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potpourri mensile creativo - rivista di fotografia arte e cultura - n° 07 ottobre creativo 2009

Prefazione del direttore Flavio Vicari
La fotografia, quale linguaggio vivo e creativo di espressione artistica e culturale, è la motivazione che ha dato vita alla nostra rivista mensile on-line. Un linguaggio vivo è quello realmente in uso, e quindi abbiamo richiesto il contributo del pubblico. Il prezioso contributo di fotografi lettori di tutto il mondo, ci permette di raccogliere e presentare ogni mese on-line, una visione reale ed attuale della produzione d’immagini fotografiche, una galleria collettiva che ha l’ambizione di esprimere il linguaggio fotografico vivo di oggi, in collaborazione con voi ! Potpourri trimestrale stampato Siamo stati noi stessi a coniare il neologismo foto-scopia, intendendo con esso la fotografia a monitor, in assenza di stampa, ed abbiamo rilevato che la vera fotografia è quella stampata. Da questa riflessione, nasce l’impegno di stampare le opere fotografiche pubblicate on-line, dei nostri lettori e dei nostri maestri redattori, in un compendio trimestrale della rivista. Mentre la rivista mensile on-line, continuerà a presentare mensilmente le opere pervenute e selezionate, ma arricchite con articoli e rubriche culturali di redazione, questo nuovo prodotto trimestrale, di 100 pagine solo stampato, sarà dedicato essenzialmente alla fotografia. Particolare cura abbiamo dedicato alla scelta della carta e del processo di stampa, per garantire ai nostri lettori una qualità d’immagine che non può mancare in fotografia, ed un prodotto che duri nel tempo, e meriti di essere acquistato e collezionato. Il primo numero è uno speciale di 144 pagine, in omaggio al pubblico. Ringrazio tutti i collaboratori di redazione, tutti i fotografi lettori che c’inviano le loro opere, che sono l’asse portante della rivista, e anche tutti coloro che ci seguono on-line. La rivista trimestrale stampata, è disponibile per spedizione postale, seguendo le istruzioni che saranno riportate in home-page dal 15 ottobre. In vendita a Palermo dal 20 ottobre, al prezzo di 8 euro, nei punti vendita che saranno riportati in terza di copertina il 15 ottobre.

Photography as a language, of artistic and cultural expression, alive and creative, this is the motivation that gave life to our monthly magazine online. An alive language is that wich is in use, so we sought the contribution of the public. The valuable contribution of the photographer readers around the world, allows us to collect and submit monthly on-line, a real andimmediate vision, of the of photographic images production. A collective gallery, which has the ambition to show the photographic language alive today, in cooperation with you! Potpourri quarterly printed. We ourselves have coined the neologism photo-scopy, intended as a photography on monitor, in absence of the print, and we found that the true photography is printed. From this reflection, it come out the commitment to print the photographs of our readers, and of our editorial's teachers, in a quarterly compendium of the monthly magazine. While the monthly on-line, will continue to submit monthly the select works, but enriched by cultural articles of the editorial, this new quarterly product, only printed, of 100 pages, will be devoted primarily to the photography. A particular attention we have devoted, to the choice of the paper and printing process, in order to assure our readers, image’s quality, which can't fail, in photography, and a product that lasts over time, and deserves to be bought and collected. Paper produced without felling of trees. This first issue is a special 144-page, in deference to readers. I thank all the editorial staff, all photographer readers who send us their works, which are the backbone of the magazine, and also all those who follow us on-line. To request the postal sending of the printed magazine, uses the button " POSTAL " in home-page. This button will be activated October 15.

Editoriale di Toni Rappa
Artista o tecnico ?
Io penso che l'avvento della tecnologia digitale abbia portato anche notevoli vantaggi, ma che in molti casi abbia fatto allontanare le persone dal vero concetto di fotografia. Quello che adesso è semplice per noi, grazie al progresso tecnologico, è il risultato di vari passaggi, che hanno reso la fotografia un'arte accessibile a tutti. Ma questo non deve illuderci che tutto sia cambiato, le regole di base sulla formazione dell'immagine non sono mai cambiate. Prima esistevano le lastre piane, poi le pellicole, adesso i sensori, ma questo non ha variato nulla. Fotografare è interpretare, emozionare, e narrare un momento unico e irripetibile. Questo non può avvenire soltanto con la pressione dello scatto, senza ragionare, e magari pensando: poi la regolo con Photoshop. La magia che ci permette di registrare quello che vediamo, è sempre legata agli stessi elementi: la luce, e la regolazione della quantità di luce che colpisce il sensore, sia esso analogico o digitale. Questa determinata quantità di luce, è regolata da vari fattori, che non sono solo parametri meccanici, ma permettono di variare l'aspetto finale della fotografia, in modo da dare una propria e libera interpretazione a quello che vediamo. Ciò vuol dire che persone diverse, di fronte alla stessa scena, possono effettuare foto diverse, magari tutte tecnicamente perfette, ma solo pochi riusciranno a dare un vero senso a quello che vedono, e a trasmettere l’emozione che hanno vissuto nel momento dello scatto. Quella che definiamo "corretta esposizione", non è quindi un valore universale assoluto, ma è sempre il frutto di un'analisi personale della scena, in base ai nostri desideri creativi. Tutto questo conferma che la conoscenza tecnica è fondamentale per trasformare in immagini le proprie sensazioni, anche se da sola non basta. La somma di tecnica e creatività, permette al fotografo di ottenere quello che vuole, riuscendo a raccontare non quello che accade, ma quello che lui ha visto accadere. Alcune persone sono convinte che la cosa fondamentale per essere originali sia trasgredire le regole per crearne di nuove, ma come dicevano i padri: "per contravvenire alle regole bisogna prima conoscerle".

