Download Adobe Flash Player.
p.  1
HOME
FORUM
potpourri mensile creativo - rivista di fotografia arte e cultura - n°05 agosto creativo 2009
Di Flavio Vicari: Col passare dei mesi, e il susseguirsi dei numeri di questa rivista, andiamo scoprendo qual’é oggi lo stato dell’arte in fotografia. Il maestro Max Aquila ha enunciato la cocente differenza tra fotografia e “fotoscopia”, intendendo per fotoscopia la fotografia in assenza di stampa, cioè a monitor. I maestri Toni Gentile e Giuseppe Leone hanno affermato che la fotografia di oggi ha bisogno di un rinnovato impegno nella ricerca di contenuti e qualità, persi nel tempo. In questo numero é la dottoressa Anna Fici, che ci mette in guardia sull’ossessione della “digigrafia”, la manipolazione o contaminazione digitale delle immagini. Grazie alle preziose conoscenze dei nostri stimati redattori (e redattrici), abbiamo scoperto che la nostra tanto amata fotografia, non gode oggi di ottima salute. Quel rinnovato impegno, a cui i maestri ci esortano, noi lo rivolgiamo a tutti coloro che amano la fotografia, un impegno che vogliamo assumerci insieme a voi, su queste pagine mensili. Sempre ruotando insieme intorno al pianeta della fotografia, oltre alle rubriche che già conoscete, proponiamo questo mese una breve storia del nudo nelle arti grafiche, a cura del maestro Dodo Veneziano, accompagnata dalle sue preziose opere, e a seguire, le non meno amate opere dei nostri lettori fotografi, in uno speciale Pot a tema. La redazione ringrazia i lettori, sempre più numerosi, che ormai ci leggono e ci inviano le loro opere da novanta paesi del mondo, e sempre più ci chiedono la versione stampata. Non credo che resisteremo a lungo a questa richiesta. Grazie.
Di Gaetano Siracusa: Non credo che la fotografia possa salvare il mondo. E tuttavia mai come oggi, mi sembra ci sia bisogno di testimonianza, informazione onesta e coraggiosa, premessa indispensabile per un cambiamento. Ci sono guerre senza fine, masse sterminate di affamati e di profughi, il pianeta sull’orlo del collasso ecologico, il continente africano alla deriva, moltitudini di solitudine e di disperazione che nessuno racconta, una nuova divaricazione tra povertà e ricchezza. C’è un grande bisogno d’informazione, su ciò che si tende a non far vedere, o non si vuol vedere. I fotografi possono fare la loro parte. E c’è anche bisogno di bellezza, quella bellezza che a volte la fotografia riesce a cogliere e a trasmettere. Oggi viviamo un passaggio epocale, che investe in pieno gli assetti teorici e pratici della fotografia. Internet ha enormemente allargato la produzione la diffusione e il consumo d’immagini fotografiche, e questa bella iniziativa è anche un prodotto di questa nuova frontiera. Ne apprezzo il risultato, ma per me, così legato anagraficamente e culturalmente al ‘900, e alla tradizione della buona fotografia, l’augurio migliore che posso fare è di riuscire anche a stampare questa rivista, e a stamparla bene.
Di Anna Fici: L'ossessione per la digigrafia. Il vano tentativo di fare arte nell'era della sua infinita perfettibilità. So che non vi é nulla di originale, parlando di estetica fotografica, nel citare Walther Benjamin ed il suo famoso saggio L'opera d'arte nell'era della sua riproducibilità tecnica (1936), ma me ne intesto volentieri la responsabilità, perché mi sembra di grande attualità. In questo libro, si sostiene che l'introduzione di nuove tecniche, per produrre, riprodurre, e diffondere a livello di massa opere artistiche, dall'inizio del novecento, abbia radicalmente cambiato l'atteggiamento del pubblico e degli stessi artisti verso l'arte, dando l'avvio a quel processo di mercificazione, ma anche di democratizzazione, che circa mezzo secolo dopo sarebbe stato celebrato dalla Pop Art. In questa prospettiva, alla fotografia viene ascritto un peccato originale, in quanto essa per prima avrebbe dato l'avvio a tale processo, e le viene predetto un destino che si tradurrà in una profezia: La fotografia resterà, nell'immaginario collettivo, prevalentemente votata alla riproduzione, e le sarà a lungo negata la capacità di produrre senso proprio. In realtà, i grandi della fotografia hanno sistematicamente negato che essa sia votata alla mera copia della realtà, ed hanno invece dimostrato che é capace di produrre una propria aura, risiedente in un certo modo di cogliere l'istantaneità: quel certo modo che conferisce all'istante un senso perdurante. Ogni qual volta fruisco di una mostra, o di un libro di fotografia, o passeggio tra i tavoli di una lettura portfolio, questo é ciò che mi ripropongo di scoprire: come quel certo autore che ho davanti, abbia risolto il problema del rapporto tra l'istantaneità e la durevolezza, qualunque sia il genere di fotografia su cui mi sto soffermando. La creatività dei fotografi, é stata sempre sfidata dalla necessità di rapportarsi con delle competenze tecniche, e l'avvento del digitale ha fatto fare a tale processo un balzo all'indietro, perché anche persone molto competenti in fotografia, hanno dovuto acquisire le nuove necessarie competenze informatiche, in virtù delle immense possibilità connesse alla post-produzione digitale. Tuttavia, questa “digigrafia”, sembra essere diventata la principale ossessione del nostro tempo. Si é così passati da L'opera d'arte nell'era della sua riproducibilità tecnica a Il tentativo di fare arte nell'era della sua infinita perfettibilità tecnica. Che ne é di quella fantastica incompiutezza dell'opera, che dà ad ogni pubblico la possibilità di completarne a proprio modo il senso? Che ne é della bellezza? Già, perché la bellezza non può essere risolta con la perfezione. Direi che soffriamo, non di arretratezza tecnologica, ma di arretratezza indotta dalla tecnologia.
