Potpourri magazine online N.10 - gennaio 2010 - January
Fotografia contemporanea e d’epoca, arte e cultura, storia e attualità, galleria fotografica collettiva. La rivista mensile online e trimestrale stampata. Tutti i lettori sono invitati a partecipare alla galleria fotografica collettiva, seguendo le istruzioni riportate nella guida pratica in homepage.
Contemporary photography and vintage, art and culture, history and current. The online monthly magazine and quarterly printed. All readers are invited to participate following the instructions in the user’s guide in homepage
Introduzione di Flavio Vicari - introduction
È in fase di realizzazione il secondo numero trimestrale, 100 pagine di contenuti accuratamente selezionati fra le opere fotografiche che ci avete spedito negli ultimi mesi. Ma la grande novità di questo numero è l'alta percentuale di contenuti inediti: avremo come graditissimo ospite il M° Claude Andreini, Matilde Incorpora riaprirà gli archivi storici del suo antenato; Giuseppe Sinatra inaugurerà una nuova rubrica sulla storia della fotografia e pubblicheremo un'intervista inedita rilasciataci da Achille Bonito Oliva. Inoltre abbiamo allargato la nostra rete di distribuzione, sforzandoci di coprire tutta la regione. Infine, anche stavolta abbiamo dedicato una cura particolare alla scelta della carta e al processo di stampa, per garantire ai nostri lettori una qualità d'immagine che non può mancare in fotografia ed un prodotto che duri nel tempo, che meriti di essere acquistato e collezionato. Ringrazio tutti i collaboratori di redazione, tutti i fotografi lettori che c'inviano le loro opere, spina dorsale della rivista, e anche tutti coloro che ci seguono on-line.
Editoriale di Salvatore Lo Bue - Poetica della fotografia
I principi della Poetica di Aristotele trovano perfetto riscontro nello statuto poietico dell'arte fotografica: 1. Ogni Poiesis, l'atto creativo proprio di tutte le arti, è anche Mìmesis, Imitazione 2. Per Mìmesis non si intende la semplice riproduzione del reale bensì la sua nuova costituzione attraverso un atto che ne ripropone, in forma differente, l'interezza e la verità. 3. Oggetto della Mìmesis è sempre il tempo e lo spazio dell'anima, che vede in modo altro il reale e lo ricrea nelle modalità proprie di ogni arte. 4. L'undicesima Musa, la Fotografia (decima se seguiamo un criterio cronologico), è la Poiesis dell'Istante, la stasi nell'eterno movimento, l'essere di Parmenide nel divenire di Eraclito: tutto è ed è per sempre nella stasi dell'infinito che è l'immagine fotografica. 5. Il Poietès, autore dell'atto della Poièsis, è definito da Aristotele, nella sua essenza, eikonopoiòs, creatore di immagini, di icone assai simili, nella loro mai finita perfezione, alle idee toniche. 6. In quanto creatore di Immagini, il Poeta, col suo atto creativo, limita l'Infinito nell'immagine determinata. 7. Quando ciò accade, per miracolo, tutti i tempi coesistono: nell'Immagine sono presenti “le morte stagioni” (il passato), “l'eterno” (il simbolo che ha come suo tempo il futuro), “la stagione presente e il suon di lei” (secondo l'intuizione leopardiana dell'Infinito). Soltanto allora, attinta la Bellezza, che è sempre e mai non muta, ogni arte toccherà la perfezione della sua facoltà esternatrice.
Poetics of photography
The principles of Aristotle's Poetics are reflected in the poietic statute of the photography: 1. Every Poiesis, every creative act which is own in all the arts, is Mimesis, imitation 2. Mimesis isn't intended for the simple reproduction of reality, but the reality new constitution by an act which repeats, in another form, its wholeness and truth. 3. Objects of Mimesis are always time and space of the soul which sees reality in a different way and recreates it with appropriate skills of each art. 4. The Eleventh Muse, Photography (tenth if we follow a chronological order) is the Poiesis of the moment, the stagnation in the eternal movement, the being of Parmenides in the becoming of Heraclitus: everything is now and forever in stasis of infinity which is the photographic image. 5. The Poietès, author of the act of Poiesis, is defined by Aristotle, in its essence, eikonopoiòs, creator of images, of icons very similar, in their neverending perfection, to the Platonic ideas. 6. As the creator of images the poet bounds ,only in his creative act, the Infinite in the determined image. 7. When ,as miracle, it happens, then all times co-exist: in the Picture there are "the dead seasons" (the past), "the eternal" (the label which has the future as its time), "the living present and its sound " (according to the Leopardi's intuition of the Infinite). Only then, gathered the beauty, which is always and never changes, all arts will touch the perfection of its outward faculties.
Recherche - Non è arte di Luca Cassarà e Enza Ferrara
Palermo - vagare per il centro storico, perdersi nei secoli attraversando un'area che si può ammirare solo in questa metropoli mediterranea: Luca Cassarà racconta la sua città fotografandola nell'intimità del quotidiano, ogni scatto è una storia. Tutti i particolari sono Arte e Non-Arte, specie se nascosti dietro le rovine ed i detriti che adornano Palermo. L'autore riesce a catturare ciò che, per le più svariate ragioni, a volte o spesso, l'occhio nudo e distratto non riesce a cogliere. Non è Arte racconta una Palermo concreta, con i suoi paradossi e il sincretismo artistico e culturale, una città in cui la linea di demarcazione fra Arte e Non-Arte è quasi impercettibile. Palermo è così come appare in foto, è fatta di mercati e di negozi, è degradata e ricca: una città del sud viziata ma straordinariamente affascinante.
