving under her skin, or she doesn't want to know it, like her perfect citizens, trapped under a fake apartment of television well-being, when outside, under they're home, it's malaise. Society's limits, a clear concept to everybody, defines locations, people, exact attitudes, but so many times idealized and mythized; neighbourhoods that has a concrete attraction power for who lives on the limit of that " real " that our society says belongs us, metropolitan desperates, city's enemies, that find they're cradle where the urban exclusion meets social exclusion. Tragic spaces of a denying metropolis, ejects and puts men to the limits, where they're passenger livings, underpass livings, goes wandering, exiled by that world that float over they're heads. They're presences yet, without distinctions or forms, identity-less creatures, denied by the imagination of " common " people, that usually walk along and share that roads, that underpasses, during the morning, while in the evening they rejects it, making that like inaccessible places, of marginalization and shelter. Here it is the double face of this corners dip into cement, that talks about ignored lives, about the resign of the communication, to the comprehension, as photography role, that wants to give form to masses' abstract visions, giving concreteness to that spaces, but maintaining the dream and evocative side that this places summons: the fascination of the abyss, the worry, the discomfort and his presences.

Speciale di Giorgia Sorrisi - fotografie di Alberto Romano - Successo dei Les Spritz all’Italia Wave Band
Non capita spesso di salire su un palco prestigioso come quello dell'Italia Wave Love Festival, soprattutto se sei un ar tista emergente. Ma la Fondazione di Arezzo Wave, ente che organizza la celeberrima manifestazione, lancia l'oppor tunità con l'Italia Wave Band, contest che coinvolge tutte le regioni italiane per scegliere una band che, al fianco di ar tisti nazionali ed internazionali, rappresenti la propria terra alla kermesse che si terrà a Livorno dal 21 al 25 luglio. In Sicilia sono stati i messinesi Les Spritz ad aggiudicarsi il titolo. La loro ultima esibizione, svoltasi al Teatro Montevergini di Palermo il 16 aprile scorso, ha convinto la giuria, sbaragliando così gli altri finalisti: Lalla into the garden (Palermo), Oratio (Messina), Ipercussonici (Catania) e Ultravixen (Catania). I Les Spritz sono Gaetano Sciacca (batteria), Francesco Giordano (basso) e Giuseppe Candiano (chitarra), tre ragazzi sulla trentina che tra studio e lavoro tentano di dedicarsi alla loro più grande passione, la musica. La band che nasce nel 2006, nel circolo CinqueQuar ti a Messina, è il prodotto di una rinascita culturale e musicale della città: «Messina in quegli anni ha dato la possibilità a noi e a molte altre band di esibirsi, di incontrarsi e coltivare interessi e passioni. Questa fase si è momentaneamente chiusa ma ha lasciato, oltre che un ottimo ricordo, molte testimonianze attive di cui forse i Les Spritz rappresentano quella più vivida e consolidata» dichiara a proposito del gruppo Giuseppe Candiano. Il loro nome d'ar te nasce per caso e non ha nulla a che vedere né con l'aperitivo veneto, né con i biscotti alsaziani tipici di Natale, è semplicemente un nome creato dal loro «delirio alcolico», come precisano loro stessi. I Les Spritz, cresciuti a pane e Melvins, hanno attinto anche dai Minutemen ed i Lightning Bol, per produrre un sound originale. La loro musica vanta un suono minimale e potente, senza testi e senza parole, retta da uno stile che graffia e stride, con riferimenti al post punk: «Puntiamo soprattutto a una complessità delle strutture ritmiche che nasce dalla necessità di esprimerci liberamente e di discostarci dalla musica mainstream che impazza in Italia e che pur troppo non è altro che la riproduzione di un contesto sociale e culturale sempre più super ficiale e scontato». I Les Spritz, con le idee chiare e con un'energia innegabile, a Livorno por teranno alto l'onore della musica siciliana. Dunque cosa si aspettano da questa impor tante esperienza? A risponderci è ancora Giuseppe: «L'Italia Wave Love Festival è un ottima vetrina, ma una band come la nostra ha bisogno di costruirsi una credibilità suonando incessantemente dal vivo, venendo a contatto con nuove scene e con tante band, e ciò implica un lavoro di preparazione e dedizione verso la musica che spero vada solo aumentando negli anni per consentirci di dedicarci a quello che amiamo di più nella nostra vita». Per avere maggiori informazioni su di loro potete visitare la loro pagina myspace all'indirizzo www.myspace.com/lesspritz speciale
You don't often get the chance to perform on a prestigious stage like the stage of Italia Wave Love Festival, especially if you are an emerging ar tist. But the foundation of Arezzo Wave, organizer of this famous event, gives the opportunity through Italia Wave Band, a contest involving all Italian regions in order to choose one band, which will represent his own land beside national and international artists by the fair in Livorno from st th the 21 to the 25 of July. In Sicily Les Spritz from Messina won. Their last performance in April in the theater Montevergini in Palermo convinced the jur y smiting therefore all other finalists: Lalla into the garden (Palermo), Oratio (Messina), Ipercussonici (Catania) and Ultravixen (Catania). The Les Spritz - Gaetano Sciacca (drums), Francesco Giordano (bass) and Giuseppe Candiano (guitar) - are three boys about 30 years old, who tr y to dedicate themselves, between study and work, to their biggest passion, i.e. music. This band born 2006 in the club CinqueQuarti in Messina is the product of a musical and cultural rebir th of the city, Giuseppe Candiano explains: «Messina gave us and some other bands at that time the possibility to perform, to meet each other and to share the same interests and passions. This period came to an end, but we remember it ver y well and don't forget all the active testimonies. Les Spritz are probably the most vivid and consolidated testimony of that rebirth's time in Messina». The name Les Spritz was given in an offhand way and it is concerned neither with the aperitif from the Veneto nor with