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potpourri mensile creativo - rivista di fotografia arte e cultura - n°03 giugno creativo 2009
Sommario: Presentazione di Flavio Vicari e dell’onorevole assessore Antonello Antinoro; Sconsigli degli acquisti – Non aprite quella porta di Max Aquila; Recherche – Autoritratto, reinvensione di se stessi di Francesco Paolo Catalano; Speciale – Arte cinematografica in Sicilia, Caldamore di Anna Fici; Potfolio – Lettura portaolio a cura di Giancarlo Marcocchi; Entourage del Professore Mogol.
Contenuti: Presentazione di Flavio Vicari: Eccoci puntualmente al 5 giugno. In quattro numeri, quattro mesi creativi in collaborazione con voi, abbiamo definito lo spirito della rivista, e recepito la risposta del pubblico. La redazione ringrazia tutti i fotografi lettori per l'attiva partecipazione ai Pot fotografici, che ha consentito la nascita di questa galleria creativa collettiva. Siamo passati dalle iniziali 32 alle attuali 44 pagine, e usciremo sempre il giorno 5 di ogni mese. Anche in questo numero una nuova rubrica, il Pot-Folio, a cura di Giancarlo Marcocchi, nuovo membro ufficiale della nostra redazione. Anche Anna Fici, foto-reporter e critico d'arte di provata esperienza, entra a far parte dello staff di redazione. Da questo numero abbiamo modificato il titolo di una rubrica: Pot-Reportage diventa Pot-Recherche, per meglio adattare lo spazio alle esigenze dei lettori, cambia solo il titolo, ma è quello che meglio rappresenta le istanze dei lavori presentati. Nel nostro forum, supplemento organico della rivista, la redazione accoglie le vostre proposte domande e critiche, e sempre risponde. Continuate ad inviare le vostre opere, per continuare a ruotare insieme attorno al pianeta della fotografia, con le sue molteplici influenze, e l'inevitabile relazione di scambio e di riflessione, sempre in collaborazione con voi !
Presentazione dell’onorevole Assessore Antonello Antinoro: Il web è diventato luogo d'incontro e di scambio per nuove e vecchie generazioni. Attraverso questo veicolo, praticamente illimitato, transita oggi la maggior parte delle comunicazioni umane. Anche la cultura si espande e si divulga con sempre maggiore fluidità attraverso internet, ma ovviamente questo non significa che basta restarsene seduti a casa davanti al monitor per essere pienamente partecipi della società che ci circonda e di cui facciamo parte. La comunicazione tramite web ci permette di essere informati, di conoscere le molteplici attività culturali presenti, dalle mostre ai seminari, dai concerti ad ogni forma di spettacolo. Anche l'assessorato beni culturali è attento a questa forma di comunicazione, dal momento che in questo universo multimediale nascono e si sviluppano nuove realtà, in cui la comunicazione non è più a senso unico, dall'alto verso il basso, ma coinvolge l'utente in toto. L'aspetto più interessante è proprio la possibilità di fare emergere istanze e fermenti provenienti dalla platea, da coloro che prima erano spettatori passivi ed oggi diventano protagonisti attivi della vita culturale.
Un ottimo esempio di questa eccellenza di sistema, è la neonata rivista culturale potpourri mensile creativo che, attraverso la passione per la fotografia, propone anche temi di cultura e società con il contributo attivo del pubblico. Metà del suo spazio è infatti dedicato alla pubblicazione di opere dei lettori. Si tratta di una galleria artistica virtuale dove tutti possono partecipare mostrando il proprio lavoro creativo. Utilizzando internet, Flavio Vicari, autore e direttore artistico, ha messo in moto questo nuovo strumento culturale, aperto, creativo e istruttivo, a cui tutti possono accedere e partecipare. Ben curate e attente sono le rubriche di redazione, sia quelle prettamente dedicate alla fotografia, sia le sezioni più aperte a temi di cultura e società. In particolare quella del professor Mogol, nel numero di maggio, ci presenta una breve biografia di Giangiacomo Feltrinelli, che s'intreccia con la storia del nostro paese, troppo spesso dimenticata o addirittura non conosciuta dalle nuove generazioni. Indubbiamente una pubblicazione di un certo spessore, che merita l'attenzione del pubblico e il riconoscimento da parte di chi ama la cultura.