It isn’t Art
Palermo, to wander the old town, to be lost in the past through an area that can only be admired in this Mediterranean metropolis: Luca Cassarà describes his city photographing the intimacy of daily life, each shoot is a story. All the details are Art and Not-Art, especially if hidden behind the ruins and debris that adorn Palermo. The author manages to capture what, for varied reasons, sometimes or often, the eye distracted is unable to grasp. Non è Arte (It isn't Art) describes Palermo as concrete city, with its paradoxes and the artistic and cultural syncretism, where the dividing line between Art and Non-Art is almost imperceptible. Palermo is as it appears in the picture, it's made up of markets and shops, it's degraded and rich: a city in the south flawed but extraordinarily fascinating.
Maxi-personale - Aziza Munnizza di Matilde Imcorpora e Dario Feo
Questo è il primo di una serie di reportage-denuncia che con Francesca Catania, stilista misilmerese, e Matilde Caruso, studentessa e modella a Milano - MATFRAMAT il nome del nostro sodalizio - abbiamo deciso di realizzare per richiamare l'attenzione su temi sociali scottanti. Con la collaborazione di Dario Feo, abbiamo organizzato il set tra le cataste di spazzatura abbandonate per le vie di Palermo, città dalla storia millenaria, chiamata Ziz dai mercanti fenici che la fondarono nell'VIII sec. a.C. e rinominata Aziza (successivamente Balharm), La Splendida, dopo l'invasione araba dell'827. I modelli, eccetto Matilde Caruso, non sono professionisti bensì ragazzi disinvolti, coraggiosamente prestatisi a posare tra la munnizza: Giulia Tetamo, Martina Vasta, Roberto Riili e Paolo Vitale. Le fotografie sono state scattate sul lungomare dell'Addaura, a Piazza Magione, alla Kalsa e alla Vucciria.
This is the first of a series of reportage, made by MATFRAMAT (Matilde Incorpora, photographer; Francesca Catania, sicilian designer; Matilde Caruso, student and model in Milan;) and thought to draw attention on burning social issues. With the collaboration of Dario Feo, they prepared the set between the piles of rubbish left around the city. Palermo, during its long history, was called Ziz by the Phoenicians (VIIIth century) and Aziza by the Arabians (827A.D.); aradoxically both names mean "The Wonderful". Except Matilde Caruso, the models aren't professional: Giulia Tetamo, Martina Vasta, Roberto Riili and Paolo Vitale bravely posed for free on rubbish. The pictures were taken in Magione Square, Vucciria market, Kalsa district and at Addaura seafront.
Speciale - Memorie di Francesco Carbone di Giovanna Cavarretta e Vincenzo Deguardi
In occasione del decimo anniversario della scomparsa dell'intellettuale Francesco Carbone, la galleria d'arte Studio Carbone, la galleria d'arte Studio 71 ha organizzato una mostra in sua memoria, dal titolo “Strettamente personale”, curata da Francesco M. Scorsone, in cui critici ed artisti gli hanno reso omaggio attraverso le proprie opere o con un semplice pensiero: lo scrittore Ignazio Apolloni ricorda Francesco “seduto sul divano di casa mia, a conversare amabilmente con Vira, entrambi a sognare un mondo intriso di arte”; Mirella Bentivoglio lo evoca con due E “strettamente congiunte”, simboleggianti propria “la congiunzione delle qualità del critico “e” dell'artista”. Molto si è scritto su Francesco Carbone, come critico o come socio-antropologo, si è più volte dissertato su Godranopoli, il centro di arte visiva, documentazione e sperimentazione, fondato nella nativa Godrano insieme all'amico devoto Giusto Sucato. La prima volta che lo incontrai, capì immediatamente che era una persona speciale. In quel periodo mi accingevo ad entrare nel mondo dell'arte, infatti furono il mio entusiasmo e il mio desiderio di conoscenza a condurmi da lui. Quando bussai alla sua porta ero intimorita al pensiero di incontrare una mente eccelsa, tremavo all'idea di dovermi confrontare con la sua tanto decantata autorevolezza intellettiva. Quando mi aprì rimasi estremamente colpita: la bassa statura rifletteva la sua umiltà; mi accolse con dolcezza e curiosità e in quel momento intuì l'essenza spirituale e la profonda sensibilità attraverso le quali coglieva ciò che l'uomo comune non coglie. Da subito parlammo di arte, intesa come manifestazione di eventi creativi che conferiscono alla vita un significato straordinariamente nobilitante. Di questa definizione lui aveva fatto il fulcro della sua esistenza. L'originalità che egli riusciva a individuare nelle opere degli artisti, la percepiva grazie al suo occhio critico, frutto di una sapienza intellettuale mischiata ad un intuito prepotente, sorretto da una capacità di sintesi colta e raffinata. Spesso è stato considerato “il critico che scriveva per tutti” ma, con buona pace dei molti detrattori e degli altrettanti sostenitori, a lui non importava: la passione totalizzante che nutriva per l'arte non poteva essere contaminata da nessun commento avverso; comunque andassero le sue attività culturali e i suoi progetti artistici, l'autoironia l'ha sempre accompagnato, aiutandolo nei momenti bui, rendendolo divertente in quelli ludici. L'unico suo debole era la bellezza: riusciva a vederla anche nella gente che incontrava per strada, gli piaceva dialogare tanto con gli eruditi