Potpourri magazine online N.11 - marzo 2010 - March
Fotografia contemporanea e d’epoca, arte e cultura, storia e attualità, galleria fotografica collettiva. La rivista mensile online e trimestrale stampata. Tutti i lettori sono invitati a partecipare alla galleria fotografica collettiva, seguendo le istruzioni riportate nella guida pratica in homepage.
Contemporary photography and vintage, art and culture, history and current. The online monthly magazine and quarterly printed. All readers are invited to participate following the instructions in the user’s guide in homepage
Introduzione di Flavio Vicari
Ormai i lettori più affezionati conoscono la nostra linea editoriale
ma “repetita iuvant”: l'intento della nostra testata è favorire lo
scambio di idee, esperienze e tecniche fra tutti coloro che si
interessano al mondo dell'ar te e della cultura in generale e della
fotografia in par ticolare. L'interazione fra persone con storie e
culture diverse genera inevitabilmente una rielaborazione creativa,
necessaria per comprendere il prossimo, con risultati a volte
imprevedibili. Per agevolare l'incontro dei vari punti di vista
abbiamo organizzato , una rassegna fotografica a
Palazzo Fatta; la prima mostra in programma è “Aziza Munnizza” di
MATFRAMAT, presentata da Franco Donarelli, che avrà luogo
giorno 16 marzo alle ore 21.00.
Sebbene il nerbo delle nostre pubblicazioni sia la fotografia,
un'arte dinamica e dalle mille potenzialità, il nostro progetto
editoriale non si ferma qui! Le immagini sono il mezzo espressivo
più usato per la divulgazione, poiché hanno il pregio di poter
rappresentare sinteticamente un gran numero di dettagli pur
rimanendo comprensibili, ma non dobbiamo dimenticare gli altri
linguaggi artistici: presto avremo nuove rubriche di musica e
letteratura, e nulla ci vieta di espandere ancora i nostri orizzonti.
Ormai abbiamo consolidato la nostra redazione e siamo certi di
poter assicurare al pubblico un servizio stabile, regolare e di
qualità, perciò stiamo cercando collaboratori in altre città italiane
ed estere, giovani dotati d'entusiasmo e passione per le arti. Che
siate scrittori, musicologi, grafici, giornalisti, fotografi, traduttori,
pittori, illustratori e chi più ne ha più ne metta, non esitate a
contattarci all'indirizzo redazione@potpourrimensile.com:
potreste diventare parte integrante di Potpourri.
Infine ringrazio tutto lo staff, gli amatori che continuano a inviarci
materiale di prima qualità e i lettori che ci seguono. A presto con
una nuova, ricca, pubblicazione in collaborazione con voi!
Our most aficionados already know our editorial style
but as latins used to say: “repetita iuvant”. We wish to
build up a community devoted to idea sharing, where
people coming from dif ferent ar t background, with
par ticular care to photography, could create a common
ground. Mixing up people from different culture and life
experiences inevitably generate a creative power where
understanding of the diverse would make the difference,
sometimes with unpredictable results. To help your
brainshock experience, we are going to organize
, an event which included four photographic
exhibitions; the first of them will be “Aziza Munniza” by
MATFRAMAT, kindly introduced by Franco Donarelli.
Even if we star ted our publishing with special care to
photography, our editorial project not ends here! We have
a vision of Ar t as a dynamic subject, where potential
never ends. Images, since always, have been the most
expressive tool of disclosure, they have the power of
making understandable the complex, without losing the
fascination of subtle detail. But we need to not forget all
other artistic language. We will have soon new sections
dedicated to music and literature, and no one will stop us
from continuously expanding our horizon. We have build
a solid editorial unit, and we cer tainly can give you a
product which is stable, regularly out and of quality.
Currently we are searching for cooperation from all the
dif ferent, italian, and foreign landscape; It's doen't
matter where do you come from. Writers, music experts,
journalists, photographers, translator, graphics and
publishing experts, painter, illustrators... and this list
will certainly not ends here; if you are young, motivated,
full of talents and with a strong interest in Ar ts
don'thesitate to contact us as soon as possible at
redazione@potpourrimensile.com
Last but not least, a special thanks to all the staff and
to the readers who follow us and give their precious
contribution. See you soon, with a new, rich number,
written in direct cooperation with you!
Editoriale di Franco Donarelli - Il sangue e la rapa
Come raccontare, con il linguaggio delle parole, di un meccanismo
meditativo? Non logico? Di un atteggiamento visionario – un po’
trasognato - di fronte alle figure della vita, la cosiddetta realtà anche
banale o irritante, che vengono sparate, lampi d'intuizione, dapprima
nella mente e poi in immagini sorprendenti, ma già covate dentro da
un pezzo? È un sistema di conoscenza di tutt'altra natura rispetto a
quello consueto, quello dei confini consolidati entro cui ci si illude di
muoversi in ambiti sicuri ma dove poi si sbaglia lo stesso, però
all'interno di una placenta rassicurante. Appaiono più agevoli i
rapporti con gente simile, le maggioranze, seguendo frequentazioni
in cui sembra possibile sopravvivere. La diffidenza covata verso idee
nuove, liquidate come illusorie o utopiche, proviene da qui. Ma poi, a
volte, uno stravolgimento. Invischiato dal dubbio, c'è chi si avventura
in sentieri molto meno tranquillizzanti. La vera trasgressività è allora
spaventosa e chi tenta di respingerla non sa nemmeno di
combatterla, tanto amato appare ciò che desidera conser vare.
L'atteggiamento creativo è dunque davvero divergente, trasgressivo
perché temuto. Spesso viene accettato nell'ambiguità delle
creazioni – se restano criptiche - o, per neutralizzarlo, confinato
nell'umorismo, quella roba cioè che chi detiene il potere consente ai
giullari: a loro è permesso di tutto, persino la verità, purché le loro
idee risultino depotenziate dalla risata collettiva di sudditi e potenti
insieme. Sicché quello che dice il giullare può non venir preso sul
serio ed è più facile metterlo in ceppi.