Di Dodo Veneziano: Tra le pieghe della pelle. Il nudo caratterizzazione e paesaggio dell’animo. Premetto che ho sempre detestato le schematizzazioni in tipologie e settori. Per me la fotografia è “Fotografia”, e non fotografia di nudo o di cerimonia, o ancora di glamour o still life o reportage. La fotografia è l’atto ed il mezzo comunicativo che si è scelto per raccontare o per raccontarsi, per raccogliere, per porgere, o per scagliare un messaggio. Dare delle classificazioni, sarebbe un pò come se discutendo tra amici, fossimo costretti ad introdurre ogni intervento con un titolo. La dialettica è linguaggio, la fotografia è linguaggio, e la comunicazione si serve dei linguaggi, ma non solo. Preferisco parlare della fotografia e il nudo, o della fotografia e l’eros, o ancora della fotografia come indagine nel paesaggio epidermico. Una breve storia tra le pieghe della pelle: La storia delle belle arti é segnata dall’evoluzione del costume. Se in era preistorica, armi ed animali erano i soggetti prediletti dagli allora uomini delle caverne, ai giorni nostri l’eccesso di stimoli confonde le acque, e relega il simbolo ad una compartecipazione nei messaggi. Nell’arco dei secoli, estetica e cultura sono egualmente coinvolte nella storia, e camminano di pari passo. Dalle Veneri Steatopigie, simbolo di fertilità, ai Sumeri, ai Babilonesi, agli Egizi, per i quali le nudità maschili erano simbolo d’inferiorità e di sconfitta, e ancora ai Greci con le raffigurazioni dei loro atleti. Dall’anno mille, il nudo pittorico muta il proprio valore e diviene simbolo. Nell’era del primo cristianesimo, il nudo é accettato solo se strettamente funzionale alla rappresentazione della scena religiosa, e non è strettamente carnale ma iconografato come metafora o simbolo. Sono generalmente nude le figure negative, quelle vicine a Satana, simboli del male e del vizio. Umanesimo e rinascimento portano una trasformazione radicale, il recupero degl’ideali classici di bellezza, il distacco dal cattolicesimo e dalla sua rigida morale, e lo studio approfondito delle dimensioni e dei rapporti dell’anatomia, collocano il nudo in una sfera più aderente al suo significato originario. Cosicché dal millequattrocento in poi, i nudi del Masaccio o il David di Donatello, o il Cristo morto del Mantenga, sono opere assolute, ricche di pathos d’intensità e di plasticità. L’estetica affianca il simbolo e arricchisce di forza e di significati le opere d’arte. Il millecinquecento arricchisce il tema del nudo: Giorgione, Tiziano, Goya, Manet, sono solo alcuni dei grandi interpreti di quella pittura, che aggiungono valore e nuove simbologie alle loro figure, nelle quali inizia ad essere sempre più evidente la sensualità e l’erotismo. L’evoluzione è parallela al mutamento stesso della società, dei costumi e del gusto. Le figure diventano più eteree, per poi trasformarsi in frammenti decomposti, ed ancora in immagini talmente plastiche da assomigliare sempre di più al reale. La fotografia, ai suoi albori, subisce prima la diffidenza degli artisti, ma poi un successo eclatante. La novità e l’istantaneità, ne fanno il mezzo di diffusione del reale più accessibile e più in voga. Paesaggi urbani e rupestri sono inizialmente i soggetti più ripresi, ma con la riduzione dei tempi di esposizione ed il miglioramento della qualità delle emulsioni, il soggetto umano si pone al centro della produzione d’immagini fotografiche. Il ritratto e naturalmente il nudo, conquistano il gusto dei pionieri della fotografia, che ben presto si trasforma da mezzo di riproduzione a mezzo interpretativo. Le immagini fotografiche di nudo, hanno lo stesso fascino di quelle della pittura, e trasformano i loro soggetti da erotici a sportivi, sociali, psicologici. Il valore interpretativo e di ricerca formale diventa la costante della fotografia cosi detta d’arte del pittorialismo, e nel tempo trasforma i propri codici ed i propri canoni estetici, tenendo il passo col gusto sociale, e facendo a volte da precursore alle mode e agli stili. La fotografia diventa un colossale strumento di comunicazione, un linguaggio capace di scagliare messaggi in modo originale, diretto ed assoluto. Qualcosa o qualcuno esiste se ne esiste l’immagine fotografica. La memoria dell’umanità è aggrappata alle immagini fotografiche. Se l’Europa pittorialista innalza il valore