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Potpourri magazine online N.11 - marzo 2010 - March

Fotografia contemporanea e d’epoca, arte e cultura, storia e attualità, galleria fotografica collettiva. La rivista mensile online e trimestrale stampata. Tutti i lettori sono invitati a partecipare alla galleria fotografica collettiva, seguendo le istruzioni riportate nella guida pratica in homepage.

Contemporary photography and vintage, art and culture, history and current. The online monthly magazine and quarterly printed. All readers are invited to participate following the instructions in the user’s guide in homepage



Introduzione di Flavio Vicari
Ormai i lettori più affezionati conoscono la nostra linea editoriale ma “repetita iuvant”: l'intento della nostra testata è favorire lo scambio di idee, esperienze e tecniche fra tutti coloro che si interessano al mondo dell'ar te e della cultura in generale e della fotografia in par ticolare. L'interazione fra persone con storie e culture diverse genera inevitabilmente una rielaborazione creativa, necessaria per comprendere il prossimo, con risultati a volte imprevedibili. Per agevolare l'incontro dei vari punti di vista abbiamo organizzato , una rassegna fotografica a Palazzo Fatta; la prima mostra in programma è “Aziza Munnizza” di MATFRAMAT, presentata da Franco Donarelli, che avrà luogo giorno 16 marzo alle ore 21.00. Sebbene il nerbo delle nostre pubblicazioni sia la fotografia, un'arte dinamica e dalle mille potenzialità, il nostro progetto editoriale non si ferma qui! Le immagini sono il mezzo espressivo più usato per la divulgazione, poiché hanno il pregio di poter rappresentare sinteticamente un gran numero di dettagli pur rimanendo comprensibili, ma non dobbiamo dimenticare gli altri linguaggi artistici: presto avremo nuove rubriche di musica e letteratura, e nulla ci vieta di espandere ancora i nostri orizzonti. Ormai abbiamo consolidato la nostra redazione e siamo certi di poter assicurare al pubblico un servizio stabile, regolare e di qualità, perciò stiamo cercando collaboratori in altre città italiane ed estere, giovani dotati d'entusiasmo e passione per le arti. Che siate scrittori, musicologi, grafici, giornalisti, fotografi, traduttori, pittori, illustratori e chi più ne ha più ne metta, non esitate a contattarci all'indirizzo redazione@potpourrimensile.com: potreste diventare parte integrante di Potpourri. Infine ringrazio tutto lo staff, gli amatori che continuano a inviarci materiale di prima qualità e i lettori che ci seguono. A presto con una nuova, ricca, pubblicazione in collaborazione con voi!
Our most aficionados already know our editorial style but as latins used to say: “repetita iuvant”. We wish to build up a community devoted to idea sharing, where people coming from dif ferent ar t background, with par ticular care to photography, could create a common ground. Mixing up people from different culture and life experiences inevitably generate a creative power where understanding of the diverse would make the difference, sometimes with unpredictable results. To help your brainshock experience, we are going to organize , an event which included four photographic exhibitions; the first of them will be “Aziza Munniza” by MATFRAMAT, kindly introduced by Franco Donarelli. Even if we star ted our publishing with special care to photography, our editorial project not ends here! We have a vision of Ar t as a dynamic subject, where potential never ends. Images, since always, have been the most expressive tool of disclosure, they have the power of making understandable the complex, without losing the fascination of subtle detail. But we need to not forget all other artistic language. We will have soon new sections dedicated to music and literature, and no one will stop us from continuously expanding our horizon. We have build a solid editorial unit, and we cer tainly can give you a product which is stable, regularly out and of quality. Currently we are searching for cooperation from all the dif ferent, italian, and foreign landscape; It's doen't matter where do you come from. Writers, music experts, journalists, photographers, translator, graphics and publishing experts, painter, illustrators... and this list will certainly not ends here; if you are young, motivated, full of talents and with a strong interest in Ar ts don'thesitate to contact us as soon as possible at redazione@potpourrimensile.com Last but not least, a special thanks to all the staff and to the readers who follow us and give their precious contribution. See you soon, with a new, rich number, written in direct cooperation with you!

Editoriale di Franco Donarelli - Il sangue e la rapa
Come raccontare, con il linguaggio delle parole, di un meccanismo meditativo? Non logico? Di un atteggiamento visionario – un po’ trasognato - di fronte alle figure della vita, la cosiddetta realtà anche banale o irritante, che vengono sparate, lampi d'intuizione, dapprima nella mente e poi in immagini sorprendenti, ma già covate dentro da un pezzo? È un sistema di conoscenza di tutt'altra natura rispetto a quello consueto, quello dei confini consolidati entro cui ci si illude di muoversi in ambiti sicuri ma dove poi si sbaglia lo stesso, però all'interno di una placenta rassicurante. Appaiono più agevoli i rapporti con gente simile, le maggioranze, seguendo frequentazioni in cui sembra possibile sopravvivere. La diffidenza covata verso idee nuove, liquidate come illusorie o utopiche, proviene da qui. Ma poi, a volte, uno stravolgimento. Invischiato dal dubbio, c'è chi si avventura in sentieri molto meno tranquillizzanti. La vera trasgressività è allora spaventosa e chi tenta di respingerla non sa nemmeno di combatterla, tanto amato appare ciò che desidera conser vare. L'atteggiamento creativo è dunque davvero divergente, trasgressivo perché temuto. Spesso viene accettato nell'ambiguità delle creazioni – se restano criptiche - o, per neutralizzarlo, confinato nell'umorismo, quella roba cioè che chi detiene il potere consente ai giullari: a loro è permesso di tutto, persino la verità, purché le loro idee risultino depotenziate dalla risata collettiva di sudditi e potenti insieme. Sicché quello che dice il giullare può non venir preso sul serio ed è più facile metterlo in ceppi.
Blood and the turnip
How to tell about a visionary attitude - a bit 'dreamy - in front of life patterns (the so-called reality, however trivial or irritating), which gets shot, in flashes of intuition, at first in mind and then in astonishing images, although already nourished inside long ago? It is a system of knowledge fairly different than the usual one, the one of the established boundaries within which we delude ourselves into moving in safe areas where we end up going the wrong way, though inside a reassuring "placenta". Relationships with fellows appear to be easier, following contacts onto which surviving seems to be possible. The grown distrust towards new ideas , dismissed because illusor y or utopian, comes from here. But then, at times, a distortion. There are those who, caught by the doubt, venture into rather less reassuring paths. The real transgression is therefore intimidating, if you try to stop it, you don't even know you're fighting it, so much is loved what you want to keep. Thus creative attitude is pretty diverging, transgressive because feared. It is often accepted in the ambiguity of works - if they stay cryptic - or, in order to neutralize it, it gets confined in humor; that stuff that those in power allows jesters to do: ever ything is allowed, even the truth, as long as their ideas will come out underpowered by mutual laughter of both subjects and power ful ones. Hence what is told by the fool could be not taken seriously and it's easier to put it in irons.


