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potpourri mensile creativo - rivista di fotografia arte e cultura - n°02 maggio creativo 2009
È una rivista mensile, concepita per fare ruotare il suo asse attorno al pianeta della fotografia e alle sue molteplici influenze, ed essenzialmente con il contributo del pubblico. Uno strumento culturale ricreativo e di esercizio, nato per indagare divulgare ed esprimere la fotografia in modo eterogeneo, e per stimolare uno studio in diverse aree progettuali e dedicate. Ricerche d'autore, sperimentazioni linguistiche e progetti presentati dal pubblico, per mezzo di gallerie e reportage, e rubriche di approfondimento prodotte dalla redazione. La qualità del contenuto e gli aspetti tecnici ed espressivi di potpourri sono curati da uno staff di redazione autorevole ed esperto, che ringraziamo per la preziosa collaborazione. Un progetto culturale creativo aperto a chiunque ama la fotografia il territorio e la società, e l'inevitabile relazione di scambio e di riflessione. Flavio Vicari. Ecco una nuova rivista fotografica nel panorama italiano. L'ennesima, in un settore che rischia la confusione più totale tra fotografia analogica, digitale, con telefonini, Lomografia, ecc. ... Ma non ne esistono già abbastanza? Spesso le varie testate descrivono gli stessi prodotti, vantandone più o meno gli stessi pregi e gli stessi difetti. Viene il dubbio che gli addetti stampa si copino fra loro. Naturalmente c'è anche qualche rivista che si distingue dalle altre. Una per esempio, Gente di Fotografia, che è essenzialmente culturale e parla anche di fotografie di antiquariato. Altre si specializzano esclusivamente nel digitale. Una in particolare, Il Fotografo, sculaccia coloro che inviano fotografie per valutare le proprie capacità artistiche, sculacciate salutari per chi ha potenzialmente del talento. Se devo dire apertamente la mia opinione, in Italia io salverei più o meno tre riviste cartacee, nel settore fotografico. Ma allora, che ci sta a fare una nuova rivista? Per giunta on-line. Sarà un raffazzonamento di articoli scopiazzati qua e la? Oppure vorrà e saprà esprimere qualcosa di nuovo? Se devo essere sincero, quando mi è stato chiesto di leggere i primi due numeri già pubblicati per scrivere un mio commento, ero piuttosto scettico. Ho tergiversato un po', perché sapevo che avrei detto tutto ciò che avrei pensato, e non volevo rischiare di offendere qualcuno. Ma dopo aver “sfogliato” i due numeri di potpourri, ho dovuto ricredermi. Ho notato la freschezza e l'originalità degli articoli, tra cui uno spazio dedicato alla fotografia alternativa come la Lomografia, una grafica innovativa, la scelta misurata delle immagini, senza stucchevoli tramonti o distese di papaveri, che alcune testate ci propinano ancora come esempi da seguire. Naturalmente tanto c'è ancora da fare, e noi fotografi siamo invitati a partecipare, sia proponendo le opere da pubblicare nei vari Pot, sia esprimendo critiche e commenti attraverso il forum, per realizzare insieme la “nostra” rivista, con la speranza e l'augurio di vederla un domani anche in cartaceo. A giudicare dai suoi primi passi, direi che si differenzierà senz'altro. Presentazione di Giancarlo Marcocchi. Immagine, finestra dell'essere. Ecco una volta ancora la nostra galleria di immagini. Immagini che si seguono e si inseguono all'insaputa l'una dell'altra. L'unico criterio della scelta è l'arbitrarietà, dei gusti e degli interessi di ciascuno. Non essendoci un criterio, dunque, ci esponiamo anche in questo numero alla critica, mettendoci a nudo, spogli da ogni incerto sapere. Tutto ciò che ci appare meraviglia, diventa semplicemente un varcare una finestra, o tuttalpiù un vetro smerigliato, che incornicia un oggetto/soggetto, più o meno consapevole di essere osservato. Senza livore in queste pagine chiamiamo fotografi, artisti che si affacciano a