Editoriale di Giuseppe Sinatra: Il presunto occhio imparziale della lente. La nascita della fotografia è stata il frutto di un meraviglioso concatenamento, tra il mondo della scienza e il mondo delle arti. Dalla proprietà di alcune sostanze di alterarsi se esposte alla luce, alla proprietà di creare nuove realtà emozionanti se esposti al mondo. Oggi la fotografia è diventata uno strumento fondamentale, proprio per la sua immediata capacità di rappresentare una realtà verosimile. Verosimile nel senso del “dramma”: il modo più soggettivo per essere oggettivo. L'obiettività fittizia, dovuta al filtro del presunto occhio imparziale della lente, permette molteplici deformazioni della realtà. Di conseguenza, più di ogni altro mezzo, la fotografia riesce ad esprimere desideri e bisogni dell'essere umano. Da 170 anni ormai, la fotografia fa parte della nostra vita sociale e quotidiana, e vi é talmente inserita che non la vediamo più a forza di vederla. Ma, a costo di essere ripetitivo, siamo qui per imparare a vedere, imparare ad aprire quelle famose finestre dell'anima, Questa nostra galleria fotografica, presenta ogni mese un viaggio sempre nuovo, attraverso le emozioni e le finestre più belle, tra quelle proposte da lettori fotografi di tutto il mondo.
Sconsigli per gli acquisti di Max Aquila: Non aprite quella porta. Reportage di un matrimonio: stage di ritratto, e testimonianza dell’evento. A maggio sbocciano rose e nozze, quindi anche le macchine fotografiche, considerato il numero elevatissimo di foto di fiori e sposi novelli che ci è dato di vedere in giro. Ed insieme al rigoglìo delle offerte di fotocamere a prezzi sempre più ridotti, questo è anche il mese nel quale capita sempre più spesso di ottenere l'onore/onere di essere nominati sul campo “fotografi ufficiali” del matrimonio della coppia dei nostri (quasi) migliori amici. In realtà i migliori amici fanno da testimoni, per cui di solito già la scelta ricaduta su di noi ha il sapore sottilmente amaro di un ripiego organizzativo, ma tant'è: una volta ricevuta la solenne investitura, dopo un momento più o meno durevole di malcelato orgoglio, subentra un doveroso senso di panico, giustificato in proporzione alla nostra inadeguatezza al compito assegnato. Scatto ai matrimoni da qualche lustro e continuo a divertirmi parecchio, nonostante le indubbie difficoltà operative ed organizzative di questo genere di reportage piuttosto atipico, in quanto prende aspetti caratteristici sia dello stage di ritratto sia della testimonianza dell'evento. Si comincia a gestire il rapporto personale con i futuri sposi, già nel prendere coscienza dei pregi e dei difetti da esaltare ed attenuare rispettivamente, nel tentativo non sempre dichiarato (ma sottinteso per Lei) di poter sfogliare un album nel quale la Trasfigurazione divina assuma sembianze umane. Si continua con un'azione di sottile persuasione occulta, di essere i più adatti a disposizione, al fine di evitare ogni possibile disagio a parenti, sacerdoti ed animali domestici presenti sulla scena. Si conclude questa Fase 1 nella discussione dei dettagli tecnici alla portata dei soggetti in questione, in termini di quantità, qualità e … prezzo. Arrivati dunque alla fatidica data (prima della quale è bene continuare a mantenere attivo il contatto con la coppia, a giusta conferma della fiducia attribuitaci) si passa alla Fase 2: fare-le-foto. Normalmente tutta la Fase 1 appena sintetizzata, viene decisamente trascurata dall'amico-fotografo ufficiale, producendo il primo scollamento dalle inevitabili esigenze dei promessi sposi: il designato allo scatto tende normalmente a pensare che sia la Fase 2 quella fondamentale, il che è vero, ma non sa che questa fase è indissolubilmente legata alla precedente: per scattare bene delle foto, oltre al “manico”, occorre anche una buona dose di socializzazione con i soggetti, decisamente emozionati e (solitamente) impreparati alla successione degli avvenimenti. Che fare allora quando si venga onorati di cotanta responsabilità? Io a suo tempo, quando non mi ritenevo all'altezza dell'incarico, davo la mia disponibilità per effettuare degli scatti a corredo del lavoro di un vero fotografo professionista, al quale delegare il grosso del lavoro. Così facendo s'impara, senza intralciare il lavoro di chi sa da dove si comincia fino a dove si finisce un reportage di tale portata. E soprattutto gli sposi, si ritroveranno una completezza di riprese che spazieranno da quelle di prammatica (consensi, anelli, firme), veramente difficili da realizzare per un fotografo dilettante, fino a quelle più istantanee, frutto della confidenza con gli sposi, che l'amico-ufficiale invariabilmente saprà far valere. Se son rose… fioriranno!