the Alsatian Christmas-cookies, it is only a name originated from their “alcoholic delirium” as they uninhibitedly confess. The Les Spritz grew up with bread and Melvins learning from the Minutemen and the Lightning Bol in order to produce an original sound. Their sound is minimal but strong without texts and words; the scratched and strident style remembers the post punk music: «We mainly rely on the complexity of the rhythmical structures because of our necessity to express ourselves freely and dissociate from the current mainstream developing in Italy within a super ficial and expected socio-cultural context». The Les Spritz will hold high the pride of Sicilian music in Livorno with their demanding ideas and their undeniable energy. Well, what do you expect from this experience? Giuseppe answers again: «Italia Wave Love Festival is a ver y good showcase, but our band has to make up his credibility performing always live, coming in contact with different stages and some other bands, devoting our life more and more intensively to music, which is the most important thing for us». www.myspace.com/lesspritz

Hot-Pot di Giusto lo Bocchiaro e Daniele Messineo con Dario Balletta
Nello scorso numero ho pubblicato una ricetta trovata su internet, Braciole di San Bernardo dello Xhiang, postata sul sito www.ciao.it dall'utente feyfey; in questa ricetta la carne di San Bernardo era l'ingrediente principale. Personalmente non mangio carne di cane ma mangio moltissimi altri animali mor ti (agnelli, maiali, vitelli, galline, piccioni, qualche altro uccello e quasi tutti i pesci), rispettando in ogni caso la cultura e la religione della zona del mondo in cui mi trovo; quindi, in India niente hamburger di vitello, in Inghilterra nessuna costata di cavallo si presenterà mai sul mio piatto, in Cina ed in Giappone consumerò un po' di tutto, tra balene, cavallette e cani. La ricetta del San Bernardo era accompagnata dall'illustrazione di un cane con i tagli di carne che se ne possono ricavare. Il tutto NON era un'incitazione al consumo di carne canina ma non posso condannare chi, per cultura e tradizione, decide di farne uso. On the past issue, I published a recipe found on web, St. Bernard of Xhiang dog chops, posted on www.ciao.it by feyfey; St. Bernard meat was the main ingredient. Personally, I don't eat dog's meat but eat many other animals (lambs, pigs, veals, chickens, pidgeons, some other birds and nearly all kind of fish), respecting culture and religion of the countr y where I am; so, no veal hamburgers in India, no horse steaks in England, but probably I'll eat whales, dogs and grasshoppers in China or Japan. St. Bernard's recipe was put side by side with an illustration of a dog and the possible carves. But I didn't want to incite to eat dog's meat neither to condemn who, following its uses and costumes, eat it
Pasolini Pasolini la ricetta P: Il successo è l'altra faccia della persecuzione, non so come dire… e poi il successo è sempre una cosa brutta per un uomo; può esaltare, al primo momento, può dare delle piccole soddisfazioni e cer te vanità, ma in realtà appena ottenuto si capisce che è una cosa brutta per un uomo. Per esempio il fatto di avere trovato i miei amici qui, alla televisione, non è bello. Per fortuna noi siamo riusciti ad andare al di là dei microfoni e del video, e a ricostituire qualcosa di reale, di sincero; ma come posizione, la posizione è brutta, è falsa. B: Perché? Cosa ci trova di così anormale? P: La televisione è un medium di massa, che non può che mercificarci e alienarci. B: Ma oltre ai formaggini e al resto, come lei ha scritto una volta, questo mezzo che porta soprattutto dei formaggini in casa, porta adesso le sue parole. Noi stiamo discutendo adesso tutti con grande libertà, senza alcuna inibizione. O no? P: No, non è vero. B: Si che è vero, lei non può dire tutto quello che vuole? Lo dica. P: No, non lo potrei, perché sarei accusato di vilipendio del codice fascista italiano. In realtà non posso dire tutto. E poi a parte questo, oggettivamente, di fronte all'ingenuità o alla sprovvedutezza di certi ascoltatori, io stesso non le vorrei dire certe cose. Quindi mi autocensuro. Ma a parte questo, non è tanto questo, è proprio il medium di massa in sé: dal momento in cui qualcuno ti ascolta dal video, ha verso di noi un rapporto da inferiore a superiore, che è un rapporto spaventosamente antidemocratico. […] Ammettiamo che invece di essere noi, qui, ci sia anche una persona assolutamente umile, un analfabeta, interrogato dall'intervistatore: l'insieme della cosa, vista dal video, acquista sempre un'aria autoritaria… fatalmente, perché viene sempre data come da una cattedra. E parlare dal video è sempre parlare ex cathedra, anche quando questo è mascherato da democraticità. P. Pasolini (1971) P: Success is the other side of persecution, I mean, success is always a bad thing for a man; at first it can be exciting, can give some little satisfaction and conceit, but it won't be long to become a bad thing. For example, meeting again my friends here, on television, it isn't a good thing. Luckily we were able to go further the microphones and the screen, and to create something real and sincere; but, the situation in itself, it's disagreeable, false. B: Why? What's so abnormal, according to you? P: Television is a mass medium: it inevitably commercializes and depersonalizes us. B: But, besides the pieces of processed cheese, as you wrote once, it popularizes also your words. We are freely debating, without any inhibition. Or not? P: It's false. B: How can be false? You can say everything you want to, can't you? Speak freely. P: No, I can't, because I could be charged of contempt of Italian fascist code. I can't tell all I want to. And, objectively, I have to pay attention to my words because of the possible ingenuousness of the watchers. So, I have to self-censor me. But the problem is the mass medium in itself: who's watching right now, it's on a lower condition. This is a terrifyingly undemocratic relation. Even if one of us would be an illiterate, thanks to the screen his words would take an autocratic attitude. Talking through the television is like talking ex cathedra, even if disguised as democratic debate.