Artist or technician?
I think that the advent of digital technology has also brought significant benefits, but in many cases, it did keep people away from the true concept of photography. What it has become easier for us, thanks to technological progress, it is the result of several steps, that have made the photography an art accessible to everyone. But we must not think that everything has changed, the basic rules of the image never changed. Before there was the photographic plate, then the film, now the sensor, but this has not changed anything. Photographing, is interpret emotions, and tell a unique and unrepeatable moment. This can not happen only with the pressure of the shot, without thinking about what you are doing, and maybe thinking: I will rule it after, with Photoshop. The magic that lets you record what you see, is always linked to the same elements: the light, and the adjusting of the amount of light hitting the sensor, be it analogic or digital. This determined amount of light, is regulated by various factors, which are not only mechanical parameters, but allow to change the final appearance of the photograph, so giving a personal and free interpretation of what we see. This means that different people, facing the same scene, may achieve different photographs, perhaps all technically perfect, but few people really will be able to give a meaning to what they see, and to convey the emotion that lived at the time of the shot. That which we call "correct exposure" is therefore not an universal value absolute, but is always the result of a personal analysis of the scene, according to our creative desires. All this confirms that the technical knowledge is essential to transform into images our feelings, even if it is not enough. The sum of technique and creativity, allows the photographer to get what he wants, not to tell what happens, but what he see happen. Some people are convinced that the fundamental thing to be original, is transgressing the rules for creating new ones, but as they said the teachers: "in order to infringing the rules, you first need to know them."

La crisi esistenziale dell’editoria - di Alberto Giuliani
Pensate alle immagini che hanno documentato i momenti più recenti della storia mondiale: Le torture di Abu Graib, raccontate dalle fotografie scattate dal telefonino di un soldato. Lo Tzunami, documentato dalle immagini delle telecamere dei vacanzieri. Le bombe di Londra, o di Madrid, l’impiccagione di Saddam Hussein, i soldati italiani caduti a Kabul. Tutti raccontati dagli strumenti digitali degli spettatori presenti al momento del fatto. Le immagini che stanno registrando la storia, quasi mai hanno dei professionisti dell’immagine o del giornalismo alle spalle. Con la diffusione di massa delle macchine fotografiche digitali, i bassi costi, la semplicità d’uso e la rapidità di trasmissione delle immagini, … perchè un giornale dovrebbe mandare un professionista dall’altra parte del mondo per raccontare ciò che sta accadendo? Costerebbe molto caro alla testata giornalistica: il viaggio, l’hotel, l’automobile, l’interprete, il fixer, l’assicurazione, … e probabilmente arriverebbe in ritardo sui fatti di cronaca. I fotografi locali sicuramente non necessitano di interprete, si muovono bene sul loro territorio, ed essendo più numerosi hanno più probabilità di essere nel posto giusto al momento giusto. Molto spesso, tutto questo si traduce nel fatto che i giornali acquistano le foto di attualità dai grandi network che si occupano di news, coprendo con ampia scelta d’immagini a basso costo, le loro esigenze. Il foto-giornalismo, per come lo abbiamo conosciuto fino a pochi anni fa, probabilmente non tornerà più. Non ci sarà più un James Nachtwey che passa la sua esistenza saltando da un conflitto all’altro. Questo non significa che il ruolo del fotoreporter sia esaurito. Il mondo continua a vivere, a generare fenomeni nuovi e mutevoli, a soffrire, a gioire, a nascere e a morire. Tutti i giorni, in ogni luogo, anche davanti ai nostri occhi. I reporter di oggi dovrebbero dedicarsi all’approfondimento. Usare solo gli occhi e il cuore non è più sufficiente. Oggi è necessario più che mai muovere il pensiero. Nel mercato delle immagini e del giornalismo, tutto si mescola: le immagini in movimento, e quelle still, le parole e i suoni. Questo è il trend che segnerà il futuro. Non solo in termini di presentazione e fruizione delle immagini, ma anche in termini di contenuti. Le agenzie stampa, i giornali, le riviste, … ciò che eravamo abituati a dare per scontato, ora non lo è più. Il circuito mediatico classico è in tilt. Produrre un giornale costa moltissimo, e lentamente il web e l’informazione on-line a buon mercato hanno eroso un mercato multimilionario riducendolo all’osso. I giornali si vendono poco, le vendite dei magazine più conosciuti sono ormai ridicole se paragonate agli anni ‘90. E questi mantengono strutture produttive ormai vecchie e pesanti, con centinaia di giornalisti assunti, con compensi troppo alti, nate nell’epoca d’oro degli anni ’80, ma oggi assolutamente non concorrenziali, insostenibili. La contingenza della crisi economica, sta dando il colpo di grazia a questo sistema già in crisi esistenziale. Il calo dei budget pubblicitari ha messo in crisi tutte le testate giornalistiche, che hanno dovuto tirare i remi in barca, riducendo il numero di pagine o il formato, risparmiando sui contenuti, dimezzando i compensi dei collaboratori giornalisti e fotografi. Forse, in un momento simile, l’editoria andrebbe ripensata, trasformata, è il momento di tirare fuori delle idee. L’unica idea che sembra invece aver preso piede nel nostro paese, è stata quella di cercare contenuti gratuiti, e di sfornare prodotti a distribuzione gratuita, ovviamente di scarsa qualità e stracolmi di pubblicità a basso costo. Non si vede più il giornalismo di Terzani, di Ettore Mo, o di Orio Vergani, il giornalismo d’inchiesta, la ricerca della verità, sia pure di parte, la capacità di raccontare il mondo. Di certo non scomparirà la fotografia di reportage, ma nel prossimo futuro è tutto da vedere il significato, di fotografia, e di reportage.

