Potpourri magazine online N.12 - aprile 2010 - April
Fotografia contemporanea e d’epoca, arte e cultura, storia e attualità, galleria fotografica collettiva. La rivista mensile online e trimestrale stampata. Tutti i lettori sono invitati a partecipare alla galleria fotografica collettiva, seguendo le istruzioni riportate nella guida pratica in homepage.
Contemporary photography and vintage, art and culture, history and current. The online monthly magazine and quarterly printed. All readers are invited to participate following the instructions in the user’s guide in homepage
Introduzione di Flavio Vicari
Ormai i lettori più affezionati conoscono la nostra linea editoriale
ma “repetita iuvant”: l'intento della nostra testata è favorire lo
scambio di idee, esperienze e tecniche fra tutti coloro che si
interessano al mondo dell'ar te e della cultura in generale e della
fotografia in par ticolare. L'interazione fra persone con storie e
culture diverse genera inevitabilmente una rielaborazione creativa,
necessaria per comprendere il prossimo, con risultati a volte
imprevedibili. Per agevolare l'incontro dei vari punti di vista
abbiamo organizzato , una rassegna fotografica a
Palazzo Fatta; la seconda mostra in programma è “L'ultimo abitante” di
Paolo Tarantini, presentata da Aldo Gerbino, che avrà luogo
giorno 20 aprile alle ore 21.00.
Sebbene il nerbo delle nostre pubblicazioni sia la fotografia,
un'arte dinamica e dalle mille potenzialità, il nostro progetto
editoriale non si ferma qui! Le immagini sono il mezzo espressivo
più usato per la divulgazione, poiché hanno il pregio di poter
rappresentare sinteticamente un gran numero di dettagli pur
rimanendo comprensibili, ma non dobbiamo dimenticare gli altri
linguaggi artistici: presto avremo nuove rubriche di musica e
letteratura, e nulla ci vieta di espandere ancora i nostri orizzonti.
Ormai abbiamo consolidato la nostra redazione e siamo certi di
poter assicurare al pubblico un servizio stabile, regolare e di
qualità, perciò stiamo cercando collaboratori in altre città italiane
ed estere, giovani dotati d'entusiasmo e passione per le arti. Che
siate scrittori, musicologi, grafici, giornalisti, fotografi, traduttori,
pittori, illustratori e chi più ne ha più ne metta, non esitate a
contattarci all'indirizzo redazione@potpourrimensile.com:
potreste diventare parte integrante di Potpourri.
Infine ringrazio tutto lo staff, gli amatori che continuano a inviarci
materiale di prima qualità e i lettori che ci seguono. A presto con
una nuova, ricca, pubblicazione in collaborazione con voi!
Our most aficionados already know our editorial style
but as latins used to say: “repetita iuvant”. We wish to
build up a community devoted to idea sharing, where
people coming from dif ferent ar t background, with
par ticular care to photography, could create a common
ground. Mixing up people from different culture and life
experiences inevitably generate a creative power where
understanding of the diverse would make the difference,
sometimes with unpredictable results. To help your
brainshock experience, we are going to organize
, an event which included four photographic
exhibitions; the second of them will be “L'ultimo abitante” by
Paolo Tarantini, kindly introduced by Aldo Gerbino.
Even if we star ted our publishing with special care to
photography, our editorial project not ends here! We have
a vision of Ar t as a dynamic subject, where potential
never ends. Images, since always, have been the most
expressive tool of disclosure, they have the power of
making understandable the complex, without losing the
fascination of subtle detail. But we need to not forget all
other artistic language. We will have soon new sections
dedicated to music and literature, and no one will stop us
from continuously expanding our horizon. We have build
a solid editorial unit, and we cer tainly can give you a
product which is stable, regularly out and of quality.
Currently we are searching for cooperation from all the
dif ferent, italian, and foreign landscape; It's doen't
matter where do you come from. Writers, music experts,
journalists, photographers, translator, graphics and
publishing experts, painter, illustrators... and this list
will certainly not ends here; if you are young, motivated,
full of talents and with a strong interest in Ar ts
don'thesitate to contact us as soon as possible at
redazione@potpourrimensile.com
Last but not least, a special thanks to all the staff and
to the readers who follow us and give their precious
contribution. See you soon, with a new, rich number,
written in direct cooperation with you!