del nudo a livelli di ideale assoluto ed etereo, negli Stati Uniti il fotografo Belloq realizza il suo progetto Prostitute di Storyville, un’impressionante raccolta di ritratti di prostitute di New Orleans, un tema scabroso ma affrontato e realizzato senza alcuna volgarità. La spontaneità e la naturalezza delle pose, fanno delle immagini di Belloq un ritratto complessivo di parte della società statunitense di quel periodo, una delle poche occasioni in cui si può parlare di nudità onesta. Nell’era moderna, la fotografia come le altre forme di comunicazione, ha attraversato periodi di altissimo interesse e periodi di oscura decadenza, ma mantenendo sempre costante il valore di linguaggio in continua evoluzione. Le ricerche nell’ambito del nudo, hanno trasformato la carne in simbolo, in indagine epidermica di un paesaggio intimo. Il nudo non è più solo il corpo, ma ciò che il corpo rappresenta, ciò che il corpo comunica. Attraverso il nudo “essere” ed il nudo “sapere”, la società si racconta con tutte le sue debolezze e con tutti i suoi fasti.
Di Max Aquila: A nudo… Percezione, superficie e segno, sono i tre principali ingredienti della nostra ricetta: la foto-grafia.Ne parlo come di ricetta invece che di obiettivo, perché considero la sua pratica essere un mezzo, necessario a materializzare un’idea. Siccome vogliamo lasciare il segno, allora utilizziamo una superficie per esprimere la percezione che attraversa la triade sensoriale così ben localizzata da Henry Cartier Bres sono in un percorso che coinvolga mente, cuore, occhio.Il segno tangibile della nostra percezione è la stampa della foto su di una superficie, che oltre ad essere elemento materiale è però anche soggettivamente interpretabile già soltanto per il fatto di tentare di riportare le tre dimensioni della realtà fotografata in una mera bidimensionalità a cui la limita il supporto scelto. In questo senso, il limitarsi alla visione delle immagini su monitor, (ciò che considero… foto-scopia) consente, sia pur sempre in maniera soggettiva, di godere delle capacità tridimensionali che certi sistemi scheda grafica-monitor consentono, anche se in una condizione a volte difforme dalla realtà ripresa. Quando fotografiamo (nel senso quindi di voler lasciare un segno) tentiamo il più delle volte di ottenere indietro quella tridimensionalità che la superficie ci nega dal punto di vista fisico, adoperandoci in fase di ripresa in tutti i modi con cui poter suscitare nell’osservatore quella sensazione di “profondità” che di rigore dovrebbe mancare alla nostra stampa. La direzione della luce e la proiezione delle sue ombre gioca un ruolo insostituibile a questo fine e pertanto il foto-grafo tenderà ad orientare le luci rispetto il soggetto oppure, se gli riesca più facile, orientarsi lui rispetto la luce, in relazione alla posizione del soggetto. Dove tutto ciò assume dignità artistica è eminentemente nella fotografia di ritratto, ancor più importante se il ritratto sia orientato al nudo e voglia differenziarsi dagli altri generi, meno nobili, che del nudo fanno strumento per differenti pulsioni. E’ sconsigliabile avvicinarsi a questo genere senza aver prima metabolizzato l’esempio di chi faccia un uso strumentale delle sorgenti di illuminazione (qualunque esse siano) non solo in fotografia, ma eminentemente anche in pittura, dove lo sforzo di approssimazione al vero è mutuato da un’attenta osservazione dell’influenza della Luce sul Colore e di entrambi gli elementi sulla Figura. Sintesi di questa attività di ricerca è la scoperta di un linguaggio delle immagini che viene manifestato indipendentemente dal giudizio estetico che concerne il soggetto ritratto: non si discute più soltanto di bello e brutto, ma di infinite gradazioni di coinvolgimento emotivo che spaziano da un estremo all’altro della nostra personale scala cognitiva. Tanto da rendere il genere del ritratto ben all’altezza di ogni altra possibilità creativa che la fotografia associata alla gestione digitale dell’immagine ci consente. Pertanto se sconsigliare qualcosa debbo… è proprio di far ricorso nel ritratto ad elementi di fotoritocco prima di aver invece gestito il soggetto in termini di ricerca della sua migliore prospettiva dimensionale: semplificare l’attrezzatura in questi casi, spesso giova parecchio e mette … a nudo le capacità percettive personali.