Blood and the turnip
How to tell about a visionary attitude - a bit 'dreamy - in
front of life patterns (the so-called reality, however
trivial or irritating), which gets shot, in flashes of
intuition, at first in mind and then in astonishing
images, although already nourished inside long ago? It
is a system of knowledge fairly different than the usual
one, the one of the established boundaries within which
we delude ourselves into moving in safe areas where
we end up going the wrong way, though inside a
reassuring "placenta". Relationships with fellows
appear to be easier, following contacts onto which
surviving seems to be possible. The grown distrust
towards new ideas , dismissed because illusor y or
utopian, comes from here. But then, at times, a
distortion. There are those who, caught by the doubt,
venture into rather less reassuring paths. The real
transgression is therefore intimidating, if you try to stop
it, you don't even know you're fighting it, so much is
loved what you want to keep. Thus creative attitude is
pretty diverging, transgressive because feared. It is
often accepted in the ambiguity of works - if they stay
cryptic - or, in order to neutralize it, it gets confined in
humor; that stuff that those in power allows jesters to
do: ever ything is allowed, even the truth, as long as
their ideas will come out underpowered by mutual
laughter of both subjects and power ful ones. Hence
what is told by the fool could be not taken seriously and
it's easier to put it in irons.
Speciale di Giovanna Cavarretta e Claudio Collovà - Prima di partire per un lungo viaggio
Non ha mai fatto mistero della sua passione per i grandi autori del Novecento, da Eliot a Pasolini passando per
Canetti e Heiner Müller, il regista palermitano Claudio Collovà che negli ultimi vent'anni ha calcato le scene
nazionali e internazionali con i suoi spettacoli dal respiro magico e visionario. È forse per la sua cifra stilistica con
cui disvela i grandi classici contemporanei – e non solo – che Collovà travalica con estrema facilità luoghi comuni
e luoghi geografici. Stavolta tocca a “Ulisse”, l'inafferrabile opera di Joyce, che il regista affronterà a tappe. La
prima, “Ulyssage #6, Uomini al buio” (coprodotto da Teathriditalia, Compagnia Esse p.a.\Officine Ouragan), ha
debuttato a febbraio al teatro Bellini di Palermo per poi passare a Milano, al teatro dell'Elfo, dal 16 al 28 marzo.
In scena, oltre allo stesso regista, Filippo Luna, Davide De Lillis e Alessandra Luber ti, che cura anche le
coreografie. Già direttore artistico dello spazio teatrale indipendente Officine Ouragan, Claudio Collovà vive e
lavora a Palermo e da quest'anno è il direttore artistico del Festival di Gibellina. Anche solo accennare alle tappe
del suo lungo percorso artistico è un'impresa impossibile, come raccontare una vita in poche righe. Ci limitiamo
a sottolineare che Collovà fu allievo, e intenso attore, di Antonio Neiwiller ; che da oltre dieci anni cura progetti di
teatro nelle carceri minorili, realizzando spettacoli di grande qualità apprezzati da pubblico e critica; che
concepisce il suo spazio di lavoro come una casa aperta alla sperimentazione e al dialogo. Ma lasciamo che
siano le sue parole a descrivere la prima tappa del percorso intrapreso all'interno di uno dei capolavori del
Novecento. Buon viaggio, allora, al suo gruppo, ai lettori di queste note di regia e agli spettatori.
Ho iniziato con molta emozione questo viaggio
intorno all'Ulisse di Joyce, uno dei romanzi più
affascinanti e carichi che siano mai stati scritti. Sono
par tito del tutto arbitrariamente dal VI episodio, Ade\Il
cimitero, lavorando sulla materia sepolcrale del testo,
assorbendone gli infiniti rimandi e plasmandoli in
assoluta autonomia. Ho lasciato che dentro di me si
facesse il silenzio necessario per assorbire i mutamenti profondi delle atmosfere, dei linguaggi usati da Joyce e della sua
scrittura erroneamente ritenuta astrusa. La scrittura è magica e allo stesso tempo concreta. “Ulyssage # 6, Uomini al buio”
ripercorre il tema ancestrale della discesa agli inferi di due uomini, che visitano un cimitero. Un numero infinito di mor ti,
conficcati nella terra brulla del Novecento. Chi sono questi due uomini? Stephen Dedalus e Leopold Bloom, i due protagonisti
maschili della Sacra Famiglia joyciana, che con Molly Bloom completano la triade. Bloom compie il suo viaggio in uno stato di
cecità spirituale, prima ancora che fisica. In questo brancolare disperato di un padre che cerca un figlio e di un figlio che cerca
un padre, le due figure si moltiplicano agli occhi dello spettatore e, attraverso quella materia duttile e carica che è l'opera di
Joyce, trovano un'esistenza che li rende affini. 'Una storiella di una giornata' nella definizione di Joyce. Joyce mi ha portato
infinite suggestioni: sotto i miei occhi, queste due figure sono diventate ora i becchini di Amleto, figura assimilabile a Dedalus
per azioni e destino, ora piccoli pensatori che discutono di putrefazione e sorvolano il mondo abbracciati in un unico battito
d'ali. Esiliati da casa, che entrambi lasciano alle otto di mattina e senza chiave, praticamente sfrattati, in questo mio lavoro
finiscono con l'incontrarsi al cimitero. Accompagnati nella loro peregrinazione da un Angelo presto seppellito e dimenticato.
Al capezzale di un Angelo, così come Bloom è al capezzale di Molly, una mor ta in vita, almeno nel suo cuore. Dal suo punto di
vista colmo di rimpianto e di fuga. Nel mio lavoro dedicato al VI episodio, emergono tracce di altri due episodi: il IV, Calypso\La
colazione, in cui si discute brevemente di metempsicosi, e il I, Telemaco\La torre, in cui attraverso il dialogo tra Dedalus e
Buck Mulligan, l'Antinoo omerico, anche qui falso amico e usurpatore, si fa chiara la sua ossessione e senso di colpa nei
confronti della madre morta. Il suo rifiuto dell'educazione gesuitica, che lo por ta a non inginocchiarsi al capezzale della
madre moribonda, gli viene rimproverato con parole di sublime durezza dal gesuita fondamentalista responsabile della sua
educazione in “Ritratto di artista da giovane”, libro che precede l'Ulisse e che con la sua chiusura ne dà l'avvio.
Before having a long jouney
He never hided his passion for the great authors of the twentieth century, from Eliot to Pasolini going to Canetti and
Heiner Müller, the director Claudio Collovà from Palermo who in the last twenty years was on the national and internati
onal scenes with his magic and visionary performances. Maybe it is for his stylistic figure with which he reveals the
great contemporar y classics- and others- that Collovà crosses common and geographical places easily. It is the time of
“Ulysses”, the elusive Joyce's work, that the director will face in different parts. The first, “Ulyssage #6, Uomini al buio”
(coproduced by Teatriditalia, Compagnia Esse p.a.\Officine Ouragan), has given his first performance in Februar y to
the Bellini's theatre of Palermo passing to Milan, Elfo's theatre, from the 16th to the 28th of March. On stage, in
addition to the same director, Filippo Luna, Davide De Lillis and Alessandra Luber ti, the last who takes care of choreography.