Recherche di Francesco Paolo Catalano: Autoritratto, reinvensione di se stessi. Alterità di un altrove simbolico. L'autoritratto è un truccare la propria immagine allo specchio, sapendo che l'esito finale non sarà riflesso solamente nei propri occhi, ma anche in altri, con prospettive e tagli auto-stabiliti. E' un fare psicologico di reinvenzione e rilettura di se stessi, un linguaggio introspettivo e mentale, che finisce per narrare di un nuovo sé. Parla di corpo, di desiderio, di piacere e piacersi, di sedurre, di contenuti quali il dolore, l'inespressività catatonica, la paura di esporsi, e al tempo stesso il piacere di mostrare queste debolezze. Ci sono domande a cui non riesco a dare una risposta univoca e immediata, perché la risposta è dispersa nel tempo, o come canta Bob Dylan: “is Blowin' in the wind “, soffia nel vento. Perché studio psicologia, perché realizzo autoritratti fotografici, sarebbe come chiedermi spiegazioni sui giochi che amavo da bambino. Il mio percorso nell'autoritratto, non ha come scopo la ricerca della mia identità né la contemplazione della mia immagine. E', al contrario, una forma di consapevole allontanamento, in una dimensione di sospensione emotiva che definisco “Alterità di un altrove simbolico”. Gioco con il potere di riprodurre una mia immagine ideale, del tutto differente da ciò che lo specchio e gli altri rimandano. M'impossesso di un altro me stesso, nel momento in cui mi vesto di mie rappresentazioni e le recito. Il mio vero lavoro è più nell'atto recitativo che non nell'esporre ad altri il risultato. Le mie immagini potrebbero star bene anche all'interno della memoria della mia macchina fotografica, l'emozione è già stata. La seduzione nutre i miei autoritratti. Mi auto-seduco perché riesco a creare una nuova realtà. Il mio gioco fotografico vive dietro le quinte ed esplode silenzioso in un click. Il momento trasformistico, fatto di trucco costumi e parrucche, in una dimensione nascosta di oscurità e luci rarefatte, è la razionalizzazione dei miei giochi infantili, nonché la mia pratica della mia tesi di laurea sul travestitismo, quale strumento culturale per sconfessare la rigidità dei ruoli sociali di genere imposti. Mi affascina inventare la mia identità fotografica, per vivere il gioco pirandelliano dell'essere tanti e nessuno contemporaneamente. Gli altered portrait di Andy Warhol. I travestiti ed i mascherati di Diane Arbus. I transgender del neorealismo di Lisetta Carmi. Il trasformismo di Cindy Sherman, Yasumasa Morimura, Jürgen Klauke. La plastificazione identitaria di Amanda Lepore. L'androginia cinematografica di Tilda Swinton in "Orlando". Questi sono dei riferimenti assoluti nel mio percorso psicologico-fotografico.