The existential crisis of publishing
Think the images, which have documented the most recent moments of the world history: The torture at Abu Ghraib, shooted by the phone of a soldier. The Tzunami, documented by the pictures of cameras of holidaymakers. The bombs in London or Madrid, the hanging of Saddam Hussein, the Italian fallen soldiers in Kabul. All told by digital tools, by spectators present on the spot when the events occur. The images which are recording the history, almost never are produced by professional photographers. With the spread of mass of digital cameras, low cost, ease of use and speed of transmission of images, ... why a newspaper should send a professional across the world, to tell what is happening? This would cost very dear to the news organization: the travel, hotel, car, the interpreter, fixer, insurance, ... and probably he arrives late at the event. The local photographers, certainly don't need an interpreter, they move well on their territory, and by being more numerous, are more likely to be in the right place at the right time. Very often, this means that the newspapers buy the photographs of current events, from the major photography networks, covering, with a wide selection of images at low cost, their needs. The photo-journalism, as we have known until a few years ago, it probably never will come back. There will not be a James Nachtwey, who spends his life, jumping from one conflict to another. This don’t mean that the role of the photojournalist is exhausted. The world continues to live, and generate new and changing phenomena, to suffer, to rejoice, to be born and die. Every day, everywhere, even under our eyes. The photographer of today, should be dedicated to the deepening. Use only the eyes and heart, is no longer sufficient. It is necessary today, more than ever, move the thought. In the market of images and journalism, today everything is mixed: moving images and photographs, words and sounds. This is the trend that will mark the future. Not only in terms of presentation and use of images, but also in terms of contents. The news agencies, newspapers, magazines, ... what was the system of information, now it's not like before. The standard information system is in crisis. Producing a newspaper is very expensive. Slowly the web, and cheap information on-line, have eroded a multimillion dollar market. They sell a few newspapers, sales of the most popular magazine, have become ridiculous, compared to 90s. These are production facilities, now old and heavy, with hundreds of employees, with salaries too high, born in the golden age of the 80s, but today absolutely not competitive, unsustainable. The contingency of economic crisis, is giving the "coup de grace" to this system. The decline in advertising budgets, has dealt a blow to all the newspapers, which have had to reduce the number of pages or size, to economize on the contents, and halving the salaries of employees, journalists and photographers. Perhaps, in a time like this, the publishing should be recast, transformed, it is time to pull out new ideas. The only idea, that seems to have taken root in our country, is to look for free content, and churn out products at free distribution, obviously of poor quality and crammed with advertising at low cost. You no longer see the journalism, that of Terzani, of Ettore Mo, or Orio Vergani, investigative journalism, with the ability to tell the world. Certainly it will not disappear the photo reportage, but in the near future, remains to be seen, the meaning of photography, and reportage.

2009: Odissea nello spazio … e nel tempo. L’ultimo abitante, di Paolo Tarantini
Non ci sono indicazioni stradali per Roscigno Vecchia. M’inoltro nel Parco Nazionale del Cilento, in provincia di Salerno, e mi affido alla gestualità di un passante, che non parla italiano. Ad abitare il borgo è rimasto solo Giuseppe, mi aspetta in piedi, al centro della piazza. Ha una lunga e folta barba color cenere, un cappello alpino con pennacchio, e tira intense boccate dalla pipa. “Sono Giuseppe, la pro-loco, il sindaco, il dottore, il muratore, il custode, e la guida turistica di Roscigno”. Mi accoglie con queste parole, e m’invita ad approfittare della calda luce di fine giornata, perché mi avverte che l’indomani sarà brutto tempo. Prendo la macchina fotografica e mi lascio guidare per le desolate vie del borgo: la maggior parte delle case sono pericolanti, molte semi-crollate, alcune ridotte in cumuli di macerie. Camminiamo e Giuseppe sorride, si fa fotografare, parla, gioca con le parole. Mi parla di quel “furfante di Garibaldi” e dei garibaldini, che a suo dire avrebbero rovinato l’Italia e condannato il sud. Noto in silenzio la sua paradossale somiglianza col suo omonimo Garibaldi: stessa barba, stessa pipa, e stesso cappello, con tanto di tricolore ricamato. Gli chiedo del suo lavoro, e mostrandomi il libretto mi dice che ha sempre lavorato come manovale, ha costruito case, ma non abbastanza per avere in cambio la pensione. Poi mostrandomi due case mi dice: “Vedi, ho l’imbarazzo della scelta, posso stare un giorno in una casa e un giorno nell’altra”. Entriamo, la cucina è ben attrezzata, sul tavolo c’è un piatto di asparagi selvatici e un formaggio. “Questa mattina ho raccolto asparagi, e ne ho barattato una parte con del formaggio, con un pastore della zona”. Nella stanza adiacente c’è una brandina, in cui Giuseppe si distende chiudendo gli occhi per qualche minuto. Poi si alza, si cambia il cappello, e ridacchiando mi dice: “Ora ti presento la mia fidanzata”. Mi fa cenno di seguirlo, e dopo una strada sconnessa che costeggia il perimetro del paese, ci fermiamo presso un recinto in legno, dove ho l’onore di conoscere Clara, un’asinella molto socievole, che si unisce a noi nella passeggiata. Per le stradine cespugliose di Roscigno, mi allontano un po’ alla ricerca della giusta distanza da cui poterli fotografare. Giuseppe è completamente a suo agio, tanto che cerca intenzionalmente la posa, con fierezza, e con la disinvoltura di un attore. Ci sediamo davanti alla seconda delle sue case. Sul terrazzino sventola sfilacciata una bandiera americana. Mi offre un bicchiere di vino rosso, e brindiamo. Poi ci salutiamo, e ringraziamo le ore trascorse insieme. Rimango immobile, e scatto l’ultima foto mentre Giuseppe e Clara volgendomi le spalle si allontanano. Un pensiero mi sfiora la mente: ho visitato un altro spazio e un altro tempo. Fotocamera Canon 40D. Ottiche Canon: zoom 17-40 f4 L, e zoom 70-200 f2.8 L

Lettura portfolio a cura di Giancarlo Marcocchi
Portfolio di Leonardo Giannetti
Leonardo ha una grande dote: riesce a vedere l'umanità con gli occhi del cuore. Le sue fotografie, tutte in bianco e nero, sanno trasmettere il dramma esistenziale della natura umana, ma senza dover andare in luoghi dominati da povertà fame e guerre, territori ostili, icone che molti fotografi sanno rappresentare. Le immagini di Leonardo raccontano storie normali di tutti i giorni, in luoghi normali, ma le sue immagini fanno meditare. Proprio qua sta l'abilità di un fotografo, nel saper “vedere”, e non solo guardare. Di questo portfolio non ho ricevuto nessuno scritto ne un titolo che spiegasse il lavoro, ciò mi da l'opportunità di guardare le immagini senza suggerimenti, e andare a ruota libera. Questa operazione potete farla anche voi: interpretate seguendo ciò che vi detta il cuore. L'insieme delle sue fotografie, mi hanno fatto pensare alla solitudine umana, una solitudine spirituale e non materiale, una solitudine con qualche intervallo conviviale, grazie allo sport, al proprio cane, o ai giochi al mare. I segni delle ombre, dei chiaro-scuri, e degli edifici mastodontici, danno la misura dell'uomo di oggi, sia che esso viva in campagna o nel contesto metropolitano. Il portfolio si conclude con un sorriso che rappresenta la speranza, una speranza affidata ad una monetina buttata di spalle in una fontana. Promosso in pieno? No, purtroppo no: Se da un lato le immagini sono praticamente perfette, sia tecnicamente che artisticamente, dall'altro, un portfolio deve avere delle caratteristiche peculiari, come l'omogeneità delle immagini. Qui i chiaro-scuri non sono omogenei, si passa dall'estrema oscurità, alla estrema chiarezza nell'immagine dei ragazzi che giocano al mare, o della donna col cane. Si passa da ambienti interni ad esterni, senza un graduale passaggio. Insomma, non è facile realizzare un portfolio perfetto, ma se non altro Leonardo ci ha presentato immagini di vera fotografia.