Dario Balletta nasce a Palermo il 25/05/1981. Intraprende gli studi al Liceo Scientifico Cannizzaro di Palermo, diplomandosi nell'anno 1999. Già allora si avver te una for te predisposizione per l'ar te, in par ticolar modo per il fumetto. Subito dopo la maturità collabora con il quotidiano L'Ora come vignettista. Nel 2002 si iscrive al corso di arti sequenziali, che darà vita alla filiale di Palermo della Scuola del fumetto di Milano. Per due anni consecutivi par tecipa al concorso Arena del fumetto di Bologna, presentando tavole a fumetti di storie autoconclusive. Il corso termina con la realizzazione di un libro che raccoglie storie brevi realizzate dai corsisti, presentato alla Fiera del fumetto di Torino. Nel 2005 si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Palermo, nella sezione pittura. Ha curato la grafica di due album del gruppo esordiente Brainkills, recensito da riviste del settore. Partecipa al Premio nazionale delle arti 2008 presso Le Ciminiere di Catania, presentando tre tavole in linoleumgrafia. Successivamente realizza un libro d'arte con la tecnica xilografica esposto alla mostra Libridine svoltasi all'Archivio storico di Palermo. Partecipa alla performance I guru di dio, finalizzata alla presentazione della mostra-evento Esperimento 000 organizzata da Skip La Comune a Palermo. Nel 2009 espone presso il Lulù pub di Palermo una storia a fumetti di sua realizzazione, Ombre, disegnata interamente coi pantoni. Nell'anno 2010 insegna in un corso sulla prevenzione dalle dipendenze, impiegando il fumetto come mezzo espressivo per la produzione di un volume ad opera dei ragazzi delle scuole medie di Misilmeri. Attualmente Dario Balletta continua gli studi accademici. Dario Balletta was born in Palermo, on 25/05/1981. He attended Cannizzaro Institute of Palermo, a secondary school with an emphasis on sciences, and graduated on 1999. In those days, he felt an aptitude for arts and comics, and began to work as cartoonist for the daily magazine “L'Ora”. On 2002 he attended class of Sequential Ar ts (web, comics and animated car toons) which gave life to Palermo's branch of Scuola del fumetto of Milan. For two years in a row, he par ticipated to the contest “Arena del fumetto” of Bologna, presenting boards with self-concluding stories. His class ended with the production of a book of short stories drawn by the students, showed on the occasion of Torino's “Fiera del fumetto”. On 2005, Dario attended painting class at Palermo's Accademia delle Belle Arti (Ar t Accademy). He design two covers for the emerging band Brainkills. He took par t at “Premio nazionale delle arti 2008”, organized by Le Ciminiere of Catania, with three linoleum graphic works. Then, he realized an ar t book with xylographic technique, exposed on occasion of the show Libridine, at Palermo's Historical Archive. He worked with the ar t gallery Skip La Comune to organize the show Esperimento 000, performing in I guru di dio. On 2009 set an exhibition a his work Ombre, drawn entirely with felt-tip pens. Since 2010, he's the teacher of a course about addiction's prevention, using comics as expressive medium and involving the pupils of secondary schools of Misilmeri. He continues his academic studies.