Incorpora & Incorpora di Matilde Incorpora: Il Keise non indietreggia mai. Il Kaiser Guglielmo II di Germania, venuto a Palermo nell'aprile del 1896, chiese un ritratto a Giuseppe Incorpora sr, noto fotografo palermitano che già nel 1880 aveva avuto da Umberto I di Savoja la concessione del “brevetto della Real Casa”. Quando il fotografo chiese all'imperatore in posa di fare un passo indietro, per inquadrarne l'intera figura, Guglielmo II rispose indignato: “Il Kaiser non indietreggia mai !”. Il risultato fu un'immagine senza piedi. Nel maggio del 1943, la deflagrazione di una bomba americana distrusse la loggia fotografica sita in via Cavour, polverizzò macchinari e obiettivi, e ruppe le tubazioni idriche. L'acqua, che invase i magazzini, sciolse le gelatine delle 70.000 lastre conservate in archivio, tra le quali anche quella dell'imperatore di Germania che non indietreggiava mai. Quel che oggi resta della collezione privata Incorpora d'epoca, è un bene prezioso che richiede costosi interventi di restauro per durare nel tempo. Lancio un appello a editori interessati alla pubblicazione, o sponsor pubblici e privati, per ottenere i finanziamenti necessari.
Speciale – Arte cinematografica in Sicilia, Caldamore e la mia esperienza con Gligliorosso di Anna Fici: Chiunque ami la fotografia e l'immagine, non può tralasciare quella fotografia in movimento che si chiama cinema. Noi artisti siciliani abbiamo, tra gli altri, un grande difetto: o ci osanniamo, con l'arroganza auto-referenziale che Giuseppe Tomasi di Lampedusa seppe ben cogliere nella sua celeberrima opera Il Gattopardo, o rimuoviamo le nostre radici per tendere a miti che non ci appartengono, da Roma capitale degli affari e dell'arte, al sogno della magnificenza hollywoodiana. Noi siciliani, siamo furbescamente riusciti a fare mercato dei nostri peggiori difetti, da un certo cabaret dialettale di bassa lega, a certe fiction televisive sulla mafia e al più recente Agrodolce. Di autori siciliani, acuti e universali come il Tomasi di Lampedusa, non se ne trovano nel panorama contemporaneo … o forse si. Palermo, 22 settembre 1992, davanti all'Istituto Tecnico Commerciale Vilfredo Pareto di via Brigata Verona, si attende il ministro della pubblica istruzione Rosa Russo Jervolino, per l'inaugurazione del nuovo anno scolastico, dopo le stragi Falcone-Borsellino. Il clima è concitato, studenti ed esponenti del Comitato dei lenzuoli e di altre associazioni, sono pronti all'insulto. Ci sono anch'io, spinta dall'esigenza di condividere quel sentimento. La mia delusione è massima nel constatare che i presenti si contendono la ribalta davanti alle telecamere, e fra le tante anche quelle della RAI. Mi sembra di riconoscere un cameraman ricciolino. Si lo conosco, è lui, Giuseppe Gigliorosso, allora trentenne. L'avevo conosciuto qualche anno prima, come occasionale fotografo di scena della compagnia teatrale Téates, con la quale ho a lungo collaborato. Si occultava timidissimo nel buio della sala, ma quando poi ci mostrava le sue fotografie, persino io, che in qualità di aiuto-regista avevo visto centinaia di repliche di ogni nostro lavoro, scoprivo espressioni e situazioni nuove, che solo il suo occhio aveva saputo cogliere. Da quel 22 settembre di diciassette anni fà, tra momenti di stallo e di sconforto, ma anche di grande entusiasmo, abbiamo condiviso tante esperienze di lavoro, tanti anni di amicizia, collaborazione artistica e solidarietà. Da lui ho preso e appreso soprattutto nel campo della fotografia. Un ricordo personale: Il mio primo ciack, in un mediometraggio nel '93. Tutto è pronto, gli attori sopportano un fastidioso prurito, romanticamente sdraiati su un pagliaio. Il regista Giuseppe Gigliorosso dice al megafono: “Motore!”, ma non succede nulla, e tutti mi guardano. Il regista ripete: “Motore!!!”, e tutti ancora mi guardano. Questa volta più dolcemente: “Anna, motore!”