Di Luciano Vicari: Il trio Sun a Casa Professa. Sound new age, jazz, mediterraneo. Il palazzo storico Casa Professa a Palermo, vanta un interessante portale del 1685, ed é sede della Biblioteca Comunale dal 1775, dopo la cacciata dei gesuiti dal regno borbonico. Nel pregevole chiostro settecentesco, ricco di elementi architettonici caratteristici dell'ultimo barocco siciliano, nello scorso mese di luglio si è svolto l’incontro Legami di memoria, in commemorazione della Strage di via D’Amelio: Venerdì 17 alla faccia dei superstiziosi, coordinato dall’associazione ARCI alla faccia dei bigotti, e con la partecipazione della neo deputata europea Rita Borsellino, alla faccia del 53% dei siciliani che il 28 maggio 2006 preferirono Totò con la coppola presidente, ed ora l’hanno eletto senatore per non farlo arrestare dopo la condanna. Escludendo superstiziosi bigotti mafiofili e distratti, il pubblico palermitano non era molto numeroso. A quei pochi ma buoni, il privilegio di ascoltare l’eccellente performance musicale dei Sun, trio palermitano di fama internazionale, insieme ad altri tre artisti, Clency Sevathean, Jerusa Barrros. Benny Shypi. iInquadratura stretta del gruppo completo a 6 elementi sul palco. Il trio SUN è composto da: Dario Sulis vocalist e percussioni, Alessandro Palacino sassofoni e flauti, e Diego Spitaleri piano e tastiere. La loro musica è di matrice new age, con decisi connotati mediterranei che si aprono a forti suggestioni ambient, etniche e jazz. Nel ‘97 hanno pubblicato con R.T.I. il primo album: Ethnicity, recentemente riedito dall’etichetta Teatro del Sole, che contiene nove brani, tra cui un’originale rivisitazione della melodia Emozioni di Lucio Battisti, e un cantato in dialetto dedicato a Giuseppe Fava, il grande giornalista catanese ucciso dalla mafia nell’84. Copertina del cd Ethnicity + foto del trio. Nel settembre 2000 ricevono il Premio Memory al Foggia Jazz Festival. Nel 2001 SUN rilegge le sonate per clavicembalo di Alessandro Scarlatti, il grande compositore barocco palermitano. Il progetto si articola in un concerto sul prestigioso palco del Teatro Massimo, dove il trio viene supportato da una grande orchestra, e nella produzione del cd Scarlatti Rendering pubblicato da CNI. Il concerto viene replicato in svariati contesti, mentre il cd riceve un caldo consenso dal pubblico e dalla critica. Copertina del cd Scarlatti Rendering + foto del concerto al Teatro Massimo nel 2001. Nel 2002 il gruppo sonorizza un volume di novelle intitolato Lungo le arterie del mondo, pubblicato da Raitrade. Nel 2003 presentata al Teatro Greco di Taormina una propria lettura di alcune sonate per violino di J. S. Bach. Nel 2004 iniziano le tourné all’estero: Baltimora, Washington, Argentina Uruguay, Addis Ababa e Stoccarda. Hanno realizzato anche varie colonne sonore per film, tra cui quella del dvd Molo nord, e quella del cortometraggio Chi sei del regista Giuseppe Gigliorosso, vincitore del David di Donatello 2008.