Leonardo has a great gift: he can see the humanity with the eyes of the heart. His photographs, all black and white, transmit the existential drama of human nature, but without having to go in places dominated by poverty, hunger and wars, hostile territories, icons that many photographers they know represent. The images of Leonardo tell about normal stories of everyday, ordinary places, but its images do meditate. Right here is the skill of a photographer, in being able to "see" and not just watch. Of this portfolio, I have not received a text or a title to explain the work, this gives me the chance to watch the images without promptings, and going at “freewheel”. You too can do this: interpret, following what your heart says. The whole of these photographs, makes me think about human loneliness, a spiritual and not physical one, a solitude with few exceptions, such as sport, your dog, or games at the sea. The signs of shadows, the light and dark, and the huge buildings, give the measure of people today, both that live in the countryside or in the metropolitan context. The portfolio ends with a smile, which represents hope, a hope in the hands of a small coin, thrown in a fountain. Fully promoted? No, unfortunately not: While the images are really perfect, both technically and artistically, on the other, a portfolio must have certain characteristics, such as the homogeneity of the images. Here the light and dark are not homogeneous, we pass from the extreme darkness, to the very clear image of children playing at the sea, or the woman with the dog. We pass from indoor to outdoor without a gradual transition. In short, it is not easy to achieve a perfect portfolio, but not least, Leonardo has presented us images of true photography.

Presentazione dell’autore di Luciano Vicari
Leonardo Giannetti ha 33 anni, vive a San Paolo in Brasile, e lavora come art director nel settore pubblicitario. Pur avendo sempre amato la fotografia come hobby, ha iniziato ad appassionarsi e ad approfondire la materia a partire dal 2005. Ha fatto molta esperienza con fotocamere Lomo come la Holga, la Smena, e altre, e da quando è passato al digitale usa prevalentemente una Leica Digilux-3, ma esclusivamente in modalità bianco/nero. “Quando faccio fotografia, io cerco la gente come parte dello scenario urbano, ma le inquadrature molto strette raramente lasciano riconoscere la città, che sia Parigi, Roma, San Paolo, Lima, Firenze, Rio, New York, rimane un segreto”. Il mese scorso ha presentato una sua mostra personale al Lokkobox di San Paolo, un evento artistico dedicato a nuovi talenti nelle varie arti.

Leonardo Giannetti is a 33 years old man, living and working in São Paulo as an art director in the advertising field. He always loved the photography as a hobby, but his interest about being a photographer started around 2005. After a lot using lomo cameras, such as Holga, Smena and others, when he changed from Lomography to digital, he almost abandoned colours. He fell in love with black and white, currently been using a Leica Digilux-3. “Whenever i’m photographing, i’m searching for people as a part of the Urban Scenario. In opposition, the subjects photographed very close, rarely reveal which city they belong to. Paris, Rome, São Paulo, Lima, Firenze, Rio, New York, keeping their identities as a secret”. Last month he did his first solo exhibition at Lokkobox, an event of art, for new talented photographers, artists and musicians from São Paulo.

Presentazione dell’opera di Flavio Vicari
Uno degli elementi maggiormente presenti nella fotografia di oggi, è sicuramente la città. Nonostante queste siano spesso grigie e disordinate, offrono però migliaia di elementi di ricerca, con i quali giocare e realizzare immagini interessanti. Attraverso una serie di scatti amatoriali in bianco e nero, Leonardo ci racconta il suo desiderio espressivo di ricerca artistica, nello scenario del teatro urbano, inquadrature e figure anonime che lo attirano. Si percepisce subito, a prima vista, la passione dell’autore. Seppure il lavoro non colpisca per soggetti composizioni o luci, si riconosce la costanza e padronanza nello scatto, e l’indiscutibile fascino del bianco e nero.

One of the most frequent elements in photography today, is undoubtedly the city. Although these are often gray and disorderly, but they offer thousands of items of research, with wich you can play, and create interesting pictures. Through a series of amateur black and white shots, Leonardo tells us about his desire for artistic expression, in the scenario of urban theater, characters and anonymous figures who attract him. You perceive at once, at first glance, the passion of the author. Although the work is not entusismante for subjects, compositions, or lights, you acknowledge the perseverance and mastery in the shot, and the undeniable charm of the black and white.

Recherche
On the road di A. Dragoi
Questo è un progetto nato qualche tempo fa, ma che è cresciuto nel corso degli ultimi mesi. Ritratti di incontri personali con gente di strada, in 3 diverse città del Nord America (Houston, Newark e Ottawa). Il processo è molto intimo, in molti casi il tempo va oltre il superficiale di pochi minuti, e può durare ore. I soggetti erano ben consapevoli della possibile pubblicazione delle loro foto e storie, consentendo anche inquadrature ravvicinate. Abbiamo passeggiato, parlato, a volte mangiato insieme. La generosità di queste persone mi ha toccato profondamente. Essi hanno il minimo e vi offrono la metà di ciò che possiedono. La mia presenza era gradita, avevo conquistato la loro fiducia, fino al punto di vederli piangere o ridere. Mi hanno arricchito con le loro storie, di amore e di perdizione, di umanità e di brutalità. La maggior parte delle foto sono state scattate a distanza ravvicinata, a volte meno di un pochi centimetri dal loro viso, con un grandangolo, permettendo dettagli nitidi, sullo sfondo del contesto urbano.