Editoriale di Salvo Cuccia - Ad ognuno il proprio tempo
Partire, tornare, ripartire, sempre da zero. E’ questo il destino di noi siciliani. E’ questo il destino di noi siciliani? Non è un errore, ho ripetuto due volte la stessa frase perché sono due modi di intendere il nostro futuro. I siciliani: che popolo! Crediamo di stare al centro dell’universo. Crediamo che tutti gli altri debbano necessariamente meravigliarsi delle nostre cose, positive o negative, dei nostri politici corrotti, del mal funzionamento della “cosa pubblica” e della follia di “cosa nostra”. Ma le "nostre cose", quelle che ci appartengono nell'indole, sono altre. Per esempio una grande visionarietà. Personalmente spogliarmi di tutto è la cosa che preferisco per viaggiare e sentirmi apolide, “fuori contesto”, “oltre”, “di là dal faro”, sentirmi in un altrove che ricostruisco, buttando via il superfluo e dimenticando anche il mio punto di origine, con la consapevolezza che oltre il mare ci sono altri popoli che percepiscono un tempo diverso dal nostro. Partire, ricordare, riscrivere, riprendere e montare immagini e suoni, leggere, guardare. Quando viaggiamo, immaginiamo come sarà un determinato luogo. Quando arriviamo a destinazione quel “ciò che sarà” diviene “ciò che è”. Le due cose sono molto diverse. Poi, la terza fase è “ciò che ricordo di come era”, che è ancora un’altra cosa. Viaggiamo per il mondo e poi ritorniamo e ricordiamo. Non tutto. Ricordiamo qualcosa, qualche frammento. E nella nostra mente operiamo un montaggio arbitrario, in cui il prima e il dopo non hanno una conseguenza diretta e anzi, l'ordine temporale viene totalmente modificato. Il tempo percepito nei nostri ricordi non viaggia in linea retta, ma in accumulazione e in ordine sparso. E noi in Sicilia percepiamo il presente e il futuro come percepiamo il passato. Sarà per questo che nell'arte a volte eccelliamo e la società rimane invece ferma in una zona non identificata del tempo?
To each his own time
Leave and come back, leave and always start again from
scratch. This is the destiny of us, Sicilian people.
Is this the destiny of us, Sicilian people? No mistake, I
just repeated the same sentence twice because you can
understand our future in two different ways. Sicilians:
what a folk! We think we are the centre of the universe. We
think ever ybody must of necessity be amazed at our
things, positive or negative things, at our corrupt
politicians, at the bad functioning of the “res publica” and
at the insanity of “cosa nostra”. But these are not “our
things”; our things, which belong to us by nature, are for
example a big visionary potency. Personally I prefer to rid
myself of ever ything before I begin a journey, to feel
stateless, “out of any context”, “further on”, “beyond the
lighthouse”, to feel elsewhere and to build there new
surroundings throwing away the unnecessar y and
forgetting my starting point, conscious of the existence of
other people across the sea, who experience the time in
their own way. Leaving, remembering, writing, reading,
looking and assimilating, assembling pictures and
sounds… during a journey we figure certain places and
then, when we arrive at our destination, the reality often
doesn't correspond with our imagination. And finally it's
also a completely different point, what we remember. We
travel around the world, we return and remember - not
ever ything, something, some fragments. We arbitrar y
edit these fragments of memory in our mind, in which are
no logical sequences, no temporal order, like in a dream.
In our memories time doesn't look like a straight line, but
rather like an accumulation of singular independent
scenes, a confused random gathering of flashbacks. In
Sicily we perceive presence and future like we perceive
the past. That might be the reason why we excel at arts,
whereas the society remains idle in an
unknown age.
Recherche di Gianni Cipriano - Where beauty softens your grief
‘‘Se devi morire, e tutti dobbiamo, io sono quello che vorresti per
seppellir ti. Ad Harlem lo sanno tutti. Io metto un sorriso sul tuo
volto. Negli altri posti, sembri mor to e basta.”
L' Isaiah Owens Funeral Home si trova nel centro di Harlem, New
York. Mr. Owens è un ar tista e i cadaveri sono i suoi capolavori.
Dall'attimo in cui muoiono, il becchino accompagna i deceduti
attraverso una serie di rituali funebri che ricordano gli antichi egizi.
Con dedizione e rispetto, il moderno Anubi, dio dei morti, prepara
splendidamente il defunto per la sua vita nell'aldilà.
La morte rappresenta un tabù per le culture occidentali. Un tabù
che Isaiah Owens affronta ogni giorno.
‘‘If you gotta die, and we all gotta die, it's me you want to
bur y you. Ever ybody in Harlem knows that. I'm the guy
who puts a smile on your face. Other places, you just look
dead”.
The Isaiah Owens Funeral Home is in the heart of Harlem,
New York. Mr. Owens is an artist, and the corpses are his
masterpieces. From the moment they die, the undertaker
accompanies the deceased in a process of burial
customs resembling the ancient Egyptians. With
dedication and respect, the modern Anubis, God of the
dead, beautifully prepares the defunct for their after-life.