Speciale Editoria di Ornella Camarda - Intervento di Franco Nicastro (presidente Ordine giornalisti sicilia)
In un'epoca in cui la globalizzazione riversa sempre di più i propri modelli nella nostra vita sociale ed economica, diventa di grande attualità concentrare la propria riflessione sulle azioni concrete che lo Stato attua in difesa dei comparti produttivi meno sviluppati; ancor più in Italia, con maggiore riferimento al Meridione, dove il grado di sottosviluppo economico e culturale tocca a volte vette preoccupanti. Non sarebbe da considerarsi nostalgica la visione rivisitata in tempi moderni di una questione meridionale mai risolta che si gioca soprattutto in campo culturale. Il sapere, la cultura, l'informazione sono infatti condizioni necessarie per lo sviluppo di un territorio. La Sicilia risponde a questa sfida con quattro disegni di legge presentati al governo regionale (157 On. Aricò, 369 On. Caputo e On. Lupo, 428 On. Brendi, 535 On. Raia) che dovrebbe sostituire la precedente normativa nazionale sui prodotti editoriali (legge Bonfiglio, mai applicata in Sicilia) e le successive direttive comunitarie. Una legge sull'editoria che avrebbe lo scopo di arginare il nocumento economico prodotto sia dalla crisi del settore, causata dal progresso tecnologico che renderà a breve obsoleta la comunicazione in cartaceo, sia a causa delle ultime direttive finanziarie che prevedono l'abolizione della franchigia postale per gli editori. L'editoria, declinata in ogni sua forma (quotidiani, settimanali, libri, periodici etc.) è di fronte ad un arduo giro di boa.Difficile reggere il confronto con le nuove tecnologie che vedono ogni giorno la rete arricchirsi di 1.5 milioni di pagine ed il conseguente investimento pubblicitario nel settore multimediale decisamente più concorrenziale della car ta stampata e del canale televisivo. Paesi come la Francia hanno risposto con finanziamenti triennali di 200 milioni di euro ed a bene osservare l'Italia è sempre stata sensibile al problema se consideriamo i 667 milioni di euro stanziati nel 2001 a favore del suddetto settore. Occorre tuttavia osservare, in riferimento alle proposte di legge della regione Sicilia ed ai tagli operati dallo Stato Italiano, le modalità di attribuzione delle incentivazioni e gli sprechi che talvolta una tale politica ha posto in essere, non basandosi sulla meritocrazia. Sarebbe auspicabile prevedere un meccanismo di sostegno finanziario alle imprese che svolgono un'attività realmente qualificata e degna di nota; a maggior ragione, dovrebbero essere privilegiate quelle imprese, cooperative o associazioni che investono in occupazione; premiare lo sforzo di chi limita al minimo la presenza pubblicitaria, la lungimiranza di chi si avvale di mezzi e linguaggi adatti ad una diffusione internazionale, l'impegno di chi tratta con semplicità e chiarezza argomenti di stampo culturale, nonché gli editori che non abusano di contratti di lavoro a progetto. Criteri differenti, sicuramente utili per il mantenimento degli attuali operatori del settore, creerebbero un'inammissibile parzialità a svantaggio delle nuove imprese e dei giovani imprenditori. Non dovrebbero nemmeno essere sottovalutati, in special modo in una regione come la Sicilia, tutti gli editori che, attraverso le proprie opere, propongono una visione diversa di una terra che vede la sua ingiusta nomea come il maggior fardello che rallenta lo sviluppo del proprio turismo e del proprio apprezzamento all'estero. Le biblioteche potrebbero giocare un ruolo essenziale nella divulgazione culturale, sarebbe auspicabile prevederle come punto d'arrivo di una più ampia riforma degli strumenti divulgativi e di conoscenza: un luogo che vesta i veri panni di Tempio Culturale, un grande contenitore informatizzato a cui tutti possono accedere comodamente dalla propria postazione internet.La realtà è che il car taceo volge al tramonto ed ogni inter vento finanziario deve necessariamente essere strumentale alla transizione verso i nuovi modi di comunicazione globale; diversamente resteranno contributi infruttuosi, semplice assistenzialismo.Se un determinato approccio venisse meno, risulterebbe difficile l'allineamento ai dettati normativi CE come l'ar t 87 che, pur limitando molto la possibilità di intervento statale a favore delle imprese, tendono a promuovere lo sviluppo economico, occupazionale e culturale, prescindendo dai quali un territorio rischia di essere tagliato fuori dal mercato.Credo che oggi la situazione dell'editoria giornalistica siciliana sia par ticolarmente appesantita da una serie di voci negative, che vanno dalla caduta del mercato pubblicitario alla riduzione delle copie diffuse; ma c'è anche una linea degli editori che non può essere condivisa, che è quella dei tagli indiscriminati che non tengono conto della necessità di salvaguardare il livello della qualità del prodotto in grado poi di competere col mercato. Quindi una sfida al mercato, questo è il primo problema. L'altra questione che vorrei sottolineare riguarda il modo con cui è possibile intervenire per rimettere in piedi queste aziende. Certamente non con i contributi a fondo perduto, perché spesso veniamo da esperienze molto negative di iniziative che sono fiorite e che hanno avuto soltanto il compito di drenare risorse e di sottrarle alla produzione. Allora una ricostruzione della dimensione imprenditoriale delle imprese passa anche attraverso il controllo dei criteri con cui i soldi pubblici vengono impiegati, che siano quantomeno coerenti con le finalità delle norme che prevedono questi incentivi. Dove andrà a finire l’editoria?