quanto con gli incolti. Il suo Spirito era dominato da un'immensa sete di conoscenza per l'animo umano, qualsiasi persona per lui rappresentava una fonte dalla quale attingere frammenti di vita vissuta, e come un alchimista trasformava ogni gesto ricevuto, ogni impulso emotivo nel “fare dell'arte”. Si é consacrato alla cultura e agli altri e poco a sé stesso, “eppure questo”, diceva,” è un pregio, un estimabile valore, perché una grande verità è quella di considerare che noi siamo fatti degli altri. Gli altri non sono soltanto vicini a noi, ma dentro di noi”. Questo stralcio è estrapolato da una lettera che Francesco scrisse a sé stesso in occasione di una festa voluta da Antonio Presti a Fiumara d'Arte nel lontano 1998. Il fine di quell'avvenimento era di celebrare il suo spessore intellettuale e umano, il cui confine resta imprecisato, ma sempre conforme all'esigenza del fare e del pensare. Cosa potrei dire ancora di Francesco? Spesso lo chiamavo Maestro, un appellativo che lo imbarazzava molto: sosteneva di non avere nulla da insegnare ma io sapevo che non era così; mi ha insegnato a sentirmi libera nell'arte come nella vita, pur pagandone il prezzo, perche non tutti comprendono che quando l'arte ti entra dentro non puoi più farne a meno. Ciccino mi ha fatto capire quanto arte e vita siano “strettamente indivisibili”. Lo scultore Vincenzo Deguardi, che ha lavorato con Francesco Carbone, ci ha inviato un accorato testo commemorativo che ci pregiamo di pubblicare: Bisogna avere ingegno, coraggio e passione, come l'ha avuta il poliedrico M° Francesco Carbone nel condurre le idee con concretezza e non a parole, col rischio di ristagnare in contorti percorsi tecnico-burocratici. Francesco non provava invidia, anzi conosceva la forza dell'umiltà e della collaborazione in vista di un progetto per lo sviluppo delle comunità territoriali che si affacciano su rocca Busambra. Intellettuale, protagonista e promotore di tutte le arti e di eventi socio-artistico-culturali, guida spirituale, un Don Chisciotte della memoria. La sua Godranopoli era una città aperta, senza alcun orizzonte a limitare le concettualità creative, luogo di passioni forti e contrastanti, palcoscenico di una quotidianità futuristica fatta di gestualità e verità. L'arte ed i valori che ci sono stati tramandati, il nostro patrimonio culturale, vanno consolidati e valorizzati. È stato grazie al dinamismo, alla capacità comunicativa e alla spiritualità di Francesco Carbone che a Godrano, un paesino lontano dal clamore della mondanità, il 30 maggio 2009 è stata inaugurata la Pinacoteca di Arte contemporanea, dedicata alla memoria del Maestro. Francesco sosteneva che non bisogna mai arrendersi dinanzi all'intelligenza che si veste di arroganza. E mai penalizzare le idee valide, anche se non condivise: è questo il senso della comunicazione. Che sia di lezione a tutti quelli convinti che la cultura sia prerogativa dei grandi centri urbani! L'Arte è latrice di Pace, Uguaglianza, Libertà, Rispetto, Amore e Dignità Umana. Grazie Francesco
Memories of Francesco Carbone
To mark the tenth anniversary of the disappearance of the intellectual Francesco Carbone, the Studio 71 Art Gallery
organized an exhibition in his memory, called "Strettamente personale (strictly personal) ", edited by Francesco M. Scorsone. Critics and artists honoured it through their own works or with a simple thought: the writer Ignazio Apolloni remembers him "sitting on the couch in my house, talking kindly with Vira, both dreaming of a world steeped in art"; Mirella Bentivoglio evokes him with two E (Italian conjunction that means and) "intimately connected", which symbolize his "conjunction of the qualities of the critic" and "artist". Lots of people wrote about Francesco Carbone, as a critic or as a social anthropologist, and repeatedly discussed Godranopoli center of visual art, documentation and testing, which was founded together with his friend Giusto Sucato in his native Godrano . The first time I met Carbone, I realized immediately that he was a peculiar person. At that time I was about to enter the art world, it was my enthusiasm and my desire for knowledge to lead me to him. When I knocked on his door I was intimidated at the thought of meeting a mind sublime, I trembled at the thought of having to confront a much-vaunted intellectual authority. When he opened I was very impressed: short stature reflected his humility; he greeted me with gentleness and curiosity and at that moment I realized the spiritual essence and deep sensibility through which he captured what the common man does not grasp. Immediately we talked about art, as manifestation of creative events which gives life a meaning extraordinarily ennobling. He made this definition the core of its existence. The originality which he could identify in the works of artists, was earned by his critical eye, the fruit of wisdom, intellectual insight mixed with a bully intuition, sustained by a refined capacity for synthesis. He was considered "the critic who wrote for all" but, with permission of the very many detractors and supporters, he didn't mind because his all-absorbing passion for art could not be contaminated by any adverse comments. However his cultural and artistic projects were progressing or not, the