questa finestra della rappresentazione, che fissano nell'eternità di un supporto omogeneo, l'immagine spazio-temporale di un istante di vita. Sfogliare questa rivista, non é altro che passeggiare tra queste finestre istantanee, che raccontano sfaccettature nascoste dell'esistenza, punti vista soggettivi, esperienze personali, rappresentazioni inedite dell'essere, momenti unici ed irripetibili. Non ci resta che augurarvi buona passeggiata. Editoriale di Giuseppe Sinatra. Pot creativo. Rubrica tecnica a cura di Max Aquila. Luoghi comuni, stereotipi, false credenze, sindrome ossessivo-compulsiva all'acquisto, voglia di tenerezza, paura del nuovo, desiderio del vecchio, tecnomania, RTFM-fobia Read That Fucked Manual. E ora come lo porto? A portata di mano o custodita in borsa? E che borsa? ... Rigida o floscia, kevlar o cotone, piccola o grande, zaino, marsupio, monospalla, o la solita ingombrante pesante e appariscente borsona per tutto il corredo? … salvo poi accorgersi di aver dimenticato proprio l'aggeggio che ci manca al momento. Anni ed anni di crisi per la scelta. Prezzi che oscillano dai pochi biglietti da dieci ai tanti biglietti da cento. Forme delle più disparate. Mode, dall'ultimo grido alla stabilità dell'old-fashioned, come la Guzzi California con le borse laterali di cuoio!!! Effetti collaterali: Dal sudore desquamante delle soluzioni body-gloved di certi monospalla, più adesivi che aderenti, al tatuaggio sulla nuca della marca della tracolla fornita a corredo con la reflex, fino alle “papole” ingenerate da certe cinghie scarsamente imbottite della maggior parte delle borse tradizionali, le drammatiche all-inside da 30kg! Altra patologia comune a molti street-photographer? Marcata asimmetria omero-scapolare da scivolamento continuato dell'apposito, anatomico, costosissimo reggispalla della borsa in questione… Contromisure? Usare vestiario munito di spallacci in caucciù, come quello dei guanti da cucina, rischiando di raggiungere temperature interne da pentola a pressione. Dopo aver acquistato e utilizzato ogni tipo di contenitore per usi fotografici, sono arrivato alla conclusione che … la felicità è borsa tanto quanto la fotografia è … obiettivo! Ossia, ritengo che convenga maggiormente il desiderare di aver avuto più spazio a disposizione per portare “quella cosa” che abbiamo dovuto invece lasciare a casa, piuttosto che desiderare di aver lasciato a casa la maggior parte delle “cose” che ci siamo portati appresso, e che adesso ci impediscono di fotografare con relax. Scegliamo quindi la borsa più adatta, dimensionandola sulla base degli oggetti che fanno sempre parte delle nostre usuali abitudini fotografiche, ma abituandoci a sottodimensionarla di quel tanto che basti a garantirci che l'uscita con la borsa appresso non si traduca in una deludente faticata. Il professionista della fotografia avrà quindi borse delle più disparate, per poter di volta in volta scegliere quella più adatta. Il fotografo per diletto avrà invece la necessità di scegliere, tenendo conto che: - La borsa a tracolla la più diffusa, prima o poi farà comunque venire il mal di schiena per l'assoluta anti-ergonomicità della sua foggia, è però la più efficace e comoda per l'accesso agli oggetti, (escludete quelle senza la possibilità di fissaggio in vita). - Lo zaino, al contrario, è molto ergonomico e scarica bene il peso su tutta la superficie del corpo, ma è scomodissimo per l'accesso, in quanto va ogni volta levato di spalla e posato per terra. - Il monospalla è l'invenzione più trendy degli ultimi anni, in quanto consentirebbe la possibilità di far slittare da dietro ad avanti lo zaino, senza doverlo per forza mettere giù, ma purtroppo è spesso mal distribuito il carico e troppo aderente lo zaino. - Il marsupio è il compromesso più interessante, specie nelle varianti a forma di fondina, che sono spesso munite di tasca anteriore atta a