Death often represents a taboo in Western cultures.
A taboo that Isaiah Owens challenges every day.
Recherche di Stefania Figuccia e Mauro Maraschi - Il letargo delle Isole
Sono pochi i turisti che si chiedono cosa succeda alle Isole Minori a fine estate. Forse consapevoli dell'insegnamento di
Or feo, dai traghetti di ritorno rivolgono lo sguardo solo alla meta: preferiscono non guardarle mentre vengono inghiottite
dal mare e dalla foschia, in un limbo che durerà più di nove mesi.
Per secoli le Isole Minori hanno avuto lo stesso destino controverso: scenari di soprusi e ridotte alla miseria dalla
noncuranza del conquistatore di turno, poi adibite dal Fascismo a colonie penitenziali e basi militari e infine, nell'ultimo
quarantennio, terreno del turismo più goliardico,
Durante l'estate sono ambita meta turistica, attraversate da fiumi di gente che, in cerca di relax balneare, affolla
ristoranti, alberghi e negozi di souvenir. Poi, quando i turisti ripartono, tutto cambia. La maggior parte delle attività chiude.
Dimenticati dai governi regionali, molti isolani abbandonano la propria terra, contribuendo allo spopolamento e alla
perdita d'identità delle comunità autoctone. L'immagine vacanziera propagandata sulle riviste di viaggi cede il passo alla
desolazione.Sotto gli occhi di chi rimane, quello che per due mesi è stato luogo di divertimento si tramuta in una condizione di
affezionata e serena prigionia. Il clima si fa inclemente e stende un velo opaco sui paesaggi vuoti e incolmabili. Il mare
diventa ostile e gli aliscafi sporadici. Da ora in poi abbandonare l'Isola è un'incognita.
La vita si fa più lenta e metodica. Quando la luce inizia a dileguarsi sono in molti a rincasare, a eccezione di chi
preferisce fare quattro chiacchiere in uno dei pochi bar aperti. L'Isola inizia il suo sonno, lontana da sguardi indiscreti,
orgogliosa della propria breve quotidianità.
Il progetto fotografico “Il paesaggio trascurato” documenta questa rarefazione. Le foto qui presenti sono un piccola
parte del corpus, quella riguardante le Egadi, ma in esse è già riassunto quel silenzio che le accomuna tutte le Isole
Minori d'inverno. Esse testimoniano l'esistenza di un paesaggio censurato perché non commerciale, di una presenza
umana che si manifesta solo come figura fantasmagorica o luce d'interni, di un mondo in cui sono gli animali a
popolare gli spazi.
Isles hibernation
There are very few tourists who wonder what happens to the Minor Islands when the summer is over. Maybe with the plight of Orpheus in
mind, standing on the returning ferries they watch the empty seas ahead, preferring not to look back at the Islands being swallowed by the
sea and the mist, disappearing into a limbo that will last more than nine months.
For centuries the Minor Islands have shared the same controversial fate: first subjected to abuse and reduced to misery by
consecutive conquerors' neglect, then used by Fascism as penitential colonies and military bases and, finally, in the last forty years,
ground for the most lighthearted tourism.
During the summer they are a coveted tourist destinations, frequented by people who are searching for beaches, restaurants,
hotels and souvenir shops. Then, when the tourists leave, everything changes. Most of the shops shut. Forgotten by regional
governments, many islanders abandon their homestead, contributing to the depopulation and to the native communities' loss of
identity. The holiday image presented in travel magazines is substituted by desolation.
Right before the eyes of those who remain, what was a place of pleasure is transformed into a condition of familiar and serene
imprisonment. The weather becomes inclement and an opaque veil extends over the empty and unbridgeable landscapes. The sea
becomes hostile and ferries sporadic. From now on, whether or not they can leave the Island is uncertain.
Life becomes slower and methodic. When the sunlight starts to vanish most of the people go back home, apart from those who
prefer to have a chat in one of the few open bars. The Island falls asleep, far from indiscreet gazes, proud of its own brief everyday life.
The photographic project “The neglected landscape” records this desertion. These photos are just a small selection from the main
body of work, which looks at the Egadi Islands, but they represent the silence that all the Minor Islands have in common in the winter
months very well. They are evidence of the existence of a landscape neglected because it's not commercially viable, of a human
presence appearing only as a phantasmagoric figure or a single light left on in a deserted house, of a world populated mainly by
animals.