self- mockery was always in his toughts, it helped him in the darkest hours, made him funny in those playful. His weakness was the beauty that he could also see in people he met on the street. His spirit was dominated by an immense thirst for knowledge for the human soul, any person for him was a source from which he drew fragments of lives lived, and like an alchemist, transformed every act received, every emotional impulse in " to make art”. It was devoted to culture and to the others and not to himself, "yet this" for him "was a value, an estimate value because it's a great truth to consider that we are made of others. The others are not only close to us, but inside us." These excerpts are taken from a letter which Francesco wrote to himself at a party wanted by Antonio Presti in Fiumara d'Arte back in 1998. The purpose of that event was to celebrate his intellectual and human depth, whose borders remain unknown, while still meeting the need of doing and thinking. What I would say even about Francesco? Often I called him Master, and he replied, embarrassed, that he had nothing to teach me, but I knew that it was not. Ciccino taught me to feel free in art as in life, even paying the price, because not everyone can understand that when art becomes part of you, you can't live without. Art and life are "strictly indivisible." The sculptor Vincenzo Deguardi, who worked with Francesco Carbone, set us a sorrowful commemorative text we are glad to publish: You need to have talent, courage and passion, as the master Francesco Carbone had in leading ideas by facts and not only words. Francesco knew no envy but he knew the strength of humility, of cooperation in order to reach a cultural growth for the communities facing rock Busambra. He was an intellectual, protagonist and promoter of all the arts and various social-artistic-cultural events, a spiritual guide, the Don Quixote of memory. His Godranopoli was an open city, without horizon to the creative conceptualizations, place of strong and contrasting passions , background of futuristic everyday life made of gestures and Truth. The Art and the values that have been transmitted as a cultural heritage have to be strengthened and improved. Thanks to the strength, the dynamism, the ability to communicate, the spirituality of Francesco Carbone that was presented the Art Gallery of Contemporary Art in Godrano. An initiative of great cultural breath to teach lessons to those who assumed that the repository of knowledge resides only in big cities. As Francesco told me, you should never give up or change your planning ,facing the arrogant. And never penalize the opposite ideas of who don't share yours: that's the essence of communication. The Art is bearer of Peace, Equality, Freedom, Respect, Love and Human Dignity. Thanks Francesco
Pot-shot - Diego Spitaleri - testo di Serena Lao
Una comoda poltrona, un the caldo e fumante in un piovoso pomeriggio d'inverno, mentre le note di una malinconica ballade si sprigionano da un pianoforte suonato con maestria, regalano suggestioni che solo un vero artista sa offrire all'ascolto. Diego Spitaleri, pianista, compositore, arrangiatore, docente di musica, sin da bambino era attratto dai suoni e dalle note. Quando, ancora molto piccolo, andava a casa della zia, l'unica in famiglia a possedere un pianoforte, preferiva esplorare con curiosità la tastiera, piuttosto che giocare coi cuginetti! Il padre, come regalo per avere superato gli esami di terza media, gli regalò un organo FARFISA. Su quello strumento aveva intrapreso gli studi musicali. Le sue prime esibizioni in pubblico risalgono al periodo delle “messe beat”; aveva quindici anni a quei tempi e suonava accompagnando il coro della parrocchia di S. Ernesto a Palermo. Oggi Diego ha al suo attivo un curriculum degno di competere con quello dei più grandi nomi del panorama jazzistico regionale e nazionale. Nel settembre dell'1984 è stato proclamato vincitore del concorso internazionale “I Nuovi Musicisti” concorso legato al Messina Jazz Meeting, che gli ha permesso poi di esibirsi al “Festival of Jazz Pianistic” a Kaliz, in Polonia, nel Dicembre del 1984. Nel febbraio 1992 è uscito il suo primo CD “Mediterranea suite” in trio. Protagonista indiscusso della tradizione jazzistica più pura, non ha mai disdegnato proposte che spaziassero in altri ambiti musicali. Il suo bagaglio culturale e il grande talento di cui è dotato gli hanno infatti permesso di accostarsi anche alla musica etnica, gospel, classica e contemporanea. Spesso, in alcune sue composizioni ha miscelato i vari stili, creando linguaggi raffinati ed originali. Le sue collaborazioni con musicisti di fama nazionale ed internazionale sono molteplici: Paolo Fresu, Flavio Boltro, Franco Cerri, Enrico Rava, Irio De Paula, Artiem Traum, sono solo alcuni esempi. Ha partecipato anche a numerosi progetti culturali! Ricordiamo “Palermo Spiritual Ensamble” “Folkage” e naturalmente il gruppo “Sun” di cui è stato membro fondatore. Da qualche tempo Diego è tornato a riproporsi in trio. Ma pur attingendo a sonorità ed atmosfere esistenti in alcuni suoi progetti precedenti, è sempre alla ricerca di nuove soluzioni stilistiche, di un linguaggio musicale personale e moderno, per regalare al suo pubblico ancora emozioni.