contenere un secondo obiettivo e/o un flash, ma è irrimediabilmente piccolo, e foriero di pensieri alla: “Ah…se avessi con me anche il … !” - La valigetta rigida va bene per gli spostamenti lunghi, ma scomoda nei brevi o medi tragitti in città tra la gente: pesante e certe volte anche spigolosa. In tutti questi anni di fotografia, ho raccolto davvero tantissime borse ed altre ne ho assemblate per esigenze specifiche, come quella di dover trasportare il mio Nikkor 800mm f/8 con medio-formato attaccata, per una lunghezza fuori tutto di 85cm ed un peso di ... aahhh lasciamo stare!!!. Ormai tendo ad usare la borsa più piccola, in rapporto a due esigenze fondamentali: - La comodità operativa delle riprese che penso di effettuare. - La protezione da offrire alle attrezzature custodite, in relazione alle necessità del caso. Privilegiando la comodità più che la protezione: In fondo … proteggere la nostra povera schiena, vale certamente molto più del più prezioso tra i totem di cui ci circondiamo! Articolo di Max Aquila. Reportage a tema libero proposto dal pubblico, può essere frutto di un lavoro individuale o di gruppo. Oltre alle fotografie viene richiesto un contenuto di testo. E' un lavoro di approfondimento, una presentazione organica, artistica e filologica del tema, qualunque esso sia.Tutti i lettori sono invitati a partecipare seguendo le istruzioni riportate nella GUIDA PRATICA in home-page. Ci sono terremoti voluti dall'uomo. Era il venerdì santo, quest'anno particolarmente triste, perché coincidente con il giorno dei funerali di stato per le vittime del terremoto in Abruzzo. Mentre la città di Palermo, malgrado tutto, viveva la lentezza tipica di ogni inizio di vacanze, davanti alla sede regionale della RAI, la comunità tamil, qui da noi molto numerosa, manifestava contro il genocidio operato dai cingalesi nei loro confronti. La stampa non ne parla, e se lo fa, lo fa in modo distorto. Qualcuno s'è offeso. Un italiano … ma anche loro sono di nazionalità italiana!, ha detto: “Ma non capite che non è il momento? Siamo in lutto!”. Una ragazzina tamil di appena diciassette anni ha risposto: “Con tutto il rispetto per il vostro lutto, voi oggi avete eccezionalmente meno di trecento morti. Noi ne abbiamo più di trecento ogni giorno. Ci sono terremoti voluti dall'uomo, e si chiamano guerre!” Una tensione, quella tra maggioranza di lingua cingalese 74% degli abitanti e minoranza tamil 15%, che risale al 1956, anno in cui, nell'isola chiamata a suo tempo Ceylon, prese il potere il “partito della libertà”, Sri Lanka Freedom Party Slfp. Quante formazioni politiche nel mondo, che si attribuiscono la titolarità più o meno esclusiva della o delle libertà, e poi la negano sistematicamente. Il fondatore di questo partito, Salomon Bandaranaike, impose il cingalese come unica lingua ufficiale e riconobbe il primato del buddismo, la religione predominante tra i cingalesi, scatenando i primi scontri nelle zone di contatto con i tamil a maggioranza induista. E dire che in ogni altra parte del mondo non esistono esempi di aggressività buddista. In verità, il buddismo aborrisce qualunque forma di violenza e d'intolleranza. Tra gli anni cinquanta e il duemila, si sono attraversate diverse fasi di conflitto armato. Nel 2000 la Norvegia si è assunta il ruolo di mediatrice tra le parti, giungendo nell'aprile del 2002 ad uno storico cessate il fuoco, che si sperava fosse definitivo. Ma la tregua è durata poco. Con l'elezione a presidente, nel 2005, del nazionalista Mahinda Rajapakse, fautore del pugno di ferro contro i separatisti, i tamil sono stati considerati a pieno titolo alla stessa stregua di terroristi, perseguitati e sterminati. A Palermo come in ogni altro luogo, escluso il loro territorio d'origine, cingalesi e tamil convivono pacificamente. I tamil, in particolare, hanno dimostrato di saper vivere in armonia con altre etnie o religioni. Molte