Artistic director of the independent theatrical space Officine Ouragan, Claudio Collovà lives and works in
Palermo and from this year he's the artistic director of Festival of Gibellina. It is impossible to mention the stages of his
long artistic path, it is like to tell a life in short lines. So we limit ourselves to underline that Collovà was a student and a
deep actor of Antonio Neiwiller; that for over ten years he takes care of theatrical projects in correctional institutions,
realizing performances of high quality appreciated from public and criticism; that he conceives his work's space like an
house opened to the experimentation and to the dialogue. But we leave that his words describe the first lap of the
embarked path inside one of the masterpieces of the twentieth century. So to his group, to the readers of these
direction's notes and to the audience, have a nice journey.
Ulyssage # 6, Uomini al buio Direction’s notes
started this path around Joyce's Ulysses with
ver y excitement, one of the more fascinating and
deeper novels that have never been written. I
arbitrarily star ted from the sixth episode, Ade\
The cemetery, working on the sepulchral theme of
the text, absorbing the many cross-references and
moulding them in absolute autonomy. I allowed
that the silence was necessar y inside me to
absorb the deep changes of the atmosphere, of
the languages used by Joyce and of his writing
wrongly considered abstruse. The writing is magic
and at the same time concrete. “Ulyssage #6,
Uomini al buio” treats the ancestral theme about
two men that go down to the hell and they visit a
cemetery. An infinite number of dead, buried in the
bare land of the twentieth century. Who are these
two men? Stephen Dedalus and Leopold Bloom,
the two male protagonists of the Joyce's Holy
Family, that complete the triad with Molly Bloom.
Bloom carries out his journey in a state of spiritual
blindness, before the physical one. In this
desperate groping of a father who's looking for a
sun and a sun who's looking for a father, the two
figures multiply to the spectator's eyes and find an
existence that makes them similar thanks to the
Joyce's ductile and deep theme. “A little story of a
day” is the Joyce's definition. Joyce has given to
me infinite suggestions: under my eyes, now
these two figures are become the Amleto's
sextons, figure comparable to Dedalus for his
actions and fate, now little thinkers that talk about
putrefaction and flying over the world embraced in
one unique wing beat. Exiled from their house that
they left at the eight o' clock in the morning without
key, better evicted, in this my work they end to meet themselves at the cemetery. During their pilgrimage they are
accompanied by an Angel who will be buried and forgotten ver y soon. At an Angel's bedside like Bloom is at
Molly's bedside, a dead of whom heart lives, from her point of view full of regret and escape. My work is dedicated
to the sixth episode, and here appear signs of other two episodes: the fourth, Calypso\ The breakfast, in which
the topic is briefly the metempsychosis, and the first, Telemaco\The tower, in which appears the obsession and
sense of guilt towards his died mother through the dialogue between Dedalus and Buck Mulligan, the Homeric
Antinoo, here also false friend and usurper. His rejection about Jesuitical education, that induces him to kneel
down before the dying mother's bedside, was reproved to him with ver y hard words by the fundamentalist Jesuit
responsible of his education in “A Por trait of the artist as a young man”, book which precedes the Ulysses that
with its end gives the start.
Maxi-personale - Al di là del muro di Erminia Scaglia - Testo di Francesco Romeo
Le vicende degli eroi di “L'eclisse” di Michelangelo Antonioni si bloccano a un cer to punto, quando ancora non si sono
esaurite nei propri sviluppi narrativi. Lo sguardo del regista passa come se fosse indifferente al proprio racconto alla vita
minima di un quartiere anonimo defraudato dei personaggi principali. Defraudato? Forse piuttosto sollevato dalla loro
presenza, esonerato dal gravame delle loro sor ti personali. Anche quello del campo nomadi è un luogo, come il quartiere di
Antonioni, visivamente poco avvincente, da altre pene oppresso, ma ugualmente oppresso. Qui non mi interessa
soffermarmi sugli aspetti drammatici, di tutta evidenza, ma azzardare l'ipotesi che quelle strade tristi solitarie e finali di
Antonioni siano uno scolo per “rifiuti” della storia appena raccontata e amputata e, nel complesso, una morfologia
complicata e tormentata su cui prova a risplendere nell'ultima inquadratura un sole fatto dagli uomini, così come lo spazio
all'interno del campo nomadi della Favorita (il parco più grande d'Europa!) di Palermo, s(com)parso di ruderi e immondizia,
di vestiti laceri e della sporcizia inevitabile dei suoi abitatori, è un rifiuto di forme che tuttavia grazie alla perizia della
fotografa Erminia Scaglia conservano la tentazione di esistere; nonché il rifiuto da par te della fotografa stessa, pulito e
inevitabile anch'esso, di accettare lo stato di cose senza almeno donare l'incoraggiamento di uno sguardo alleato, amico,
buono, o almeno – ciò che è premessa – attento.