Hot Pot di Daniele Messineo e Giusto Lo Bocchiaro con Simonpaolo Mangiameli - Braciole di San Bernardo dello Xhiang
Ingredienti:
O
350 g di braciole di San Bernardo
350 g di riso bollito
1 uovo
1 pomodoro
5 funghi prataioli
25 g di carota
½ di cipolla (media)
1 cipollotto
50 g di piselli della Grande Muraglia
Condimento:
O
1 cucchiaino di aglio tritato
1 cucchiaino di salsa di soia chiara 1
cucchiaino di zucchero
½ cucchiaino di salsa worcestershire
½ cucchiaino di vino
½ cucchiaino di amido di mais
1 cucchiaio d'acqua del Fiume Giallo
1 cucchiaino di olio
Salsa:
O
½ cucchiaino di sale
½ cucchiaino di vino
1 cucchiaio di salsa worcestershire
½ cucchiaio di zucchero
½ cucchiaio di amido di mais
2 cucchiai di ketchup
100 ml di brodo
Lavate e battete la carne di San bernardo, quindi marinatela per 15 minuti. Tagliate a dadini il pomodoro, i funghi, la carota,
la cipolla e la cipollina. Preriscaldate il piatto Crisp con 2 cucchiai d'olio per 2 minuti. Disponete le braciole di San bernardo,
sul piatto. Fatele cuocere con la funzione Crisp per 2 minuti, giratele dall'altro lato e cuocetele ancora per 1 minuto.
Toglietele dal forno e tagliatele a listarelle. Sbattete l'uovo con un pizzico di sale e mescolatelo al riso bollito. Fate cuocere a
750 W per 1 minuto, mescolate bene e continuate la cottura per un altro minuto. Togliete il riso dal forno e unitevi i dadini di
cipollotto mescolando bene. In una ciotola, mescolate la salsa con gli ingredienti tagliati a dadini. Coprite con pellicola di
polietene lasciando un'aper tura e fate cuocere a 750 W per 2 minuti. Mettete il riso in una ciotola, copritelo con la carne di
San Bernardo, la salsa e i piselli. Coprite con pellicola di polietene lasciando un'aper tura e fate cuocere a 750 W per 2
minuti. Ser vite ben caldo.
Ingredients:
O
350 g of St. Bernard chops
350 g of boiled rice
1 egg
1 tomato
5 filed mushrooms
25 g of carrot
½ of union (medium size)
1 green onion
50 g of peas from Great Wall
Condiment:
O
1 teaspoon of minced garlic
1 teaspoon of soy sauce
1 teaspoon of sugar
½ teaspoon of Worcestershire sauce
½ teaspoon of wine
½ teaspoon of maize starch
1 teaspoon of Yellow Rivers's water
1 teaspoon of oil
Sauce:
O
½
½
1
½
½
2
100 ml
teaspoon of salt
teaspoon of wine
spoon of Worcestershire
spoon of sugar
spoon of maize starch
spoons of ketchup
of broth
Wash and beat the St. Bernard chops, then marinate for 15 minutes. Cut in cubes tomato, mushrooms, carrot, onion and green
onion. Pre-heat the Crisp plate with 2 spoon of oil for 2 minutes. Put the chops on the plate. Cook in Crisp mode for 2 minutes, turn
them on the other side and cook for another minute. Churn and cut in slice. Whip up the egg with a pinch of salt e mix it with the boiled
rice. Cook at 750 W for 1 minute, mix with care and keep cooking for 1 minute. Pull out the rice and mix it with the green onion's
cubes. In a bowl, mix the sauce with all the cubes. Cover with a polythenic film, leaving an opening and cook it at 750 W for 2 minutes.
Put the rice in a bowl, cover with the chops, the sauce and the peas. Cover with a polythenic film, leaving an opening and cook it at
750 W for 2 minutes.
Serve it while it's hot.
Potfolio di Enrico Doria - Giancarlo Marcocchi
Enrico Doria (www.enricodoria.com) nasce a
Palermo nel 1978. Durante gli studi universitari
nell'ambito delle Scienze Biologiche, si è avvicinato
alla fotografia e, a par tire dal 2006, ha avuto
l'occasione di par tecipare a diverse mostre. I suoi
lavori fotografici sono stati esposti in varie città
italiane, fra le quali: Trapani, Pavia, Milano, Palazzolo
sull'Oglio, Monte San Savino (Open Event 2008). Ha
esposto anche in Francia ad Arles, a Blainville sur
Orne e a Parigi. Nel 2007, due suoi repor tage fotografici
sono stati pubblicati dalla rivista online Witness
Journal. Una sua opera è diventata coper tina di un
romanzo. Altre sono state scelte, assieme a quelle di
altri autori, per un libro fotografico. Ha vinto in diversi
concorsi e, sgomitando, si è fatto conoscere anche
dal grande pubblico. Le opere proposte per la pubblicazione
di questo por tfolio sono dedicate ai “ricordi”
ed hanno tutte uno sfondo invernale che ne caratterizza
il tono. Una carrellata di sensazioni per immagini
alle quali Enrico ha sapientemente dato vita. Quindi
non fotografie “statiche” ma vive , che si avvicinano ai
sogni e ai pensieri. Con maestria è riuscito a creare il
“movimento” onirico. I suoi “mossi” non hanno età,
non sono collocabili nell'ambito temporale, sono
fotografie al confine fra il classico e il moderno.