coppie sono costituite da partner di religioni diverse, ed hanno perciò celebrato un doppio rito matrimoniale, il caso più frequente è quello di un partner induista e l'altro cattolico. Nel mondo contemporaneo, tutto ciò che non viene comunicato dai media, semplicemente non esiste per l'opinione pubblica. Ma i palermitani, e gli italiani in genere, che ne vissuto quotidiano lavorano fianco a fianco con i tamil, o sono i loro datori di lavoro, o sono i fruitori dei loro pub e ristoranti, sono testimoni della loro laboriosità onestà e natura pacifica. E allora, … ne parlino con tutti, del dramma dei loro amici tamil ! Reportage di Anna Fici. Incorpora & Incorpora. Archeologia del moderno. Gli Incorpora, fotografi professionisti attivi a Palermo dal 1860 al 1940. Lastre e stampe in bianco e nero, che contengono frammenti di storia della nostra città, dagli albori della fotografia, e dell'unità d'Italia, alla seconda guerra mondiale. Seguendo le loro orme, gli Incorpora di oggi, abbiamo fotografato dagli stessi punti di vista i luoghi ripresi oltre un secolo fa dall'obiettivo dei miei avi, e proponiamo il confronto tra passato e presente. La collezione privata Incorpora d'epoca, é anche un bene della collettività, che merita di essere salvato dall'inevitabile degrado Le fotografie antiche, per durare nel tempo, devono essere restaurate da professionisti esperti, e conservate in modo adeguato. Questo richiede dei finanziamenti. Lancio un appello a editori interessati alla pubblicazione, o sponsor pubblici e privati, per ottenere i finanziamenti. Fotografia di Giuseppe Incorpora e Fele Incorpora. Articolo di Matilde Incorpora. Pot Déjàvu. Pot a tema. Giovani talenti palermitani. Intervista a Giulio Riotta. Nella realtà palermitana, non ci sono molti sbocchi lavorativi per i giovani talenti. Ai gloriosi tempi dei Florio si, dagli albori dell'unità d'Italia 1860, e fino alla seconda guerra mondiale 1939, Palermo fu centro d'interessi economici e culturali di livello europeo. Ma con l'avvento della repubblica e fino ad oggi, Palermo resta una città ingessata. Alle spalle, una lunghissima lista nera di alti servitori dello stato assassinati, che sfilano insieme a mandanti e killer nei giganteschi archivi giudiziari dei maxi-processi, da cui sono stati tratti molti film. E migliaia di cadaveri, sepolti nelle fondamenta in cemento armato dei quartieri moderni, la silenziosa lupara bianca della mattanza di mafia, scatenata negli anni '70 dai corleonesi, che sterminarono le famiglie palermitane. Fino a ieri il Presidente della Regione condannato a 4 anni di carcere per favoreggiamento, e assolto in estremis per associazione mafiosa, e tutt'oggi un'amministrazione regionale-comunale che i palermitani chiamano scherzosamente “amministrazione Scarface”. Ma tutto va bene. Tanto, un milione di ostinati turisti l'anno vengono comunque, ed è già qualcosa, ma la vera risorsa locale non è ne il turismo ne l'agricoltura, e tanto meno l'industria. Circa quarantamila dipendenti regionali tra organici e precari in Lombardia sono circa quattromila, più i comunali, più gli statali, ovvero un esercito di dipendenti pubblici, é la vera unica e sostanziosa fonte economica della città, di cui si nutre il florido commercio al dettaglio, ma paradossalmente non i carenti servizi pubblici. Le poche imprese esistenti sono edili, per appalti pubblici, e infine ci sono pure i pensionati. Una città benestante ma improduttiva. Parassitismo e lavativismo regnano, altro che federalismo, il ministro Calderoli se lo può scordare, e i giovani palermitani di talento possono cercare altrove brillanti carriere. Articolo di Luciano Vicari. Il tuo iniziale approccio verso la fotografia avviene da autodidatta, sin da quando avevi 16 anni, successivamente scegli di lavorare come assistente sino ad approdare all'agenzia fotografica Granataimages di Milano. Quanto e come