. Ed io: “Che cos'è? … Cosa devo fare?”. Da una sua carezza sulla testa, e dal suo rassicurante “Non ti preoccupare, ora ti spiego tutto”, è iniziata la mia formazione di aiuto-regista nel cinema. Diplomatosi all'Istituto di Stato per la Cinematografia e la Televisione Roberto Rossellini di Roma, dall'88 lavora in RAI con la qualifica di giornalista-operatore. Fin dall'85 si dà da fare nel campo del corto e medio metraggio. Profondamente legato alla nostra cultura, si orienta a ciò che di più universale è possibile cogliere tra le opere dei nostri letterati. Pirandello e Sciascia sono i primi autori con cui si confronta, realizzando la trasposizione cinematografica delle opere L'uomo dal fiore in bocca e Filologia. Lo stesso Sciascia lo autorizza allo sfruttamento gratuito della propria novella. Nel '91 arriva il primo premio al concorso cinematografico Round '91, e da quel momento, per quasi ogni sua produzione, conquista premi e riconoscimenti anche internazionali. Nel 2001 mette in piedi Gruppocorto, con cui realizzerà i premiatissimi cortometraggi che oggi compongono Caldamore. Squattrinato ma laborioso, Gruppocorto produce quasi un lavoro l'anno. L'inventiva di tutte le figure del cast e della troupe, viene esaltata dal ritornello con cui inizia e finisce ogni loro sforzo creativo: “Ragazzi, non c'è una lira!”. Molti, compresa la sottoscritta, vengono dal teatro. Tutti, dal fonico, il grande Mauro Battaglia, al macchinista, lo scomparso Gianni Monastero, hanno imparato facendo, e lasciandosi forgiare dalla maestria di Giuseppe Gigliorosso. La sua capacità di contagiare i suoi collaboratori con il proprio entusiasmo, é formidabile. Il pubblico che segue i festival del cortometraggio è certamente di nicchia. La scelta di riunire in Caldamore tutti i lavori realizzati in questi anni, nasce dall'esigenza di verificarne l'effetto su un pubblico più vasto. Il lungometraggio a episodi, è stato proiettato a Palermo dal 5 al 27 maggio scorso, presso l'associazione culturale Agricantus. Gli obiettivi che Giuseppe Gigliorosso e tutti i suoi collaboratori si prefiggono di raggiungere, sono due: La distribuzione nazionale di Caldamore, e la realizzazione del suo primo, vero lungometraggio, la cui sceneggiatura è attualmente nelle mani di un importante produttore. Oggi, assistendo alla proiezione di Caldamore, ho avuto l'opportunità di ripercorrere tutte le esperienze condivise con lui in questi anni. Riconosco la sua impronta e il suo linguaggio, semplice, diretto, ironico, popolare e universale allo stesso tempo. La sua professionalità è completa e domina tutto il ciclo produttivo, dalla stesura dei soggetti e delle sceneggiature, al ritmo che al girato dovrà essere poi conferito dal montaggio e dalla colonna sonora. Il suo cinema, anche se incentrato sul modo tutto siciliano di vivere emozioni e sentimenti, contiene un messaggio esistenziale autentico e di spessore, nonostante l'abito stilistico da commedia. Forse, se da quel tragico 1992 ad oggi, gli operatori culturali siciliani avessero condiviso lo spirito e la tensione di Gigliorosso, a non negarsi come siciliano e a non compiacersi del peggio, oggi saremmo diversi. Gigliorosso è tanto siciliano quanto universale. Distributori, singoli gestori o associazioni, interessati alla proiezione di Caldamore, possono rivolgersi a: CONTATTO PER LA DISTRIBUZIONE g.gigliorosso@alice.it