La differenza saliente in questo quadro è che nella nostra fantasia sul “L'eclisse” i due protagonisti che passavano dall'altra
par te della visione, che impugnavano la macchina da presa, non erano in alcun modo più rintracciabili, svaniti nel nulla come
le eroine di Pic-nic a Hanging Rock (o, per restare ad Antonioni, come la donna di L'avventura), perché nell'asfalto che non è
fresco non restano orme. E invece la partecipazione della fotografa a quella esperienza sembra recare tracce. Al di qua delle
fotografie scattate. Come se non tutti gli addobbi di una festa di amicizia fossero stati rimossi perchè era tardi, ci si era
stancati e diver titi e bisognava andare a dormire o appunto riunirsi tutti per salutare Erminia che adesso si sarebbe messa a
fare le sue fotografie. Intendiamo che dalle sue immagini traluce una confidenza con le cose fotografate, maturata in un
momento anteriore al suo compito di artista, sotto forma di una rilassata delicatezza pur nella precisione del suo sguardo
critico. Guardando le fotografie della Scaglia abbiamo avuto la sensazione fisica della sua presenza tra le persone del campo
nomadi. La Scaglia è stata lì, ci ripetevamo a ogni fotografia, e non con la macchina fotografica, è stata lì con i suoi occhi, con il
corpo, con slancio, con il suo affetto. E' stata lì un tempo indecidibile prima di porre mano al suo compito di artefice di
immagini. E' stata insieme a loro, se non una di loro, una figura armoniosamente inserita tra le altre figure, una persona
umana vicina ad altre persone umane. Volto tra i volti. Solo dopo, con una punta di amarezza unita all'impazienza della sua
vocazione di fotografa ha cominciato a congedarsi nascondendo il volto dietro la sua… (la grande malinconia di fotografi e
artisti: i loro volti spariscono dietro i loro strumenti di lavoro, indossano delle maschere di ferro per fissare meglio la storia dei
volti degli altri). Infine, dopo aver offer to fino in fondo il suo sguardo sensibile e collaudato a quelle facce, a quei corpi, a quei
posti, si è congedata del tutto, si è allontanata da lì, ma lasciando come una (stri)scia lucente di memoria concreta. Ancora
fumante. Il suo sguardo è fermo, ha una pienezza, ma è mite, sfugge alla seduzione di accentare, di orchestrare un discorso
per immagini, e così non cade nella trappola di sequestrare la visione, di precipitare quei suoi scatti nel cono d'ombra di uno
stato d'animo ossificato e vincolante. Nel ventaglio di scatti dalle dita sottili (come di pioggia, come di bambini), c'è tuttavia
una foto in un cer to senso più spinta di cui ci peraltro ci preme accennare. È un piano ravvicinato del terreno. Dove (s)fondato
è il sospetto che si siano raccolti i detriti, i cocci, i frantumi di oggetti di mille materiali diversi; quello che è cer to è che sono
frantumi, pura accidentalità di frammenti. Sulla sinistra dell'inquadratura, c'è un materasso su cui un bel cane è adagiato,
con la testa alta, come portato in salvo da quella minuziosa acuminatezza sparsa. Portato in salvo da chi? Forse proprio dalla
bambina che occupa la par te sinistra dell'inquadratura, una bambina tutta in rosso (un rosso che spicca nell'immagine, che
racchiude una potenzialità di iridescenza che la fotografa non si lascia “scappare”, magari un omaggio alla bambina dal
cappotto rosso che “deterge” per qualche secondo la scena della liquidazione del ghetto nel celebre film di Spielberg da
molti peraltro “liquidato” a mio avviso con fragili argomenti).
La bambina guarda a terra, fruga con i suoi occhi tra quella polvere cruda, tagliente. E' a piedi nudi. Piedi che se ancora non lo sono dovranno abituarsi, diventare “competenti” a muoversi lì, come in un più inoffensivo campo minato (l'obiettivo della macchina fotografica di Erminia Scaglia include nella inquadratura anche una porzione di un bidone dell'immondizia, che ci fa venire in mente il dorso di un paracarro militare). Ci sono poi altri due cani che non sono sul materasso ma sembrano scortare la bambina e poi sullo sfondo un'altra bambina, più piccola, che osserva la bambina vestita di rosso e il suo passo nudo, abile, perplesso. Un passo che sembra por tarla a poco a poco fuori dell'inquadratura. Ma forse il terriccio
sovrabbondante di frantumi continuerà anche al di là dell'inquadratura.
Beyond the wall
The happenings about the heroes of the movie “L'eclisse”, by Michelangelo Antonioni, are interrupted before they can be concluded.
Director's look left the lives of his protagonists and focus on the pointless happenings of an anonymous district. A nomad campo is a
similar place: visually not very enthralling, surely oppressed. I don't want to remark the dramatic aspects, it would be too simple; the final,
lonely roads that we can see in Antonioni's movie are the drainage for a maimed story and the nomad camp on Favorita's Park (the widest
of Europe), with its ruins and trash and ragged clothes, it's an outfall itself. Only the skill of the photographer Erminia Scaglia give it the will
to survive. But she doesn't want to freeze the circumstances, she can't accept them. In Antonioni's movie, the protagonists faded out;
differently, through the pictures of Erminia Scaglia we can clearly see the “actors of this cruel game”. She doesn't restrict herself to make
her job: she entered in confidence with the subjects, developing a tender, but critic, way to look. Looking her pictures we can physically
perceive her presence among the nomads, she was there, not only with her camera but also with her eyes, her body, her feelings. One of
them, human being amongst other human beings, face among faces. Finally, when she began her work, she was bitterly forced to hide her
face behind the camera. Then she took leave, quitting those body and those places but leaving a wake of concrete memories. Erminia's
look is quiet but hardly, doesn't try to emphasize with a concert made of images. There's one of the pictures she took that is really hot, in
some kind of way, and deserve to be described. It's a close up of the ground, with rubbles and splinters of tons of different material. On the
left, there be a mattress, like a raft in splinters' sea, and a dog lays down on it. Who put they there? Maybe the child with red clothes? She is
looking to the ground, barefoot. She have to become able to walk among those sharp rubbles, like a minefield. Next to her there are two
dog, which look like bodyguards. A third child, a little girl, is watching the scene: will be the girl in red able to avoid the fragments and, step
by step, leave the framed set? Perhaps. But who knows if the splinter’s sea will end with the frame.