pensi abbiano influito queste esperienze nell'ambito della tua formazione? Quando da Palermo arrivai a Milano non avevo le idee ben chiare. La fotografia era una passione viscerale. Studiavo per diventare cameraman e montatore video, ma il mio cuore batteva principalmente per la fotografia. Ancora oggi mi chiedo dove abbia trovato la forza e la testardaggine di insistere. Fare l'assistente mi ha fatto capire che lo scatto è l'ultima cosa rispetto alla mole di lavoro che vive dietro un' immagine pensata a priori. Diventare photo-editor mi è servito molto per capire cos'è una buona fotografia, che non significa esclusivamente comporre un'immagine, bensì sapere raccontare una storia. Il tuo book fotografico evidenzia la tua versatilità nell'affrontare diversi generi, dallo still-life al reportage ai ritratti, con dedizione e precisione. Alla luce di ciò, a cosa credi di essere maggiormente legato? Qual'e' il genere che più ti rappresenta? Si dice che ogni fotografo professionista che si rispetti debba dedicarsi soltanto ad un genere e farlo al meglio. Nonostante tutto, io continuo a fotografare quello che mi emoziona senza badare troppo ai generi. Mi piace spaziare nella fotografia, sentirmi libero di potere interpretare come voglio quello che voglio. Come pensi si sia evoluto il concetto di fotografia con l'era del digitale? Credi che la lezione tramandataci dai maestri della pellicola venga ancora presa in considerazione dai giovani fotografi, o pensi che si stiano perdendo gli insegnamenti del passato ? La tecnologia ha rivoluzionato anche nella fotografia, com'era giusto che fosse, con i suoi benefici e le sue disgrazie. E' innegabile che le cose siano mutate. Oggi la fotografia è alla portata di tutti coloro che vogliano creare delle immagini in modo semplice e veloce. Posso dire con certezza che tutto ciò ha portato ad un decadimento reale della qualità fotografica ai medi livelli, creando così un grande divario tra i grandi fotografi e gli anonimi. Oggi le fotografie vengono vendute a pochi euro tramite internet. Prima la fotografia era una religione, adesso sembra più uno sport in cui vince chi ha la macchina più costosa e performante. Credi che a causa delle nuove tecnologie si sia perso quel fascino e quella magia che prima esisteva nella creazione di un'immagine fotografica? Mi reputo davvero fortunato a far parte dell'ultima generazione vissuta con le reflex analogiche. Ho bene impresso nella memoria cosa significa dare il massimo in un unico frame, l'inquadratura, il calcolo dell'esposizione, la ricerca del momento giusto, l'emozione, e finalmente il click. Mi è rimasta l'abitudine di trattenere il respiro quando scatto una fotografia. Penso che non sia la macchina che hai in mano a fare il fotografo. La magia ed il fascino sono due costanti che rimarranno immutate nella storia della fotografia. Intervista di martina Colajanni a Giulio Riotta. Lomografia e Lomography International. Lomo Exstesion e non solo Lomo! Eccoci giunti alla presentazione della terza serie di Lomocose, quelle che i nostri amici di Lomography International hanno trovato in giro per il mondo, ed hanno “adottato” per la loro “essenza Lomografica”. Si tratta di alcuni “attrezzi”, che pur non essendo necessariamente concepiti da Lomo International, meritano, per la loro assoluta compatibilità con il “Lomo Style”, di essere conosciuti ed utilizzati dai lomografi di tutto il mondo. Ancora una volta vi ricordiamo che se decidete di comprare una Lomo, o uno di questi aggeggi su www.lomo.it, non dimenticate di dire che siete lettori di potpourri, inserendo nell'area sconti fedeltà i seguenti dati: codice certificato salvo09veneziano, email proprietario pr@lomo.it. Voi otterrete un esclusivo sconto del 15%, e noi con le ricche provvigioni riscosse, riusciremo finalmente ad andare in lomovacanza alle isole Vergini. Quando abbiamo ricevuto in prova