Di Luciano Vicari: Legami di memoria. Stragi di stato, Falcone e Borsellino come Aldo Moro. Foto: Inquadratura di Rita Borsellino sul palco a Casa Professa. A chiusura dell’incontro del 17 luglio a Casa Professa, le accorate parole della neo deputata europea Rita Borsellino, la quale ha detto che in Europa c’è preoccupazione per quando accade in Italia, più di quando ve ne sia in Italia. Tra l’insorgere di leggi razziali di stampo fascista, e l’apertura d’indagini su sentenze fino a ieri definitive, che rimettono in discussione la complicità dello Stato e dei servizi segreti nelle stragi Falcone e Borsellino. Terrorismo di Stato, ancora, come negli anni di piombo. Dopo diciassette anni, le procure di Caltanissetta e di Palermo hanno riaperto ufficialmente le indagini su queste stragi, con questo indirizzo. Ma italiani e siciliani sembrano ormai assuefatti e indifferenti a tali gravissime devianze dello Stato, e alla morte di chi le ha combattute. Rita Borsellino ha esortato i palermitani a svegliarsi, ed ha assicurato che lei non smetterà mai di credere e di lottare, per gl’ideali di giustizia per i quali hanno duramente lavorato e sono morti Paolo, Giovanni, e tanti altri con loro e prima di loro, tanto meno adesso che può essere ascoltata al Parlamento Europeo. L’indomani 18 luglio, al grido di “Resistenza! L'agenda rossa esiste! ”, è partita da via D'Amelio la marcia voluta da Salvatore Borsellino per commemorare il fratello, ucciso insieme agli agenti di scorta il 19 luglio del ‘92. Nessun politico, pochi palermitani, tanta gente del nord, c'era anche l'ex pm Luigi De Magistris. La marcia ha avuto il sapore della protesta più che del ricordo, protesta contro lo Stato. Circa trecento persone, poche, con lo striscione “Via D'Amelio, strage di Stato”, e con agende rosse in mano che rappresentano quella del giudice misteriosamente scomparsa, si sono messe in marcia verso Castello Utveggio, l’allora sede del Sisde (servizio segreto italiano, in attività fino al 2007), postazione ottimale da cui si presume sarebbe partito il segnale per uccidere il magistrato. Quell’agenda rossa da cui non si separava mai, che aveva con sé in una borsa rimasta intatta nella devastante esplosione, fotografata nelle mani di un ufficiale dei carabinieri in via D’Amelio il giorno della strage, e poi misteriosamente svanita. Scomparsa, come le due borse di Aldo Moro quel 16 marzo del ‘78, dopo la strage della scorta in via Fani a Roma, e il sequestro dell’onorevole presidente della Democrazia Cristiana, poi ucciso dalle BR dopo 55 giorni di prigionia, che ebbe la sola colpa di aver aperto il dialogo politico col la sinistra di Enrico Berlinguer. Solo 14 anni prima delle stragi Falcone e Borsellino, e l’abbiamo quasi dimenticato. Il caso Moro: Sei processi non hanno potuto dissipare una serie incredibile d’incongruenze e di misteri, tra cui: la scomparsa delle due borse che Moro portava sempre con sé e che sono state viste nella sua auto dopo il sequestro, strani personaggi dei servizi segreti che si trovavano nei pressi del luogo dell'agguato, una dozzina di foto, scattate durante il massacro e sequestrate ad una giornalista dell'Ansa dagl’inquirenti, scomparse, e i verbali delle BR che interrogarono Moro durante la prigionia, tutto scomparso nel nulla. L’agguato di via Fani fu eseguito con una tecnica d’assalto che richiede un addestramento militare di alto livello. L'appartamento di via Gradoli, covo delle BR, fu affittato dal brigatista Moretti sotto falso nome nel ‘75, tre anni prima del sequestro, e in quello stabile viveva anche un confidente della polizia e diversi appartamenti erano intestati ad uomini del Sismi (servizio segreto italiano di natura militare, in attività fino al 2007). La palazzina venne perquisita dai Carabinieri del colonnello Varisco, ma venne saltato l'appartamento dove si presume fosse tenuto prigioniero Moro. Già due anni prima, l’implacabile e temerario giornalista d’inchiesta Mino Pecorelli, aveva pubblicato sulla sua famosissima rivista OP, Osservatorio Politico, una storia di tangenti tra Andreotti don Vito Ciancimino ed altri, una prima tangentopoli che finanziò anche la DC palermitana, con la lista degli assegni e dei numeri di conto. Sei mesi dopo l’omicidio Moro, pubblicò un nuovo scoop,: un articolo intitolato "Vergogna, buffoni!". Sosteneva che il generale Dalla Chiesa si fosse recato dal presidente del consiglio Andreotti durante il sequestro di Moro, dicendogli di conoscerne la prigione, ma non ottenne il via libera a causa della contrarietà di una certa "loggia P2”. Come facesse a sapere queste cose non si sa. Il giornalista Mino Pecorelli non fu querelato, fu assassinato da un killer dopo pochi mesi, il 20 marzo del ‘79. Dopo tre anni venne scoperta l’esistenza della loggia massonica e ritrovata la lista degli iscritti alla P2. Si scoprirono in questa diversi nominativi di personaggi che ricoprivano ruoli chiave durante il sequestro Moro, alcuni promossi ai loro incarichi durante il sequestro stesso. Tra questi: il generale Giuseppe Santovito direttore del Sismi, il generale Giulio Grassini del Sisde, il prefetto Walter Pelosi direttore del Cesis (servizio segreto di collegamento tra Sismi Sisde e presidenza del consiglio, Giulio Andreotti), Federico Umberto D'Amato, direttore dell'ufficio affari riservati del Ministero dell'Interno, il generale dei Carabinieri