Speciale di Alessia Franco - La città degli uomini sotterranei
Nei corridoi delle Catacombe di Palermo con Dario Piombino-Mascali,
paleontologo e autore del libro “Il Maestro del Sonno Eterno”
In occasione del decimo anniversario della
Palermo è una città strana anche per chi ci vive,
figurarsi per chi la visita da viaggiatore. È una città
in cui realtà spesso stridenti vengono a contatto e
sono continuamente giustapposte; c'è la Palermo
dei quar tieri ricchi attigua a quella delle
catapecchie fatiscenti, la Palermo dei palazzoni
che tocca quella dei palazzi nobiliari diroccati. C'è
la Palermo dei vivi e, appena dopo qualche rampa
di scale, la Palermo dei mor ti. Anche queste due
realtà giustapposte, ma in continuo contatto,
come testimoniano le Catacombe dei Cappuccini,
in cui il sottile diaframma tra vita e mor te è una
por ta a vetri. Se la oltrepassi, entri nella città dei
mor ti. Un viaggio, il viaggio per eccellenza
verrebbe da dire, che richiama ogni anno migliaia
di visitatori da ogni angolo del mondo. Ma anche i
palermitani, prima o poi, si trovano ad avere a che
fare con la loro città dei mor ti, familiare e al
contempo ammantata di aneddoti e misteri. Il più
fitto riguarda la mummia di Rosalia Lombardo, una
bambina nata nel 1918 e mor ta poco prima di
compiere due anni. Ancora oggi per fettamente
conser vata. Per quasi novant'anni, la Bella
Addormentata di Palermo, nella sua eterna
infanzia splendida e malinconica, ha acceso la già
fer vida fantasia dei suoi concittadini, che l'hanno
celebrata a proprio modo con una serie di
leggende. Tra le più assurde e fantasiose c'è
quella che la vorrebbe imbalsamata viva con
mattola (cotone idrofilo) e alcol, quella che
attribuisce la causa della mor te ad una non meglio
identificata peste o, ancora, quella secondo cui
Rosalia è una bambola. A guidarci in questo
viaggio sottoterra è il messinese Dario Piombino-
Mascali, paleopatologo dell'Eurac di Bolzano, che
ha fatto luce definitivamente sul caso di Rosalia
Lombardo e del suo misterioso imbalsamatore,
che ora ha un nome, un cognome, un passato
glorioso: Alfredo Salafia, chiamato addirittura per
imbalsamare Crispi e che, pur non avendo una
preparazione accademica, conquistò negli Stati
Uniti il titolo di professore. A lui è dedicato il saggio
di Piombino-Mascali, significativamente intitolato
“Il Maestro del Sonno Eterno”(casa editrice “La
Zisa” - Palermo). Un viaggio a ritroso nel tempo, un
documentario che alle informazioni scientifiche
unisce la felicità del racconto, l'accuratezza della
descrizione, l'entusiasmo di avere trovato in un
manoscritto inedito di Salafia la formula i cui
risultati furono così perfetti da alimentare racconti
e leggende. Procediamo con lo studioso lungo
corridoi scavati da nicchie in cui quasi duemila
mummie sembrano osser vare il nostro
passaggio. A chi, come noi, non ha mai messo piede nella
città dei mor ti, un viaggio come questo può
apparire quantomeno singolare, a causa della
persistente sensazione di essere osservati da
quelle orbite senza occhi. Dario fa con molta
delicatezza da intermediario tra la nostra vita e la
loro mor te. Lascia che queste due realtà si
sfiorino. Nessuno, prima di lui, ha mostrato un
interesse che si traducesse in atti concreti per la
conservazione di questo popolo e della sua città
sotterranea. Saranno le suggestioni di questo
strano viaggio, sarà il fatto che la nostra guida
procede sicura, come tra vecchi amici. Ma
abbiamo quasi la sensazione che proprio gli
strani inquilini abbiano scelto che ad occuparsi di
loro e della loro casa fosse questo giovane
antropologo con i capelli ricci e la faccia da
ragazzino. Che non ha paura dell'incontro tra vita
e mor te. Arriviamo nella cappella di Santa
Rosalia, che ospita alcuni bambini. Lì dentro la
vista di tante piccole mor ti precoci è un rumore
assordante, come il frinire delle cicale in estate.
Un bambino non può morire. Dev'essere stato
questo il pensiero dei genitori di Rosalia
Lombardo, che affidarono il suo sonno eterno al
maestro imbalsamatore. Un bambino non può
morire. «Guarda che bella, sembra che dorma –
sorride lo studioso – Salafia l'ha resa perfetta,
ha tentato con la sua ar te di lenire il dolore
aberrante dei suoi genitori. Anch'io voglio fare la
mia parte. Voglio che Rosalia riposi nelle migliori
condizioni possibili, al riparo dagli agenti lesivi e
da qualsiasi cosa possa disturbarla. Anche dal
clamore mediatico. Lei è come una nonna per
me, potrebbe avere l'età di mia nonna» dice
Dario, l'uomo di scienza, posando una rosa
bianca ai piedi della piccola bara.
The city of the underground men
In the corridors of Palermo's Catacombs with palaeontologist Dario
Piombino-Mascali, author of the book “Il Maestro del Sonno Eterno”
(The Master of the Eternal Rest)
Palermo is a strange town, even for its inhabitants, all the
more if you visit it as a tourist. It is a city, where discordant
realities often come in contact and are constantly juxtaposed.
There are rich quarters beside poor areas, crumbling dumps
beside big palaces and tumbledown noble buildings. There is
the living city upstairs and after a few steps the dead one. The
Capuchin Catacomb are the testimony of these two juxtaposed
realities, being in continuous contact, where the thin diaphragm
between life and death is a glass door. If you go beyond
it, you are entering the city of the dead. A journey, I would say the
journey par excellence, which is yearly appealing thousands of
visitors from all over the world. Local people, sooner or later,
will get in contact with this underground city of the dead too,
which is familiar and full of anecdotes and secrets at the same
time. The deepest mystery concerns the today still per fectly
preserved mummy of Rosalia Lombardo, a little girl born 1918
and deceased on the verge of her second bir thday. During
almost ninety years Palermo's Sleeping Beauty and her
splendid and melancholic eternal infancy have been heating
the burning imagination of the fellow citizens, who have been
celebrating her on their own way with a series of legends. One of
the most fanciful and absurd tells that she was embalmed with
absorbent cotton and alcohol, another one attributes her death
to one unidentified plague and one more narrates of Rosalia
being a doll. The palaeontologist of Bolzano's Eurac, Dario
Piombino-Mascali from Messina, who discovered the truth
about Rosalia's story, will guide us through this journey in the
underworld. The mysterious man, who mummified Rosalia,
has now a name, a surname and a glorious background: Alfredo
Salafia, who even mummified Francesco Crispi and also was
appointed to a professorship in the USA without an academic
formation. Piombino-Mascali dedicated him his essay with the
meaningful title The Master of the Eternal Rest (s. note 2)
(publishing company La Zisa – Palermo). The essay is about a
journey through the time, a documentary, in which scientific
information, accurate descriptions and entertaining narration
are combined with the enthusiasm of the author finding the
magic formula in the unpublished manuscript of Salafia, whose
per fect results were the best requirement for legends and
tales. The reader explores the long corridors holed in a niche
and feels himself observed by almost two thousand mummies.
If you never passed through the city of the dead, this journey will
appear rather strange because of the persistent sensation to
be observed by those sockets without eyes. Dario is a sensitive
mediator between your life and their death, so let both realities
touch each other. Nobody before him showed such a concrete
interest for the preservation of the culture of these people and
their underground city. It may be the suggestion of this trip or
the safety and friendly guide, which makes the lecture so
irresistible. It seems that our odd tenants chose this young
anthropologist with curly hair as their nurse and housekeeper,
who does not fear the meeting between life and death. If you go
on, you reach the chapel of Santa Rosalia, which hosts some
children. The view of all these prematurely deceased little
humans is a deafening noise like cicada's chirr in summer.
A child should not die. Rosalia’s parents probably thought this
too committing her eternal rest to the embalming master. A
child should not die. » What a beautiful girl, it looks like she is
sleeping – the young scientist smiles – Salafia made it so good
and tried to soothe the insufferable pain of her parents. I want
her resting in the best possible condition as well, far from any
hur tful agent, far from Medias and any other disturbing things.
She could be my grandmother « says Dario and puts a white
rose at the feet of the little coffin.