questa macchinetta impermeabile, non sapevamo davvero se recensirla o no, in fondo si trattava solo di una “qualsiasi” fotocamera compatta 35mm resistente all'acqua. Allora....abbiamo pensato di provarla durante una traversata oceanica a vela, abbiamo dato due Frogeye e qualche rullino ad un paio di amiche, Miranda Merron e Anne Liardet che di li a poco avrebbero partecipato alla “Transat Jacques Vabre”, con “Roxy”, una barca di oltre 21 metri, partendo da Le Havre e navigando fino a Salvador de Bahia. All'arrivo in Brasile, Miranda ci ha confessato che grazie alla compagnia delle due macchinette tutto era andato liscio: a parte che scansare le burrasche, manovrare le drizze, cambiare le vele, regolare le scotte, terzarolare la randa, cazzare le volanti, controllare le carte meteo, non farsi sorpassare dalle altre barche, mantenere la rotta ed evitare che tutte le diavolerie elettroniche scaricassero le batterie di bordo...Miranda ed Anne non avevano avuto alcun pensiero, se non quello di cambiare il rullino alle loro Lomo Frogeye! Anni fa, alcuni lomografi appartenenti allo “zoccolo duro”, hanno cominciato a manifestare per le vie di Phoenix, poiché ritenevano che la plastica fosse diventata un materiale troppo nobile per i loro fotogiocattoli. La risposta di Lomography International è stata rapida e decisa: Eccovi un foglio con una macchina fotografica di carta, basta ritagliarla e montarla! La Paper Pinhole è una macchinetta a foro stenopeico, si monta con Vinavil e spillatrice, usa pellicola 35mm e, poiché sotto la pioggia rischia di decomporsi, prima dell'assemblaggio vi consigliamo di scansionarla e stamparne una o due di riserva, magari colorandole a vostro piacere! Torniamo alla plastica, questa volta bicolore: rigorosamente gialla e nera. Con la Split-Cam, si può scattare mezzo fotogramma al mare e l'altro mezzo in montagna, oppure mezzo al corpo di un uomo e mezzo alla testa di una donna, o ancora due volte la stessa persona o lo stesso oggetto nel medesimo fotogramma, ma in due posti diversi, ... o addirittura mezza foto mossa e l'altra mezza no. Insomma la Split-Cam è uno strumento di “image fusion” incredibile, ed il bello è che trattandosi di una “Lomocosa” è tutt'altro che precisa, nulla a che vedere quindi con la fusione di due immagini fatta attraverso un programma di fotoritocco, operazione assolutamente accurata dai risultati prevedibili e troppo spesso dal discutibile valore creativo. E' la regina delle fotocamere a foro stenopeico, costa un po,' ma se vi rompete di fare foto potete tranquillamente usarla come “raffinatissimo soprammobile”. Interamente costruita in teak della Thailandia, reso lucido ed impreziosito da ben 15 strati di verniciatura, ha il foro stenopeico e tutti i particolari metallici in ottone. La Zero Pinhole esiste in formato 35mm e 120, ogni esemplare è munito di un certificato di autenticità, con il numero di serie e la firma di Mr. Zernike, il designer della fotocamera, il quale, pare che non rinunci ad installare le lamelle con il foro di sua mano, una per una! Articolo di Salvo Veneziano. Pot Lomo. Pot Shoot. In arte Pape. Trasfigurante realtà. Immagini che sfuggono all'osservazione. Immagini di cui non percepisco il contenuto, ma riesco a sentirne le vibrazioni, che hanno la forza attrattiva di una trasfigurante realtà. Lo scatto è solo un istante di coinvolgimento emozionale e casuale … un istante che ferma il vissuto emotivo. Testo di Giovanni Ombrello. Il Professor Mogol è uno pseudonimo di redazione ... che presenta una sintesi teatrale di pareri liberamente espressi da un comitato di redazione, su eventi significativi visitati, a cura di Luciano Vicari. Mostra fotografica itinerante sul tema dell'immigrazione. Nell'immenso spazio espositivo della libreria Feltrinelli, in via Cavour a Palermo, dove un tempo alloggiava il Supercinema, la più grande sala cinematografica