Interessanti le opere “imper fette” con l'ar tefatto
delle “vignettature” (angoli oscuri dell'immagine).
Molto accattivanti le “inclinature” volute, quasi che
per osser varle lo spettatore sia costretto a torcere la
testa, perché questo stratagemma lo obbliga a
par tecipare. Tutto positivo quindi? Direi proprio di si: il
“bianco e nero” è ben realizzato e si sente che l'amico
ha la fotografia nel sangue. Unica defaillance: nel
por tfolio propostoci ci sono un paio di immagini che,
seppur ottime come costruzione e inquadratura,
cozzano con il resto dell'opera, sono fotografie ferme
e di taglio più realistico che in questo contesto non
risultano appropriate. Complimenti comunque per la
bella realizzazione.
Enrico Doria was born in Palermo on 1978. During his
university studies on Biological Science, he
approached photography and, since 2006, he participates
to several exhibitions. His photographic works was exposed
in many Italian towns, such as: Trapani, Pavia, Milan,
Palazzolo sull'Oglio, Monte San Savino (Open Event 2008).
He exposed in France (Arles, Blainville sur Orne, Paris). On
2007, two of his repor tage was published by the online
rewiev Witness Journal. One of his pictures was chosen to
became the cover of a novel. Some of his works, together
with some by other authors, were included in a photographic
book. He won many contests and became well-known by the
public. This portfolio is centred on ”memoirs” and they are
characterized by a typical winter background. Enrico skillfully
gave life to images which stimulate feelings. Not static
pictures but alive ones, which look like dreams and thoughts.
He succeeded in a masterly fashion in create a
“dream movement”. His “moved” don't have age or time,
they are pictures between the classic style and the modern
one. The “faulty” works, with the dark corner (like a sketch),
are really interesting. And the planned tilt, which nearly force
the obser ver to par ticipate twisting his head, are really
beguiling. It's a great job, with a well made “black and white”:
our friend is clearly gifted. Just a little fault: a couple of
pictures, even if well done, are very different from the others,
they are too motionless, more realistic, not appropriate for
the context. Anyway, he deser ves our congratulations.
Entourage del Prof. Mogol - testo di Giorgio Menallo
I fragili custodi
La condizione dell’infanzia nel sud del mondo attraverso le fotografie di Melo Minnella
’’Bambini… l'altra faccia del mondo” è la più recente pubblicazione di Melo Minnella, fotografo che da decenni
gira il mondo raccogliendo documenti, in bianco e nero o a colori, che testimoniano l'impossibilità di conoscere
il pianeta Terra fino in fondo. Gli impegni editoriali, a cui si dedica con attenzione, lo por tano a rovistare nei suoi
archivi da cui trarre percorsi di immagini e por tare avanti un discorso cominciato da tempo. Non semplicemente
immagini da esporre, dunque, ma discorsi visivi che significano più delle parole. Non è un caso che Minnella sia
stato definito antropologo per immagini. “Il mio incubo – osser va – è che devo scattare una foto bellissima,
irripetibile e mi si blocca la macchina. Questo semplicemente per dire che la ricerca dell'immagine è sempre
presente, con la consapevolezza che si cercano attimi che possano sempre più avvicinarsi ad un'idea di
bellezza che è nella nostra testa”. La sua documentazione fotografica è tutta tesa a “testimoniare uomini
intenti al lavoro, volti segnati dalla fatica, scorci di vita rurale, momenti di festa vissuti intensamente che, in
rigoroso bianco e nero, esprimono nella loro autenticità il concetto del lavoro, centro focale del rappor to tra
uomo, natura ed infinito”.In fotografie che registrano in maniera puntuale aspetti essenziali di una cultura, “appare
evidente la volontà di andare oltre lo sguardo, di riferire il coinvolgimento emotivo che le
immagini riescono a determinare in chi ha occhi per sentire, sentimenti per vedere, in chiunque
voglia cogliere nei gesti e voci degli uomini l'essenza, lacerando l'ingannevole tela della
loro nuda percezione”. Per questo motivo le immagini di Minnella non solo semplice testimonianza.