Speciale di Giovanna Cavarretta e Claudio Collovà - Prima di partire per un lungo viaggio
Non ha mai fatto mistero della sua passione per i grandi autori del Novecento, da Eliot a Pasolini passando per Canetti e Heiner Müller, il regista palermitano Claudio Collovà che negli ultimi vent'anni ha calcato le scene nazionali e internazionali con i suoi spettacoli dal respiro magico e visionario. È forse per la sua cifra stilistica con cui disvela i grandi classici contemporanei – e non solo – che Collovà travalica con estrema facilità luoghi comuni e luoghi geografici. Stavolta tocca a “Ulisse”, l'inafferrabile opera di Joyce, che il regista affronterà a tappe. La prima, “Ulyssage #6, Uomini al buio” (coprodotto da Teathriditalia, Compagnia Esse p.a.\Officine Ouragan), ha debuttato a febbraio al teatro Bellini di Palermo per poi passare a Milano, al teatro dell'Elfo, dal 16 al 28 marzo. In scena, oltre allo stesso regista, Filippo Luna, Davide De Lillis e Alessandra Luber ti, che cura anche le coreografie. Già direttore artistico dello spazio teatrale indipendente Officine Ouragan, Claudio Collovà vive e lavora a Palermo e da quest'anno è il direttore artistico del Festival di Gibellina. Anche solo accennare alle tappe del suo lungo percorso artistico è un'impresa impossibile, come raccontare una vita in poche righe. Ci limitiamo a sottolineare che Collovà fu allievo, e intenso attore, di Antonio Neiwiller ; che da oltre dieci anni cura progetti di teatro nelle carceri minorili, realizzando spettacoli di grande qualità apprezzati da pubblico e critica; che concepisce il suo spazio di lavoro come una casa aperta alla sperimentazione e al dialogo. Ma lasciamo che siano le sue parole a descrivere la prima tappa del percorso intrapreso all'interno di uno dei capolavori del Novecento. Buon viaggio, allora, al suo gruppo, ai lettori di queste note di regia e agli spettatori. Ho iniziato con molta emozione questo viaggio intorno all'Ulisse di Joyce, uno dei romanzi più affascinanti e carichi che siano mai stati scritti. Sono par tito del tutto arbitrariamente dal VI episodio, Ade\Il cimitero, lavorando sulla materia sepolcrale del testo, assorbendone gli infiniti rimandi e plasmandoli in assoluta autonomia. Ho lasciato che dentro di me si facesse il silenzio necessario per assorbire i mutamenti profondi delle atmosfere, dei linguaggi usati da Joyce e della sua scrittura erroneamente ritenuta astrusa. La scrittura è magica e allo stesso tempo concreta. “Ulyssage # 6, Uomini al buio” ripercorre il tema ancestrale della discesa agli inferi di due uomini, che visitano un cimitero. Un numero infinito di mor ti, conficcati nella terra brulla del Novecento. Chi sono questi due uomini? Stephen Dedalus e Leopold Bloom, i due protagonisti maschili della Sacra Famiglia joyciana, che con Molly Bloom completano la triade. Bloom compie il suo viaggio in uno stato di cecità spirituale, prima ancora che fisica. In questo brancolare disperato di un padre che cerca un figlio e di un figlio che cerca un padre, le due figure si moltiplicano agli occhi dello spettatore e, attraverso quella materia duttile e carica che è l'opera di Joyce, trovano un'esistenza che li rende affini. 'Una storiella di una giornata' nella definizione di Joyce. Joyce mi ha portato infinite suggestioni: sotto i miei occhi, queste due figure sono diventate ora i becchini di Amleto, figura assimilabile a Dedalus per azioni e destino, ora piccoli pensatori che discutono di putrefazione e sorvolano il mondo abbracciati in un unico battito d'ali. Esiliati da casa, che entrambi lasciano alle otto di mattina e senza chiave, praticamente sfrattati, in questo mio lavoro finiscono con l'incontrarsi al cimitero. Accompagnati nella loro peregrinazione da un Angelo presto seppellito e dimenticato. Al capezzale di un Angelo, così come Bloom è al capezzale di Molly, una mor ta in vita, almeno nel suo cuore. Dal suo punto di vista colmo di rimpianto e di fuga. Nel mio lavoro dedicato al VI episodio, emergono tracce di altri due episodi: il IV, Calypso\La colazione, in cui si discute brevemente di metempsicosi, e il I, Telemaco\La torre, in cui attraverso il dialogo tra Dedalus e Buck Mulligan, l'Antinoo omerico, anche qui falso amico e usurpatore, si fa chiara la sua ossessione e senso di colpa nei confronti della madre morta. Il suo rifiuto dell'educazione gesuitica, che lo por ta a non inginocchiarsi al capezzale della madre moribonda, gli viene rimproverato con parole di sublime durezza dal gesuita fondamentalista responsabile della sua educazione in “Ritratto di artista da giovane”, libro che precede l'Ulisse e che con la sua chiusura ne dà l'avvio.
Before having a long jouney
He never hided his passion for the great authors of the twentieth century, from Eliot to Pasolini going to Canetti and Heiner Müller, the director Claudio Collovà from Palermo who in the last twenty years was on the national and internati onal scenes with his magic and visionary performances. Maybe it is for his stylistic figure with which he reveals the great contemporar y classics- and others- that Collovà crosses common and geographical places easily. It is the time of “Ulysses”, the elusive Joyce's work, that the director will face in different parts. The first, “Ulyssage #6, Uomini al buio” (coproduced by Teatriditalia, Compagnia Esse p.a.\Officine Ouragan), has given his first performance in Februar y to the Bellini's theatre of Palermo passing to Milan, Elfo's theatre, from the 16th to the 28th of March. On stage, in addition to the same director, Filippo Luna, Davide De Lillis and Alessandra Luber ti, the last who takes care of choreography. Artistic director of the independent theatrical space Officine Ouragan, Claudio Collovà lives and works in Palermo and from this year he's the artistic director of Festival of Gibellina. It is impossible to mention the stages of his long artistic path, it is like to tell a life in short lines. So we limit ourselves to underline that Collovà was a student and a deep actor of Antonio Neiwiller; that for over ten years he takes care of theatrical projects in correctional institutions, realizing performances of high quality appreciated from public and criticism; that he conceives his work's space like an house opened to the experimentation and to the dialogue. But we leave that his words describe the first lap of the embarked path inside one of the masterpieces of the twentieth century. So to his group, to the readers of these direction's notes and to the audience, have a nice journey. Ulyssage # 6, Uomini al buio Direction’s notes
started this path around Joyce's Ulysses with ver y excitement, one of the more fascinating and deeper novels that have never been written. I arbitrarily star ted from the sixth episode, Ade\ The cemetery, working on the sepulchral theme of the text, absorbing the many cross-references and moulding them in absolute autonomy. I allowed that the silence was necessar y inside me to absorb the deep changes of the atmosphere, of the languages used by Joyce and of his writing wrongly considered abstruse. The writing is magic and at the same time concrete. “Ulyssage #6, Uomini al buio” treats the ancestral theme about two men that go down to the hell and they visit a cemetery. An infinite number of dead, buried in the bare land of the twentieth century. Who are these two men? Stephen Dedalus and Leopold Bloom, the two male protagonists of the Joyce's Holy Family, that complete the triad with Molly Bloom. Bloom carries out his journey in a state of spiritual blindness, before the physical one. In this desperate groping of a father who's looking for a sun and a sun who's looking for a father, the two figures multiply to the spectator's eyes and find an existence that makes them similar thanks to the Joyce's ductile and deep theme. “A little story of a day” is the Joyce's definition. Joyce has given to me infinite suggestions: under my eyes, now these two figures are become the Amleto's sextons, figure comparable to Dedalus for his actions and fate, now little thinkers that talk about putrefaction and flying over the world embraced in one unique wing beat. Exiled from their house that they left at the eight o' clock in the morning without key, better evicted, in this my work they end to meet themselves at the cemetery. During their pilgrimage they are accompanied by an Angel who will be buried and forgotten ver y soon. At an Angel's bedside like Bloom is at Molly's bedside, a dead of whom heart lives, from her point of view full of regret and escape. My work is dedicated to the sixth episode, and here appear signs of other two episodes: the fourth, Calypso\ The breakfast, in which the topic is briefly the metempsychosis, and the first, Telemaco\The tower, in which appears the obsession and sense of guilt towards his died mother through the dialogue between Dedalus and Buck Mulligan, the Homeric Antinoo, here also false friend and usurper. His rejection about Jesuitical education, that induces him to kneel down before the dying mother's bedside, was reproved to him with ver y hard words by the fundamentalist Jesuit responsible of his education in “A Por trait of the artist as a young man”, book which precedes the Ulysses that with its end gives the start.