della città, è facile perdersi in un labirinto dalle pareti di libri, che si sviluppa su più livelli, inebriati dal fascino della cultura e dall'odore di colla della carta stampata. In uno di questi meandri, campeggia una frase di Cartesio: “Leggere un libro è come conversare con le menti più eccellenti del passato”. Bella frase, se non fosse che anche le menti eccellenti del presente scrivono libri e meritano attenzione, e se non fosse che sotto questo titolo è stata allestita, quasi invisibile tra colonne di libri in vendita, una mostra fotografica su un tema di estrema attualità. Migrart, voluta e finanziata dall'ATM Azienda Trasporti Milanese S.p.A. in collaborazione con la Feltrinelli, sta visitando tra febbraio e dicembre di quest'anno dieci città d'Italia, ed è stata ospite a Palermo dal 3 al 29 aprile. Il nostro professor Mogol, non poteva mancare l'appuntamento: “Migrart presenta a Palermo 18 scatti d'autore, di alta qualità fotografica e tematica, di Lorenzo Pesce e Alex Majoli, fotografi di fama internazionale. Raccontano un paese, che cambia attraverso il processo d'integrazione multietnica, in cui la rete di trasporti pubblici, che movimenta uomini e idee, diventa luogo primario di questo incontro. Immagini riprese a Milano, ma che rappresentano una realtà comune a tante città italiane, dove vecchie e nuove generazioni s'incontrano, si scontrano, e forse si riconoscono con lo straniero. Interessante sarebbe ripetere questo esperimento a Palermo. Composizioni bilanciate che si lasciano guardare senza alcuna difficoltà, bei soggetti e ottime tecniche perfettamente adoperate, l'illuminazione flash-spot e low-key, che arricchiscono i composti. Si scopre che la diversità è portatrice di valori e di arricchimento, come dimostra la stessa storia del nostro paese, con i suoi flussi migratori interni e verso altri paesi, dove gli italiani si sono distinti in ogni parte del mondo per le loro eccellenze. Peccato, che con tutti gli spazi espositivi pubblici esistenti a Palermo, questa interessante mostra, di opere ben stampate, e di autorevoli fotografi, sia stata relegata in angolo, tra gli scaffali della sia pure illustrissima libreria Feltrinelli, sottovalutando ancora una volta il valore intrinseco dell'arte fotografica”. Arte a parte, a noi palermitani sembra strano che l'ATM milanese, oltre ad offrire un efficiente sistema integrato di trasporti, si faccia carico anche d'iniziative culturali, mentre l'AMAT palermitana non riesce a fornire un trasporto pubblico dignitoso, la metropolitana di Palermo è soltanto un bluff, ed il servizio turistico Giro-città è “momentaneamente” sospeso. Il Teatro Massimo restò “momentaneamente” chiuso per 24 anni. Feltrinelli, editore per passione, rivoluzionario per vocazioneGiangiacomo Feltrinelli nasce a Milano nel 1926, da una delle più ricche famiglie imprenditoriali dell'epoca. Nel '44 si arruola nel Comitato di Liberazione Nazionale, partecipando attivamente alla resistenza antifascista, nel '45 aderisce al Partito Comunista, che sostenne anche con ingenti contributi finanziari, nel '49 dà vita alla Biblioteca G. Feltrinelli che in seguito diverrà fondazione, uno dei più importanti istituti di ricerca sulla storia sociale. Fonda la casa editrice alla fine del '54 a Milano, collaborano i redattori Valerio Riva e Luciano Bianciardi, e il grafico Albe Steiner, un maestro della grafica editoriale del dopoguerra. Il primo libro, “Autobiografia di Nehru”, esce nel '55 e Feltrinelli incontra a Roma Jawaharlal Nehru, primo ministro dell'India erede spirituale del grande maestro della non violenza Mahatma Gandhi, per la presentazione dell'edizione italiana. Negli anni cinquanta pubblica anche “Il dottor Zivago”, che porterà l'autore Pasternàk al Premio Nobel, e “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Nel '64 incontra Fidel Castro a Cuba, e gli propone di scrivere una sua