Nowadays globalization pours its patterns in our social and financial lives, so it's fundamental to think about concrete actions, planned by the State, to defend the production divisions less developed; especially in South Italy, where financial and cultural underdevelopment can reach alarming levels. In fact, the Southern question (Ed: that is the cultural and social discrepancy between Nor th and South of Italy, underlined after the 1860) has always been based on culture and it's still unresolved. Knowledge, culture and information are necessar y factors of development and Sicilian parliament are working on four proposes to support them, starting from publishing products. It isn't an easy task, because there are already Italian and European acts with a lot of guidelines, and because the publishing world is going through a crisis, caused non only by the new technologies, with the flourishing of web magazine and the closure of printed ones, but also by Italian government which has recently decreed the abolition of tax breaks on postal shipping. Grand final: the collapse of adver tising market, that used to be the main source of incomes. The debate about how to react involves all the publishers (radio, TV, books and newspapers ones); in French, where they have similar troubles, the government has allocate a three-years grants of 200 millions of euro. In the past, Italian government has tried the same way, allocating up to 667 millions every year, but the criteria of allocation are not ver y meritocratic, so they have sometimes caused influence peddling and wasting of public money. Maybe it would was better to allocate grants only to enterprises with qualified skills, privileging the ones which respect the national employment contracts' rates, which limit the presence of adver tising, which use media and languages well-suited to an international circulation, which are dedicated to cultural themes, described with clarity. Any different criterion, useful for the sur vival of publishing's present employees, will be unfair and disadvantageous toward new enterprises and young businessmen. In Sicily should be a good idea to reward the magazines proposing a sidelight for a land braked by a wrongful reputation, which discourages tourism and curtails its foreign appreciation. A complete reform of the system would be include also a reorganization of libraries, enriching them with internet stations. It's the end of the printed newspapers' era and any financial suppor t should facilitate the transition toward a new technological way to communicate. Otherwise it will be fruitless, simple abuse of the welfare state, and we shouldn't forget the European guidelines, which even limiting the possibility of state interventions in favor of the enterprise, promote the financial, cultural and occupational development needed to stay on the market.
Devo anche sottolineare il dif ferente approccio che c'è stato da par te della politica rispetto a questo problema serissimo: mentre la Regione, in qualche modo, manifesta un interesse che noi vorremmo stimolare ed apprezzare, dall'altro lato invece c'è un governo nazionale che è intervenuto soltanto con dei tagli di risorse, come quelle previste dal decreto Mille Proroghe che abolisce per esempio le agevolazione per le spedizioni postali. Ora, tutto questo cer tamente non corrisponde al modo più giusto e più corretto di intervenire su quelli che a mio giudizio sono i problemi strutturali. Una volta tanto vorrei sottolineare anche la convergenza di interessi fra gli editori ed i giornalisti ad avere degli editori veri, che stiano in piedi e che stiano sul mercato. Perché un giornalista che ha la tutela e la garanzia, non solo della condizione di lavoro ma anche della propria funzione e della propria indipendenza, è in grado di produrre meglio e di essere più credibile. Where will it end publishing? Condition of Sicilian journalistic publishing is overburdened by a series of negative data, such as the slump of adver tising market or the decrease of distribution network. Moreover, publishers' choices can't be shared: they are indiscriminately cut down without taking in account the need to safeguard product's quality in order to be competitive. We should challenge the market. But how can we intervene to set on foot the companies? Surely not by free grants or we'll have again several flourishing companies with no-accounts, which will consume resources, detracting them from the real production. So we have to arrange the criteria about how to assign the funds, following the guidelines of the law. We have to point out the different approach followed by the politics: Regional government (Ed: Sicily has either local and national political organs, including an own Parliament) demonstrates an interest to discuss and solve this serious problem, while the National one cut down the resources, for example abolishing tax breaks on postal shipping; that's a big damage for publishers and, in my opinion, isn't the right way to cope with these structural problems. Ever y so often there is a meeting of interests between publishers and journalists, in order to obtain competitive publishing companies and assure security and independence to every journalist, fundamental elements to produce to the best of their abilities.

Potfolio di Livio Catalano - Giancarlo Marcocchi