Maxi-personale - Al di là del muro di Erminia Scaglia - Testo di Francesco Romeo
Le vicende degli eroi di “L'eclisse” di Michelangelo Antonioni si bloccano a un cer to punto, quando ancora non si sono esaurite nei propri sviluppi narrativi. Lo sguardo del regista passa come se fosse indifferente al proprio racconto alla vita minima di un quartiere anonimo defraudato dei personaggi principali. Defraudato? Forse piuttosto sollevato dalla loro presenza, esonerato dal gravame delle loro sor ti personali. Anche quello del campo nomadi è un luogo, come il quartiere di Antonioni, visivamente poco avvincente, da altre pene oppresso, ma ugualmente oppresso. Qui non mi interessa soffermarmi sugli aspetti drammatici, di tutta evidenza, ma azzardare l'ipotesi che quelle strade tristi solitarie e finali di Antonioni siano uno scolo per “rifiuti” della storia appena raccontata e amputata e, nel complesso, una morfologia complicata e tormentata su cui prova a risplendere nell'ultima inquadratura un sole fatto dagli uomini, così come lo spazio all'interno del campo nomadi della Favorita (il parco più grande d'Europa!) di Palermo, s(com)parso di ruderi e immondizia, di vestiti laceri e della sporcizia inevitabile dei suoi abitatori, è un rifiuto di forme che tuttavia grazie alla perizia della fotografa Erminia Scaglia conservano la tentazione di esistere; nonché il rifiuto da par te della fotografa stessa, pulito e inevitabile anch'esso, di accettare lo stato di cose senza almeno donare l'incoraggiamento di uno sguardo alleato, amico, buono, o almeno – ciò che è premessa – attento. La differenza saliente in questo quadro è che nella nostra fantasia sul “L'eclisse” i due protagonisti che passavano dall'altra par te della visione, che impugnavano la macchina da presa, non erano in alcun modo più rintracciabili, svaniti nel nulla come le eroine di Pic-nic a Hanging Rock (o, per restare ad Antonioni, come la donna di L'avventura), perché nell'asfalto che non è fresco non restano orme. E invece la partecipazione della fotografa a quella esperienza sembra recare tracce. Al di qua delle fotografie scattate. Come se non tutti gli addobbi di una festa di amicizia fossero stati rimossi perchè era tardi, ci si era stancati e diver titi e bisognava andare a dormire o appunto riunirsi tutti per salutare Erminia che adesso si sarebbe messa a fare le sue fotografie. Intendiamo che dalle sue immagini traluce una confidenza con le cose fotografate, maturata in un momento anteriore al suo compito di artista, sotto forma di una rilassata delicatezza pur nella precisione del suo sguardo critico. Guardando le fotografie della Scaglia abbiamo avuto la sensazione fisica della sua presenza tra le persone del campo nomadi. La Scaglia è stata lì, ci ripetevamo a ogni fotografia, e non con la macchina fotografica, è stata lì con i suoi occhi, con il corpo, con slancio, con il suo affetto. E' stata lì un tempo indecidibile prima di porre mano al suo compito di artefice di immagini. E' stata insieme a loro, se non una di loro, una figura armoniosamente inserita tra le altre figure, una persona umana vicina ad altre persone umane. Volto tra i volti. Solo dopo, con una punta di amarezza unita all'impazienza della sua vocazione di fotografa ha cominciato a congedarsi nascondendo il volto dietro la sua… (la grande malinconia di fotografi e artisti: i loro volti spariscono dietro i loro strumenti di lavoro, indossano delle maschere di ferro per fissare meglio la storia dei volti degli altri). Infine, dopo aver offer to fino in fondo il suo sguardo sensibile e collaudato a quelle facce, a quei corpi, a quei posti, si è congedata del tutto, si è allontanata da lì, ma lasciando come una (stri)scia lucente di memoria concreta. Ancora fumante. Il suo sguardo è fermo, ha una pienezza, ma è mite, sfugge alla seduzione di accentare, di orchestrare un discorso per immagini, e così non cade nella trappola di sequestrare la visione, di precipitare quei suoi scatti nel cono d'ombra di uno stato d'animo ossificato e vincolante. Nel ventaglio di scatti dalle dita sottili (come di pioggia, come di bambini), c'è tuttavia una foto in un cer to senso più spinta di cui ci peraltro ci preme accennare. È un piano ravvicinato del terreno. Dove (s)fondato è il sospetto che si siano raccolti i detriti, i cocci, i frantumi di oggetti di mille materiali diversi; quello che è cer to è che sono frantumi, pura accidentalità di frammenti. Sulla sinistra dell'inquadratura, c'è un materasso su cui un bel cane è adagiato, con la testa alta, come portato in salvo da quella minuziosa acuminatezza sparsa. Portato in salvo da chi? Forse proprio dalla bambina che occupa la par te sinistra dell'inquadratura, una bambina tutta in rosso (un rosso che spicca nell'immagine, che racchiude una potenzialità di iridescenza che la fotografa non si lascia “scappare”, magari un omaggio alla bambina dal cappotto rosso che “deterge” per qualche secondo la scena della liquidazione del ghetto nel celebre film di Spielberg da molti peraltro “liquidato” a mio avviso con fragili argomenti). La bambina guarda a terra, fruga con i suoi occhi tra quella polvere cruda, tagliente. E' a piedi nudi. Piedi che se ancora non lo sono dovranno abituarsi, diventare “competenti” a muoversi lì, come in un più inoffensivo campo minato (l'obiettivo della macchina fotografica di Erminia Scaglia include nella inquadratura anche una porzione di un bidone dell'immondizia, che ci fa venire in mente il dorso di un paracarro militare). Ci sono poi altri due cani che non sono sul materasso ma sembrano scortare la bambina e poi sullo sfondo un'altra bambina, più piccola, che osserva la bambina vestita di rosso e il suo passo nudo, abile, perplesso. Un passo che sembra por tarla a poco a poco fuori dell'inquadratura. Ma forse il terriccio sovrabbondante di frantumi continuerà anche al di là dell'inquadratura.
Beyond the wall
The happenings about the heroes of the movie “L'eclisse”, by Michelangelo Antonioni, are interrupted before they can be concluded. Director's look left the lives of his protagonists and focus on the pointless happenings of an anonymous district. A nomad campo is a similar place: visually not very enthralling, surely oppressed. I don't want to remark the dramatic aspects, it would be too simple; the final, lonely roads that we can see in Antonioni's movie are the drainage for a maimed story and the nomad camp on Favorita's Park (the widest of Europe), with its ruins and trash and ragged clothes, it's an outfall itself. Only the skill of the photographer Erminia Scaglia give it the will to survive. But she doesn't want to freeze the circumstances, she can't accept them. In Antonioni's movie, the protagonists faded out; differently, through the pictures of Erminia Scaglia we can clearly see the “actors of this cruel game”. She doesn't restrict herself to make her job: she entered in confidence with the subjects, developing a tender, but critic, way to look. Looking her pictures we can physically perceive her presence among the nomads, she was there, not only with her camera but also with her eyes, her body, her feelings. One of them, human being amongst other human beings, face among faces. Finally, when she began her work, she was bitterly forced to hide her face behind the camera. Then she took leave, quitting those body and those places but leaving a wake of concrete memories. Erminia's look is quiet but hardly, doesn't try to emphasize with a concert made of images. There's one of the pictures she took that is really hot, in some kind of way, and deserve to be described. It's a close up of the ground, with rubbles and splinters of tons of different material. On the left, there be a mattress, like a raft in splinters' sea, and a dog lays down on it. Who put they there? Maybe the child with red clothes? She is looking to the ground, barefoot. She have to become able to walk among those sharp rubbles, like a minefield. Next to her there are two dog, which look like bodyguards. A third child, a little girl, is watching the scene: will be the girl in red able to avoid the fragments and, step by step, leave the framed set? Perhaps. But who knows if the splinter’s sea will end with the frame.