Potofolio – Lettura portaolio a cura di Giancarlo Marcocchi – introduzione di Luciano Vicari: Nasce a Palermo nel 1983. All'età di 12 anni, scopre di avere in casa una vecchia macchina reflex a pozzetto, appartenuta al nonno, e prende in mano la sua prima macchina fotografica. E' proprio da lì, tra i compiti e il gioco di uno studente di scuola media inferiore, che comincia la passione e la curiosità per questo affascinante universo. Amante anche di musica e arte nelle sue svariate espressioni, dopo essersi diplomato in ragioneria, pur lavorando in vario modo per essere indipendente, non abbandona la passione per la fotografia. La coltiva leggendo libri sulle varie tecniche fotografiche. Conciliando il lavoro con la passione, riesce a ritagliarsi delle ore libere, frequenta un corso di foto-reporter e partecipa sovente a seminari e stage, per accrescere sempre più le sue competenze e la sua professionalità. Formazione e competenza che inizia a mettere in pratica, effettuando servizi fotografici in cerimonie, eventi musicali e teatrali, e investendo i guadagni in attrezzatura adeguata per ottenere sempre migliori risultati. Ha organizzato due mostre personali: alLUCInazioni 2007 e H2O 2008, e un recente seminario sul formato raw. Offre la sua prestazione d'opera, su richieste che possono essergli commissionate, totalmente incentrata sulla professionalità, sulla valutazione delle aspettative, e sulla creatività.
Potofolio – Lettura portaolio a cura di Giancarlo Marcocchi – presentazione di Flavio Vicari: Quattordici scatti sull'acqua, elemento primordiale, essenza di vita. Realizzati da un fotografo amateur con una particolare predisposizione per il “macro”, che usa la sua macchina come lente d'ingrandimento sulla realtà, avvalendosi di un obiettivo macro 100 mm super sensibile. Ha catturato i dettagli di un elemento unico vitale e universale, l'acqua, goccia per goccia, nel suo percorso a tutti familiare dal rubinetto al lavandino, nella normale routine quotidiana. Fotografata dall'occhio e dall'obiettivo di Favazzi, uno scatto dietro l'altro. Si scopre un micro-cosmo sconosciuto, un fresco gioco d'immagini e di luce, un rimando di gioia naturale e purificatrice. La natura, come perpetuo ospite che invita al viaggio, si offre ancora una volta come elemento creativo e suggestivo per la mente umana.
Potofolio – Lettura portaolio a cura di Giancarlo Marcocchi: Si tratta di un lavoro sull'acqua. Nelle inquadrature di questo portfolio sono rappresentati percorsi di gocce che cadono in uno specchio d'acqua. Le immagini, tecnicamente perfette, rappresentano le fasi di caduta fusione e rimbalzo delle gocce stesse. Fabio è senza dubbio padrone della tecnica d'inquadratura ravvicinata, detta macrofotografia o più semplicemente “macro”. Ci mostra varie fasi di queste gocce, che prendono forme strane, immobilizzate dall'obiettivo come se fossero blocchi di cristallo puro. Nel complesso, l'insieme delle opere è gradevole ed emozionante, ma vi è un surplus d'immagini troppo simili fra loro. Vero è, che in ogni scatto la goccia provoca e assume forme sempre diverse, ma non si può continuare a produrre scatti all'infinito, perché la fotografia è sintesi. Consiglierei inoltre di eliminare la goccia rappresentata in diagonale, poiché cozza stilisticamente con le altre inquadrature tutte uniformi, come pure l'immagine mossa, non armonizzata con l'insieme poiché l'unica nel suo genere. In conclusione, lo stile e la tecnica sono in perfetta sintonia, la creatività é sufficiente, mentre l'originalità è un po' carente, poiché il soggetto è piuttosto inflazionato. Voglio sottolineare un punto molto importante: I portfolii che qui vengono selezionati e pubblicati, compreso questo di Fabio, sono comunque di buona fattura, quindi le osservazioni che qui vengono espresse, devono servire per affinare un lavoro già di per sé egregio.
Mini repot di Michele Casagrande: E' il tempo di un attimo... di una nota d'assolo, di uno sguardo rubato, di una battuta in quattro quarti... é l'istante in cui una fotografia cattura l'emozione e diventa magnetica.