Andando al di là dell'esigenza documentaria, egli avver te il continuo desiderio “di
capire per farci capire, di capire per capirsi. Ecco il perché dell'attenzione per il dettaglio, per la
situazione inattesa, per aspetti della realtà più imprevedibili, ricercati là dove sono più
percepibili”. Il libro appena presentato realizza in pieno l'obiettivo antropologico che Minnella
persegue in ogni foto e in ogni pubblicazione. I bimbi ritratti in momenti di festa, o impegnati al
lavoro o esposti a rischi di non immediata comprensione, sono per un verso i nostri bimbi (e
non a caso le foto palermitane in bianco e nero fungono un po' da metafora del mondo) ma
sono anche i bimbi delle culture altre con le quali l'Occidente, lungi dal negarle, continua a
confrontarsi: che siano le organizzazione non governative che realizzano progetti per
l'infanzia nei paesi del Terzo Mondo o i centri di accoglienza con i programmi d'integrazione
attivati dai vari paesi europei, tesi a includere i soggetti coinvolti negli attuali processi migratori.
Ecco allora il senso dei contributi che accompagnano il volume d'immagini: il primo è
affidato a Sergio Cipolla (Centro Internazionale Sud Sud) che da 25 anni opera con l'infanzia in
diversi paesi del mondo. Par te dei proventi della pubblicazione ser virà a finanziare uno dei
suoi progetti; il secondo, affidato a Mario Giacomarra (Corso di Ser vizio sociale, Università di
Palermo) richiama invece l'attenzione sul ruolo conoscitivo che l'immagine dell'altro può
svolgere, aiutando a far superare razzismi e xenofobie. Infine, un riferimento va necessariamente
fatto all'editore, Ernesto Di Lorenzo di Alcamo. Sia perché ogni nuovo nato nel settore è
sempre il benvenuto, quantomeno per la sfida che lancia a un paese in cui si legge poco, sia
per l'impegno che egli, giornalista, mette in questa nuova iniziativa, intestandosi un percorso
editoriale che nei volumi programmati si propone di trattare questioni e problemi d'ordine
planetario, come l'infanzia del mondo, l'acqua o il lavoro. Il volume è stato presentato presso
il B&B “Giardino dell'alloro”, raffinata struttura nei pressi del Cassaro palermitano. Durante
la presentazione sono inter venuti gli autori, l'editore e l'assessore Cannella. Per accompagnare
la videoproiezione di alcune delle fotografie pubblicate, il cantautore e chitarrista
Fausto Cannone ha eseguito il brano “Infanzia negata”, ispirato ai contenuti dell'opera.Il tema dell'infanzia (comprendente, secondo normativa, tutti i soggetti sotto i 18 anni), della sua vulnerabilità e della sua protezione, è molto delicato e interessa direttamente quasi il 50% della popolazione mondiale. Alla fine
dell'Ottocento esistevano già delle leggi per proteggere i bambini da alcune forme di abuso, circoscritte dalla
sensibilità del tempo, ma solo nel 1989 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una Convenzione
sui diritti dell'infanzia che, oltre alla protezione fisica, riconoscesse al bambino lo status d'individuo por tatore di
un'identità e di una personalità, con il diritto di esprimerla liberamente. La convenzione è vincolante e prevede un
meccanismo di monitoraggio quinquennale, gestito dalla Commissione dei Diritti dell'Infanzia. Ad oggi, solo
U.S.A. e Somalia (quest'ultima non ha un governo) non hanno ratificato la convenzione.
Frail Keepers
‘‘Bambini… l'altra faccia del mondo”
(Children… the other face of the world) is the
most recent publication of Melo Minnella, a
photographer who has travelled for decades,
collecting colour or black and white documents
which of fer images of unending
discovery of the planet Earth. The publishing
of works, which he's really dedicated to,
leads him to ransack his archives in order to
carr y on a visual discourse star ted a long
time ago. Not only images for an exhibition
but photographic paths that can make more
sense than words. It isn't a coincidence that
Minnella has been called as an anthropologist
through images. “My nightmare – he
says – is that I'm going to shoot a beautiful
and unrepeatable photo and then my camera
doesn't work. I'm just trying to say that the
research of images is always present, with
the awareness of looking for moments closer
and closer to our idea of beauty.” His
photographic documentation tends to
“capture men at work, with faces marked by
fatigue, foreshor tenings of r ural life,
moments of lively and intense parties that, in
a rigorous black and white, express with
authenticity the concept of work, the focus of
the relationship between man, nature and
infinity.” In photos that record in detail
peculiar aspects of a culture, “the wish to go
beyond the mere image is evident, to tell of
the emotional involvement created by
images in those who have eyes to hear,
feelings to watch, in anybody who wants to
catch the essence in men's gestures and
voices, ripping the illusor y cur tain of their
naked perception.” For this reason
Minnella's images aren't only a testimony.