Giuseppe Siracusano responsabile dei posti di blocco effettuati nella capitale durante il sequestro, che vennero considerati ben poco efficaci dalla Commissione Moro. Era tutto sotto controllo, … ma di chi? Della P2, Pecorelli ancora una volta non si sbagliava, peccato che fu l’ultima. Nel ‘93, il pentito Tommaso Buscetta, interrogato dai magistrati di Palermo, parlò per la prima volta dei rapporti tra mafia e politica, solo dopo la morte di Falcone, e raccontò tra le altre cose, di aver saputo dal boss Gaetano Badalamenti, che l’omicidio Pecorelli sarebbe stato compiuto nell’interesse di Giulio Andreotti. L’onorevole è stato imputato come mandante, ma assolto per insufficienza di prove, anche se le confessioni di Buscetta sono state ritenute attendibili. Il generale Dalla Chiesa invece, qualche anno dopo la morte di Pecorelli, è stato elegantemente dato in pasto alle mitragliette in dotazione alla mafia dell’epoca nell’82, col pretesto di sconfiggerla da solo. Si protestò che non avesse agenti di scorta, ma a pensarci bene sono state vite salvate. Entrambi sapevano troppo sul caso Moro, come Falcone e Borsellino sapevano troppo sui legami tra mafia e politica. Don Masino Buscetta, padre storico del pentitismo, vero uomo d’onore all’antica, L'ex boss "dei due mondi", conoscitore tanto della mafia di casa nostra quanto di quella emigrata negli Stati Uniti, è stato il primo collaboratore a rivelare a Giovanni Falcone l'esistenza della "cupola" mafiosa. Prima di iniziare a collaborare, avvertì Falcone che non gli avrebbe riferito sui legami con la politica, per tutelare la sua stessa vita, e lo stesso Falcone si astenne per scelta dall’avere figli, proprio perché sapeva che strada aveva scelto. Ha scelto di essere padre di tutti, padre nostro. Una frase che molti predicano e recitano in vano, si. Una domanda alla chiesa cattolica: Come mai non ha pensato di eleggere santi, o almeno martiri, costoro che come Cristo, hanno consapevolmente immolato la propria vita per la giustizia e per il bene dell’umanità? E molti anche con fede cristiana, tra loro persino un prete, padre Puglisi. Risposta: Una chiesa che ha rifiutato il funerale a Piergiorgio Welby, il quale ha rappresentato Cristo in croce per tanti anni, non riconosce ne Cristo ne i santi. Si preoccupa tanto d’impedire la libertà di aborto e di eutanasia, con grande interferenza negli affari di stato che dovrebbero essere laici, ma lascia morire di fame e di guerre milioni di persone che vorrebbero vivere, con tutte le ricchezze il potere e l’influenza che detiene. Ha fatto pure affari con la Loggia P2, vedi Banco Ambrosiano e Roberto Calvi, anche lui poi morto misteriosamente. E’ una chiesa piena di soldi, di potere di dogmi e di credenti, tra questi anche Giulio Andreotti, ma vuota di religiosità cristiana.
Serena Lao: Avere dei sogni a Palermo ... dove le strade sono piene di odori, di miseria, di ricordi, dove il tempo sembra essersi fermato in uno stato di povertà, soprattutto culturale, che ci sommerge tutti ... avere una voce calda e possente che commuove, cantare i ricordi, l'amore, la vita, la nostra terra … essere donna, e rinunciare ai sogni anche se il talento é tanto, perché la famiglia é la famiglia. Però ci sono personaggi speciali, che riescono ad essere più forti dell'indolenza... bella Serena Lao, donna sensuale, dolce e piena di passione come il suo canto. La sua arte e la sua vita, sono strettamente intrecciati al nome di un'altra grande voce della musica siciliana, Rosa Balistreri ... difficile per noi adesso immaginare cosa fosse la nostra città allora. Spesso mi è capitato alla Vucciria, di parlare con tavernari e ristoratori, molti di loro conoscono Rosa, quella voce unica e speciale, il coraggio di una donna piccola e tenace, che si muoveva per i vicoli di allora, cantando per un piatto di pasta, con l'espressività che veniva dal dolore, che l'aveva sempre accompagna ... ma anche incontri fortunati, come quello con Buttitta o con Dario Fo ... l'arte è sempre costellata d'incontri, di strade che s'intrecciano, canti e cunti, teatro, pittura, musica. Serena è nata nei vicoli di Ballarò, rione popolare di Palermo, del quale ha portato la voce più remota sui palcoscenici di tutta Italia. Cantautrice, attrice, e autrice di testi e opere di teatro musicale, ha dedicato la vita alla musica popolare siciliana. Donna di grande intelligenza e sensibilità, rara perla in una banale società dell'apparire, compone testi e musiche con la stessa passione con cui canta. La sua opera più celebre, Luntanu, meglio nota come Ballarò, si va ad aggiungere ai suoi precedenti lavori: “Francesco una follia d’amore”, “Un pupo vero”, “Io … Rosalia”, “Un sogno … una rosa”. La sua casa é stata ed é luogo d'incontro di grandi artisti, perché l'arte é un richiamo troppo forte per lei. Nella sua trentennale e poliedrica carriera, ha conosciuto e frequentato artisti come Rosa Balistreri, Ciccio Busacca, Ignazio Buttitta. Numerose le sue collaborazioni artistiche tra cui Civiletti, Sperandeo, Burruano, Giorgio Li bassi, Angelo Butera, a testimonianza che anche a Palermo i sogni possono diventare realtà. Serena Lao, artista dalla grande presenza scenica, è un'icona della musica popolare da non perdere di vista e può considerarsi punto di riferimento per quei giovani che vogliono intraprendere la lunga e difficile strada del canto popolare siciliano.