Entourage del professor Mogol – The Sex Machine dei Box36, La confusione ha sempre la sua logica sistemazione: Nell'ambito del progetto “Left é cultura”, venerdì 29 maggio scorso a Palermo presso i saloni dell'associazione culturale Left, in via degli Schioppettieri 8, all'incrocio di via Roma e Corso Vittorio Emanuele, nel centro del centro della città vecchia, i Box36 hanno inaugurato la loro mostra-evento, dal rassicurante titolo “La confusione ha sempre la sua logica sistemazione”.
Tra le varie affascinanti opere ed istallazioni esposte nelle varie sale, che solo visitandole si possono apprezzare, la regina dell'esposizione si chiama The Sex Machine, e diamo subito la parola al professor Mogol, che l'ha provata di persona. ”Contaminazione tra arte e tecnologia. Una profonda riflessione s'impone sul fenomeno della cybercultura, la presenza eccessiva ed ossessiva della telematica nella nostra vita. Un ossessivo utilizzo patologico delle risorse di comunicazione. Un vivere immersi dentro la rete che spersonalizza l'individuo. L'essere sempre molto più vicini e presenti virtualmente agli altri, ma paradossalmente sempre meno a se stessi. Dinamiche sociologiche, che la tecnologia ha portato con sé in un intervallo temporale brevissimo. La dimensione digitale dell'umanoide contemporaneo, l'ibrido che Nietsche definì generosamente: la freccia verso il super-uomo. The Sex Machine si presenta come un'opera ibrida, tra scultura pittura e video, tra istallazione tecnologica e opera d'arte, ibrida come la realtà che vuole raccontare. Un rullo di carta bianca in movimento, il sangue, emblema della natura animale, sgocciola da una sacca sopra la carta che scorre, formando macchie irregolari. Una webcam riprende ciò che scorre, e un programma di video editing fa il resto. Le macchie di sangue digitalizzate, bucano il bianco dello schermo lasciando intravedere la pornografia di un altro filmato che scorre sotto, e pilotano un generatore di musica elettronica. L'osservatore può essere attore, trovandosi immerso in un contesto d'immagini luci e suoni apparentemente contraddittori. Cercherà di comprenderne la logica e la funzione dei singoli elementi, fino a capire che può modificare il risultato audiovisivo che si genera in tempo reale, e interferire con questo sistema. Interrompere lo spazio visivo della webcam con la mano, modificare le macchie di sangue muovendo la sacca, o scrivere e disegnare sul piano di carta con le dita, modificando le macchie del colorante. Un pò come assistere allo scorrere di una vita, che sia l'altrui o la propria o collettiva, e tentare di cambiarla in tempo reale”. I box36 sono tre: Luca Mannino ideazione e progettazione, Angelo Cultrera processing e suoni, Antonio Cusimano editing video. Tre diverse specializzazioni professionali, che si sono unite per sperimentare nuove tecniche, interazioni tra realtà appartenenti al campo dell'arte e della comunicazione, partendo dall'indagine sociologica, che é alla base di qualunque elaborazione artistica. Il progetto box36 è un sistema aperto, pronto ad accogliere chiunque abbia voglia di proporre e sviluppare idee progetti e assemblaggi. www.myspace.com/box36. La mostra resterà aperta fino al 12 giugno, dal lunedì al venerdì ore 18.00 - 21.00, sabato e domenica ore 19.00 - 22.00. A differenza degli spazi espositivi pubblici comunali, che a Palermo restano chiusi il sabato e la domenica e gli altri giorni chiudono alle 18.00, quindi frequentati soltanto dagli annoiati addetti comunali, sempre sporchi perché gli stessi neanche fanno le pulizie a cui sarebbero addetti, spesso in malattia per