A comfortable armchair, a steaming hot tea during a rainy winter afternoon, while the notes of a melancholy ballade emanating from a piano played with
mastery, offer suggestions that only a true artist can offer to listen. Diego Spitaleri (pianist, composer, arranger, teacher of music) since childhood was attracted by sounds and notes. When he ,still very young, had gone to his aunt's house, the only relative who owned a piano, he preferred to explore with curiosity the keyboard, rather than playing with cousins! The father, as a gift to have passed the examinations of the eighth grade, had bought him a Farfisa organ. On that instrument he started studying music. His first public performances date from the period of the "messe beat": he was fifteen and he played accompanying the choir of the parish of St. Ernesto Palermo. Today Diego has got to his credit a curriculum worthy of competing with one of the biggest names in regional and national jazz scene. In September 1984, he was proclaimed winner of the international competition "I Nuovi Musicisti", contest linked to Messina Jazz Meeting. The win allowed him to perform at the "Festival of Jazz Pianistic" on Kaliz, Poland, in December 1984. In February 1992 he released his first CD "Mediterranea suite" in a trio. Undisputed star of the purest jazz tradition, he never spurned proposals in other musical areas. His cultural background and the great talent let him to approach even to ethnic music, gospel, classical and contemporary. In some of his compositions he has often blended different styles, creating refined and original languages. He worked with musicians of national and international fame: Paolo Fresu, Flavio Boltro, Franco Cerri, Enrico Rava, Irio De Paula, Artiem Traum. He partecipated in numerous cultural projects: "Palermo Spiritual Ensemble" "Folkage" and of course the group "Sun" whose he was a founding member. Nowadays Diego is back to recur in a trio. But while drawing from sounds and atmospheres that exist in some of his previous projects, he's always looking for new stylistic solutions, for personal and contemporary musical language, to give his audience more emotions.
Pot-folio di Giuseppe Ceresia - testo di Anna Fici e Giancarlo Marcocchi
Biografia: Giuseppe Ceresia (Palermo 1982) ha attraversato il periodo scolastico con la speranza di evadere dagli obblighi, preferendo una vita sognatrice e protesa verso la natura. Si è diplomato come Perito per le Costruzioni Navali, spinto più dalla passione per il mare che da quella per le costruzioni nautiche. Dal mare alla terraferma il passo è breve: è laureando in geologia, con pecializzazione in Paleontologia dei vertebrati. Alla fotografia arriva come autodidatta, non ha mai frequentato corsi, né generici né specialistici, ha imparato leggendo e sperimentando sulla propria pelle. Ha iniziato con un apparecchio analogico per poi passare, anche per ragioni economiche, al digitale. Le tematiche con le quali si confronta maggiormente sono street, panorami ma soprattutto reportage e viaggi. I fotografi ai quali si è ispirato e che ritiene “maestri” si possono citare: Letizia Battaglia, James Nachtwey, Robert Capa, Sam Abell, James Stanfield e Henry Cartier Bresson.
Giuseppe Ceresia was born in Palermo in 1982. He always lived school life with the hope of escaping from their obligations, preferring a life of dreams and reaching out to nature. He got a diploma as an expert for shipbuilding, more to the passion for the sea than for that to shipbuilding. From sea to land it's a short step. Indeed he's graduating in geology with specialization in vertebrate paleontology. About his photography he started as an autodidact, he never attended classes, either general or specialist, but he learned by reading and experimenting on his own. He began with an analog camera and then move on to digital, even for economic reasons. His shoots are focused on street and landscapes but mostly travel and reportage. The photographers which he is inspired and believes teachers are: Letizia Battaglia, James Nachtwey, Robert Capa, Sam Abell, James Stanfield and Henry Cartier Bresson.
Lettura: In data 4 dicembre 2009, presso il Kursaal Kalhesa di Palermo, si è svolta la prima lettura portfolio organizzata dalla rivista potpourri, nell'ambito della presentazione della sua nuova versione cartacea e trimestrale. Come sempre, è stato un piacere curarci personalmente della lettura dei portfolio. L'affluenza è stata minore rispetto alle attese, probabilmente a causa della giornata lavorativa; tuttavia ciò ha consentito a entrambi di visionare i lavori di tutte le persone intervenute. Abbiamo notato che, per quanto a Palermo la cultura del portfolio non sia molto diffusa, la curiosità verso questa modalità espressiva è in aumento. Siamo fiduciosi che, probabilmente, in un futuro non lontano potremo vedere dei buoni lavori. Fra gli autori presenti, due fotografi hanno avuto un riconoscimento: Giuseppe Ceresia e Giuseppe Cinà. Ceresia ha presentato un portfolio in bianco e nero, ben realizzato e piuttosto accattivante, riguardante uno sciopero studentesco contro la legge 133 svoltosi a Palermo durante lo scorso anno accademico. Il titolo del lavoro era appunto “133”. Le fotografie in verità erano in sovrabbondanza: eliminando qualche immagine si è arrivati al nocciolo dell'evento. L'unità narrativa è ben svolta: le inquadrature, dal contrasto volutamente accentuato, hanno un taglio reportagistico ed enfatizzano soprattutto gli aspetti sociali dell'evento, cogliendo con un pizzico d'ironia i modi di stare insieme della popolazione studentesca e lasciando sullo sfondo il significato politico della manifestazione. Questo portfolio vince la pubblicazione su potpourri on-line. Il premio in palio era uno solo ma con piacere segnaliamo anche il portfolio di Giuseppe Cinà: un lavoro realizzato a colori, con una certa maestria e con gusto compositivo, intitolato “Welfare or well far”.