Speciale di Alessia Franco - La città degli uomini sotterranei
Nei corridoi delle Catacombe di Palermo con Dario Piombino-Mascali, paleontologo e autore del libro “Il Maestro del Sonno Eterno”
In occasione del decimo anniversario della Palermo è una città strana anche per chi ci vive, figurarsi per chi la visita da viaggiatore. È una città in cui realtà spesso stridenti vengono a contatto e sono continuamente giustapposte; c'è la Palermo dei quar tieri ricchi attigua a quella delle catapecchie fatiscenti, la Palermo dei palazzoni che tocca quella dei palazzi nobiliari diroccati. C'è la Palermo dei vivi e, appena dopo qualche rampa di scale, la Palermo dei mor ti. Anche queste due realtà giustapposte, ma in continuo contatto, come testimoniano le Catacombe dei Cappuccini, in cui il sottile diaframma tra vita e mor te è una por ta a vetri. Se la oltrepassi, entri nella città dei mor ti. Un viaggio, il viaggio per eccellenza verrebbe da dire, che richiama ogni anno migliaia di visitatori da ogni angolo del mondo. Ma anche i palermitani, prima o poi, si trovano ad avere a che fare con la loro città dei mor ti, familiare e al contempo ammantata di aneddoti e misteri. Il più fitto riguarda la mummia di Rosalia Lombardo, una bambina nata nel 1918 e mor ta poco prima di compiere due anni. Ancora oggi per fettamente conser vata. Per quasi novant'anni, la Bella Addormentata di Palermo, nella sua eterna infanzia splendida e malinconica, ha acceso la già fer vida fantasia dei suoi concittadini, che l'hanno celebrata a proprio modo con una serie di leggende. Tra le più assurde e fantasiose c'è quella che la vorrebbe imbalsamata viva con mattola (cotone idrofilo) e alcol, quella che attribuisce la causa della mor te ad una non meglio identificata peste o, ancora, quella secondo cui Rosalia è una bambola. A guidarci in questo viaggio sottoterra è il messinese Dario Piombino- Mascali, paleopatologo dell'Eurac di Bolzano, che ha fatto luce definitivamente sul caso di Rosalia Lombardo e del suo misterioso imbalsamatore, che ora ha un nome, un cognome, un passato glorioso: Alfredo Salafia, chiamato addirittura per imbalsamare Crispi e che, pur non avendo una preparazione accademica, conquistò negli Stati Uniti il titolo di professore. A lui è dedicato il saggio di Piombino-Mascali, significativamente intitolato “Il Maestro del Sonno Eterno”(casa editrice “La Zisa” - Palermo). Un viaggio a ritroso nel tempo, un documentario che alle informazioni scientifiche unisce la felicità del racconto, l'accuratezza della descrizione, l'entusiasmo di avere trovato in un manoscritto inedito di Salafia la formula i cui risultati furono così perfetti da alimentare racconti e leggende. Procediamo con lo studioso lungo corridoi scavati da nicchie in cui quasi duemila mummie sembrano osser vare il nostro passaggio. A chi, come noi, non ha mai messo piede nella città dei mor ti, un viaggio come questo può apparire quantomeno singolare, a causa della persistente sensazione di essere osservati da quelle orbite senza occhi. Dario fa con molta delicatezza da intermediario tra la nostra vita e la loro mor te. Lascia che queste due realtà si sfiorino. Nessuno, prima di lui, ha mostrato un interesse che si traducesse in atti concreti per la conservazione di questo popolo e della sua città sotterranea. Saranno le suggestioni di questo strano viaggio, sarà il fatto che la nostra guida procede sicura, come tra vecchi amici. Ma abbiamo quasi la sensazione che proprio gli strani inquilini abbiano scelto che ad occuparsi di loro e della loro casa fosse questo giovane antropologo con i capelli ricci e la faccia da ragazzino. Che non ha paura dell'incontro tra vita e mor te. Arriviamo nella cappella di Santa Rosalia, che ospita alcuni bambini. Lì dentro la vista di tante piccole mor ti precoci è un rumore assordante, come il frinire delle cicale in estate. Un bambino non può morire. Dev'essere stato questo il pensiero dei genitori di Rosalia Lombardo, che affidarono il suo sonno eterno al maestro imbalsamatore. Un bambino non può morire. «Guarda che bella, sembra che dorma – sorride lo studioso – Salafia l'ha resa perfetta, ha tentato con la sua ar te di lenire il dolore aberrante dei suoi genitori. Anch'io voglio fare la mia parte. Voglio che Rosalia riposi nelle migliori condizioni possibili, al riparo dagli agenti lesivi e da qualsiasi cosa possa disturbarla. Anche dal clamore mediatico. Lei è come una nonna per me, potrebbe avere l'età di mia nonna» dice Dario, l'uomo di scienza, posando una rosa bianca ai piedi della piccola bara.
The city of the underground men In the corridors of Palermo's Catacombs with palaeontologist Dario Piombino-Mascali, author of the book “Il Maestro del Sonno Eterno” (The Master of the Eternal Rest)
Palermo is a strange town, even for its inhabitants, all the more if you visit it as a tourist. It is a city, where discordant realities often come in contact and are constantly juxtaposed. There are rich quarters beside poor areas, crumbling dumps beside big palaces and tumbledown noble buildings. There is the living city upstairs and after a few steps the dead one. The Capuchin Catacomb are the testimony of these two juxtaposed realities, being in continuous contact, where the thin diaphragm between life and death is a glass door. If you go beyond it, you are entering the city of the dead. A journey, I would say the journey par excellence, which is yearly appealing thousands of visitors from all over the world. Local people, sooner or later, will get in contact with this underground city of the dead too, which is familiar and full of anecdotes and secrets at the same time. The deepest mystery concerns the today still per fectly preserved mummy of Rosalia Lombardo, a little girl born 1918 and deceased on the verge of her second bir thday. During almost ninety years Palermo's Sleeping Beauty and her splendid and melancholic eternal infancy have been heating the burning imagination of the fellow citizens, who have been celebrating her on their own way with a series of legends. One of the most fanciful and absurd tells that she was embalmed with absorbent cotton and alcohol, another one attributes her death to one unidentified plague and one more narrates of Rosalia being a doll. The palaeontologist of Bolzano's Eurac, Dario Piombino-Mascali from Messina, who discovered the truth about Rosalia's story, will guide us through this journey in the underworld. The mysterious man, who mummified Rosalia, has now a name, a surname and a glorious background: Alfredo Salafia, who even mummified Francesco Crispi and also was appointed to a professorship in the USA without an academic formation. Piombino-Mascali dedicated him his essay with the meaningful title The Master of the Eternal Rest (s. note 2) (publishing company La Zisa – Palermo). The essay is about a journey through the time, a documentary, in which scientific information, accurate descriptions and entertaining narration are combined with the enthusiasm of the author finding the magic formula in the unpublished manuscript of Salafia, whose per fect results were the best requirement for legends and tales. The reader explores the long corridors holed in a niche and feels himself observed by almost two thousand mummies. If you never passed through the city of the dead, this journey will appear rather strange because of the persistent sensation to be observed by those sockets without eyes. Dario is a sensitive mediator between your life and their death, so let both realities touch each other. Nobody before him showed such a concrete interest for the preservation of the culture of these people and their underground city. It may be the suggestion of this trip or the safety and friendly guide, which makes the lecture so irresistible. It seems that our odd tenants chose this young anthropologist with curly hair as their nurse and housekeeper, who does not fear the meeting between life and death. If you go on, you reach the chapel of Santa Rosalia, which hosts some children. The view of all these prematurely deceased little humans is a deafening noise like cicada's chirr in summer. A child should not die. Rosalia’s parents probably thought this too committing her eternal rest to the embalming master. A child should not die. » What a beautiful girl, it looks like she is sleeping – the young scientist smiles – Salafia made it so good and tried to soothe the insufferable pain of her parents. I want her resting in the best possible condition as well, far from any hur tful agent, far from Medias and any other disturbing things. She could be my grandmother « says Dario and puts a white rose at the feet of the little coffin.