depressione acuta, che viene curata con il doppio lavoro. Cammarata e Micciché invece … si curano in altro modo. “La confusione ha sempre la sua logica sistemazione”, a Palazzo delle Aquile e dintorni ognuno si cura a modo suo. Da leggere Left : Dall'esperienza della storica testata Avvenimenti, nasce il settimanale di attualità politica economia cultura costume e società, in Italia e nel mondo. Left parla di tutto questo, attraverso l'inserimento di nuove firme e la conferma di quelle storiche, con un radicale rinnovamento dell'impostazione grafica, l'aumento del numero di pagine, e l'utilizzo di un linguaggio semplice e diretto. Con l'intento e l'aspirazione è di occupare l'ampio spazio del giornalismo d'inchiesta, lasciato troppo spesso vacante, racconta i fatti facendo inchiesta, indagando e approfondendo. www.avvenimentionline.it. Da visitare Mostra fotografica Storie di Viviana Isca, sua seconda mostra personale, alla CCP Agricantus in via Nicolò Garzilli 26 a Palermo, aperta fino al 10 giugno. “ Piccoli racconti di vita puri e profondi. Viviana osserva il mondo con purezza e con luce, le stesse dei suoi occhi, e con emozione, la stessa del suo cuore. Si lascia stupire dalle piccole cose. Ha la grande capacità di cogliere momenti ed esprimerli in sensazioni. È una persona piena di vita e una grande amica.” Francesca Maiolino. Mostra fotografica collettiva Messaggi dal mare, presso la Bibblioteca Nino Cuccioli in via Vito La Mantia 72 a Palermo, aperta fino al 10 giugno. Innanzitutto un viaggio, uno spostamento di qualcosa che solitamente è fermo e immobile e si lascia guardare. Le opere esposte, per una volta salgono a bordo di una goletta come passeggeri o marinai, e giungono al pubblico passando dai vari porti siciliani. Autori: Luigi Allegri Nettari, Saro Arizza, Paolo Baratella, Guiseppe Bertolino, Maria Pia Campagna, Vittorio D'Augusta, Oscar Dominguez, Giovanni Lombardini, Mauro Maltoni, Andrea Mauro, Franco Pozzi.
Chiusura della redazione: Il numero 04 di potpourri mensile creativo uscirà il 5 luglio prossimo. Aspettiamo come sempre le vostre opere da fare pervenire entro i prossimi 15 giorni per la Pot-galleria, come da GUIDA PRATICA, Pot “Creativo” ; Pot “Déjàvu”; Pot “Recherche”; Pot “Biciclette”; Pot “Lomo”; Pot “Folio” L'ex Pot Reportage è stato semplicemente ribattezzato Pot Recherche, non cambia nulla. Nella nuova rubrica Pot Folio, pubblicheremo e presenteremo ogni mese un autore meritevole, ovviamente tra i nostri lettori fotografi proponenti, e il suo portfolio letto da Giancarlo Marcocchi. Ormai conoscete le rubriche di redazione: l'Editoriale di Giuseppe Sinatra sempre ispirato, gli Sconsigli di Max Aquila sempre preziosi, le recensioni del professor Mogol imprevedibili, lo Speciale su arte cultura e società, la rassegna di fotografie d'epoca Incorpora, ed altro, da una redazione sempre più attiva. Il potpourri mensile creativo è nato e cresce, sempre in collaborazione con voi!
Autori pubblicati: Flavio Vicari, Antonello Antinoro, Giuseppe Sinatra, Michele Casagrande, Salvatore Vitale, Jasmine Bowie, Valerio Gallo, Shavou, Roberto Stella, Bruno Taddei, Neiadin, Mally C, Francesco Pelosi, Adbo Shanan, Max Aquila, Francesco Paolo Catalano, Matilde Incorpora, Arnaldo Panzeca, Giuseppe Incorpora Sr, Jose Antonio Delpiano, Edina Krajcsò, Antonella 09, Francesco Guttadauro, Alessia Torre, Eugenia Savina, Mario Mondini, Oliver Ruessel, Anna Fici, Giancarlo Marcocchi, Alfio Scuderi, Francesca Grillo, Matteo Marucci, Alberto Romano, Marco Calabrese, Alessandro Sforna, Fabio Gavazzi, Luciano Vicari, Antonio Cusimano, Albert Einstein.