Livio Catalano nasce a Palermo nel 1975. Un'infanzia priva di “esplosioni” ar tistiche, una vita ordinaria imperniata sulla scuola dell'obbligo fino alla maturità classica. Intraprende gli studi universitari nel ramo giuridico, senza ottenere le soddisfazioni pensate. Approda allora al DAMS e qui troviamo Livio a respirare un'aria che fino a quel momento non aveva assaporato, come un neonato al quale viene reciso il cordone ombelicale e deve vivere contando solo sul proprio respiro. La storia dell'ar te lo por ta a conoscere le varie discipline e si innamora del cinema, tanto da tentare i corsi di formazione di Milano e di Roma. Si mette a dipingere e trova la pace interiore da tanto ricercata. Un giorno decide di intraprendere un viaggio lungo e faticoso per arrivare a Santiago di Compostela, armato di una Nikon Coolpix. Al ritorno espone le sue opere, realizzate con tanta fatica ma anche con tanto amore. Il risultato è palese, la fotografia gli entra nel sangue e decide di iscriversi ad un corso regionale per il restauro dei materiali fotografici. La fotografia, ormai infiltratasi nel suo DNA, lo spinge a frequentare negli anni 2007-2009 la Scuola Romana di Fotografia. Ho conosciuto Livio in un mercoledì dedicato alla lettura por tfolio che tengo presso l'Associazione Culturale Malausséne. Già la presentazione delle opere indicava la professionalità dell'autore, ogni fotografia era montata su passepartout e realizzata in un ottimo bianco e nero. Le immagini proposte, distese sui tavoli, vibravano di una propria sensibilità. Ogni immagine poteva essere “opera finita”, “unica”, non necessitava di un por tfolio per sviscerare il contenuto magico. Sarebbe praticamente inutile descriverle, basta guardarle, ma due cosette le voglio dire: la bellezza di queste immagini fatte ad Assisi, in cui vengono ritratti gli studenti, futuri frati, nella loro quotidianità, deriva dal fatto che, a prescindere dalle ottime composizioni, Livio ha saputo cogliere l'essenzialità degli sguardi, dei giochi e dell'impegno giornaliero. Le sue opere mi hanno fatto pensare ai “Pretini” di Giacomelli. Livio Catalano was born in Palermo in 1975. His childhood had no "explosion" artistic but it was centered mainly on a "normal" life focused on school until he obtained school leaving cer tificate. He undertook university studies in the legal branch, without getting the rewards he thought. Then he joined the DAMS and here, breathing air that until that he didn't tasted, he felt himself like a baby to which the umbilical cord was cut and must live relying only on his own breath. The histor y of ar t led him to understand the various disciplines and he felt in love with cinema so much he trained some training courses in Milan and Rome. He started to paint and found inner peace sought so much. One day he decided to begin a long and arduous journey to get to Santiago de Compostela, armed with a Nikon Coolpix. In return he exhibited his works realized hard but with love. The result is clear, the photo is inside his blood and he decided to join a regional course for the restoration of photographic materials. The photograph, now in its DNA infiltrated, urged him to attend in the years 2007-2009 the Scuola Romana di Fotografia (Ed: Roman School of Photography). I met Livio in a Wednesday spent reading por tfolios at the Cultural Association Malaussène. Even the presentation of the works indicated the author's professionalism, each photo was mounted on a passe-partout and made in great black and white. The images presented, lay on the table, vibrated in its own sensitivity. Each image could be "finished work", did not require a por tfolio for dissecting the magical content. It would be vir tually useless to describe, just watch them, but I want to say: the beauty of these images done in Assisi where students, prospective monks, are por traited in their daily life, stems from the fact that, apart from good works, Livio was able to grasp the essence of looks, games and daily commitment. His works make me think to Giacomelli's "Pretini (Ed: Little priests)”.

Entourage del Prof. Mogol - testo di Mauro Maraschi - Fotografie di Manuela Morgia
La Roma di William Klein: 50 anni dopo William Klein, in compagnia della moglie Jeanne, arrivò a Roma nel 1956 su invito di Federico Fellini. Il visionario regista, affascinato dal lavoro del fotografo americano, gli aveva infatti chiesto di improvvisarsi aiuto regista sul set di Le notti di Cabiria. Klein, suo estimatore, per quanto non avesse alcune esperienza nell'ambito, non se l'era fatto dire due volte. L'ex pittore newyorkese, allora ventottenne, aveva appena presentato Life is good and good for you in New York. Si trattava di un intenso diario visivo, commissionato originariamente da Vogue ma, a lavoro ultimato, incompatibile con una rivista di moda. La critica americana inizialmente lo stroncò, definendolo crudo, rozzo e quindi impubblicabile. L'aver trascorso cinque anni in Europa aveva probabilmente spinto il fotografo a un'affettuosa inclemenza nei confronti della propria città natale. La sua rappresentazione della Grande Mela era infatti una sequela di immagini mosse e sgranate, spesso rubate a passanti con un approccio da paparazzo: «Mi sono goduto New York come se fossi un finto antropologo, trattando i newyorkesi come se fossero degli Zulu», dichiarò ironicamente. Eppure, attraverso la lente deformante della sua Leica, Klein era riuscito a ritrarre la frenesia della metropoli del dopoguerra senza cristallizzarla. La sua tecnica, che si poneva come un netto rifiuto dell'accademismo, segnò un punto di rottura con l'estetica formale imperante, al tempo dettata da Car tier- Bresson. New York diventò presto una pietra miliare della fotografia, tanto che avrebbe vinto l'anno dopo il Premio Nadar, regalando a Klein la fama mondiale e consacrandolo uno dei fotografi più influenti di sempre.A Roma Klein adottò lo stesso approccio vitalista. La strada fu nuovamente il set ideale e la gente in movimento la preda per fetta: «Ben presto scoprii che davanti alla macchina fotografica i romani avevano un atteggiamento molto simile a quello dei newyorchesi: tutti pensavano di meritare di essere immor talati, di poter essere degni protagonisti di una fotografia». Approfittando dei lunghi ritardi che caratterizzarono le riprese del film, Klein ebbe il tempo di narrare fotograficamente l'anima