On December 4th 2009, at the Kursaal Kalhesa in Palermo, we held the first potpourri's portfolio analysis organized by the magazine, as part of the display of the first quarterly issue. Probably because of the working day, the turnout was lower than expected but this enabled us to judge the works of all the people who took part. It was also noted that although in Palermo culture about portfolio is not very widespread, curiosity about this mode of expression is increasing. We're confident that in the not distant future we'll see some good works. Two photographers were rewarded among the artists: Giuseppe Ceresia and Giuseppe Cinà. Ceresia presented a well-made portfolio in black and white, fairly appealing, about a student strike against the law 133 which took place in Palermo during the past academic year. The title of the work was just “133”. The photographs were indeed in abundance: the heart of the event is revealed removing some photos. The narrative drive is well done: the shots, deliberately accentuated by the contrast, have a reporting tone and especially emphasize the social aspects of the event, taking with a pinch of irony about the ways of being together in the student population and leaving in the background the political meaning. This portfolio won the publishing on potpourri monthly online. With pleasure we also mention Giuseppe Cina's portfolio : the work was made in color, with a degree of skill and taste, titled "Welfare or well far”.
Maxi-personale di Letterio Pomara - testo di Menallo
«E' un mondo forte e straboccante di passione, quello del jazz», disse il compianto Enzo Randisi a Letterio Pomara, autore delle foto. «Un mondo che parla, creato da personalità a volte solitarie ma al contempo aperte all'incontro; uno spazio dove la creatività non ha alcun confine, un luogo magico dove tutto può accadere, un tempo senza fine dove le ore possono senza posa danzare: è il jazz». Le foto pubblicate sono un estratto del reportage “Jazz e Dintorni”, 78 immagini per delineare il jazz made in Sicily. E' il risultato di un lavoro lungo, intenso ed emozionante, realizzato dall'autore dopo tanti reportage a sfondo sociale ed antropologico, pubblicati sui più importanti magazine italiani e stranieri. Uno su tutti, TIME/LIFE di New York. Foto e servizi di Letterio Pomara sono distribuiti in esclusiva dall'Agenzia fotogiornalistica Sipa Press di Parigi.
«The world of jazz is overflowing with passion» said the late Enzo Randisi to Letterio Pomara, author of the pictures. «A speaking world, created by personalities sometimes lonely but at the same time open to encounter, a space where creativity has no boundary, a magical place where anything can happen, time without end where the hours are constantly dancing: it is jazz». The photos are an extract from the report "Jazz e Dintorni" (Jazz and Around), 78 images to delineate the jazz made in Sicily. It's the result of a long, intense and exciting work, created by the author after some social and anthropological reports, published on the most important Italian and foreign magazines. One over all, TIME & LIFE in New York. Letterio Pomara's Photos and services are distributed exclusively by the Sipa Press in Paris.
Entourage di Alessia Franco - E il polacco Alonzo gridò: «Come suonano i neri nelle piazze!» Dai ritmi degli ex schiavi africani all’ingresso nell'alta società argentina ed europea.
Tra esodi e ritorni il racconto di Pablo Pouchot, danzatore argentino trapiantato a Palermo Il tango è la storia di un lungo abbraccio che avvolge leggenda e realtà, aneddoti spesso incredibili e contraddittori. Nasce alla fine del secolo XIX a Buenos Aires, dove – insieme agli autoctoni e ai gauchos della campagna argentina - vive una grossa comunità di neri africani, discendenti degli schiavi deportati in epoca coloniale. Un'unica eredità è il bagaglio di questo viaggio forzato e senza ritorno: una danza chiamata Candombe, a ritmo di percussione. Sempre nel XIX secolo arrivano in Argentina grandi masse di emigranti dall'Europa alla ricerca di condizioni di vita migliori di quelle lasciate in patria. Nella maggior parte dei casi la realtà è molto dura, tanti restarono emarginati e trovano rifugio dalla loro disperazione nelle casas de baile (così venivano chiamati i bordelli). Qui, in attesa del proprio turno, ci si intrattiene con musica e balli. Una leggenda - che per molti assurge a verità assoluta - racconta che un bel giorno uno degli astanti, il polacco Alonzo (nome piuttosto strano per uno nato in Polonia…), prende tempestivamente una prostituta, la avvolge tra le braccia e la conduce in una spirale di movimenti incomprensibili ma bellissimi. In tempi di sfrenato egocentrismo, questa visione da indiano d'America suona strana e bellissima. Così, quando parla della sua gente, Pablo parla anche di se stesso. Due realtà indivisibili. E' tra i più affermati insegnanti di tango argentino a Palermo, in coppia con la bravissima Silvina Larrea. Ma la loro, più che una scuola, è un hogar. «Come si dice in italiano? – chiede - L'idea è quella della casa come luogo degli affetti, della famiglia, di un microcosmo costruito con cura. E' un'idea molto intima dello stare insieme. Come si dice in italiano?». Ci pensa su. Chissà. Forse la parola giusta è focolare, ed è lì, in quella scuola che sa di casa, che Pablo ha raccolto i suoi affetti. Gente che va per imparare il tango da professionisti argentini, certo, ma che trova anche un sorriso, un abbraccio, biscotti. I nonni di Pablo emigrarono dalla Francia e dalla Polonia, lasciandogli un'eredità variegata: un cognome francese, Pouchot, e una valanga di storie e ricordi che più sono intimi e più sono del mondo. A sentirlo parlare sembra che sia emigrato cento volte e cento volte tornato. Nelle sue parole c'è sempre questo vecchio amico, il tango, in compagnia dell'Argentina, della famiglia propriamente detta e di quella, più grande, del suo popolo. Ecco perché, anche quando gli occhi o la voce di Pablo si serrano nel racconto di avvenimenti drammatici, non è mai alla sua sola sofferenza che allude. «Noi non siamo niente se non in rapporto agli altri, al nostro passato. Ecco – spiega, e aggrotta la fronte, come se cercasse di ricordare un passato in cui lui non c'era, ma che è anche suo – è come se mi portassi dentro i dolori della guerra civile spagnola di cui mi parlava mia nonna, fratelli che uccidono fratelli». Un nonno di Pablo era polacco e faceva il falegname. Un giorno i suoi genitori decisero di dargli in moglie una donna che a lui non piaceva e lui prese tempo, con un lungo viaggio in Argentina. Mentre era lì, la famiglia gli scrisse di non tornare perché in Europa infuriava la guerra. Non passò molto tempo e ricevette una seconda lettera. Qualcuno lo avvisava che in Polonia tutta la famiglia era stata sterminata dai nazisti, in un campo di concentramento. Non aveva alcun motivo di tornare perché non c'era più nessuno ad attenderlo. Gli occhi di Pablo si fanno scuri. C'è dentro tutto il dolore dell'uomo, ed è una cosa immensa. Sua nonna non parlava del passato, i ricordi li aveva seppelliti come se non fossero mai esistiti «però bastava una domanda, una frase, o una parola a scatenare un racconto lungo e sincopato, come un fiume in piena, senza fermarsi».