biografia, il dittatore rinuncia al progetto, ma gli affida l'opera di Che Guevara, "Diario in Bolivia", che diventerà uno dei principali best-seller della casa editrice, ormai ascesa al successo internazionale. Nel 1970, dopo la strage di Piazza Fontana a Milano, che fu la prima di una lunga serie, Feltrinelli fonda i GAP Gruppi d'Azione Partigiana, un gruppo brigatista, e decide di passare alla clandestinità, nome di battaglia Osvaldo. In una lettera inviata allo staff della casa editrice, spiegò la sua decisione, teorizzando le stragi di stato ed utilizzando per primo il termine "Strategia della tensione" La notte della Repubblica. Morì il 14 marzo 1972 a 46 anni. Il suo corpo fu rinvenuto, dilaniato da un'esplosione mentre stava preparando un'azione di sabotaggio, ai piedi di un traliccio dell'alta tensione a Segrate, nelle vicinanze di Milano. Sei anni dopo, le Brigate Rosse di Renato Curcio che lui stesso aveva finanziato, sequestrarono e giustiziarono Aldo Moro presidente della Democrazia Cristiana. Anni di piombo della Repubblica Italiana, ancora oggi coperti da segreti di stato e da documenti scomparsi, di cui furono complici anche la CIA e i servizi segreti italiani. Segreti cheAndreotti e Cossiga si porteranno nella tomba. Fotografia storica Giangiacomo Feltrinelli e Fidel Castro Cuba 1964. Fotografie di Alex Majoli e Lorenzo Pesce. Mercanti per passione. lo scrigno. lo scrignoimport.it. Il numero 03 di potpourri mensile creativo uscirà il 5 giugno prossimo. Conterrà i lavori presentati da voi, che saranno pervenuti entro il 20 maggio, nelle varie rubriche dedicate: Pot “Creativo” Pot “Déjàvu” Pot “Reportage” Pot “Biciclette” Pot “Lomo” In questo numero é nato lo Speciale di redazione, che ci sarà anche nei prossimi numeri, un reportage foto-giornalistico su temi emergenti. Dal prossimo numero avremo un'altra novità: Giancarlo Marcocchi entra nello staff di redazione e presenta la sua … lettura portfolio. I fotografilettori sono invitati ad inviarci un proprio portfolio, per essere letto e pubblicato. Max Aquila non finirà d'incuriosirci con i suoi preziosi sconsigli e segreti, e voi tutti potete rivolgergli domande. L'inserto Balarm ci arricchirà ancora con i suoi contenuti di alto livello. Il professor Mogol sempre in agguato, ci informerà e ci divertirà a modo suo, su eventi significativi e interessanti. Chissà cosa vedremo nel prossimo Pot shoot. Criticate e proponete liberamente! La redazione ringrazia tutti i lettori che hanno calorosamente partecipato all'inaugurazione della rivista, il 23 aprile scorso all'Ex Noviziato. La vostra partecipazione è la nostra forza. Inviaci le tue opere per partecipare ai vari Pot, seguendo le istruzioni contenute nella GUIDA PRATICA in home page. Sempre in home-page: Inviaci consigli e opinioni tramite l'email di redazione. Iscriviti alla new-sletter per essere informato sulle novità. Partecipa al forum dei lettori. In collaborazione con voi !
Autori nella rivista potpourri mensile creativo numero 02: Flavio Vicari, Giuseppe Sinatra, Salvo Veneziano, Luciano Vicari, Max Aquila, Giancarlo Marcocchi, Anna Fici, Nadia Spallitta, Giulio Riotta, Martina Colajanni, Migrart, Lorenzo Pesce, Alex Majoli, Giovanni Ombrello, Matilde Incorpora, Vincenzo Pioggia, ver@violet, Martina Bruno, Giuseppe polizzi, Monica Alagna, Laura Cecchini, Simona Bonanno Antonio Cannizzaro, Alberto Culotta, Gero Cani, Andres Arrazabal, James Crouchman, Peter Moons, Marcello Karra, Carlo Columba, Valerio Gallo, Stefano Rossi, Daniele Li Volsi, Alessandro D'Amico, Antonio Ilardo, Procolo Lucignano, Peppo, Costanza Arena, Alberto Casini, Micheal Sun, Nino Cannizzaro, Francesca Gali, Simona Bonanno, Framcesca Grillo, Pape, Link: www.printandgo.it, www.balarm.it, www.wfive.it, www.imagobiblioteca.it, www.inpuntadipiedi.com, www.zantelier.com, www.fascioemartello.it, www.flickr.com, www.accademiaclaraschumann.it