della Città Eterna. Non gli mancarono occasioni curiose, come quando ci fu bisogno di comparse per completare il cast: «Per trovare delle prostitute disposte ad apparire nel film feci un giro con Fellini nei luoghi in cui solitamente offrivano i loro ser vizi. Il mio compito era di fotografare le possibili candidate mentre qualcun altro prendeva i nomi e numeri di telefono. E poi si era già sparsa la voce. L'ufficio era pieno di puttane e magnaccia». Oltre che da Fellini, nelle sue esplorazioni fu accompagnato da altri colossi della cultura italiana: Moravia e Flaiano gli fecero da ciceroni, mentre Pasolini gli scrisse alcuni testi per corredare le foto. Anche stavolta, come in precedenza a New York e in seguito a Mosca, Tokyo e Parigi, Klein realizzò un corpus coerente e originale, vor ticoso quanto preciso. Alla pubblicazione del lavoro compiuto, lo stesso Fellini dichiarò: «Roma è un film e Klein lo ha girato». Non è un caso che in seguito Klein si sia dato alla regia. Oggi, per i cinquant'anni di Roma, l'agenzia Contrasto ne pubblica una riedizione aggiornata e rivista. Inoltre, in collaborazione con Zètema, organizza la mostra William Klein, Roma - fotografie 1956 – 1960, aperta al pubblico dal 14 aprile al 25 luglio 2010. Il luogo dell'appuntamento con questa pagina di storia italiana è il Museo dei Fori Imperiali, all'interno dei Mercati di Traiano, un complesso archeologico che, dall'antichità a oggi, ha subito infinite trasformazioni: da centro amministrativo strategico a residenza nobiliare, da for tezza militare a sede di un convento. Si tratta di una location straordinaria, nuovamente accessibile dal 2007 dopo un'attenta attività di restauro e l'allestimento del Museo stesso. Klein ndr Klein, ebreo cresciuto in un quartiere irlandese, dopo gli studi di sociologia si arruola e visita l'Europa. Al congedo si stabilisce a Parigi, lavorando come pittore. Sperimenterà con successo anche le arti plastiche, la fotografia e la cinematografia, adoperando un approccio originale ed anticonformista.

William Klein arrived in Rome with his wife Jeanne in 1956 upon Federico Fellini's invitation. The visionary director, fascinated by the American photographer's work, suggested that he test his skills as an assistant director on the set of Le Notti di Cabiria. Klein greatly admired Fellini, and regardless of his lack of any experience whatsoever in the field, didn't need to be asked twice. The former New York painter was then 28 and had just presented Life is good and good for you in New York, an intense visual journal, originally commissioned by Vogue but, once completed, unfit for a fashion review. American critics at first tore his work to shreds, defining it raw, gross and thus unpublishable. His five years in Europe had very likely lulled the photographer into a affectionate harshness towards his hometown. His portrait of the Big Apple was indeed a string of blurred grainy pictures, often stolen paparazzi-style shots of the man on the street: «I appreciated New York like a fake anthropologist, treating New Yorkers like Zulus», he said ironically. And yet, through the deforming lens of his Leica, Klein had succeeded in portraying the frenzied post-war metropolis without freezing it. His technique, which was founded on a trenchant refusal of academics, represented a breakthrough with respect to the aesthetic formalism of the time, embodied by Cartier- Bresson. New York was soon recognized as a milestone in photography; upon winning the Nadar Prize, Klein gained international acknowledgment as one of the most influential photographers in history. In Rome Klein chose the same vitalist approach. Once again, the street was a perfect set, moving crowds a perfect prey: «I soon found out that the Romans reacted to the camera much like New Yorkers. Everyone felt they deserved to be photographed, immortalized». Making the most of the frequent delays on the set, Klein found the time to create a visual narration of the soul of the Enternal City. Many peculiar situations were to arise, such as coming up with walkon actors to fill out the cast: «To find whores who wanted to be in the film, I went with Fellini to cruise the usual brothels. My job was to photograph the likely candidates, while someone else took their names and phone numbers. Soon, the word was out. Whores and pimps crowded the office». Besides Fellini, other titans of Italian culture happened to join his expeditions: Moravia and Flaiano acted as guides for him, whilst Pasolini wrote a number of texts to accompany the photographs. Once again, as it had been for New York and as it was going to be later on in Moscow, Tokyo and Paris, Klein came up with a coherent and innovative body of work, as chaotic as it was precise. Once it was published, Fellini stated: «Rome is a film and Klein shot it». It is no accident that Klein would subsequently delve into directing. Today, celebrating Roma's fiftieth anniversary, the agency Contrasto has released an updated and abridged edition and has organized, in collaboration with Zètema, an exhibit called William Klein, Roma - fotografie 1956 – 1960 (Rome, 14 April – 25 July 2010). The meeting place for this piece of Italian history is the Museo dei Fori Imperiali, inside the Mercati di Traiano, an archaeological complex which has gone through several transformations over the centuries: from an imperial administrative and strategic headquarters, to a military fortress, and finally a convent. This location itself is extraordinary, and has been visitable since the 2007 restoration works and the establishment of the museum itself. Ed. Klein, Jew grown up in a Irish district, after his studies in sociology, enlist and visit Europe. After his discharge, he settled in Paris, working as painter. He tried also plastic art, photography and cinematography, with an original and nonconformist approach.