This is a project which has been started quite some time ago, but grew over the course of the past few months. Portraits of up close and personal encounters, with street people, in 3 different cities in North America ( Houston , Newark, and Ottawa). The process is a very intimate one, in most cases the time goes beyond the superficial few minutes, and can mount up to hours. The subjects were well aware about the possibility of the public display of their photos and stories, allowing for the very up close shots. We walk, we talk, sometimes eat. The generosity of these people deeply touched me. They have the least and offer you half of what they own. My presence seemed unobtrusive, and I seemed to provide them with confidence, up to the point of seeing them start crying or laughing. I was graced with stories of love and loss, humanity and brutality. Most of the photographs are taken at a very close range, at times less then a few inches away from their face, with a wide angle lens, allowing for crisp detail, and a backdrop of the urban context. www.flickr.com/photos/enilfforaeppa/sets/72157622101333913/

I taccuini di studio degli Incorpora - di Matilde Incorpora
Oggi, chiunque si accosti alla fotografia, ha a disposizione un numero incalcolabile di manuali e approfondimenti, consultabili anche su internet. La tecnologia moderna mette a disposizione fotocamere digitali, ottiche a focale variabile, programmi di gestione delle immagini, strumenti che permettono di realizzare fotografie tecnicamente perfette. Ma non era così quando l’arte di dipingere con la luce era agli albori, e anche i più apprezzati professionisti operavano su basi esclusivamente sperimentali, senza disporre di esposimetro, il primo fu inventato nel 1932 dalla Weston Universal. Tra i reperti della mia Collezione storica, conservo sette taccuini di studio, riportati integralmente nel volume “Gli Incorpora 1860-1940” di Paolo Morello, i quali rappresentano un prezioso manuale di fotografia ante litteram. I miei antenati, quattro fotografi di tre generazioni, prendevano nota delle sperimentazioni: il luogo, la data, l’ora, le condizioni metereologiche, il tipo di lastra, il diaframma, il tempo, il filtro e la ricetta chimica per lo sviluppo. Infine, in calce agli appunti, commentavano il risultato ottenuto, per stabilire quali fossero la stagione, l’ora e le condizioni migliori per lo scatto ottimale. I taccuini di studio degli Incorpora, un vero e proprio diario di fotografi ottocenteschi, hanno un valore storico inestimabile, anche perché, attraverso le annotazioni in essi riportate, è stato possibile risalire al contenuto delle migliaia di immagini distrutte dal bombardamento americano del 9 maggio 1943.

The study notebooks of Incorpora
Today, anyone who approaches to the photography, has countless guides, also available on the Internet. The modern technology offers digital cameras, variable focal lens, image management programs, tools that allow to create technically perfect images. But it was not so, when the art of painting with light, was at first steps, and even the most respected professionals, they used only experimental techniques, without having exposure meter, the first was invented in 1932 by Weston Universal. Among the objects of my historical collection, I am keeping seven notebooks of study, reported in the book “Gli Incorpora 1860-1940” by Paolo Morello, who represent a prehistoric valuable manual of photography. My ancestors, four photographers of three generations, they took notes of the trials of study: the place, date, time, and weather conditions, the type of plate, diaphragm, time, and filter, and the chemical recipe for development. Finally, at the bottom to the notes, they commented on the result, in order to establish what were the season, the time and the best conditions, for the optimum shooting. The notebooks of study of the Incorpora, a real diary of photographers of the nineteenth century, have a priceless historic value, also because, through the notes contained in them, it was possible trace up the contents of the thousands of images, destroyed by the U.S. bombing of May 1943.

Take the Jazz Bus - di Giorgio Menallo
È innegabile che i trasporti palermitani non brillino per efficienza e pulizia, ma questa estate abbiamo assistito ad una curiosa novità: l’AMAT (azienda municipale trasporti) improvvisatasi mecenate, ha ospitato sulla linea 806 “Take the Jazz Bus”, una mini-rassegna di musica jazz con cadenza settimanale. Inaugurata il 18/07, l’iniziativa è stata proposta da Mario Bellavista, presidente dell’AMAT e noto pianista, e organizzata dal batterista del suo trio, Mimmo Cafiero, che insieme a Loredana Spata dirige l’Associazione Musica Insieme e l’omonima scuola in via Nuova. Come valore aggiunto della manifestazione, va sottolineata la predilezione per le formazioni giovanili, in particolare il trio di Claudio Giambruno, semifinalista al Rotary Jazz Award 2009, il quartetto del contrabbassista Federico Gueci, il trio della sassofonista Carla Restivo, già nota alla critica per l’eccellente esibizione in occasione del Jazz School Session 2009 di Realmonte, il trio del bassista Luca La Russa e del chitarrista Bruno Pitruzzella, ex componenti del celebre SbuTrio, e molte altre. La rassegna si è conclusa sabato 26/09 con il concerto dei professionisti Gaspare Palazzolo e Igor Ciotta. Per fruire dello spettacolo era sufficiente trovar posto sull’autobus, naturalmente previa obliterazione del biglietto … perché anche i controllori sono sensibili al richiamo della musica. Abbiamo raccolto e riportiamo il parere di Claudio Giambruno, uno dei musicisti partecipanti.

It is undeniable that the transport of Palermo, don't shine for efficiency and cleanliness, but this summer we saw a curious novelty: AMAT (Municipial Transport Company), improvised patron of art, hosted on the bus line 806, "Take the Jazz Bus ", a mini-festival of jazz music, weekly. Opened on 18/07, the initiative was proposed by Mario Bellavista president of AMAT and well-known pianist, and was organized by the drummer of his trio, Mimmo Cafiero, who, together with Loredana Spata, directs the association "Music Together "and its namesake school. As an added value of the event, we appreciate the preference for youth groups, particularly the trio of Claudio Giambruno, semifinalist at the Rotary Jazz Award 2009, the quartet of bassist Federico Gueci, the trio of saxophonist Carla Restivo, already known to the criticism, for his excellent performance at the Jazz School Session 2009 of Realmonte, the trio of bassist Luca La Russa and guitarist Bruno Pitruzzello, ex-members of the famous SbuTrio, and many others. The festival ended with the concert of Saturday 26/09, carried by the professionals Gaspare Palazzolo and Igor Ciotti. To enjoy the spectacle, was enough find a place on the bus, after obliteration of the ticket of course ... because even the controllers are susceptible to the lure of music. We have collected and reported the opinion of Claudio Giambruno, one of the participating musicians.