They go beyond a documentar y need, he
keeps wishing “to understand in order to be
understood, to understand in order to
understand himself. Herein lies the reason
for his fascination with detail, in unpredicted
situations, in aspects of reality that are even
more unpredictable, found where they are
more easily perceived.This recently published
book per fectly realizes the anthropologic
aim that Minnella pursues in every photo
and publication. Children shot in the context
of parties or working or exposed to risks that
are not immediately understandable. They
are in a way our children, but also the children
from the other cultures the Occident has to
interact with: both non-governmental
or ganizations that realize projects for
children in the Developing World, and the
immigration centers in the whole Europe,
with their integration programs. That text that
accompanies images in this book speaks
about these issues. The first one is signed by
Sergio Cipolla (Centro Internazionale Sud
Sud), who since 25 years works with kids in
several countries. Par t of book's proceeds
will be employed to fund one of their project;
the second one, signed by Mario Giacomarra
(lecturer of Social ser vices at Palermo's
University) draws attention to cognitive role
of other's image, which helps to overcome
racism and xenophobia. Last but not least, it
is necessar y to mention the publisher,
Ernesto Di Lorenzo di Alcamo. Both because
newcomers in this field are always welcome
and because of his enthusiasm in starting a
publishing path that will talk about worldwide
topics and problems, such as childhood,
water or employment. During the exhibition,
there were speeches from the authors and
the publisher. To accompany an interactive
video containing some of the shots, Fausto
Cannone (guitarist and singer-song.writer)
played “Infanzia negata” (denied childhood),
tune inspired by book's contents.Childhood (which includes all kinds under 18 years, more or less the 50% of World's population),
with its vulnerability and protection, is a really thorny theme. At the end of '800, there already
were some laws to protect children against some kind on abuse but only on 1989 the UN General
Assembly approved the Convention on the Rights of the Child, the first one which defines the child
as an individual with his own identity and a personality to express freely. The convention is binding
and provide for a mechanism of monitoring, controlled by the Commission for the Right of the
Child. Only the U.S.A. and Somalia (which has no government) didn't ratify the convention.
Codino
CITERNAFOTOGRAFIA & FERDINANDO SCIANNA
Citerna - Perugia 24/25 aprile – 16 maggio
info@citernafotografia.org
Il festival CiternaFotografia 2010 apre con la prestigiosa mostra di Ferdinando Scianna, “Quelli
di Bagheria”, nella quale il fotografo siciliano, in un allestimento unico e coinvolgente,
costruisce un album personale di fotografie e di parole. Sono i ricordi di Bagheria, dove Scianna
ha vissuto gli anni della prima giovinezza. Immagini scattate prima di scoprire la vocazione per
la fotografia, e poi rimaste per molti anni in una cassettina di legno.
CiternaFotografia 2010 opens with a prestigious exhibition by Ferdinando Scianna, “Quelli di Bagheria”,
where the sicilian photographer presents a personal album of pictures and words. They are the memoirs of
Bagheria, where Scianna lived during his youth. All Pictures were taken before discovering his
photographic vocation.
ACQUE E PERSONE D’INCANTO
Il Consorzio di Bonifica dell'Emilia Centrale, in occasione di “Fotografia Europea 2010” e della
“Settimana nazionale della Bonifica”, promuove il concorso nazionale sulla sicurezza idraulica. Le
fotografie finaliste saranno esposte a Palazzo del Portico (RE), a partire dal 7 maggio; Due le possibili
categorie:
sezione fotografia singola: fino a 3 foto singole (1premio: 500 €, 2°premio 150 €);
sezione portfolio: inviare 5 foto ( obbligatorie) (1 premio 500 euro, 2°premio: 150 €).
Sarà inoltre assegnato un premio speciale “Montagna” del valore di 200 €.