Eventi - Events

FRANCO BATTIATO - PROVE D’AUTORE 7 maggio - 11 luglio Bipielle Arte, via Polenghi Lombardo, 13 - Lodi Presso Bipielle Arte, sede espositiva della Banca Popolare di Lodi, apre l'esposizione curata da Elisa Gradi: "Franco Battiato. Prove d'Autore" - in collaborazione con l'associazione culturale La Bezuga e patrocinata da Comune e Provincia - dedicata all'opera pittorica del musicista: 25 tele dagli anni '90 ad oggi (tra cui un trittico inedito), il primo libro d'artista “Gilgamesh” e il mediometraggio, diretto da Battiato, su Gesualdo Bufalino. At Bipielle Arte, exhibition space of Banca Popolare di Lodi, opens the exhibition “Franco Battito. Prove d'Autore”, edited by Elisa Gradi, in cooperation with the cultural association La Bezuga and sponsored by Municipality and Province. On show 25 canvass made by the great musician, beginning from the 90s, an unpublished triptych, the first book of the artist “Gilgamesh” and a medium film about Gesualdo Bufalino, directed by Battiato.
AQUILONI I COLORI DEL VENTO 15 - 29 maggio Via Savoia, San Vito Lo Capo, Trapani Un viaggio inedito nel mondo degli aquiloni, oggetti che abitano il cielo e i sogni, che attraversano tempi, tradizioni e sfide tecnologiche. Mostra fotografica itinerante per le vetrine dei negozi di via Savoia, organizzata in concomitanza con il 2° Festival Internazionale degli Aquiloni. Fotografie sono: Antonella Messina, Nicola Mistretta, Nicolò Gianno, Agostino Parisi, Vito Candela, Giulia Giacalone, Arturo Safina. A journey on the world of kites, objects that live on sky and dreams, go through the time, tradition and nd technological challenges. A touring show organized in conjunction with the 2 International Festival of Kites. Photos by: Antonella Messina, Nicola Mistretta, Nicolò Gianno, Agostino Parisi, Vito Candela, Giulia Giacalone, Arturo Safina.
SEMINARIO DEDICATO AL RITRATTO 22 - 23 maggio Seminario dedicato al ritratto condotto da (Marigò), con il patrocinio del Nikon Club Italia e la collaborazione di ; un percorso che, partendo dalla luce, attraverso i vari passaggi porterà a quello che dovrebbe essere l'atto finale della fotografia la stampa. Il seminario è riservato ad un massimo di 10 partecipanti ed avrà luogo se si raggiungerà un minimo di 6 iscritti. Il costo è di euro 100,00 €. Il programma completo su: www.nikonclubitalia.com/test/i-giorni-22-e-23-maggio-con-ilpatrocinio- del-nikon-club-italia-si-terra-un-seminario-dedicato-al-ritratto.htm Seminar about portrait, leaded by Marco Maria D'Ottavi (Marigò), sponsored by Nikon Club Italia and in cooperation with EurossModels; starting from light, ending with printing. Seminar costs 100,00 € and is reserved to only 10 partecipants, with a minimum of 6. Details (italian only) on www.nikonclubitalia.com/test/i-giorni-22-e-23-maggio-con-il-patrocinio-del-nikon-club-italia-si-terraun- seminario-dedicato-al-ritratto.htm
Concorsi fotografici on line. Ogni mese quattro contest individuali ed uno a squadre. Pertecipa, condividi la esperienze e migliora la tua tecnica! www.fotocontest.it

Chiusura - Closing di Giorgio Menallo
Nonostante il periodo par ticolarmente difficile per l'editoria italiana, la redazione di Potpourri non demorde, orgogliosa di svolgere il lavoro al meglio delle proprie possibilità e sempre puntando sui giovani. Nei prossimi numeri, forse proprio dal prossimo, speriamo di poter dare visibilità anche agli scrittori emergenti, proponendo una rubrica che ospiti racconti brevi e/o composizioni poetiche. Comunque, nell'attesa di questa ed altre numerose possibili novità, spero continuerete a leggerci e a partecipare con l'affetto e la costanza che ci avete dimostrato finora. Al prossimo appuntamento. Notwithstanding the heavy period of the italian publishing, Potpourri's Staff is still in the field, proud to do its work at its best and th always betting on youth. On next issues, maybe from the 14 , we'll try to give visibility also to emerging writers, proposing a column full of shor t stories and/or poems. However, waiting for this and many other possible novelties, we hope you keep to read and participate with the affection and constancy you show until now. Goodbye to the next appointment

Aforisma - Aphorism
Marco Travaglio (1964) Giornalista e scrittore italiano Italian writer and investigative journalist
“Le vittime della censura non sono soltanto i personaggi imbavagliati per evitare che parlino. Sono anche, e soprattutto, milioni di cittadini che non possono più sentire la loro voce per evitare che sappino”
“The characters muffled to prevent them to talk aren't the only victims of censorship. There are also millions of citizens who can't no longer hear their voices, to prevent from knowledge”



Autori pubblicati

Antoine Giacomoni, Franco Nicastro, Giorgia Sorrisi, Vania Paganelli, Graziano Panfili, Daniele Bettazzi, Giuseppe Circhetta, Salvatore Desiato, Fabio Itri, Daniele Bradolini, Thomas Pagani Roberto, Massimiliano Gaglio, Alessandro Fontana, Cetti Anello, Dario Pacetta, Livio Catalano, Herr Benini, Sabrina Giordano, Tea Shafie, Alberto Casini, Manuela Morgia, William Klein, Marco Travaglio, Zioseb, Beatrix, Solarixx

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