Davide SUSA: é un fotografo, libero professionista di Viterbo, specializzato in “fotografia musicale”. Vedo che il nostro Dodo Veneziano arriccia il naso, sentendo una tale definizione, perché la fotografia é fotografia e basta. Ma Davide lo sa, infatti la sua é fotografia e basta, solo che lui collabora con le più importanti riviste italiane nel settore della musica jazz, stampate e on-line (Jazz It, Jazz Magazine, Jazz Colours, ONSTAGE, All About Jazz Italia, e Jazzitalia), oltre che con agenzie fotografiche estere, e per arrivare a questi risultati ha studiato per anni con grandi maestri, ed ha imparato l’arte e la tecnica, che gli permettono d’impressionare sulla carta stampata anche l’emozione della sonorità. Quindi questa definizione, sia pure non ortodossa, significa che questo fotografo ha sviluppato una particolare sensibilità nel campo dell’evento musicale. Oltre alle varie mostre, a cui ha partecipato negli ultimi anni, nel maggio scorso è stato docente per il workshop Graffiti Jazz, presso la scuola permanente di fotografia Graffiti, con sede a Roma. Proprio pochi giorni fa, si é concluso il workshop da lui tenuto, ed organizzato in collaborazione con Tuscia in jazz, sul tema della fotografia in eventi musicali. Si dice che lavorare facendo ciò che piace, sia una delle fortune più grandi, sia per il benessere che ne deriva, sia per i risultati che si raggiungono, e a giudicare da questo portfolio, si vede che a Davide piace molto, sia la musica sia la fotografia. Con 8 scatti in bianco nero, molto comunicativi e carichi di energia, ci racconta di chi racconta, ci descrive elegantemente l’emozione dei musicisti, che esprimono emozioni attraverso i loro strumenti, e ci fa sentire, anche nel silenzio di un’immagine, ritmi suoni e atmosfere musicali. Uno scambio di energia, tra il musicista il fotografo e l’osservatore, che passa attraverso l’arte dello scatto. Quello scatto che trascende l’attimo e raffigura l’essenza durevole, che eleva la fotografia da mezzo di riproduzione a mezzo di comunicazione.
Di Giancarlo Marcocchi: Lettura portfolio di Davide Susa. Quando si parla di portfolio, molti fotografi si chiedono ancora cosa realmente sia. Come ho spiegato in altre occasioni, esso é composto da immagini tutte della stessa grandezza, tutte a colori o tutte monocromatiche, e che raccontino una storia, oppure un luogo, o un avvenimento. O ancora, come in questo caso, una serie d’immagini stilisticamente coerenti fra loro. La coerenza di questo piccolo ma intenso portfolio, consiste in un filo conduttore ben preciso: la musica, e ancora più precisamente musica jazz. Guardando l'opera di Davide, si diventa subito partecipi, non ci si può confondere con immagini di altri generi musicali: é jazz. Si sente la musica, si sentono i ritmi sincopati. Ma come possono, delle immagini ferme come sono appunto le fotografie, dare ritmo, trasmettere emozioni musicali, comunicare con gli artisti stessi? La risposta é piuttosto semplice: basta avere orecchio, occhio, e grande sensibilità, bisogna essere appassionati di musica e di fotografia. Negli incontri di lettura portfolio, che facciamo ogni settimana al circolo ARCI Malaussene di Palermo (gli incontri di Photoarea2006), molti fotografi si sono cimentati nel fotografare i più svariati concerti, con risultati ... non proprio incoraggianti, che spesso scadevano nella mera riproduzione dell'evento. Le scuse erano a portata di mano, o per meglio dire, di labbra: “ma non potevo spostarmi” … “ma c'era il leggio davanti” … Purtroppo queste scuse non hanno valore. Quando una persona guarda un'immagine, la deve leggere ed esserne coinvolta, non vuole sentire ragioni o scuse. Il portfolio che stiamo presentando, é la sintesi pratica di tanti consigli dati agli amici fotografi, durante le nostre riunioni. Allora questo portfolio é perfetto? No, qualcosa c'é che stona un pochino, ma si sa che la perfezione non esiste: Il sassofonista ripreso dal basso é una buona inquadratura, ma il bianco “buca”, ed é meno intensa delle altre. La foto del cantante é ben realizzata, ma non coerente sul piano espressivo, sembra più l'immagine di una canzone napoletana, senza offesa per la stessa ovviamente, ma non é jazz. Le immagini forti, creano appunto un divario con queste ultime. Osserviamone l'intensità: Guardate il batterista, si legge il ritmo nel volto senza neanche vedere i “ferri del mestiere”, guardate la felicità della contrabbassista, la tensione della mano sinistra del chitarrista, il primo piano del sassofonista e la musica che esce dalla tromba. La fotografia che meglio riassume in sé gli aspetti di forza, dati da inquadratura bilanciata e forza espressiva, penso sia l'immagine del pianista. Davide ha voluto scrivere i nomi dei vari musicisti, é giusto, in effetti é il suo mestiere. Penso comunque che, anche senza leggere i nomi dei soggetti, queste fotografie raccontino un concerto virtuale e personale, che l'abilità di Davide Susa ci ha permesso di “ascoltare”.