And the Polish Alonzo shouted: «How play the blacks in the streets!» From the rhythms of former African slaves to the entry into high society in Argentina and Europe. Between flights and returns the story of Pablo Pouchot, Argentine dancer who moved to Palermo Tango is the story of a long hug which envelops legend and reality, often incredible stories and contradictory. It was born at the end of the nineteenth century in Buenos Aires, where - along with the natives and the gauchos of Argentina campaign - a large community of African blacks lived, descendants of slaves deported to colonial times. A single inheritance was the baggage of this trip forced and without return: a dance called Candombe, a rhythm of percussion. Always in the nineteenth century large numbers of immigrants arrived in Argentina from Europe looking for better living conditions than those left at home. In most cases, the reality was very hard, many were marginalized and found refuge from their despair in casas de baile (as they called brothels). Here they waited their turn with music and dancing. A legend - that for many becomes the absolute truth - says that one day, one of the onlookers, the polish Alonzo (rather strange name for one born in Poland ...), took timely a whore, enveloped her in the arms and led her to a spiral movements unintelligible but beautiful. Alonzo demanded composers of a new music, whose he gave this description: How to play the blacks in the streets! He alluded to the former African slaves Candombe music. Confused, the musicians began to improvise a melody which had the smell of a freedom never tasted before. Without knowing they were playing the first tango. Through written music, tango ,born in the secret shadows of the brothels, began to be accepted into high society in Argentina. Then it came to Europe, landing first in Paris, where some professional dancers opened tango schools. The path of Pablo Pouchot, Argentine with Polish and French blood in his veins, decades later follows the path of this dance. From Buenos Aires in Palermo. Pablo carries Argentina into an endless series of variations, which pass from the look - now fixed and now lost inside himself - and arrive to the way of thinking about history and memories, through the flow of a kind word but very determined. He starts a tale of departure, journey and return. Not only his travels, but also his grandparents' ones, who left Europe to land in this world of which we spoke a lot and we knew little. In the story of his life, Pablo feels the wire in a plot. In a time of unbridled egotism, this vision of American Indian sounds strange and beautiful. So when he speaks of his people, Pablo also speaks of himself. Two indivisible reality. He's among the most successful teachers of Argentine tango in Palermo, coupled with the very good Silvina Larrea. But their one is more than a school, it's a hogar. «As they say in Italian? – he calls - The idea is that the house as a place of suffering, the family, a microcosm constructed with care. It is an intimate idea of being together. As they say in Italian?». He thinks about it. Who knows? Perhaps the right word is hearth, and it's there in that school that Pablo collected his affections. People going to learn the Argentine tango professionally, sure, found also a smile, a hug, biscuits. Pablo's grandparents emigrated from France and Poland, left a legacy varied: a French surname, Pouchot, and an avalanche of stories and memories which as more are intimate as more are in the world. To hear him talking, it seems he emigrated a hundred times and a hundred times he went back. In his words there's always this old friend, the tango, in the company of Argentina, of the family itself and of that bigger one: its people. That's why, even when the eyes or the voice of Pablo are tightening in the tale of dramatic events, it is never alluded to his own suffering. «We are nothing if not in relation to others, to our past. Here – he says, and frowns, as if he tried to remember a past when he was not there, but which he also owns - it's like if I brought in the sorrows of the Spanish Civil War told by my grandmother, brothers killing brothers». Pablo's grandfather was Polish and was a carpenter. One day his parents decided to give him a wife that he didn't like and he took time, with a long trip to Argentina. While there, the family wrote to him to not return because the war was raging in Europe. After not long time he received a second letter. Someone warned that in Poland the entire family was exterminated by the Nazis in a concentration camp. He had no reason to come back because there was nobody waiting him. Pablo's eyes become dark. There's inside all the pain of man, and it's huge. His grandmother didn't speak of the past, the memories were buried as if they never existed «but she needed only one question, a phrase or word to trigger a long and syncopated story, like a river in flood, without stopping».