Hotpot di Giusto Lo Bocchiaro a Daniele Messineo con Simon Paolo Mangiameli- Chicken Roids
È dimostrato che gli steroidi assunti con una dieta a base di carne hanno effetti tangibili sulla funzione del sistema nervoso centrale; interagendo con i sistemi oppioidi, dopaminergici, colinergici e GABAergici, determinano: turbe dell'umore, psicosi, depressione, maggior tendenza al suicidio, compor tamenti aggressivi e violenti, alterata percezione della propria immagine corporea (in genere si ha la sensazione di avere una lampada da ufficio al posto della testa e occhi nel deretano), maggiore tendenza all'abuso di altre sostanze (droghe, fumo, birra Forst), dipendenza. A nostro parere, tuttavia, questi si possono ritenere traguardi della genetica, come il gatto ipoallergenico, il salame per il mal di testa o l'acqua con gli elettroliti. It's proved that steroids, fed by a diet based on meat, have tangible effects on nervous system. Interacting with opioid, dopaminergic, cholinergic and GABAergic systems, they cause: mood illness, psychosis, depression, propensity to suicide, aggressive and violnet behaviour, altered perception of self-image (the sensation to have a lamp instead of the head and eyes in the butt), propensity to abuse of other substances (drugs, smoke, Forst beer), addiction. In our opinion, these are considerable goals of genetics, like the hypoallergenic cat, the salami to cure the headache and the water with Electrolytes.