Di Claudio Gianbruno: Per Take the Jazz Bus ho avuto il piacere di essere scelto da Mimmo come musicista di apertura della rassegna. In una terra come la nostra, non puoi prevedere che feedback ricaverai suonando jazz un sabato sera d'estate, su un autobus all'aperto, quando tutti sono catalizzati dal classico bum-bum delle discoteche. Vedere tanta gente ballare nella piazza di Mondello alle 22, sulle note di Billie's Bounce, è stata letteralmente una goduria. Grazie all'operato di qualche isolata mente brillante, ci stiamo finalmente allineando allo standard delle più grandi città europee.

I had the pleasure of being chosen by Mimmo, as a musician of opening the festival “Take the Jazz Bus ". In a land like the ours, you can not predict what feedback you will obtain, playing jazz on a Saturday evening of summer, on a bus outdoors, when all people are catalyzed by the classic boom-boom of the discos. See so many people dancing in the square of Mondello, at 22 o'clock, on the tune of Billie's Bounce, was literally a pleasure. Thanks to the work of a few isolated brilliant mind, we are finally aligning, to the standards of most major European cities.

Di Luciano Vicari: Nel mese di maggio scorso, abbiamo presentato la mostra fotografica itinerante Migrart, sul tema dell’immigrazione, ospitata a Palermo dalla libreria Feltrinelli. Quello che più ci colpì, dopo la bellezza delle opere, fu l’identità dell’ente organizzatore e finanziatore dell’evento: L’Azienda municipale dei trasporti di Milano. Fu spontaneo ed inevitabile il confronto con l’omologa palermitana: qua non funziona neanche il trasporto, e a Milano, dove invece funziona, e come, si preoccupano anche di arte? Ebbene dobbiamo ricrederci: anche se i trasporti qua continuano a non funzionare, ma almeno di arte ci occupiamo anche noi. Certo, fa piacere sapere che il presidente dell’AMAT sia un noto pianista di jazz, ed encomiabile è stata questa rassegna musicale così originale. Ci auguriamo che riesca anche a dirigere l’orchestra del trasporto pubblico in quattro quarti, perché fin ora ha funzionato a un quarto e mezzo. Tra le tante una: perché è stato sospeso in estate il servizio turistico giro-città?

In last May, we have presented Migrart, a touring photographic exhibition, on immigration, hosted by the library at Palermo Feltrinelli. What most struck us, after the beauty of the works, was the identity of the organizer and sponsor of the event: the Municipal Transport Company of Milan. It was spontaneous and inevitable the comparisons with the homologous of Palermo: here, don't works even the transport, and in Milan, where instead it works and so well, are also concerned about art? Well, we need to think again: even if transport here still don't work, but at least about art, we also are concerned. Sure, glad to know that the president of AMAT is a noted jazz pianist, and it was commendable this so original musical festival. We hope that he can also succeed to direct the orchestra of public transport, in four quarters, because until now has worked at a quarter and a half. One of many: why it was suspended in the summer, the tourist service Around-town?

DRY AS DUST - di Luciano Vicari - www.zelle.it
Organizzata dall’associazione Zelle Arte Contemporanea, si è svolta il 25 settembre a Palermo un’interessante e ricca mostra d’arte collettiva, presso la sede di via Matteo Bonello 19. Esemplari gli scatti realizzati da Fabio Sgroi, una rappresentazione della vita piegata al peso delle memorie, un approccio documentaristico capace di generare un legame inscindibile ed asfissiante con un tempo cristallizzato in un infinito spettro di grigi. Grigi che per Vito Stassi diventano layer sovrapposti di memorie di scarto, cronache insolute, atmosfere pallide, condite sapientemente da reminiscenze twinpeaksiane, impresse su carta come in foto d´epoca ritrovate per caso. Una visione assolutamente tangente all´intensa installazione di Gianni Moretti, "Le rapitrici", dove una profonda analisi della struttura anatomica sottostante le cose, si sposa con una lievissima polverosa indagine sulle tracce del tempo. Un tempo, tra la vita e la morte, che Daniele Franzella sembra voler custodire gelosamente in "astucci" realizzati con estrema perizia, in grado di contenere la vita escludendola e proteggendola dall´esterno, divenendo uno scudo, simulacro delle più nobili paure. Non distante, seppur formalmente diversa, la ricerca portata avanti da Francesco Insinga, stampe dai contrasti forti incastrano un abbraccio in un cellophane scultoreo, che ha tutta la forza del marmo appena sbozzato, dove ad affiorare è l´amarezza di un´impossibilità, di una prigionia forzata che a volte sembra quasi proteggere preventivamente da ogni paura. Così come nel videogioco di Antonio Pilade, dove al pubblico è offerta la possibilità di giocare con le paure dell´artista, sfiorando la morte con assoluta leggerezza. Paure sublimate o nascoste persino a se stessi, paura del silenzio, del vuoto, come fossero indici dell´assenza di vita. In un continuo equilibrio precario, dove, come afferma Lidia Tropea, il tempo si dilata e il movimento si arresta. La sua serie di light box "Who are you?", sdoppia l´identità ponendo l´accento su un dialogo interiore che non concede conclusioni risolutive. Dialogo che in "Blow out", Tiziana Contino instaura con gli sconosciuti avventori di un tram, una performance interattiva dove dei semplici palloncini hanno il compito di custodire la rabbia, attraverso l´aria sospinta dai polmoni, dell´impossibilità di comunicare. Citando concettualmente "Dimensions of Dialogue" e "Food" del regista ceco Jan Svankmajer, Alice Grassi, nel suo "Babel" affronta il paradosso scontrandosi con l´assenza come unica salvifica via di fuga. Da sempre attento all´uso dei materiali, Persiani sposa il decorativismo dalla purezza di un design straniante, a-funzionale, strutturalmente lucido e ipnotico. Sul nastro a "doppia elica" della memoria, Giuseppe Stassi e Federico Lupo operano con scarti temporali minimi, sacrificando porzioni di memoria privata in favore di una ricostruzione storica collettiva, capace di scavare a fondo, giungendo però a ritrovamenti del tutto diversi. Se Federico Lupo, sembra impegnarsi paradossalmente per disperdere le memorie, alterandole e falsificandole tra la polvere di una ritrattistica nobiliare come tecnico depistaggio, Giuseppe Stassi, con l´ultimo ciclo di video, gioca con il tempo in modo ambivalente, registrando immagini d´archivio e generando meccanicamente un distacco tra il presente e un passato sempre più astratto. Astrazione che per Claudia Gambadoro è un gioco silenzioso con un mutevole "rettangolo" di luce nell´arco di 24 ore, una finestra che si fa metafora di congiunzione tra dimensioni distanti e antitetiche, attraversando un tempo della visione che si scontra con il tempo della vita. Ancora il tempo ed in particolare un legame indissolubile con il passato, con la tradizione e i cambiamenti che investono il paesaggio, è elemento portante della poetica di Sebastiano Mortellaro, in bilico tra la fragilità romantica del Sublime e quel Pittoresco commovente sentimento della rovina che ispira la sensazione del disfacimento delle cose prodotte dall'uomo. Spirito che sembra pervadere la grafite e gli inchiostri, che Stefano Cumia orchestra su carte dai formati diversi, disposte ritmicamente assecondando i moti ondulatori di squarci rubati al quotidiano, e interpretati con cinismo e disincanto, che sembra proporre un´ambigua chiave di lettura agli enigmi più torbidi della nostra coscienza.