La consegna dei materiali per il concorso è prevista entro il 26 aprile. Il bando completo del concorso
è disponibile su: www.emiliacentrale.it
ENCHANTING WATERS AND PEOPLE
Consorzio di Bonifica of Emilia Centrale, during “Fotografia Europea 2010” and “Drainage's National
Week”, organizes a photocontest about the hydraulic safety. The finalist pictures will be exposed a
th Palazzo Portico (RE) from the 7 of May. There are two different categories:
st nd Single Shot: every entrant can send 3 pictures (1 prize: 500 €, 2 prize 150 €)
st nd Portfolio: every entrant must send 5 pictures (1 prize: 500 €, 2 prize 150 €)
Special prize “Montagna”: 200 €
th The pictures must be sent before the 26 of April, presso “Consorzio di Bonifica dell'Emilia Centrale,
42 – 42121, Reggio Emilia. More informations at www.emiliacentrale.it
www.fotocontest.it
Concorsi fotografici on line. Ogni mese quattro contest individuali ed uno a squadre.
Pertecipa, condividi la esperienze e migliora la tua tecnica!
IT LOOKS GOOD
Il concorso è promosso dall'azienda agroalimentare Toschi in occasione del 65° anniversario della sua
nascita. La partecipazione è gratuita ed aperta a tutti i fotografi fra i 18 ed i 40 anni. Il tema è ispirato al
pay off dell'azienda. “Gustosa è la vita. Per partecipare è sufficiente compilare il form di iscrizione sul sito
www.itlooksgood.it e caricare il materiale. È concesso il caricamento (upload) di una sola opera per
artista, in formato .jpg di peso non superiore a 1 Mega. Sarà necessario caricare anche un proprio CV che
includa un riferimento a precedenti esperienze artistiche (formato word o pdf, di peso non superiore a 1
Mega) nonché una descrizione e motivazione dell'opera presentata (sempre formato word o pdf, di peso
non superiore a 1 Mega) contenente le seguenti indicazioni: i dati descrittivi dell'opera, incluso l'anno di
realizzazione e la dichiarazione dell'artista che l'opera presentata è di sua esclusiva e totale proprietà
nonché rational concettuale dell'opera stessa. Non saranno ritenute valide le iscrizioni con materiale
incompleto. L'iscrizione è possibile fino al 10 maggio. 1° premio 1500 €. Per ulteriori informazioni è
possibile scrivere una mail a info@itlooksgood.it
The contest is organized by the Toschi group to celebrate its 65 anniversary. It's free and open to all
the phographers between 18 and 40 years. The theme is inspired by the slogan of the group: “Life is
tasty”. To participate, fill the form on www.itlooksgood.it and upload only one picture (.jpg) which size
is less than 1 Mb. Then upload your CV (.doc or .pdf, less than 1 Mb) with a reference to former
artistic experiences. Then upload also a description and an explanation of the picture (.doc or .pdf,
less than 1 Mb) with all his data (year of making, copyright, etc). Registration it's available until the
th 10 of May. 1st°prize 1500 €. More informations: info@itlooksgood.it
Chiusura - Closing di Giorgio Menallo
Un altro mese è passato, i lunghi festeggiamenti per il primo
anno di attività sono ancora in corso (continueranno fino ad inizio
luglio… che volete farci, siamo gente allegra) e il piano per il
trimestrale di giugno è già a buon punto. Personalmente ciò che
mi rende davvero felice è la moltitudine di richieste di
collaborazione per eventi ed ar ticoli, anche molto dif ferenti
rispetto al nucleo fondante della testata, cioè la fotografia. Pian
piano, vedrete tante novità. Grazie a tutti per il supporto.
Another month is gone, the long celebrations for the first year of the
Monthly are still in underway (until July… we are cheer ful people,
what can we do?) and the plan for the next quarterly issue is at good
point. Personally, I'm really glad for the large amount of requests to
collaborate and write about a wide range of themes. Slowly, you'll see
a lot of novelties. Thanks for your encouragement.
Aforisma - Aphorism
“Il superfluo,
cosa quanto mai necessaria” Voltaire (1694 - 1778)
Scrittore e filosofo francese
French writer and philosopher“
“The superfluos is very necessary”
Autori pubblicati
Maurizio Galimberti, Franco Donarelli, Aldo Gerbino, Erminia SCaglia, Enrico Hoffmann, Gregory Moricet, Mirko Macari, Laura Testa, Roberto Fenix Migliore, Vincenzo De Santis, Thomas Pagani, Valeria Bulla, Ornella Erminio, Mayda Mason, Manuela Morgia, Margherita Blasi, Lucia Pulvirenti, Vincenzo Caniparoli, Filippo Sciarpi, Elvira Leone, Massimiliano Gaglio, Chiara Vitelozzi, Nina Moilanen, Simonpaolo Mangiameli, Umberto Verdoliva, Laura Spinelli, Francesc Galì, Silvio Napoletano, Bertolt Brecht, Zefram, Paola Congia, anna.nemoy@gmail.com, Eufrac
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