Un'attesa interminabile all'ombra di un tempio in una giornata assolata … par tenza, incontro, massa cerebrale che s'infrange contro un muro di acciaio… mancanza d'aria, respiro affannoso, perdita della consapevolezza del mondo che mi circondava…troppe domande mi rimanevano tra le mani... ricostruire, piano piano, senza fretta, un pezzo alla volta, continuando a respirare… visioni che accompagnano il quieto vivere, ripresa del proprio sé, dell'essere ora, dell'essere comunque visto… amore spasmodico, approccio infantile unito a distacco dal tutto… sofferenza senza fine, luce senza fine, universo senza fine… e poi ancora ricominciare, ricostruire, rivedere…. parlare per capire, parlare per vedere, parlare per sognare… un lungo silenzio, una lunga mor te, sapore di terra nella mia bocca, riacquisto della vista, dell'udito dei sensi… distanze che si riavvicinano, un occhio che si apre lentamente…incontro con la bestia, la mia bestia, la bestia del mondo… e infine rivedere, sentire, ascoltare, incontrare sé stesso e morire per rinascere ancora e ancora... and endless waiting, under the shadow of a temple, during a sunny day… departure, meeting, brain crushed against a steel wall… lack of air, heavy breathing, loss of the perception of the world around… too many questions… rebuild, slowly, step by step, breath by breath… vision that accompanies the life, recovery of the self, of the being now, of the being however seen… spasmodic love, child approach joined with the detachment from ever ything… endless suf fer, endless light, endless universe… and start again, rebuild, see again… talk to understand, talk to see, talk to dream… a long silence, a long death, earth taste in my mouth, I regain my senses… distance becomes smaller, an eye slowly opens… meeting with the beast, my beast, the beast of the world… a finally seeing again, hearing, listening, meeting the self and dying to born again and again and again…

Pot-folio di Umberto Verdoliva - testo di Giancarlo Marcocchi
Umberto Verdoliva, classe 1961, nasce a Castellamare di Stabia (NA). Laureatosi in architettura urbanistica, lavora come tecnico d'impresa di costruzioni internazionali. Proprio i suoi studi e il suo lavoro quotidiano l'hanno portato ad osservare, oltre le strutture architettoniche, la gente e l'ambiente in cui essa vive. Iscritto alla FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) e all'UIF (Unione Italiana Fotografoamatori) è apprezzato per diversi progetti fotografici pubblicati su riviste del settore, sia cartacee che online.
Umberto Verdoliva was born in Castellammare di Stabia (NA) in 1961. He graduated in architecture and urban planning and nowadays he works as a technician for international constructions. Just his studies and his daily work let him to observe, over the architectural structures, people and the environment in which they live. Member of FIAF (Italian Federation of Photographic Associations) and FIU (Italian Union Photographamateurs), he's appreciated for several photo projects published in magazines in the sector, both printed and online.
Lettura: L’ar tista ci propone un por tfolio in bianco e nero molto interessante, il cui tema è “Ironic street scene”. Si ritiene un fotografo da strada. Le sue opere, infatti, fanno par te di una tendenza, piuttosto in voga, chiamata street photography (se le parole non fossero anglofone che gusto ci sarebbe?!). Mi sono preso la briga di curiosare nel suo sito, www.umbertoverdoliva.it, che vi consiglio vivamente. Ottimo il gusto compositivo, ottima la scelta delle immagini e ottimo il sito stesso: pulito ed essenziale, da vero artista, ma... tutto in lingua inglese: se fosse anche in italiano non guasterebbe (è solo un parere personale, naturalmente). Veniamo al por tfolio che ci ha proposto: le fotografie presentate in effetti legano fra loro, fanno par te di un bel discorso riguardante ciò che accade in “strada”. Le opere, più o meno ironiche, ci fanno scoprire come la maggior par te delle persone che ogni giorno calpestano il suolo cittadino non si accorga, o meglio, non sempre si accorga di quanto interessante sia lo spazio che le circonda. Umber to ha la capacità innata di saper cogliere, valutare, selezionare e proporre opere di per sé complete nella loro singolarità e originalità. Personalmente farei una restrizione del lavoro presentato, concentrandomi sull'elemento “car tellonistica pubblicitaria”. L'autore ha saputo cogliere con ironia ciò che ci circonda e a volte ci opprime, come appunto i cartelloni pubblicitari e le persone stesse, fondendo o facendo dialogare fra loro queste due realtà. Tralascerei pertanto, anche se ottimamente realizzate, le immagini prive dell'elemento “pubblicità”, rendendo questo portfolio ancor più for te, interessante e aggiornabile in progress (tanto per non tralasciare l'anglofonia).
The artist offers a very interesting black and white portfolio, whose theme is "Ironic street scene ". He considered himself a photographer from the street: his works are part of a trend, rather in vogue, called street photography. I took the trouble to browse his site, www.umbertoverdoliva.it, which I highly recommend. Excellent taste composition, excellent images choice as the site itself: clean and vital, like a true ar tist, but ... all in English. About the por tfolio which he proposed: the photographs presented bind each other, they are part of a good speech on what happens in "street". The works, more or less ironic, let us to see how the majority of people who trample the soil every day doesn't notice or, rather, don't always realize how interesting is the space that surrounds them. Umberto has got the innate ability to grasp, evaluate, select and propose works in themselves complete in their uniqueness and originality. Personally I'd make a restriction of the work presented, focusing on the element "advertising poster". The author has been able to grasp with irony what surrounds us and sometimes overwhelms us, just like billboards and the people themselves, fusing or having them talk to each other. Neglecting therefore, even if well implemented, the images lacking any "adver tising", making even stronger this por tfolio, interesting and upgradeable in progress.