Organized by Zelle Arte Contemporanea, was held September 25 in Palermo, a collective, interesting and rich, exhibition of art, at the headquarters in Via Matteo Bonello 19. Specimens the shots by Fabio Sgroi, a representation of life bowed to the weight of memory, a documentary approach capable of generating an unbreakable bond and suffocating, with a time crystallized in an endless spectrum of grays. Gray, who Vito Stassi lets become superimposed layers, memories of scrap, chronicles outstanding, atmosphere pale, expertly seasoned, stamped on paper, as vintage photos found by chance. A vision completely tangential to the installation of Gianni Moretti: "The kidnapper", where a thorough analysis of the underlying anatomical structure, is combined with a dusty investigation, on the trail of time. A time, between life and death, that Daniele Franzelli seems to put in "boxes", made with great skill, able to hold the life, protecting it from outside, becoming a shield, a simulacrum of the noblest fears. Not far, though formally different, the research carried out by Francesco Insinga, prints with strong contrasts, a hug in a cellophane sculptures, which has all the power of rough-hewn marble, where the bitterness emerges, of an impossibility, of a forced confinement, which sometimes seems to protect us from fear. As in the videogame of Antonio Pilade, where is offered to the public, the chance to play with the fears of the artist, touching the death with absolute lightness. Sublimated fears, or hidden even to themselves, afraid of silence, of the emptiness, in a continuing precarious balance, where the time dilates, and the movement stops. The light boxes "Who are you?" of Lidia Tropea, doubles the identity, placing the emphasis on an inner dialogue, which don’t allow decisive conclusions. Dialogue, which in "Blow Out", Tiziana Contino has established with strangers, in an interactive performance, where simple balloons have the task of guarding the anger of the inability to communicate. Citing conceptually "Dimensions of Dialogue" and "Food", of the Czech director Jan Svankmajer, Alice Grassi, in his "Babel" addresses the paradox, clashing with the absence as the only escape. Always attentive to the use of materials, Persiani bride the decorative structurally lucid and hypnotic. On the tape at "double helix" of memory, Giuseppe Stassi and Federico Lupo, operate with minimal time lags, sacrificing portions of private memory, in favor of a collective historical reconstruction, able to dig deep and to find quite different results.If Federico Lupo, paradoxically seems committed to dispel the memories, altering and falsifying, as a technical screening, Giuseppe Stassi, with the last round of videos, playing with time, so ambivalent, recording archival images, and generating a mechanical detachment between the present and past, more and more abstract. Abstraction, that for Claudia Gambadoro is a quiet game, with an ever-changing " rectangle " of light within 24 hours, a window that becomes a metaphor, a conjunction of size apart, and antithetical through a time of vision, which collides with the time of life. Still time, and in particular an indissoluble link with the past, with tradition and change investing the landscape, is the backbone of the poetics of Sebastian Mortellaro, poised between the fragility of the romantic sublime, and the feeling of touching the ruin, which inspires the the collapse of things produced by man. Spirit that seems to pervade the graphite and ink, made by Stefano Cumia on cards of different sizes, arranged rhythmically, to represent the wave motions of daily life, interpreted with cynicism and disenchantment, that seems to suggest an ambiguous clue, teh riddles more disturbances in consciousness.

Potshot – a cura di Serena Lao
Enzo Puccio, “Vincenzino” per gli amici, si affaccia alla ribalta musicale palermitana all’inizio degli anni '70, in piena epoca dei capelloni. Pianista autodidatta, si esibisce nei teatri, nelle piazze o nei pub cittadini e siciliani, con varie formazioni musicali. Godendo di una certa agiatezza economica, suona per il gusto di farlo, non certo per l’esiguo cachet che i gestori dei pub davano e purtroppo danno ancor oggi ad un musicista. Poi, crescendo, conosce la donna della sua vita e si sposa, abbandona la vita bohemien e sceglie di dedicarsi alla famiglia e agli affetti. Oggi è un signore distinto, tranquillo, con qualche filo grigio in testa, ma il suo spirito è quello di sempre: libero e innamorato della vita. Ama viaggiare, e insieme alla moglie ha girato il mondo in lungo e in largo. La musica è rimasta comunque un suo grande amore, e a casa ogni giorno si esercita sulla tastiera del suo meraviglioso pianoforte a coda. Ogni tanto torna a fare una breve incursione nel suo passato di musicista girovago e si esibisce in qualche orchestrina jazz. Enzo ha il merito di aver creato a Palermo un luogo che molti definiscono magico, a metà tra il club privato e un modernissimo e super attrezzato studio di registrazione. Tanti musicisti s’incontrano lì per suonare, registrare, o solo per scambiarsi opinioni e confrontarsi. Motivato da autentica passione, si entusiasma come un ragazzo quando sente nascere, dalla sua manipolazione sul banco mixer, suoni curati e affascinanti. Music Box non è certo paragonabile a mega-studi come quelli di Zurigo o di Londra, imponenti ma asettici. Nasce e rimane un luogo dove si parla il linguaggio dell’Amicizia e della Musica, e dove chiunque entra si sente a proprio agio. In questo elegante e confortevole scantinato sono nati piccoli capolavori artistici e di altissima tecnologia. Music Box è ormai da considerarsi una realtà culturale della nostra città, e punto di riferimento per quei musicisti che, senza spendere cifre da capogiro ma ragionevoli compensi, possono realizzare i loro progetti discografici, certi che il prodotto finito potrà competere, per qualità e buon gusto, con altri realizzati in qualsiasi parte del mondo.