Hotpot di Giusto Lo Bocchiaro a Daniele Messineo con Simon Paolo Mangiameli- Chicken Roids
È dimostrato che gli steroidi assunti con una dieta a base di carne hanno effetti
tangibili sulla funzione del sistema nervoso centrale; interagendo con i sistemi
oppioidi, dopaminergici, colinergici e GABAergici, determinano: turbe dell'umore,
psicosi, depressione, maggior tendenza al suicidio, compor tamenti aggressivi e
violenti, alterata percezione della propria immagine corporea (in genere si ha la
sensazione di avere una lampada da ufficio al posto della testa e occhi nel deretano),
maggiore tendenza all'abuso di altre sostanze (droghe, fumo, birra Forst), dipendenza.
A nostro parere, tuttavia, questi si possono ritenere traguardi della genetica, come
il gatto ipoallergenico, il salame per il mal di testa o l'acqua con gli elettroliti.
It's proved that steroids, fed by a diet based on meat, have
tangible effects on nervous system. Interacting with opioid,
dopaminergic, cholinergic and GABAergic systems, they
cause: mood illness, psychosis, depression, propensity to
suicide, aggressive and violnet behaviour, altered perception
of self-image (the sensation to have a lamp instead of the head
and eyes in the butt), propensity to abuse of other substances
(drugs, smoke, Forst beer), addiction. In our opinion, these are
considerable goals of genetics, like the hypoallergenic cat, the
salami to cure the headache and the water with Electrolytes.
Un'attesa interminabile all'ombra di un tempio in una
giornata assolata … par tenza, incontro, massa cerebrale
che s'infrange contro un muro di acciaio…
mancanza d'aria, respiro affannoso, perdita della
consapevolezza del mondo che mi circondava…troppe
domande mi rimanevano tra le mani... ricostruire, piano
piano, senza fretta, un pezzo alla volta, continuando a
respirare… visioni che accompagnano il quieto vivere,
ripresa del proprio sé, dell'essere ora, dell'essere
comunque visto… amore spasmodico, approccio
infantile unito a distacco dal tutto… sofferenza senza
fine, luce senza fine, universo senza fine… e poi ancora
ricominciare, ricostruire, rivedere…. parlare per capire,
parlare per vedere, parlare per sognare… un lungo
silenzio, una lunga mor te, sapore di terra nella mia
bocca, riacquisto della vista, dell'udito dei sensi…
distanze che si riavvicinano, un occhio che si apre
lentamente…incontro con la bestia, la mia bestia, la
bestia del mondo… e infine rivedere, sentire, ascoltare,
incontrare sé stesso e morire per rinascere ancora e
ancora...
and endless waiting, under the shadow of a temple,
during a sunny day… departure, meeting, brain crushed
against a steel wall… lack of air, heavy breathing, loss of
the perception of the world around… too many questions…
rebuild, slowly, step by step, breath by breath…
vision that accompanies the life, recovery of the self, of the
being now, of the being however seen… spasmodic love,
child approach joined with the detachment from
ever ything… endless suf fer, endless light, endless
universe… and start again, rebuild, see again… talk to
understand, talk to see, talk to dream… a long silence, a
long death, earth taste in my mouth, I regain my senses…
distance becomes smaller, an eye slowly opens… meeting
with the beast, my beast, the beast of the world… a finally
seeing again, hearing, listening, meeting the self and dying
to born again and again and again…
Pot-folio di Umberto Verdoliva - testo di Giancarlo Marcocchi
Umberto Verdoliva, classe 1961, nasce a Castellamare di Stabia (NA).
Laureatosi in architettura urbanistica, lavora come tecnico d'impresa di
costruzioni internazionali. Proprio i suoi studi e il suo lavoro quotidiano
l'hanno portato ad osservare, oltre le strutture architettoniche, la gente
e l'ambiente in cui essa vive. Iscritto alla FIAF (Federazione Italiana
Associazioni Fotografiche) e all'UIF (Unione Italiana Fotografoamatori) è
apprezzato per diversi progetti fotografici pubblicati su riviste del
settore, sia cartacee che online.
Umberto Verdoliva was born in Castellammare di
Stabia (NA) in 1961. He graduated in architecture
and urban planning and nowadays he works as a
technician for international constructions. Just his
studies and his daily work let him to observe, over
the architectural structures, people and the
environment in which they live. Member of FIAF
(Italian Federation of Photographic Associations)
and FIU (Italian Union Photographamateurs), he's
appreciated for several photo projects published in
magazines in the sector, both printed and online.
Lettura: L’ar tista ci propone un por tfolio in bianco e nero
molto interessante, il cui tema è “Ironic street
scene”. Si ritiene un fotografo da strada. Le sue
opere, infatti, fanno par te di una tendenza, piuttosto
in voga, chiamata street photography (se le parole non
fossero anglofone che gusto ci sarebbe?!). Mi sono
preso la briga di curiosare nel suo sito,
www.umbertoverdoliva.it, che vi consiglio vivamente.
Ottimo il gusto compositivo, ottima la scelta delle
immagini e ottimo il sito stesso: pulito ed essenziale,
da vero artista, ma... tutto in lingua inglese: se fosse
anche in italiano non guasterebbe (è solo un parere
personale, naturalmente). Veniamo al por tfolio che ci
ha proposto: le fotografie presentate in effetti legano
fra loro, fanno par te di un bel discorso riguardante ciò
che accade in “strada”. Le opere, più o meno
ironiche, ci fanno scoprire come la maggior par te delle
persone che ogni giorno calpestano il suolo cittadino
non si accorga, o meglio, non sempre si accorga di
quanto interessante sia lo spazio che le circonda.
Umber to ha la capacità innata di saper cogliere,
valutare, selezionare e proporre opere di per sé
complete nella loro singolarità e originalità.
Personalmente farei una restrizione del lavoro
presentato, concentrandomi sull'elemento
“car tellonistica pubblicitaria”. L'autore ha saputo
cogliere con ironia ciò che ci circonda e a volte ci
opprime, come appunto i cartelloni pubblicitari e le
persone stesse, fondendo o facendo dialogare fra
loro queste due realtà. Tralascerei pertanto, anche se
ottimamente realizzate, le immagini prive
dell'elemento “pubblicità”, rendendo questo portfolio
ancor più for te, interessante e aggiornabile in
progress (tanto per non tralasciare l'anglofonia).