Maxi-personale di Enrico Hoffmann - testo di Aldo Gerbino
Come avemmo già a scrivere sul “volto”, quello emerso dall'intensità pigmentaria della pittura, è l'occhio, la pupilla, il taglio acuto degli zigomi, a far emergere, come dall'oscurità del sottosuolo, figure ctonie, lambenti frustoli di cute, spessori carnosi, posti in distinte modulazioni tra sospesi orizzonti, appena promiscui in un sotter raneo azzur ro costante, da dove può sporgere un volto carico di grigi plumbei, di bianchi corruschi con cuspidi decise dal color seppia, sottratte al nero, al magenta. Così per la fotografia (nel bianco e nero che spesso ne rivela i nascosti cromatismi); come, altre volte, lo scorgiamo planare in un fondale spugnoso, in cui affiorano segni, scarificazioni, ferite ridondanti d'un rosso brillante, aggrumate o disposte a reticolo, o dilatate in una griglia aderente al massiccio facciale, a raf figurare il tempo e il suo incedere sulla super ficie aspra e dolente del viso. Ed esso si mostra ben celato, anche nella contrastante misura consegnataci da quel delicato sonetto d'amore confezionato da Giacomo da Lentini (“Lo viso mi fa andare allegramente”); nel senso che il volto, pur nella sua valenza di aggraziata espressione d'amore e incessante desiderio, già, di per sé, “fa penare”, elabora e traspor ta con accanimento un dolore vivo: restituendo dolore all'occhio dell'amante, il riflesso del proprio viso, i modi dello sguardo, i semplici spasmi dei muscoli mimici, che vivono e dentro si dibattono, per dilatarsi all'infinito. Così, i “volti” di Enrico Hof fmann sembrano alimentarsi, al contrario, espungendo ogni suggestione cromatica, e affrontando, con levità e ironia, la cattura degli ordini famigliari, a volte soffusi da una ironia scanzonata, come per il ritratto di “Zio Max”, o intrisi di quell'espressionismo grottesco condensato in “Carnevale friulano” o nella vecchina de “Il pane”, fino alla captazione di quel documento di sapore antropologico riversato ne “Il taglio”, per concludere con la cifra lirica dei volti femminili raccolti tra dimensione lirica e quotidiano minimalismo (“Capelli cor ti”, “Libanese a Londra”). Poi, di colpo, nell'intenso bianconero di “Annalisa” la luce di un lontano sentimento sembra vibrare all'unisono con esterne pulsioni, per intime corde, nel disperso moto di un corpo tra la folla.
We already wrote about the face perceived through the painting, the eye, the pupil, the shape of the cheekbone, are the responsible of the emerging of chthonic figures from the darkness of the underworld. Grey faces protrude from constant sky-blu, flaming whites with ink black spires removed from dark black, from magenta. Photography it's similar, with the black and white that often reveals the hidden cromatism; sometimes we can see the face gliding on spongy background where signs, scratches, wounds of shining red, curdled or placed in a crystal lattice or dilated on a grid adhesive to the face itself, underlining the advance of time. It's well hidden also in the love sonnet written by Giacomo da Lentini (“Lo viso mi fa andare allegramente”); it means that the face, even with a delicate expression of love and unceasing desire, elaborates and transpor ts a lively pain: giving back pain to lover's eye, the reflex of its own face, the way of looking, the simple spasm of mimic muscles, living and debating to be endless dilated. So the faces photographed by Enrico Hoffmann seems take energy expunging each chromatic suggestion and facing with irony the capture of family's orders (“Zio Max”), or from the grotesque expressionism condensed on “Carnevale friulano” or on the old lady of “Il pane”, until the anthropological document of “Il taglio”, concluding with the female faces contended between the lyrical dimension and the minimalism of ever yday (“Capelli cor ti”, “Libanese a Londra”). Suddendly, through the black and white of “Annalisa” , the light of a far feeling seems vibrating in unison with external pulsions, lost in the motion of a body among the crowd.

Entourage di Gianluca Giardina - Palermo, luogo d’eccellenza europea
Ottimo riscontro di pubblico per la quarta edizione del festival internazionale di musica elettronica Non solo volontà, possibilità e incoscienza. Il Wintercase è soprattutto una risposta. Palermo è una città europea? Artisti in voga nei circuiti internazionali, che da quattro edizioni si susseguono in quella che è diventatauna delle realtà musicali più invidiate e seguite del panorama nazionale, dimostrano come essere distanti sia un concetto mentale più che geografico. Chi ricorda una Palermo all'avanguardia? Competitiva? Certo, la belle époque è un lontano ricordo e quindi qualcosa che sembra non appartenerci più. Eppure c'è chi, come Simone Vesco, in modo audace e forse inconsapevole ha dato fiducia a questa città tanto da trasformarla in pochi anni in una importante vetrina per DJ e produttori di musica elettronica. Palermo è da sempre una città europea che sa ripagare chi ha il coraggio di amarla e rassegne di questo tipo, che dal 2007 portano avanti nuove modalità di fruizione e realizzazione della musica, ne sono la dimostrazione. Wintercase quindi è una risposta per chi non credeva possibile che un Festival di musica elettronica di respiro internazionale sul territorio siciliano potesse diventare una realtà così partecipata e stimolante. Proprio progettare, realizzare e stimolare sono le parole che descrivono Officine Festival, fucina in cui tra euforia e passione si incontrano i cervelli e le braccia che danno vita a questa consolidata realtà locale e non solo.
Not only will, chance and recklessness: Wintercase is above all an aswer. Palermo is an European town? International ar tists, who from four editions par ticipate to one of the most envied national musical performance, are the living proof that “be in front” is only a mental state. Who remember when Palermo was seat of the avantgarde, competitive? Of course, the belle époque is a far memory. But someone, like Simone Vesco, boldly gave trust to our city, making it a pivotal centre for DJs and electronic music's producers. Palermo know how to repay who has the courage to love it: these events, leading a new way to listen and make music, are a great example. So Wintercase is the answer to ever yone doesn't believe that an international electronic music festival can be organized in Sicily, obtaining such a great par ticipation. Projecte, create and stimulate are the keywords for Officine Festival, forge where passion and elation meet brains and arms to give life to this event..