Appuntamenti - appointments
SUD-EST - Curatore/curator: Tanja Solci Una raccolta di quasi 200 scatti di volti e paesaggi che delineano l'identità di paesi come l'Afghanistan, l'India, il Tibet, la Birmania, colti attraverso l'obiettivo del noto fotogiornalista Steve McCurry, già due volte vincitore del World Press Photo Awards. La mostra è visitabile in Piazza Dei Mercanti 1, Milano. fino al 31 Gennaio, da martedì a domenica h 9.30 - 19.30, giovedì h 9.30 - 22.30, lunedì h 14.30 - 19.30. La biglietteria chiude un'ora prima. Biglietto intero 8€, ridotto 6.50€.
Almost 200 pictures of faces and landscapes that describe the identity of nations such as Afghanistan, India, Tibet, Burma, taken by the famous photojournalist Steve McCurry, two times winner of the World Press Photo Awards. The exhibition is located in Piazza Dei Mercanti 1, Milan, until January 31st from Tuesday to Sunday h 9.30 - 19.30, Thursday h 9.30 – 22.30, Monday h 14.30 – 19.30. Ticket-office close one hour earlier. Entire ticket 8€, reduced 6.50€.
KNITTING TIME - Domenica 31, ore 17.00 Via Cavour 133, Palermo Anche questo mese la Feltrinelli palermitana organizza un evento tra gomitoli e romanzi, per scambiarsi opinioni e consigli,anche letterari. Esperte del settore condivideranno le loro esperienze per aiutarvi a migliorare rapidamente.
JAZZ VANGUARD 2010 - Viale Strasburgo 358, Palermo www.metropolitan-e.it Ars Nova (Associazione Siciliana per la Musica da Camera), Culturae e Il Caleidoscopio inaugurano una nuova stagione concertistica al Metropolitan, con un programma rivolto non solo agli appassionati del jazz ma anche ai cittadini e turisti che cercano occasioni di intrattenimento intelligente. Il primo appuntamento del mese è martedì 26, con l'Eli De Gibri Quartet.
Ars Nova, Culturae and Il Caleidoscopio inaugurate a new musical season at Metropolitan, with a calendar thought for citizens and tourists looking for smart entertainment. The first date in Tuesday 26 with the Eli De Gibri Quartet.
FOTOCONTEST - Il Mondo dalla finestra Descrizione: una porzione di mondo vista attraverso una finestra Info: dal 19 Gennaio fino al 26 Gennaio (ore 17:00) sarà possibile inviare la foto Generazione dei gruppi: 26 Gennaio Votazioni di scrutinio: dal 26 Gennaio al 2 Febbraio (ore 17:00) Votazioni ufficiali: dal 3 Febbraio al 10 Febbraio (ore 17:00)
World through the window Description: a piece of world, seen through a window Info: you can send your shoot since 19th to 26th of January (17:00 o'clock) Making of the groups: 26th of January Preliminary count: from 26th of January to 2nd of February (17:00 o'clock) Official poll: from 3rd to 10th of February (17:00 o'clock)
I sette vizi capitali Descrizione: superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira e accidia; una foto per descriverne almeno uno
Info: dal 27 Gennaio fino al 3 Febbraio (ore 17:00) sarà possibile inviare la foto Generazione dei gruppi: 3 FebbraioVotazioni di scrutinio: dal 3 Febbraio al 10 Febbraio (ore 17:00) Votazioni ufficiali: dal 11 Febbraio al 18 Febbraio (ore 17:00)
Seven deadly sins Description: pride, envy, gluttony, lust, anger, greed, sloth; a picture to describe one of them. Info: you can send your shoot since 27th of January to 3rd to February (17:00 o'clock) Making of the groups: 3rd of February Preliminary count: from 3rd to 10th of February (17:00 o'clock)
Official poll: from 10th to 18th of February (17:00 o'clock)
Chiusura - Closing
Gennaio è stato un mese di crescita e consolidamento per la nostra redazione: due pubblicazioni gestite in contemporanea comportano un potpourri di rapporti interpersonali e scambi di opinioni che arricchisce e stimola la creatività. In più è un banco di prova importante per confermare la validità del progetto editoriale. In questo percorso umano e professionale il vostro sostegno e contributo vale più dei riscontri della critica ed è molto più efficace per tenere alto il morale dello staff. Grazie infinite
January was really a month of growth and strengthening: two issues managed at the same time imply a potpourri of interpersonal relationships and ideas' exchanges that enrich and stimulate creativity. Moreover it's a good check of the strength of our editorial project. During this personal and professional travel, your support and inputs were vital to hold high our mood, more than positive reviews.
Thank you always
Aforisma - Aphorism
“Si chiama perseveranza quando è per una buona causa, ostinazione quando è per una cattiva”
Laurence Sterne (1713 - 1768) Scrittore e pastore anglicano di origini Irlandesi
Irish-born novelist and Anglican clergyman “ ‘Tis known by the name of perseverance in a good cause and of obstinacy in a bad one”
Autori pubblicati
Eros Mauroner, Salvatore Lo Bue, Luca Cassarà, Enza Ferrara, Letterio Pomara, Diego Spitaleri, Manuela Morgia, Dario Feo, Marco Furio Perini, ntonio Perrone Torkio, Paola Congia, Michele Sorrentino, Leo Butera, Matilde Caruso, Martina Vasta, Roberto Rilli, Giulia Tetamo, Vincenzo Deguardi, Alessandro D'Amico, Dario Pace, Sonia Spatorno, Giuseppe Ceresia, Alessandro Arnò, Kinzica Sorrenti, Roberto Tibuzzi, Mauro Tosca, Alberto Patrian, Laurence Sterne, Andrea C
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