The artist offers a very interesting black and white portfolio,
whose theme is "Ironic street scene ". He considered
himself a photographer from the street: his works are part of
a trend, rather in vogue, called street photography. I took the
trouble to browse his site, www.umbertoverdoliva.it, which I
highly recommend. Excellent taste composition, excellent
images choice as the site itself: clean and vital, like a true
ar tist, but ... all in English. About the por tfolio which he
proposed: the photographs presented bind each other, they
are part of a good speech on what happens in "street". The
works, more or less ironic, let us to see how the majority of
people who trample the soil every day doesn't notice or,
rather, don't always realize how interesting is the space that
surrounds them. Umberto has got the innate ability to grasp,
evaluate, select and propose works in themselves complete
in their uniqueness and originality. Personally I'd make a
restriction of the work presented, focusing on the element
"advertising poster". The author has been able to grasp with
irony what surrounds us and sometimes overwhelms us,
just like billboards and the people themselves, fusing or
having them talk to each other. Neglecting therefore, even if
well implemented, the images lacking any "adver tising",
making even stronger this por tfolio, interesting and
upgradeable in progress.
Maxi-personale di Enrico Hoffmann - testo di Aldo Gerbino
Come avemmo già a scrivere sul “volto”, quello
emerso dall'intensità pigmentaria della pittura, è
l'occhio, la pupilla, il taglio acuto degli zigomi, a far
emergere, come dall'oscurità del sottosuolo, figure
ctonie, lambenti frustoli di cute, spessori carnosi,
posti in distinte modulazioni tra sospesi orizzonti,
appena promiscui in un sotter raneo azzur ro
costante, da dove può sporgere un volto carico di
grigi plumbei, di bianchi corruschi con cuspidi decise
dal color seppia, sottratte al nero, al magenta. Così
per la fotografia (nel bianco e nero che spesso ne
rivela i nascosti cromatismi); come, altre volte, lo
scorgiamo planare in un fondale spugnoso, in cui
affiorano segni, scarificazioni, ferite ridondanti d'un
rosso brillante, aggrumate o disposte a reticolo, o
dilatate in una griglia aderente al massiccio facciale,
a raf figurare il tempo e il suo incedere sulla
super ficie aspra e dolente del viso. Ed esso si
mostra ben celato, anche nella contrastante misura
consegnataci da quel delicato sonetto d'amore
confezionato da Giacomo da Lentini (“Lo viso mi fa
andare allegramente”); nel senso che il volto, pur
nella sua valenza di aggraziata espressione
d'amore e incessante desiderio, già, di per sé, “fa
penare”, elabora e traspor ta con accanimento un
dolore vivo: restituendo dolore all'occhio
dell'amante, il riflesso del proprio viso, i modi dello
sguardo, i semplici spasmi dei muscoli mimici, che
vivono e dentro si dibattono, per dilatarsi all'infinito.
Così, i “volti” di Enrico Hof fmann sembrano
alimentarsi, al contrario, espungendo ogni
suggestione cromatica, e affrontando, con levità e
ironia, la cattura degli ordini famigliari, a volte
soffusi da una ironia scanzonata, come per il ritratto
di “Zio Max”, o intrisi di quell'espressionismo
grottesco condensato in “Carnevale friulano” o nella
vecchina de “Il pane”, fino alla captazione di quel
documento di sapore antropologico riversato ne “Il
taglio”, per concludere con la cifra lirica dei volti
femminili raccolti tra dimensione lirica e quotidiano
minimalismo (“Capelli cor ti”, “Libanese a Londra”).
Poi, di colpo, nell'intenso bianconero di “Annalisa”
la luce di un lontano sentimento sembra vibrare
all'unisono con esterne pulsioni, per intime corde,
nel disperso moto di un corpo tra la folla.
We already wrote about the face perceived through the
painting, the eye, the pupil, the shape of the cheekbone,
are the responsible of the emerging of chthonic figures
from the darkness of the underworld. Grey faces
protrude from constant sky-blu, flaming whites with ink
black spires removed from dark black, from magenta.
Photography it's similar, with the black and white that
often reveals the hidden cromatism; sometimes we can
see the face gliding on spongy background where signs,
scratches, wounds of shining red, curdled or placed in a
crystal lattice or dilated on a grid adhesive to the face
itself, underlining the advance of time. It's well hidden
also in the love sonnet written by Giacomo da Lentini (“Lo
viso mi fa andare allegramente”); it means that the face,
even with a delicate expression of love and unceasing
desire, elaborates and transpor ts a lively pain: giving
back pain to lover's eye, the reflex of its own face, the way
of looking, the simple spasm of mimic muscles, living
and debating to be endless dilated. So the faces
photographed by Enrico Hoffmann seems take energy
expunging each chromatic suggestion and facing with
irony the capture of family's orders (“Zio Max”), or from
the grotesque expressionism condensed on “Carnevale
friulano” or on the old lady of “Il pane”, until the anthropological
document of “Il taglio”, concluding with the
female faces contended between the lyrical dimension
and the minimalism of ever yday (“Capelli cor ti”,
“Libanese a Londra”). Suddendly, through the black and
white of “Annalisa” , the light of a far feeling seems
vibrating in unison with external pulsions, lost in the
motion of a body among the crowd.
Entourage di Gianluca Giardina - Palermo, luogo d’eccellenza europea
Ottimo riscontro di pubblico per la quarta edizione del festival internazionale di musica elettronica
Non solo volontà, possibilità e incoscienza. Il Wintercase è soprattutto una risposta. Palermo è una città
europea? Artisti in voga nei circuiti internazionali, che da quattro edizioni si susseguono in quella che è diventatauna
delle realtà musicali più invidiate e seguite del panorama nazionale, dimostrano come essere distanti
sia un concetto mentale più che geografico. Chi ricorda una Palermo all'avanguardia? Competitiva? Certo, la
belle époque è un lontano ricordo e quindi qualcosa che sembra non appartenerci più. Eppure c'è chi, come
Simone Vesco, in modo audace e forse inconsapevole ha dato fiducia a questa città tanto da trasformarla in
pochi anni in una importante vetrina per DJ e produttori di musica elettronica. Palermo è da sempre una città
europea che sa ripagare chi ha il coraggio di amarla e rassegne di questo tipo, che dal 2007 portano avanti
nuove modalità di fruizione e realizzazione della musica, ne sono la dimostrazione. Wintercase quindi è una
risposta per chi non credeva possibile che un Festival di musica elettronica di respiro internazionale sul territorio
siciliano potesse diventare una realtà così partecipata e stimolante. Proprio progettare, realizzare e stimolare
sono le parole che descrivono Officine Festival, fucina in cui tra euforia e passione si incontrano i cervelli e le
braccia che danno vita a questa consolidata realtà locale e non solo.