Enzo Puccio, "Vincenzino" for friends, he debuted in the music scene of Palermo, in the early '70s, in the era of the beatniks. Self-taught pianist, he performs in theaters, squares, or in pubs, with various musical groups. Having a family affluence, he plays music for the sake of it, certainly not for the small fee, which gives a pub owner to a musician. Growing up, he meets the woman of his life, and he married, he abandons the bohemian life, and chooses to devote to the family. Today is a distinguished man, quiet, with a few gray hairs, but his spirit is the same as always: free and in love with life. The music is ever remained one of his great love, and every day he plays on the keyboard of his wonderful piano. Sometimes he makes a brief foray into his past as a wandering musician, and he performs with some jazz orchestra. Enzo has the merit of having created in Palermo Music Box, a magical place, midway between a private club and a super-modern and fully equipped recording studio. Many musicians meet there to play, record, or just to exchange views. Motivated by genuine passion, Enzo gets excited like a child, when he hears charming sounds born by its manipulation on the mixing desk. Music Box is not comparable with the studios such as Zurich or London, impressive but aseptic. It is born and remains a place where to speak the language of friendship and music, where anyone who enters feels at ease. In this elegant and comfortable place, are born small works of art, of high technology. Music Box is now considered a cultural reality of our city, point of reference for those musicians who, without spending big amounts, they can achieve their recording projects, confident that the finished product can compete, in quality and good taste, with others made anywhere in the world.

Illustrazione
Titolo della vignetta: IL PARLAMENTO ITALIANO

Italian Parliament: The lawmaker Antonio Di Pietro accuses his colleagues of being mafia

Discorso di chiusura di Flavio Vicari
Col passare dei mesi, e il susseguirsi dei numeri di questa rivista, andiamo scoprendo qual’è oggi lo stato dell’arte in fotografia. Il maestro Max Aquila ha enunciato la cocente differenza tra fotografia e “foto-scopia”, intendendo per foto-scopia la fotografia in assenza di stampa, cioè a monitor. I maestri Toni Gentile e Giuseppe Leone hanno affermato che la fotografia di oggi ha bisogno di un rinnovato impegno, nella ricerca di contenuti e qualità persi nel tempo. La sociologa Anna Fici, ci mette in guardia sull’ossessione della “digi-grafia”, la manipolazione o contaminazione digitale delle immagini. Grazie alle preziose conoscenze dei nostri stimati redattori, e redattrici, abbiamo appurato che la nostra tanto amata fotografia, non gode oggi di ottima salute. Quel rinnovato impegno, a cui i maestri ci esortano, noi lo rivolgiamo a tutti coloro che amano la fotografia, un impegno che vogliamo assumerci insieme a voi, su queste pagine. Sempre ruotando insieme intorno al pianeta della fotografia.

In these months, in the sequence of issues of this magazine, we discovered what is today the state of the art in photography. The teacher Max Aquila, has enunciated the bitter difference between photography and "photo-scopy", meaning by photo-scopy, the photography at monitor in the absence of print. Teachers Toni Gentile and Giuseppe Leone, said that the photography of today needs a renewed commitment, in the research of contents and quality, lost in time. The sociologist Anna Fici, warns about obsession of "digi-graphy", the digital handling or contamination of images. Thanks to the valuable knowledges, of our esteemed editorial’s, we found that our much loved photography, not enjoys today of excellent health. That renewed commitment, to which the teachers exhort us, we turn to all those who love photography, a commitment that we assume with you on these pages. Always turning together, around the planet of the photography.

“La bellezza non rende felice colui che la possiese, ma coluci che la può amare e desiderare”
“The beauty does not make happy who has it, but one who can love and desire it”
Hermann Hesse (1877 - 1962) scrittore, poeta e pittore. Premio Nobel per la letteratura

Arrivederci al 5 novembre Goodbye to November 5
Aspettiamo come sempre le vostre opere per la galleria fotografica collettiva, da inviare entro i prossimi 15 giorni seguendo le istruzioni della GUIDA PRATICA.
As always we wait your works for the collective photo gallery, to be sent within the next 15 days, following the instructions of the USER’S GUIDE.
Pot Creativo, Pot Déjàvu, Recherche, Pot Porte Doors, Pot Lomo, Potfolio
Ogni mese:
La galleria fotografica collettiva dei nostri lettori
Un portfolio scelto e letto da Giancarlo Marcocchi
Un artista presentato da Serena Lao
Un evento a Palermo visitato dal prof. Mogol
Uno Speciale su arte cultura e società
E sempre nuove idee, in collaborazione con voi !
Monthly:
The collective global photo gallery of our readers
A portfolio chosen and read by Giancarlo Marcocchi
An artist presented by Serena Lao
An event in Palermo visited by prof. Mogol
A special article on art, culture and society
And always new ideas, in cooperation with you !


Autori pubblicati

Roberto Castagna, Toni Rappa, Fabio Sgroi, Alberto Giuliani, Matck Berland, Rocìo Padial, Francesco Rusotto, Giacomo Citti, Vincenzo Pioggia, Giuseppe Monte, Paolo Pinzuti, Alessandro D'amico, Hitoshi Ishihara, Angela Campanella, Rosalia Colombo, Sam Cooper, Marco Calabrese, Vytautas Kumza, Micaela Murero, Giuseppe Polizzi, Mauro Biondo, Leonardo Giannetti, Marina Starik, Alberto Altini, Milo Montelli, Filippo Camorali, Jessica Aliaga, Lavrijsen, giulioriotta.com, Elniffo Raeppa, turnpike, Giorgio Menallo

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