Di Vincenzo Romano: Bellezza, … emozione sfuggente. Questa é la cronaca di una ricerca. La ricerca della bellezza e dell’emozione… che è sempre ricerca di una domanda, mai di una risposta. La bellezza é atemporale, é ciò che riempie lo spazio tra due attimi consecutivi, é una frazione del divenire, é nel dettaglio. Un frammento infinitesimo, tra le transitorie contingenze del tempo, che acquista un valore infinito nella nostra percezione. E’ un pizzico d’immenso. Per questo la bellezza non può essere raccontata, perché é nelle pieghe del tempo, é nella coscienza di chi riesce a percepirla. E’ rilevabile dallo scatto fotografico? Non so, ma riesce ad emozionarmi. E l’emozione fondamentale è lo stupore. Uno stupore semplice, fanciullesco, di femminilità, di fiamma e di gioco, di azione senza inganni, di antico sapere che si rinnova, che a me piace chiamare … focoleria, piromania emozionale dell’atto. Il mistero di forme morbide, dipinte, da leggere, da decodificare. Calore e freddezza, luce e buio, natura e artificio, bianco e nero. La purezza degli estremi che si fondono. Questi gli elementi di interesse, queste le emozioni. Riuscire a comunicarle con l’immagine, questa è la mia ricerca.
Presentazione prossimo numero 05: Arrivederci al 5 settembre. Aspettiamo come sempre le vostre opere per il prossimo potpourri mensile, da inviare entro i prossimi 15 giorni seguendo le istruzioni della GUIDA PRATICA: Pot Creativo, Pot Déjàvu, Recherche, Pot Cielo, Pot Lomo, Potfolio. Ogni mese: La Pot galleria collettiva mondiale dei lettori. Un portfolio scelto e letto da Giancarlo Marcocchi. I preziosi Sconsigli da Max Aquila. Un evento a Palermo visitato dal prof. Mogol. Uno Speciale su arte cultura e società … nel prossimo numero: Il tramonto della discografia. E sempre nuove idee, in collaborazione con voi ! Prossimamente … la versione stampata.
Illustrazione di Roberto Castagna: Il lungo il corto e il pacioccone. Umberto Bossi, Roberto Maroni, Roberto Calderoli.

Autori pubblicati:
Tano Siracusa, Domenico veneziano, Davide Currao, Giovanni Morandini, -fab-, Silvia Andretti, Leanne Hamilton, Pavlik4, Sisca Foto, Elizzi, Sara Graziosi, Daniele Gatto, Simone Del Popolo, Micaela Murero, Mauro Brancosini, Stan Hally, Shion Kim, Angelo Trapani, Alessandro Mottadelli, Augusto Rosa, Muiricio - foto@terra.com, Kazuya Tomita, Hitoshi Ishira, Darìo Vigil Hernandez, Vincenzo Romano, Marco Calabrese - leatherhearth, Gyaista, Giuseppe Zappalà, Frannce Dubois, Stolen W-Heels, Guido Rizzuti, Timur Kivanc, Angela Campanella, Jumecittu, Shed, Andrea Cattano, Felicia Raffaela, Nicola Paroldo, Davide Susa, Roberto Castagna, Roverto Giglio, Esperanza Spalding, Jean Sèbastien Williams, Joe Lovano, Andy Gravish, Marcin Sasilewsky, Brian Blade, Federico Turreni, Michelle Brea, Oliviero Toscani
Link: www.sunmusic.it, www.davidesusa.com, www.printandgo.it, www.balarm.it, www.rosalio.it, www.zantelier.com, www.fascioemartello.it, www.imagobiblioteca.it, www.inpuntadipiedi.com, www.cittaduepuntozero.it, www.fotochepassione.it, www.concorsifotografici.com, www.photonature.it, www.bispensiero.it, www.blogsicilia.it, www.reflexitalia.com, www.artuindenfeir.com, www.photocompetition.it, www.canonclubitalia.com, www.accademiaclarashumann.it, www.ditufosuononudo.wordpress.com, www.flickr.com