Not only will, chance and recklessness:
Wintercase is above all an aswer. Palermo is an
European town? International ar tists, who from
four editions par ticipate to one of the most envied
national musical performance, are the living proof
that “be in front” is only a mental state. Who
remember when Palermo was seat of the avantgarde,
competitive? Of course, the belle époque is
a far memory. But someone, like Simone Vesco,
boldly gave trust to our city, making it a pivotal
centre for DJs and electronic music's producers.
Palermo know how to repay who has the courage to
love it: these events, leading a new way to listen
and make music, are a great example. So
Wintercase is the answer to ever yone doesn't
believe that an international electronic music
festival can be organized in Sicily, obtaining such a
great par ticipation. Projecte, create and stimulate
are the keywords for Officine Festival, forge where
passion and elation meet brains and arms to give
life to this event..
Appuntamenti - appointments
LEGGERE LEGGERE LEGGERE
La lettura, uno dei maggiori viatici di cultura e stimoli per la fantasia, è un'attività in
declino. Alberto Schiariti propone il recupero di questa buona abitudine, inserendola in
un audace esperimento sociologico: il 26 marzo regala un libro (nuovo o usato) ad uno
sconosciuto. Contribuirai al riaffermarsi della lettura e avrai
una buona occasione per socializzare.
READ READ READ
Reading is old-fashioned and neglected but it's capital for the spreading of culture and
th imagination. Alberto Schiariti proposes an experiment to recover this good habit: on 26 of March
give a book (new or second-handed) to a stranger.
GIORNATA MONDIALE POESIA 21 MARZO
La Giornata Mondiale della Poesia è stata istituita dall'UNESCO nel 1999. Fra il 18 e il
23 marzo, nelle maggiori città del mondo, saranno organizzati eventi e letture
pubbliche. A Verona, omaggio al poeta Tonino Guerra.
st WORLD POETRY DAY 21 of March
th rd World Poetry Day was declared by UNESCO in 1999. Between 18 and 23 of March, the main
towns of the World will be the host of events and public readings. In Verona, it's planned a
tribute to the poet Tonino Guerra.
UNA STORIA AFRICANA 18-23 MARZO
Villa Niscemi Palermo - Fotografie di Giorgio Di Fede
Un lavoro che documenta la fratellanza e la cordialità delle popolazioni dell'Africa
occidentale, realizzato in occasione del matrimonio di due giovani immigrati ghanesi.
L'esposizione è aperta tutti i giorni dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.30.
L’ITALIA DEL GRAND TOUR NELLE IMMAGINI DELL’800 10 MARZO - 9 APRILE
Lanterna Magica via Goethe 43, Palermo
Dalla metà dell'Ottocento le città d'arte furono meta di professionisti italiani e stranieri in cerca di nuove immagini
per il proprio archivio, contribuendo alla diffusione di un'immagine positiva del “Bel Paese”. Le foto originali vintage
in mostra coprono l'intero territorio della penisola e le principali località italiane, tra cui Venezia, Milano, Genova e la
Riviera Ligure, Firenze, Siena, Roma, Napoli, Palermo, Agrigento e Siracusa, in un arco di tempo compreso fra il 1860
e il 1900. In esposizione 50 opere di Alinari, Brogi, Crupi, D'Alessandri, Incorpora, Lombardi, Moscioni, Naya, Noack,
Rive, Salviati, Sommer e altri.
SOGNI DI CURIOSI 25 MARZO ORE 21.30
Mikalsa via Torremuzza, 27 Palermo - di Giuseppe Sinatra
In mostra apriremo finestre di luce scritta a colori. Bassa definizione appesa sui muri. A
volume alto. Fotografie.
[...] Ero come il fanciullo che brama lo spettacolo.
E che odia il sipario come s’odia un ostacolo…
Ma l’agghiacciante vero infine si scoprì:
ero, senza stupirmene, già morto, ed un’aurora
tremenda m’avvolgeva. Ebbene, tutto qui?
La tela era levata, io aspettavo ancora.
da IL SOGNO DI UN CURIOSO di Charles Baudelaire
www.fotocontest.it
Concorsi fotografici on line. Ogni mese quattro contest individuali ed uno a squadre.
Pertecipa, condividi la esperienze e migliora la tua tecnica!
Chiusura - Closing di Giorgio Menallo
A piccoli passi, siamo arrivati alla fine di un anno di pubblicazioni
mensili. Dietro noi sono ancora visibili le strade che abbiamo
percorso per giungere fino a questo punto; il futuro invece, è una
sgargiante distesa erbosa, tanto vasta che l'occhio non può
abbracciarne i confini. Cediamo per un momento alla tentazione
di sdraiarci a fissare il cielo e il pensiero corre alle persone che ci
hanno supportato durante il cammino, cioè i lettori ed i nostri
collaboratori. Ma è solo un attimo: la zaino è di nuovo in spalla,
colmo di idee e proposte… la strada è ancora lunga.
Step by step, we reached the first anniversary of our monthly. Behind
us, the dusty roads covered to get to this point are still visible; the
future, instead, is a garish, endless grass field. We surrender to the
temptation of lay down and watch the sky; the thought goes to our
readers and generally all the people who are still supporting us. But
it's time to go again, with a backpack full of ideas and proposals…
the road it's long yet.
Aforisma - Aphorism
“Prima di tutti vennero a prendere
gli zingari e fui contento
perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere
gli ebrei e stetti zitto perché
mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere i comunisti
ed io non dissi niente perché
non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me
e non c'era rimasto nessuno
a protestare.”
Bertolt Brecht (1898 - 1956)
Commediografo tedesco German playwright“
“At first they came to take away the Gypsies and I was happy
because they pilfered. Then they came to take away the Jews
and I stayed quiet because I deemed them unpleasant. Then
they came to take away the Communists and I didn't say a
word because I wasn't one of them. One day, thay came to
take me away and no one was left to protest.”
Autori pubblicati
Maurizio Galimberti, Franco Donarelli, Aldo Gerbino, Erminia SCaglia, Enrico Hoffmann, Gregory Moricet, Mirko Macari, Laura Testa, Roberto Fenix Migliore, Vincenzo De Santis, Thomas Pagani, Valeria Bulla, Ornella Erminio, Mayda Mason, Manuela Morgia, Margherita Blasi, Lucia Pulvirenti, Vincenzo Caniparoli, Filippo Sciarpi, Elvira Leone, Massimiliano Gaglio, Chiara Vitelozzi, Nina Moilanen, Simonpaolo Mangiameli, Umberto Verdoliva, Laura Spinelli, Francesc Galì, Silvio Napoletano, Bertolt Brecht, Zefram, Paola Congia, anna.nemoy@gmail.com, Eufrac
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