Appuntamenti - appointments
LEGGERE LEGGERE LEGGERE La lettura, uno dei maggiori viatici di cultura e stimoli per la fantasia, è un'attività in declino. Alberto Schiariti propone il recupero di questa buona abitudine, inserendola in un audace esperimento sociologico: il 26 marzo regala un libro (nuovo o usato) ad uno sconosciuto. Contribuirai al riaffermarsi della lettura e avrai una buona occasione per socializzare. READ READ READ Reading is old-fashioned and neglected but it's capital for the spreading of culture and th imagination. Alberto Schiariti proposes an experiment to recover this good habit: on 26 of March give a book (new or second-handed) to a stranger.
GIORNATA MONDIALE POESIA 21 MARZO La Giornata Mondiale della Poesia è stata istituita dall'UNESCO nel 1999. Fra il 18 e il 23 marzo, nelle maggiori città del mondo, saranno organizzati eventi e letture pubbliche. A Verona, omaggio al poeta Tonino Guerra. st WORLD POETRY DAY 21 of March th rd World Poetry Day was declared by UNESCO in 1999. Between 18 and 23 of March, the main towns of the World will be the host of events and public readings. In Verona, it's planned a tribute to the poet Tonino Guerra.
UNA STORIA AFRICANA 18-23 MARZO Villa Niscemi Palermo - Fotografie di Giorgio Di Fede Un lavoro che documenta la fratellanza e la cordialità delle popolazioni dell'Africa occidentale, realizzato in occasione del matrimonio di due giovani immigrati ghanesi. L'esposizione è aperta tutti i giorni dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.30. L’ITALIA DEL GRAND TOUR NELLE IMMAGINI DELL’800 10 MARZO - 9 APRILE Lanterna Magica via Goethe 43, Palermo Dalla metà dell'Ottocento le città d'arte furono meta di professionisti italiani e stranieri in cerca di nuove immagini per il proprio archivio, contribuendo alla diffusione di un'immagine positiva del “Bel Paese”. Le foto originali vintage in mostra coprono l'intero territorio della penisola e le principali località italiane, tra cui Venezia, Milano, Genova e la Riviera Ligure, Firenze, Siena, Roma, Napoli, Palermo, Agrigento e Siracusa, in un arco di tempo compreso fra il 1860 e il 1900. In esposizione 50 opere di Alinari, Brogi, Crupi, D'Alessandri, Incorpora, Lombardi, Moscioni, Naya, Noack, Rive, Salviati, Sommer e altri. SOGNI DI CURIOSI 25 MARZO ORE 21.30 Mikalsa via Torremuzza, 27 Palermo - di Giuseppe Sinatra In mostra apriremo finestre di luce scritta a colori. Bassa definizione appesa sui muri. A volume alto. Fotografie. [...] Ero come il fanciullo che brama lo spettacolo. E che odia il sipario come s’odia un ostacolo… Ma l’agghiacciante vero infine si scoprì: ero, senza stupirmene, già morto, ed un’aurora tremenda m’avvolgeva. Ebbene, tutto qui? La tela era levata, io aspettavo ancora. da IL SOGNO DI UN CURIOSO di Charles Baudelaire www.fotocontest.it Concorsi fotografici on line. Ogni mese quattro contest individuali ed uno a squadre. Pertecipa, condividi la esperienze e migliora la tua tecnica!

Chiusura - Closing di Giorgio Menallo
A piccoli passi, siamo arrivati alla fine di un anno di pubblicazioni mensili. Dietro noi sono ancora visibili le strade che abbiamo percorso per giungere fino a questo punto; il futuro invece, è una sgargiante distesa erbosa, tanto vasta che l'occhio non può abbracciarne i confini. Cediamo per un momento alla tentazione di sdraiarci a fissare il cielo e il pensiero corre alle persone che ci hanno supportato durante il cammino, cioè i lettori ed i nostri collaboratori. Ma è solo un attimo: la zaino è di nuovo in spalla, colmo di idee e proposte… la strada è ancora lunga. Step by step, we reached the first anniversary of our monthly. Behind us, the dusty roads covered to get to this point are still visible; the future, instead, is a garish, endless grass field. We surrender to the temptation of lay down and watch the sky; the thought goes to our readers and generally all the people who are still supporting us. But it's time to go again, with a backpack full of ideas and proposals… the road it's long yet.

Aforisma - Aphorism
“Prima di tutti vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me e non c'era rimasto nessuno a protestare.”
Bertolt Brecht (1898 - 1956) Commediografo tedesco German playwright“

“At first they came to take away the Gypsies and I was happy because they pilfered. Then they came to take away the Jews and I stayed quiet because I deemed them unpleasant. Then they came to take away the Communists and I didn't say a word because I wasn't one of them. One day, thay came to take me away and no one was left to protest.”



Autori pubblicati

Maurizio Galimberti, Franco Donarelli, Aldo Gerbino, Erminia SCaglia, Enrico Hoffmann, Gregory Moricet, Mirko Macari, Laura Testa, Roberto Fenix Migliore, Vincenzo De Santis, Thomas Pagani, Valeria Bulla, Ornella Erminio, Mayda Mason, Manuela Morgia, Margherita Blasi, Lucia Pulvirenti, Vincenzo Caniparoli, Filippo Sciarpi, Elvira Leone, Massimiliano Gaglio, Chiara Vitelozzi, Nina Moilanen, Simonpaolo Mangiameli, Umberto Verdoliva, Laura Spinelli, Francesc Galì, Silvio Napoletano, Bertolt Brecht, Zefram, Paola Congia, anna.nemoy@gmail.com, Eufrac

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